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  Premi per ascoltare l'articolo! A partire dal 1998 la Biennale di Venezia cessò di essere parte del sistema del cosiddetto parastato e fu trasformata in un ente autonomo a carattere imprenditoriale e di diritto privato. Denominata dapprima Società di cultura, fu successivamente definita come Fondazione. Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS aprile 2019cliccare qui per scaricare tutta la pubblicazione   La sua missione è promuovere a livello nazionale e internazionale lo studio, la ricerca e la documentazione nel campo delle arti contemporanee e organizzare con cadenza almeno biennale manifestazioni di rilievo internazionale nei propri settori artistici. Caso assai raro al mondo, La Biennale opera in ben sei settori artistici. La Biennale fu fondata nel lontano 1893 e nel 1895 fu tenuta la prima mostra d’arte da subito pensata come iniziativa ricorrente. A partire dal 1907 iniziò la realizzazione dei padiglioni stranieri. Nel 1930 fu deciso di introdurre il settore Musica, nel 1932 il Cinema e fu organizzato il primo festival cinematografico del mondo, nel 34 il Teatro, nel 1980 l’Architettura e infine nel 1998 la Danza. La Biennale gestisce il proprio Archivio storico. Varie sono state le vicissitudini della Biennale in un così ampio intervallo di tempo, riflesso anche delle vicende internazionali e politiche attraversate in più di 120 anni di storia. Per lungo tempo dopo il ‘68 si discusse una riforma statutaria in parte realizzata nel ’73. Ma uno stato di difficoltà perdurante indusse a operare nel ‘98 una riforma più radicale, che comportò la costruzione di un nuovo sistema organizzativo, amministrativo e gestionale. Essa può definirsi un ente pubblico avente la forma di una fondazione, governata dal diritto privato come espressamente dice la legge istitutiva. Come tale rientra in quella vasta e articolata tipologia di soggetti che il legislatore ha creato nel nostro paese ogniqualvolta ha ritenuto di attivare un’azione pubblica, che per sua natura chiedeva di essere svolta con modalità e criteri imprenditoriali, e dunque di essere affidata piuttosto che agli organismi ordinari della Pubblica Amministrazione, a un organismo autonomo, capace di operare come impresa. Nell’arcipelago degli organismi pubblici nei quali l’azione pubblica si articola nel nostro paese, La Biennale è tra quelli dotati più marcatamente di autonomia. Le ragioni dell’autonomia e l’autonomia culturale e scientifica nel caso della Biennale Occorre rispondere a una domanda: perché lo stato ha ritenuto di dotare il paese di una siffatta istituzione e di darle caratteristiche di forte autonomia e imprenditorialità? Alla prima parte della domanda potremmo rispondere dicendo che c’è una chiara finalità pubblica perseguita con la creazione della Biennale: con essa si intende sopperire a una relativa scarsità di strumenti di accesso da parte del pubblico e a una inadeguata presenza di strumenti di ricerca e sperimentazione nei campi in cui è chiamata a operare. Per alcuni aspetti e per alcune delle sue attività l’obbiettivo della promozione dell’accesso potrebbe esser motivo sufficiente. Ma può non apparire esauriente per tutte le sue attività, soprattutto se si tiene conto che viviamo in un’epoca di diffusa e libera informazione, di moltiplicazione dei soggetti operanti in campo artistico e di dilatazione dei mercati e degli scambi: ad esempio nel campo delle arti visive. Un intervento pubblico deve dunque qualificarsi di fronte alla possibile obiezione: quella di chi sostiene che oggi in tutti questi campi sia sufficiente quanto fa l’iniziativa privata. Si deve pertanto concludere che questa istituzione pubblica è chiamata a dare «qualcosa in più” di quanto offre il mercato e cioè ad arricchire il panorama dei soggetti operanti in questi settori, con le sue autonome scelte, con un’azione distinta e dialettica. In particolare, essa deve escludere il perseguimento di fini non artistici, economici, politici propagandistici, ma anche l’indulgere in compiaciute adesioni a interessi corporativi, a orientamenti preferenziali a criteri estetici teorici preconcetti o a ideologie delle identità e delle immedesimazioni ecc. ecc. Come dice indirettamente lo statuto, la sua missione va svolta «con spirito di ricerca», per farne luogo di conoscenza in un rapporto di libero dialogo da perseguire con scelte scevre da interessi terzi. L’autonomia attribuita alla Biennale non è dunque tanto e solo una facilitazione concessa per raggiungere maggior efficienza, ma rientra tra le sue principali ragion d’essere: si può concludere che solo con la sua autonoma vitalità si realizza l’interesse pubblico che con essa si vuol perseguire. Per l’impresa biennale questi sono vincoli qualificanti le scelte operative e la ricerca del fatturato proprio non è obbiettivo primario dell’autonoma gestione ma semmai fattore ancillare rispetto alla missione primaria: quella dell’autonomia culturale. Negli ultimi anni si è verificato un aumento sensibile nel numero dei visitatori. Nel 1999 la prima Biennale d’Arte dopo la riforma registrava 180.000 visitatori. L’ultima, quella del 2017, ha visto 615.000 visitatori nel periodo di apertura, cui si aggiungono quelli del vernissage che furono 25.000. L’aumento delle entrate proprie che ne è conseguito, in particolare per la mostra d’arte, rende la gestione della stessa mostra assai più indipendente da contributi di terzi e, nello specifico, da quel concorso alle spese di trasporto che nelle Biennali ha sempre rappresentato un costo elevato per la complessità dei trasporti di una mostra che si svolge in laguna. A partire dall’edizione del 2019 sono state adottate nuove disposizioni e, conseguentemente, saranno in larga misura contratti i ringraziamenti per supporti e contributi, fermo restando l’importante ruolo di sponsors e donors. Si tratta di un traguardo molto importante nella vita della Biennale. Il visitatore è così diventato il nostro partner. E questo in armonia con l’impostazione data a tutte le mostre, qualunque ne sia stato il titolo, quali mostre aperte, aventi prioritaria finalità quella di un libero e fertile incontro tra opera, artista e visitatore. Paolo Baratta - Presidente - Biennale di Venezia  Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS aprile 2019cliccare qui per scaricare tutta la pubblicazione  

A partire dal 1998 la Biennale di Venezia cessò di essere parte del sistema del cosiddetto parastato e fu trasformata in un ente autonomo a carattere imprenditoriale e di diritto privato. Denominata dapprima Società di cultura, fu successivamente definita come Fondazione.

Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS aprile 2019
cliccare qui per scaricare tutta la pubblicazione

 

La sua missione è promuovere a livello nazionale e internazionale lo studio, la ricerca e la documentazione nel campo delle arti contemporanee e organizzare con cadenza almeno biennale manifestazioni di rilievo internazionale nei propri settori artistici. Caso assai raro al mondo, La Biennale opera in ben sei settori artistici.

La Biennale fu fondata nel lontano 1893 e nel 1895 fu tenuta la prima mostra d’arte da subito pensata come iniziativa ricorrente. A partire dal 1907 iniziò la realizzazione dei padiglioni stranieri. Nel 1930 fu deciso di introdurre il settore Musica, nel 1932 il Cinema e fu organizzato il primo festival cinematografico del mondo, nel 34 il Teatro, nel 1980 l’Architettura e infine nel 1998 la Danza. La Biennale gestisce il proprio Archivio storico.

Varie sono state le vicissitudini della Biennale in un così ampio intervallo di tempo, riflesso anche delle vicende internazionali e politiche attraversate in più di 120 anni di storia. Per lungo tempo dopo il ‘68 si discusse una riforma statutaria in parte realizzata nel ’73. Ma uno stato di difficoltà perdurante indusse a operare nel ‘98 una riforma più radicale, che comportò la costruzione di un nuovo sistema organizzativo, amministrativo e gestionale.

Essa può definirsi un ente pubblico avente la forma di una fondazione, governata dal diritto privato come espressamente dice la legge istitutiva. Come tale rientra in quella vasta e articolata tipologia di soggetti che il legislatore ha creato nel nostro paese ogniqualvolta ha ritenuto di attivare un’azione pubblica, che per sua natura chiedeva di essere svolta con modalità e criteri imprenditoriali, e dunque di essere affidata piuttosto che agli organismi ordinari della Pubblica Amministrazione, a un organismo autonomo, capace di operare come impresa. Nell’arcipelago degli organismi pubblici nei quali l’azione pubblica si articola nel nostro paese, La Biennale è tra quelli dotati più marcatamente di autonomia.

Le ragioni dell’autonomia e l’autonomia culturale e scientifica nel caso della Biennale

Occorre rispondere a una domanda: perché lo stato ha ritenuto di dotare il paese di una siffatta istituzione e di darle caratteristiche di forte autonomia e imprenditorialità?

Alla prima parte della domanda potremmo rispondere dicendo che c’è una chiara finalità pubblica perseguita con la creazione della Biennale: con essa si intende sopperire a una relativa scarsità di strumenti di accesso da parte del pubblico e a una inadeguata presenza di strumenti di ricerca e sperimentazione nei campi in cui è chiamata a operare.

Per alcuni aspetti e per alcune delle sue attività l’obbiettivo della promozione dell’accesso potrebbe esser motivo sufficiente. Ma può non apparire esauriente per tutte le sue attività, soprattutto se si tiene conto che viviamo in un’epoca di diffusa e libera informazione, di moltiplicazione dei soggetti operanti in campo artistico e di dilatazione dei mercati e degli scambi: ad esempio nel campo delle arti visive. Un intervento pubblico deve dunque qualificarsi di fronte alla possibile obiezione: quella di chi sostiene che oggi in tutti questi campi sia sufficiente quanto fa l’iniziativa privata. Si deve pertanto concludere che questa istituzione pubblica è chiamata a dare «qualcosa in più” di quanto offre il mercato e cioè ad arricchire il panorama dei soggetti operanti in questi settori, con le sue autonome scelte, con un’azione distinta e dialettica. In particolare, essa deve escludere il perseguimento di fini non artistici, economici, politici propagandistici, ma anche l’indulgere in compiaciute adesioni a interessi corporativi, a orientamenti preferenziali a criteri estetici teorici preconcetti o a ideologie delle identità e delle immedesimazioni ecc. ecc. Come dice indirettamente lo statuto, la sua missione va svolta «con spirito di ricerca», per farne luogo di conoscenza in un rapporto di libero dialogo da perseguire con scelte scevre da interessi terzi. L’autonomia attribuita alla Biennale non è dunque tanto e solo una facilitazione concessa per raggiungere maggior efficienza, ma rientra tra le sue principali ragion d’essere: si può concludere che solo con la sua autonoma vitalità si realizza l’interesse pubblico che con essa si vuol perseguire. Per l’impresa biennale questi sono vincoli qualificanti le scelte operative e la ricerca del fatturato proprio non è obbiettivo primario dell’autonoma gestione ma semmai fattore ancillare rispetto alla missione primaria: quella dell’autonomia culturale.

Negli ultimi anni si è verificato un aumento sensibile nel numero dei visitatori. Nel 1999 la prima Biennale d’Arte dopo la riforma registrava 180.000 visitatori. L’ultima, quella del 2017, ha visto 615.000 visitatori nel periodo di apertura, cui si aggiungono quelli del vernissage che furono 25.000.

L’aumento delle entrate proprie che ne è conseguito, in particolare per la mostra d’arte, rende la gestione della stessa mostra assai più indipendente da contributi di terzi e, nello specifico, da quel concorso alle spese di trasporto che nelle Biennali ha sempre rappresentato un costo elevato per la complessità dei trasporti di una mostra che si svolge in laguna.

A partire dall’edizione del 2019 sono state adottate nuove disposizioni e, conseguentemente, saranno in larga misura contratti i ringraziamenti per supporti e contributi, fermo restando l’importante ruolo di sponsors e donors.

Si tratta di un traguardo molto importante nella vita della Biennale.

Il visitatore è così diventato il nostro partner. E questo in armonia con l’impostazione data a tutte le mostre, qualunque ne sia stato il titolo, quali mostre aperte, aventi prioritaria finalità quella di un libero e fertile incontro tra opera, artista e visitatore.


Paolo Baratta - Presidente - Biennale di Venezia 


Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS aprile 2019
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