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  Premi per ascoltare l'articolo! In tutte le interviste si legge che lei e sua moglie siete tra i più importanti collezionisti italiani di Arte Contemporanea. Ancora si parla di lei come del collezionista di opere inesistenti o che si recitano. Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS ottobre 2018cliccare qui per scaricare tutta la pubblicazione   Come si coniuga, se si coniuga, questo amore irrazionale con la sua professione di commercialista? Mi spiego meglio! Molti collezionisti hanno fatto del collezionare una professione, Lei invece accanto alla professione di commercialista ha vissuto e vive una vita da collezionista puro, un mecenate. Ho letto che lei spesso ricorda l’insegnamento di Giuseppe Panza Di Biumo «Se ami l’arte è l’arte che ama te; se sfrutti l’arte è l’arte che sfrutta te». Come definisce il suo modo di collezionare?Giorgio Fasol: Tengo a specificarvi che sono un commercialista in pensione e qui scrivo in qualità di collezionista privato e innamorato. Perché se avessi cominciato a collezionare con la testa del commercialista anziché con il cuore del «fanciullino” non avrei fatto molta strada quindi non ho mai pensato all’arte come una forma di investimento. Anzi sono stato un collezionista sin da giovane. Quando mi diplomai decisi di regalarmi un quadro di Morandi (di cui avevo letto su una rivista) ma mi resi conto che costava troppo. Iniziai a collezionare più tardi. Da sempre, come tutti gli innamorati, sono disposto a tutto pur di continuare la mia relazione d’amore con l’arte. Il mio modo di collezionare è un atto di puro amore, nato molti anni fa dalla convinzione che l’arte sia l’espressione più alta dell’essere umano. Sono disposto a continuare a sacrificare il mio interesse in nome di questa mia amante e quindi più tardi decido di dar vita ad una associazione. Infatti nel 1988 lei e sua moglie decidete si dar vita ad «AGI Verona Associazione Culturale senza fini di lucro» e di far confluire nell’Associazione la vostra collezione. Da tecnico ci può spiegare la ragione per cui ha scelto la forma giuridica dell’Associazione e non per esempio quello più diffuso della Fondazione? Quali sono i vari strumenti giuridici di cui si può servire un collezionista italiano?Giorgio Fasol: Con mia moglie Anna nel 1988 ho deciso di costituire AGIVERONA ed ho scelto la forma giuridica dell’associazione culturale perché da un lato non volevo limitarmi a collezionare - mi interessava diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea e volevo aiutare i giovani artisti - e dall’altro in quel momento non avevo la liquidità per costituire una Fondazione. Nel tempo l’Associazione mi ha permesso di far circolare le idee, di supportare gli artisti, di incentivare il lavoro dei giovani e questa voglia e determinazione non mi hanno mai abbandonato.Certo in questi anni nel mio percorso ho incontrato scogli, incongruenze, freni ed impedimenti ma essi hanno solo alimentato la mia determinazione. A volte è stato difficile e spesso lo è ancora oggi e più di prima perché. In Italia l’arte contemporanea e l’apporto del privato non sono favoriti. É evidente che il percorso del collezionista potrebbe non solo essere meno accidentato ma addirittura facilitato. Lei infatti ha un’esperienza di collezionista internazionale. Quali differenze giuridiche vede tra gli strumenti sia giuridici che fiscali di cui si può servire un collezionista italiano e quelli di cui si può servire un collezionista internazionale?Giorgio Fasol: In Italia l’arte contemporanea potrebbe essere sostenuta come avviene in tanti altri paesi.In Olanda per esempio i giovani artisti o le giovani gallerie che espongono all’estero ricevono finanziamenti a fondo perduto e facilitazioni fiscali con tassazioni ridotte.Pensando al nostro futuro ritengo necessario e urgente rendere il meccanismo fiscale e giuridico più snello e trasparente affinché sempre più giovani vengano incentivati a percorrere la strada della cultura e non solo quella del guadagno o dell’investimento fine a se stesso.Parliamo quindi di Iva. In Italia andrebbe fortemente ridotta come negli altri paesi. L’arte è portatrice di cultura così come lo sono i libri che, infatti, sono tassati al 4% e non al 22%. L’Iva va calcolata su un terzo dell’imponibile, senza toccare l’aliquota! Quando ha letto il primo numero di questa rivista si è sinceramente congratulato per la nascita di uno strumento giuridico che potesse essere utile ai protagonisti del settore dell’arte. Quali, secondo lei, le esigenze fiscali e legali di un collezionista privato?Giorgio Fasol: Si infatti, ho trovato utile una rivista periodica che tratti i temi fiscali e giuridici legati all’arte. In Italia purtroppo essere collezionista è un «mestiere» piuttosto rischioso e si ha spesso la sensazione, ma anche la paura, di essere colpevoli di qualcosa.Anziché sentirsi supportato dalle istituzioni il collezionista teme di mettere il piede in fallo e di cadere. Manca completamente la certezza del diritto. Infatti in materia di tassazione nella compravendita tra privati non vi è una norma chiara ma solo un cenno a parametri generici. Ad esempio: quando è possibile per un collezionista privato vendere un’opera senza essere accusato di «commercio illegale»? Dopo quante opere vendute si diventa un fuorilegge? Io qualche volta sono costretto a vendere un lavoro per continuare a sostenere i giovani e continuare ad acquisirne di nuovi ma a causa del fatto che non è ben chiaro cosa si può fare e cosa no, tendo sovente a sentirmi a priori come Robin Hood nella foresta di Sherwood. Quali sono le norme fiscali e giuridiche che dovrebbero mutare in Italia per riportare la nostra piazza ai livelli delle città più competitive? Giorgio Fasol: La tassazione dovrebbe essere trasparente e sulle plusvalenze si potrebbero applicare aliquote decrescenti a seconda della durata della proprietà dell’opera. Ad esempio la plusvalenza della vendita di un’opera effettuata entro i tre anni dall’acquisto potrebbe richiedere il pagamento del 20% del capital gain mentre la vendita effettuata dopo 5 anni potrebbe avvalersi di un’aliquota scesa al 15%, dopo 10 anni al 5% e così via fino allo zero. Lo stesso dovrebbe essere per le donazioni a Fondazioni Private e a Enti Pubblici.Detto questo io non mollo, continuo a far circolare le opere della mia collezione, a farle viaggiare, a viaggiare con loro. Perché questa è la mia missione, non è mio interesse chiudere tutto in un salotto o peggio ancora in un magazzino. La cultura deve girare ma per farlo ha bisogno dell’impegno e della lucidità di tutti.Altro esempio: le opere che hanno più di settanta anni non possono circolare liberamente all’estero, sono soggette al vincolo della Sovrintendenza, la quale può esercitare il diritto di prelazione. Questo approccio denota scarsa elasticità e scarso interesse nei confronti della cultura perché è un meccanismo che ne ostacola la mobilità. Sono state fatte molte mostre dedicate alla sua collezione anche in musei molto importanti. Come vede il rapporto tra privati prestatori e musei? Giorgio Fasol: La mia fortuna è che la mia collezione tende a ringiovanire con me anziché invecchiare e così mi posso permettere un atteggiamento spericolato nel prestito di opere a istituzioni museali o private. Tuttavia anche su questo argomento vorrei togliermi qualche sassolino dalle scarpe perché la strada anche in questo caso è lunga e in salita.Il rapporto con i prestatari è spesso difficoltoso da un punto di vista tecnico e organizzativo. Alcuni musei ad esempio, sempre a corto di possibilità economiche, tendono a dimostrarsi poco professionali e «distratti» e vengono meno ad una serie di prassi che dovrebbero essere ormai consolidate. Mi è capitato più di una volta di vedermi restituire opere danneggiate, imballate malamente nei loro involucri originali. Alcune opere sono tornate «maltrattate» e bisognose di interventi di restauro. Questi incidenti non devono capitare e il modo perché ciò non accada esiste. Dove sta andando l’arte contemporanea e soprattutto dove stanno andando collezionisti ed artisti? Giorgio Fasol: Vi ricordo che siamo tutti in navigazione. Nei prossimi 5 anni Internet e l’avanzamento della tecnologia ci imporranno un grande cambiamento mentale, cambierà radicalmente il nostro modo di approcciarci all’arte, di venderla, di comprarla e di fruirla.Conviene essere pronti e ricettivi alla riforma, inclini al miglioramento, curiosi e affamati di innovazione. Giorgio Fasol - Collezionista, presidente - Associazione AGI Verona Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS ottobre 2018cliccare qui per scaricare tutta la pubblicazione

In tutte le interviste si legge che lei e sua moglie siete tra i più importanti collezionisti italiani di Arte Contemporanea. Ancora si parla di lei come del collezionista di opere inesistenti o che si recitano.

Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS ottobre 2018
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Come si coniuga, se si coniuga, questo amore irrazionale con la sua professione di commercialista? Mi spiego meglio! Molti collezionisti hanno fatto del collezionare una professione, Lei invece accanto alla professione di commercialista ha vissuto e vive una vita da collezionista puro, un mecenate. Ho letto che lei spesso ricorda l’insegnamento di Giuseppe Panza Di Biumo «Se ami l’arte è l’arte che ama te; se sfrutti l’arte è l’arte che sfrutta te». Come definisce il suo modo di collezionare?
Giorgio Fasol: Tengo a specificarvi che sono un commercialista in pensione e qui scrivo in qualità di collezionista privato e innamorato. Perché se avessi cominciato a collezionare con la testa del commercialista anziché con il cuore del «fanciullino” non avrei fatto molta strada quindi non ho mai pensato all’arte come una forma di investimento. Anzi sono stato un collezionista sin da giovane. Quando mi diplomai decisi di regalarmi un quadro di Morandi (di cui avevo letto su una rivista) ma mi resi conto che costava troppo. Iniziai a collezionare più tardi. Da sempre, come tutti gli innamorati, sono disposto a tutto pur di continuare la mia relazione d’amore con l’arte. Il mio modo di collezionare è un atto di puro amore, nato molti anni fa dalla convinzione che l’arte sia l’espressione più alta dell’essere umano. Sono disposto a continuare a sacrificare il mio interesse in nome di questa mia amante e quindi più tardi decido di dar vita ad una associazione.

Infatti nel 1988 lei e sua moglie decidete si dar vita ad «AGI Verona Associazione Culturale senza fini di lucro» e di far confluire nell’Associazione la vostra collezione. Da tecnico ci può spiegare la ragione per cui ha scelto la forma giuridica dell’Associazione e non per esempio quello più diffuso della Fondazione? Quali sono i vari strumenti giuridici di cui si può servire un collezionista italiano?
Giorgio Fasol: Con mia moglie Anna nel 1988 ho deciso di costituire AGIVERONA ed ho scelto la forma giuridica dell’associazione culturale perché da un lato non volevo limitarmi a collezionare - mi interessava diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea e volevo aiutare i giovani artisti - e dall’altro in quel momento non avevo la liquidità per costituire una Fondazione. Nel tempo l’Associazione mi ha permesso di far circolare le idee, di supportare gli artisti, di incentivare il lavoro dei giovani e questa voglia e determinazione non mi hanno mai abbandonato.
Certo in questi anni nel mio percorso ho incontrato scogli, incongruenze, freni ed impedimenti ma essi hanno solo alimentato la mia determinazione. A volte è stato difficile e spesso lo è ancora oggi e più di prima perché. In Italia l’arte contemporanea e l’apporto del privato non sono favoriti. É evidente che il percorso del collezionista potrebbe non solo essere meno accidentato ma addirittura facilitato.

Lei infatti ha un’esperienza di collezionista internazionale. Quali differenze giuridiche vede tra gli strumenti sia giuridici che fiscali di cui si può servire un collezionista italiano e quelli di cui si può servire un collezionista internazionale?
Giorgio Fasol: In Italia l’arte contemporanea potrebbe essere sostenuta come avviene in tanti altri paesi.
In Olanda per esempio i giovani artisti o le giovani gallerie che espongono all’estero ricevono finanziamenti a fondo perduto e facilitazioni fiscali con tassazioni ridotte.
Pensando al nostro futuro ritengo necessario e urgente rendere il meccanismo fiscale e giuridico più snello e trasparente affinché sempre più giovani vengano incentivati a percorrere la strada della cultura e non solo quella del guadagno o dell’investimento fine a se stesso.
Parliamo quindi di Iva. In Italia andrebbe fortemente ridotta come negli altri paesi. L’arte è portatrice di cultura così come lo sono i libri che, infatti, sono tassati al 4% e non al 22%. L’Iva va calcolata su un terzo dell’imponibile, senza toccare l’aliquota!

Quando ha letto il primo numero di questa rivista si è sinceramente congratulato per la nascita di uno strumento giuridico che potesse essere utile ai protagonisti del settore dell’arte. Quali, secondo lei, le esigenze fiscali e legali di un collezionista privato?
Giorgio Fasol: Si infatti, ho trovato utile una rivista periodica che tratti i temi fiscali e giuridici legati all’arte. In Italia purtroppo essere collezionista è un «mestiere» piuttosto rischioso e si ha spesso la sensazione, ma anche la paura, di essere colpevoli di qualcosa.
Anziché sentirsi supportato dalle istituzioni il collezionista teme di mettere il piede in fallo e di cadere. Manca completamente la certezza del diritto. Infatti in materia di tassazione nella compravendita tra privati non vi è una norma chiara ma solo un cenno a parametri generici. Ad esempio: quando è possibile per un collezionista privato vendere un’opera senza essere accusato di «commercio illegale»? Dopo quante opere vendute si diventa un fuorilegge? Io qualche volta sono costretto a vendere un lavoro per continuare a sostenere i giovani e continuare ad acquisirne di nuovi ma a causa del fatto che non è ben chiaro cosa si può fare e cosa no, tendo sovente a sentirmi a priori come Robin Hood nella foresta di Sherwood.

Quali sono le norme fiscali e giuridiche che dovrebbero mutare in Italia per riportare la nostra piazza ai livelli delle città più competitive?
Giorgio Fasol: La tassazione dovrebbe essere trasparente e sulle plusvalenze si potrebbero applicare aliquote decrescenti a seconda della durata della proprietà dell’opera. Ad esempio la plusvalenza della vendita di un’opera effettuata entro i tre anni dall’acquisto potrebbe richiedere il pagamento del 20% del capital gain mentre la vendita effettuata dopo 5 anni potrebbe avvalersi di un’aliquota scesa al 15%, dopo 10 anni al 5% e così via fino allo zero. Lo stesso dovrebbe essere per le donazioni a Fondazioni Private e a Enti Pubblici.
Detto questo io non mollo, continuo a far circolare le opere della mia collezione, a farle viaggiare, a viaggiare con loro. Perché questa è la mia missione, non è mio interesse chiudere tutto in un salotto o peggio ancora in un magazzino. La cultura deve girare ma per farlo ha bisogno dell’impegno e della lucidità di tutti.
Altro esempio: le opere che hanno più di settanta anni non possono circolare liberamente all’estero, sono soggette al vincolo della Sovrintendenza, la quale può esercitare il diritto di prelazione. Questo approccio denota scarsa elasticità e scarso interesse nei confronti della cultura perché è un meccanismo che ne ostacola la mobilità.

Sono state fatte molte mostre dedicate alla sua collezione anche in musei molto importanti. Come vede il rapporto tra privati prestatori e musei?
Giorgio Fasol: La mia fortuna è che la mia collezione tende a ringiovanire con me anziché invecchiare e così mi posso permettere un atteggiamento spericolato nel prestito di opere a istituzioni museali o private. Tuttavia anche su questo argomento vorrei togliermi qualche sassolino dalle scarpe perché la strada anche in questo caso è lunga e in salita.
Il rapporto con i prestatari è spesso difficoltoso da un punto di vista tecnico e organizzativo. Alcuni musei ad esempio, sempre a corto di possibilità economiche, tendono a dimostrarsi poco professionali e «distratti» e vengono meno ad una serie di prassi che dovrebbero essere ormai consolidate. Mi è capitato più di una volta di vedermi restituire opere danneggiate, imballate malamente nei loro involucri originali. Alcune opere sono tornate «maltrattate» e bisognose di interventi di restauro. Questi incidenti non devono capitare e il modo perché ciò non accada esiste.

Dove sta andando l’arte contemporanea e soprattutto dove stanno andando collezionisti ed artisti?
Giorgio Fasol: Vi ricordo che siamo tutti in navigazione. Nei prossimi 5 anni Internet e l’avanzamento della tecnologia ci imporranno un grande cambiamento mentale, cambierà radicalmente il nostro modo di approcciarci all’arte, di venderla, di comprarla e di fruirla.
Conviene essere pronti e ricettivi alla riforma, inclini al miglioramento, curiosi e affamati di innovazione.


Giorgio Fasol - Collezionista, presidente - Associazione AGI Verona


Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS ottobre 2018
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