Italiani: i più preoccupati di una recessione economica

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I consumatori stanno lentamente cominciando ad adeguarsi al contesto complesso dovuto al Covid-19. Tuttavia, il 60% di essi (rispetto al 45% di luglio) ritiene che saranno necessari più di 12 mesi prima che le cose possano tornare alla normalità.

Nel complesso, le generazioni più giovani sono quelle che si dicono maggiormente preoccupate. La seconda ondata pandemica ha causato rinnovati timori per la propria salute, in particolare in Germania e in Italia, Paesi i cui i cittadini si stanno maggiormente adeguando alle misure previste dalle Autorità rispetto alla prima ondata.

Oltre ai timori sanitari, l’impatto finanziario del Covid-19 sta destando grandi preoccupazioni tra i consumatori, soprattutto in Italia. Questo è quello che emerge dall’ultima analisi di Bain & Company “EMEA Consumer and Shopper Pulse”.

Il Covid-19 ha impattato significativamente l’occupazione, con circa il 40% dei cittadini europei che ha visto una riduzione significativa del lavoro o addirittura la perdita dell’impiego, con l’Italia in testa a questa classifica. I consumatori italiani sono risultati – fra quelli europei – i più preoccupati per una recessione del proprio Paese.

“Gli italiani sono più preoccupati per la loro salute e benessere rispetto a quest’estate, a cui si aggiunge una situazione di crescente stress economico: quasi la metà dei consumatori intervistati dichiara di aver subito una riduzione di reddito nelle ultime settimane ed il 60% di aver posticipato acquisti non essenziali nello stesso lasso di tempo”  spiega Aaron Gennara Zatelli, Associate Partner di Bain & Company.

I tagli agli acquisti non essenziali, dovuti ai timori per le proprie finanze – insieme alle minori opportunità di spesa a causa delle misure restrittive in vigore in molti Paesi – hanno causato il posticipo di alcune spese previste e un’importante contrazione delle spese su tutte le categorie (intrattenimento, pasti, viaggi).

L’unica categoria con un trend positivo è quella dei generi alimentari, che hanno visto un incremento medio del 30% rispetto ai tempi pre-pandemici. L’Italia – in termini di spesa per questa tipologia di prodotti – risulta seconda solo al Regno Unito. Infatti, nonostante una leggera flessione in questo trend, i consumatori continuano a preferire il consumo domestico dei pasti, con l’80% della spesa in cibo che viene effettuato per prodotti da cucinare e consumare in casa, sia per ragioni salutistiche sia per spendere meno.

“Gli italiani si dimostrano ancora cauti nel tornare ad attività che comportino una stretta vicinanza fisica e prevedono di passare più tempo a casa rispetto a luglio. Tuttavia, cominciano ad adattarsi alla nuova normalità e la partecipazione a molte “attività normali” è aumentata negli ultimi mesi. Rimane molto entusiasmo nel riprendere attività di svago come mangiare al ristorante o andare ad un concerto una volta che ne sia garantita la sicurezza”.