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In un momento in cui gli investimenti sostenibili e responsabili stanno diventando sempre più popolari, il settore agricolo viene spesso lasciato da parte in quanto talvolta associato a pratiche speculative sui beni alimentari.

Un settore che, insieme a quello agroalimentare, rappresenta il più grande consumatore d’acqua e che è tra i principali emittenti di gas serra. Allo stesso tempo, esso subisce il diretto impatto delle sfide legate all’aumento demografico, al cambiamento climatico e al rischio di insicurezza nell’accesso al cibo. Pertanto, è proprio in quest’ambito che gli investitori possono fare tanto al di là della lotta alla speculazione.

Al contempo però, per tutelare il diritto ad avere accesso a un’alimentazione sostenibile, è necessario che gli investimenti garantiscano:

  • disponibilità, per una popolazione globale in crescita indipendentemente dalle condizioni ambientali;
  • accessibilità, economica e fisica alle risorse alimentari con prezzi abbordabili;
  • approvvigionamento alimentare, da calcolare sul fabbisogno nutrizionale individuale.

Negli ultimi anni queste tematiche, soprattutto quest’ultima condizione, hanno acquisito rilevanza: da un lato, a causa di diversi scandali agroalimentari, dall’altro, in seguito al cambiamento delle abitudini alimentari, in particolare dei millennials, che hanno riscoperto e fatto proprio il detto “mens sana in corpore sano”. Sulla scia di questo trend, infatti, sono molti ad aver imboccato la strada salutista, tra cui aziende alimentari e perfino catene di fast-food.

Rendere il settore agroalimentare più sostenibile è possibile, ma per farlo bisogna iniziare a investire in maniera responsabile puntando su:

  • la qualità, producendo meglio piuttosto che in quantità maggiore, anche avvalendosi dell’aiuto della ricerca in campo di innovazione tecnologica (ad esempio tramite una gestione più efficiente delle risorse idriche);
  • l’adeguamento della composizione degli alimenti, investendo in aziende che prediligono ingredienti salutari senza compromettere la struttura o il gusto, come ad esempio la stevia per ridurre il quantitativo di zuccheri;
  • la sicurezza agroalimentare, guardando ad aziende specializzate in controllo di sicurezza sul cibo come l’Eurofins, o aziende specializzate nella catena del freddo come Gea Group;
  • la tutela della biodiversità, investendo in programmi educativi di sostenibilità ambientale destinati a contadini e comunità, come quelli promossi da Yara, azienda specializzata nell’aumentare la consapevolezza sull’utilizzo di azoto nei fertilizzanti dei paesi emergenti.

In sostanza, fornire una soluzione in grado di rispondere alle esigenze agroalimentari di una popolazione globale di 9.6 miliardi di persone con abitudini in radicale mutamento e allo stesso tempo promuovere un’agricoltura sostenibile, è possibile solo attraverso flussi d’investimento miranti a uno sviluppo responsabile della catena produttiva e alla ricerca di tecniche innovative.


Alexander Roose - Head of International Equities - Degroof Petercam AM

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