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capire i mercati con Pioneer
21/07/2010
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Euro/dollaro con pochi sbalzi. Bene le monete dei paesi emergenti
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di Pioneer Investments
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Valute e tassi: un’intervista a Monica Defend, head of Global asset allocation research di Pioneer Investments
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Quali dinamiche prevedete per l’euro rispetto al dollaro in termini di tassi di interesse, crescita e inflazione?
Nel corso del 2010 non ci attendiamo grossi movimenti sul fronte valutario. In particolare sull’euro – dollaro è probabile un ulteriore indebolimento dal livello attuale, accompagnato comunque da una elevata volatilità, almeno finché non si realizzeranno tre condizioni: - non saranno superati i rischi sulla sostenibilità del debito; - le incertezze e i dubbi sulle azioni di politica economica messe in atto dai paesi membri verranno chiariti; - la crescita dell’eurozona non si consoliderà e si stabilizzerà anche a livello di gap relativo tra paesi core e periferici.
Ciò detto, l’indebolimento dell’euro aiuta le esportazioni. Il deprezzamento della valuta domestica nel breve – medio termine gioca un ruolo cruciale sulla ripresa, favorendo la bilancia commerciale di paesi come la Germania e l’Italia, e controbilanciando, almeno in parte, il costo reale della stretta fiscale che verrà.
Alla luce del quadro macroeconomico e finanziario, non ci attendiamo modifiche del livello dei tassi di interesse di riferimento da parte della Bce, né tanto meno suoi interventi sul mercato valutario, sia perché, come dicevamo, un euro debole aiuta, sia perché non rientra nel suo mandato.
La Bce rimarrà focalizzata su una efficace attuazione del pacchetto di salvataggio già iniziato con l’acquisto di obbligazioni governative dei paesi periferici (e su cui il mercato si sta concentrando) e sulle altre manovre politiche, magari meno evidenti, ma tese a costruire un’unione fiscale all’interno dell’area euro.
Ci attendiamo una crescita reale intorno all’1% (0,9% per la Bce) e inflazione intorno al target della Bce.
Considerando questi tre aspetti quale potrebbe essere un obiettivo di cross euro – dollaro?
Nel 2010 riteniamo che l’euro non si scosterà molto dai valori attuali, in linea con la parità di potere d’acquisto rispetto al dollaro Usa.
Come cavalcare questo obiettivo?
Gli attuali livelli sono coerenti con i target che abbiamo per il 2010. Per questo non riteniamo opportuno prendere ulteriori scommesse sul rafforzamento del dollaro; piuttosto rimaniamo ottimisti, per il prosieguo dell’anno, sul corso delle valute dei paesi emergenti, vista la congiuntura economica e dati i solidi fondamentali di cui dispongono. Queste valute dovrebbero inoltre beneficiare di ulteriori rialzi dei tassi in paesi chiave dell'Asia, rafforzandosi ulteriormente rispetto alle valute dei paesi occidentali.
Come interverranno le banche centrali, in relazione ai movimenti dei tassi?
La Federal reserve è storicamente più reattiva della Banca centrale europea, grazie anche a un mandato più flessibile, focalizzato sulla sostenibilità della crescita e sul controllo dell’inflazione. Tuttavia solo occasionalmente interviene su dinamiche direttamente legate al dollaro. Di fatto, alla luce di attese inflazionistiche molto basse e di un mercato del lavoro ancora sotto pressione negli Usa, riteniamo prevedibile una politica monetaria invariata in termini di movimento di tassi di riferimento.
Allo stesso modo, nel 2010 non ci attendiamo un intervento di politica monetaria della Bce, a causa della situazione macroeconomica dei paesi periferici e della turbolenza dei mercati finanziari.
Quanto alla Bank of England, non ci aspettiamo un intervento nel corso del 2010, nonostante la crescita dei prezzi sopra le attese, visto l’impatto che avrà la stretta fiscale in programma a partire dalla seconda metà del 2010.
Crediamo infine che la Bank of Japan non cambierà nel breve la sua politica a tassi zero, a causa della pressione deflazionistica in atto e dell’obiettivo di mantenere uno yen favorevole all’esportazione verso i paesi asiatici.
Esiste a vostro parere il rischio di una forte sopravvalutazione del dollaro?
Stanti le attuali condizioni macro – finanziarie globali, il rischio di forte sopravvalutazione del dollaro statunitense è a nostro parere riconducibile alle valute dell’Asia emergente, e in generale alle valute strettamente legate al mercato delle commodities.
Quali saranno le ricadute sulle valute occidentali alternative, alcune delle quali hanno sofferto molto rispetto al dollaro negli ultimi mesi, in seguito ai movimenti di euro e dollaro?
Lo yen ha visto un apprezzamento nei confronti delle valute occidentali nel corso del 2010 legato soprattutto al balzo dell’avversione al rischio degli investitori finanziari a seguito della crisi del debito pubblico. Agli attuali livelli, tuttavia, lo yen appare fortemente sopravvalutato verso dollaro ed euro, sebbene il quadro macroeconomico giapponese in termini di crescita sia migliorato. Ma il driver principale della ripresa economica rimane ancora la componente esportazione e uno Yen forte ne sfavorisce la crescita: questo fattore, unito ai differenziali dei tassi di interesse tra Giappone e Usa a livelli storicamente minimi, rende la valuta giapponese suscettibile di deprezzamento nel medio termine.
La sterlina britannica è a nostro avviso sottovalutata verso le altre valute occidentali. Riteniamo che la sua debolezza sia il risultato dell’incertezza riguardo il governo di coalizione eletto il 6 giugno e chiamato ad attuare nel prossimi anni una riforma fiscale decisiva per il Paese. Nonostante le attese di crescita economica rimangano positive, il rischio di ulteriori tagli fiscali in futuro potrebbe mantenere debole la sterlina nel breve termine.
La Svizzera non sarà immune dagli effetti derivanti dalle basse prospettive di crescita economica dei paesi dell’eurozona, ma la sua situazione economica, fiscale e monetaria è di gran lunga migliore. Il rapporto debito netto/Pil della Svizzera è infatti pari al 10% e il tasso di disoccupazione è al 4%, circa la metà di quello medio dell’eurozona. Crediamo quindi che il franco svizzero potrà apprezzarsi nei confronti dell’euro nei prossimi 6 – 12 mesi.
Sono da privilegiare le valute di paesi che hanno posto in essere severe politiche monetarie e fiscali e che hanno un’esposizione al settore delle materie prime. Tra queste il dollaro australiano e quello canadese, il real brasiliano e la corona norvegese.
Riteniamo inoltre che il dollaro Usa performerà relativamente bene nei prossimi 6 – 12 mesi rispetto alle valute degli altri principali paesi sviluppati, come euro e yen, grazie alle migliori previsioni di crescita economica degli Stati uniti e al suo ruolo di valuta di riferimento a livello mondiale.
Tra le valute dei paesi emergenti, quali offrono le migliori opportunità?
Il quadro generale per le valute dell’Asia emergente è favorevole, alla luce della crescita economica robusta e dalla politica monetaria restrittiva messa in atto dalle banche centrali e finalizzate al contenimento dell’inflazione. Siamo positivi sulla rupia indonesiana, le cui aspettative sono in rialzo grazie all’evidente crescita economica e della bilancia commerciale. Inoltre la Banca centrale indonesiana ha dimostrato forte credibilità nell’attuazione delle misure di correzione durante l’ultima crisi economica e successivamente nella reazione durante la ripresa della crescita.
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