Più 25% di rivalutazione rispetto all’inflazione per gli assegni sopra i 2500 euro

Dal 2019 le pensioni saranno rivalutate, per adeguarle all’inflazione, con il ripristino del meccanismo degli scaglioni, come avveniva prima del blocco dell’indicizzazione imposto dalla Fornero agli assegni.
Il ritorno alla perequazione degli assegni pensionistici per scaglioni, in vigore prima del blocco del 2012-2013, è stato oggetto dell’ultimo confronto di questa settimana tra governo e sindacati, che ha sostanzialmente confermato l'accordo siglato tra le due parti l’anno scorso sulla fase due della previdenza.
Il Ministro Poletti ha anticipato che sarà fatto anche un lavoro di analisi e verifica sulla composizione del paniere, che è alla base della rivalutazione delle pensioni.
A occuparsene potrebbe essere un'apposita commissione mista, composta da ministero del Lavoro, sindacati, Inps, Istat e collegata a Eurostat.
In pratica il recupero sarà pieno per tutti per la parte di pensione entro le tre volte il minimo (1.505 euro al mese), con un vantaggio soprattutto per gli assegni più alti.
Invece in caso di assegni che superino i 1.505 euro al mese, ci sarà una rivalutazione parziale sulla base di altri due scaglioni.

Addio al blocco Fornero
Si ritornerà pertanto ad applicare l’articolo 69 della legge 388/2000, in base alla quale le fasce di importo fino a tre volte il trattamento minimo venivano rivalutate in misura pari al 100% dell’inflazione; per le fasce tra tre e cinque volte si applicava il 90% ; per la fascia superiore si riconosceva il 75% dell’inflazione.
Con le manovre di fine 2011, a opera del governo Monti, per contenere la spesa previdenziale si è riconosciuta la perequazione al 100% solo alle pensioni di importo fino a tre volte il minimo (1402,29 euro).
Dal 2014, inizialmente fino al 2016, è stato reintrodotto un meccanismo progressivo di rivalutazione degli assegni al costo della vita, non basato più sugli scaglioni, ma sull’intero importo.
Per le pensioni fino a tre volte il minimo (1504,14 euro), l’adeguamento è stato del 100%, oltre 3 e fino a 4 del 95% ; oltre 4 e fino a 5 del 75% ; oltre 5 e fino a 6 del 50% ; oltre 6 volte del 45 per cento.
La percentuale si è applicata a tutto l’importo della pensione, per cui chi ha percepito 1.800 euro si è visto riconosciuto il 95% dell’inflazione, mentre con il sistema ante Fornero avrebbe avuto il 100% per la parte di assegno fino a 1.500 euro circa e il 95% per la quota eccedente.
Questo meccanismo, che quindi penalizza gli importi più alti, a fine 2015 è stato prorogato per il biennio 2017-2018, in modo da finanziare l’allargamento della no tax area dei pensionati e la proroga dell’opzione donna.

Dal 2019
Dal 2019 è confermata la rivalutazione al 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo.
Per gli assegni tra tre e cinque volte il minimo (tra 1.500 e 2.500 euro al mese circa) è prevista la rivalutazione al 90%, mentre adesso sono previsti due scaglioni uno al 95% e uno al 75% tra le quattro e le cinque volte il minimo.
L'ultima fascia, oltre le cinque volte il minimo, sarà rivalutata al 75% rispetto all'inflazione, una percentuale più alta di quella prevista fino al 2018 (il 50% tra cinque e sei volte il minimo, 45% per gli importi superiori a sei volte il minimo).

La sentenza sul bonus Poletti
Intanto si attende la decisione del 24 ottobre della Corte Costituzionale sul cosiddetto “bonus Poletti”. La Corte infatti dovrà decidere sulla scelta del Governo di restituire ai pensionati, cui era stata bloccata la rivalutazione per due anni (2012-2013) dal Salva Italia, solo il 12% della mancata perequazione.
Infine il governo sta verificando la possibilità di far recuperare ai pensionati una parte di quanto perso con una rivalutazione una tantum del montante, così come previsto dall'accordo firmato l'anno scorso.