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Nel 2016 in Italia a beneficiare pensioni sono più donne che uomini, ma con assegni di importo inferiore.

Il dato emerge dalla ricerca dell’Istat dal titolo “Indagine conoscitiva sulle politiche in materia di parità tra donne e uomini” , che traccia un quadro del processo di empowerment socio-economico delle donne nel nostro Paese e descrive le criticita? che lo caratterizzano, con l’obiettivo di fornire al decisore pubblico informazioni utili per l’individuazione e la costruzione di un sistema efficace di politiche di genere.

Le donne sono la maggioranza dei pensionati (il 52,7%, pari a 8,5 milioni), ma percepiscono in media un importo mensile inferiore a quello degli uomini: 1.137 contro 1.592 euro, 455 euro in meno.

Si legge nella indagine dell’Istat come la distanza dei redditi pensionistici tra uomini e donne e? ancora rilevante, tanto che
il 47,6% delle donne in quiescenza beneficia di redditi pensionistici inferiori a mille euro contro una quota che tra gli uomini non arriva ad un terzo (29,6%).
Inoltre 16 anziane su 100 non ricevono alcuna forma di pensione, contro solo 3 su 100 tra gli uomini.

Escludendo i percettori di sole pensioni ai superstiti, per le donne il tasso di copertura scende al 74% con un gap di genere che sale fino al 23%.
Le pensioni di vecchiaia rappresentano quasi i due terzi degli assegni erogati a pensionati di sesso maschile e solo il 41,2% di quelle di titolarita? femminile.

Gli importi medi di queste pensioni mostrano le differenze di genere piu? marcate (+62,1% a favore degli uomini nel 2016).

Le pensioni di vecchiaia e piu? in generale quelle previdenziali, sono piu? diffuse al Nord ed e? anche per questo motivo che il gender gap sui redditi pensionistici, pur presente su tutto il territorio nazionale, diventa piu? elevato in questa zona del Paese, mentre tende a ridursi nel Mezzogiorno, dove risultano piu? diffuse le prestazioni di carattere assistenziale, gran parte delle quali non fanno registrare significative differenze di genere negli importi.
Tuttavia il gender gap negli importi medi delle pensioni di vecchiaia, seppur ancora molto elevato, si e? ridotto di oltre 10 percentuali negli ultimi undici anni (era del +72,6% nel 2005) grazie al progressivo pensionamento di coorti di donne con carriere lavorative piu? lunghe e regolari.

Le pensionate sono titolari di un numero di trattamenti pro capite superiore a quello degli uomini (1,52 contro 1,33), soprattutto per effetto dell’incidenza delle pensioni ai superstiti, delle quali beneficiano piu? frequentemente grazie alla loro piu? elevata speranza di vita.
L’86,6% delle pensioni ai superstiti e? infatti intestata ad una donna.

Il cumulo della propria pensione con l’assegno ai superstiti che avviene con maggiore frequenza tra le donne mitiga, seppure solo parzialmente, il gap di genere sugli importi delle prestazioni pensionistiche.

Per questo stesso motivo il gap tende a diminuire nel corso del periodo di pensionamento, quando, con l’avanzare dell’eta?, le donne tendono appunto piu? frequentemente a beneficiare di pensioni indirette.

Tasso di occupazione resta basso

Nonostante le donne abbiano titoli di studio piu? alti (le donne tra i 30 e i 34 anni con un titolo di studio universitario raggiungono il 32,5%, contro il 19,9% degli uomini), sono ancora molto bassi i loro tassi di occupazione.
I dati rilevano che una delle determinanti di questo risultato risiede nella bassa condivisione tra i componenti della famiglia della gestione dei tempi di lavoro e cura.
Per le donne che partecipano al mondo del lavoro si profilano pertanto carriere piu? discontinue e retribuzioni piu? basse riconducibili alle minori possibilita? di accesso alle figure apicali.
Queste disparita? comportano a loro volta piu? difficili condizioni economiche soprattutto per le madri single e livelli di prestazioni sistematicamente piu? bassi.

Lavori domestici

Alle donne viene destinata una maggiore quota di sovraccarico tra impegni lavorativi e familiari: piu? della meta? delle donne occupate (54,1%) svolge oltre 60 ore settimanali di lavoro retribuito e familiare (46,6% gli uomini).

Reddito
La disparita? tra lavoratori e lavoratrici riguarda anche i livelli di reddito: nel 2015, il reddito guadagnato dalle donne rilevato dall’Istat risultava in media del 24% inferiore ai maschi (14.482 euro rispetto a 19.110 euro).

Piu? donne ai vertici delle quotate

L'Istituto sottolinea come la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle societa? quotate in Borsa continui ad aumentare, anche grazie agli interventi normativi in materia, arrivando a toccare nel 2017 la quota del 31,6%.

La rappresentanza femminile negli organi decisionali presenti nel nostro Paese rappresentano invece in media il 16,4%.

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