Banche centrali, inflazione e Cina guideranno il vasto mercato obbligazionario. Ecco dove si possono trovare opportunità interessanti

La politica delle banche centrali, le prospettive inflazionarie e gli sviluppi in Cina. Questi i fattori chiave dei mercati obbligazionari secondo Fidelity International, che ritiene che le aspettative circa le prospettive reflazionistiche ispirate da Donald Trump siano svanite e che il clima di incertezza politica si stia diradando. “In mancanza di progressi concreti, i tassi Usa e quelli globali rimarranno probabilmente ancorati su livelli bassi, riflettendo prospettive stagnanti a medio termine per quanto attiene alla crescita e all’inflazione a livello globale”, dichiara Fidelity, che aggiunge che pur ammettendo un altro rialzo dei tassi a settembre, in seguito i riflettori saranno prevedibilmente puntati sulla normalizzazione del bilancio.
“La Fed ha già aggiornato i suoi "Piani e principi per la normalizzazione della politica monetaria" a giugno ed è ormai solo questione di tempo (“quest'anno") prima che inizi gradualmente a ridurre i reinvestimenti derivanti dal pacchetto di titoli di Stato e Mortgage backed securities (Mbs) acquistato durante il Quantitative easing ”, commentano gli esperti, che poi proseguono dicendo che “ancora segnata dal taper tantrum del 2013, la Banca centrale statunitense sarà molto sensibile alla risposta dei mercati, ma al momento la loro capacità di assorbire l’offerta extra di titoli è affidabile, grazie alla flessione dei rendimenti dei Treasury Usa e al rafforzamento della domanda estera”.

Quali scenari si aprono quindi sui mercati obbligazionari?
“In merito ai titoli indicizzati all'inflazione, le prospettive sono diventate più equilibrate dopo una flessione dell’inflazione statunitense, che potrebbe dimostrarsi temporanea, mettendo in luce potenziali fonti di valore nei titoli indicizzati all’inflazione Usa”, commenta Fidelity, che in Europa parla, in particolare, di un quadro eterogeneo che richiede un atteggiamento neutrale.
Passando alle obbligazioni di elevato merito creditizio, attualmente le valutazioni appaiono elevate rispetto agli standard storici. “Le valutazioni attuali implicano prospettive di rialzo limitate per i titoli investment grade”, illustrano gli esperti, che prediligono il mercato europeo, in virtù anche del supporto della Bce, mentre hanno un atteggiamento più cauto in Usa e in Asia.

Per quanto riguarda, invece, l'alto rendimento, al pari delle obbligazioni di elevato merito creditizio Fidelity predilige l’Europa rispetto agli Stati Uniti e all’Asia.
“Come gli omologhi IG, i titoli high yield europei beneficiano di un quadro di natura fondamentale più solido, con leva finanziaria inferiore e migliori indici di copertura degli interessi. L'Europa spicca pertanto come un mercato relativamente difensivo in questo contesto”, dichiarano gli esperti, che poi spiegano che “grazie al disciplinato approccio alla gestione patrimoniale, la qualità del credito high yield europeo non è mai stata tanto alta, con oltre il 70% dell’universo con rating BB”.

Infine, per quanto riguarda il debito emergente, la Cina sarà determinante per le prospettive complessive di quest'area. Fidelity privilegia le obbligazioni corporate denominate in dollari rispetto ai titoli sovrani in valuta forte ed è alla ricerca opportunità di duration in valuta locale. Quanto alle valute, “dopo il forte rally da inizio anno, le prospettive per le valute dei mercati emergenti rischiano di essere problematiche alla luce delle ripercussioni che le misure di inasprimento cinesi avranno sulla produzione globale e sui prezzi delle materie prime”, commenta Fidelity che poi conclude confermando il sottopeso sulle valute dei Paesi esportatori di materie prime e con alto beta, come Colombia, Russia, Corea e Sudafrica, che dovrebbero fungere da prima valvola di sfogo in caso di rallentamento dell’attività manifatturiera globale e di aumento dell’avversione al rischio nei mesi a venire.