“Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo'; ma la tua festa Ch'anco tardi a venir non ti sia grave” , è l’augurio conclusivo del Sabato del Villaggio di Leopardi. E guardando al futuro previdenziale emergono una serie di nubi che si addensano sulle “teste” dei giovani che rappresentano l’”anello debole” della catena pensionistica del nostro Paese.

L’applicazione del metodo di calcolo contributivo determina infatti i futuri trattamenti previdenziali in funzione di una logica non più redistributiva come avveniva con il retributivo ma assicurativa. Si determina cioè un nesso eziologico, di causa-effetto, tra contributi versati e trattamenti previdenziali che verranno corrisposti.

I Millennials sono allora esposti ad una serie di rischi previdenziali che derivano dal ritardato ingresso nel mercato del lavoro, dalle carriere discontinue, dalla rallentata crescita economica (la media del Pil quinquennale è il fattore di rivalutazione del montante contributivo) all’innalzamento della vita media che impatta sui coefficienti di trasformazione .

Va poi ricordato come al sistema contributivo non si applica la disciplina dell’integrazione al minimo, istituto presente nel sistema retributivo; nel contributivo come prestazione a carattere assistenziale è previsto, nel rispetto di determinati requisiti, l’assegno sociale.

Con riferimento ancora all’età pensionabile l’accesso al pensionamento di vecchiaia prevede come requisiti l’avere maturato almeno 20 anni di contributi con un’età che , alla luce degli adeguamenti automatici alla speranza di vita, sottolinea l’Istat, salvo modifiche, potrebbe posizionarsi a tendere attorno ai 69 anni e 5 mesi.

Come ulteriore condizione vi è poi quella di avere maturato una pensione non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale Nel caso in cui non si realizzasse questa condizione , che appare verosimilmente ostica , verrebbe posticipata il pensionamento ai 73 anni e 5 mesi. Ulteriore possibilità potrebbe essere poi quella rappresentata dalla pensione anticipata con circa 3 anni in meno rispetto al pensionamento di vecchiaia con 20 anni di contributi ed un “quantum” pensionistico richiesto non inferiore a 2, 8 volte l’assegno sociale.

Ci si interroga allora sul come sostenere, anche con l’intervento pubblico, il futuro previdenziale dei giovani. Il tema è uno dei principali driver del confronto in atto tra Governo e Sindacati con l’obiettivo di partorire specifiche misure che possano confluire nella prossima Legge di Stabilità.

Vi sono anche due proposte di legge costituzionali C. 3478 (Mazziotti di Celso ed altri) e C. 3858 (Preziosi ed altri) che intervengono sull'articolo 38 della Costituzione per favorire il riconoscimento formale in Costituzione del diritto delle future generazioni a una pensione equa.

Ma quali sono le ipotesi in fase di approfondimento? Compatibilmente con le risorse finanziarie che potranno essere stanziate si ragiona in primo luogo sulla introduzione nel contributivo di una pensione minima di garanzia. La proposta avanzata da Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio, prevede l’introduzione di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi con un aumento di 30 euro al mese per ogni anno di contribuzione superiore al 20esimo anno e l'assegno potrebbe valere anche per gli anticipi. Si ragiona ancora sul come “correggere” i parametri legati alla rigidità dell’età pensionabile.

Last but not least in un continuo processo di stop and go si discute della possibilità di introdurre per i Millennials, i nati dopo gli anni ’80, il riscatto gratuito della laurea, istituto ritenuto utile ma eccessivamente costoso. Il riscatto gratuito verrebbe indirizzato in maniera selettiva a coloro che finiscono gli studi nei tempi stabiliti, con qualche caveat a beneficio di chi abbia avuto difficoltà particolari per motivi personali o economici. Gli anni universitari acquisterebbero così validità sia ai fini del calcolo della pensione che per raggiungere l’età della pensione.

Con riferimento a chi è già laureato non si ritiene invece possibile rendere il meccanismo retroattivo considerando gli elevati oneri per lo Stato ma si ragiona sul come graduare i costi per alleggerire il riscatto. Da non dimenticare poi la volontà di rilanciare la previdenza complementare, ormai sempre più indispensabile per i giovani