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  Premi per ascoltare l'articolo! La schiavitù non è scomparsa nel XIX secolo, ma si è evoluta in forme più sottili e invisibili, difficili da individuare ma diffuse in molti settori, tanto nei Paesi sviluppati quanto in quelli in via di sviluppo. La schiavitù moderna si manifesta sotto forma di lavoro forzato, schiavitù per debiti (che consiste nel costringere qualcuno a lavorare per ripagare i propri debiti), lavoro minorile e tratta di esseri umani; tutte forme di schiavitù che comportano rischi per l’operatività, ivi inclusa tutta filiera produttiva, delle aziende che operano nei Paesi e nei settori più disparati. Nel 2016, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha stimato in 40,3 milioni le vittime della schiavitù moderna1. Per affrontare questo problema, nel 2015 il Regno Unito ha promulgato il Modern Slavery Act il quale sancisce l’obbligo, per ogni azienda attiva nel Paese con un fatturato annuo superiore a 36 milioni di sterline (circa 40 milioni di euro), di pubblicare una dichiarazione annuale contro la schiavitù e la tratta di esseri umani, in cui indicare le misure adottate per garantire l’assenza di qualsiasi forma di schiavitù moderna dall’attività aziendale o dalla catena dei fornitori. Il Modern Slavery Act del Regno Unito non è la prima normativa sul tema. Il Transparency in Supply Chains Act in vigore in California (TISCA 2010) rappresenta uno dei primi strumenti di contrasto alla schiavitù moderna nelle catene di fornitura; più di recente anche l’Australia ha introdotto una legge in materia e attualmente in molti Paesi, tra cui il Canada, crescono le pressioni relativamente all’opportunità di adottare misure analoghe. In quanto investitori di lungo corso incoraggiamo le aziende, soprattutto quelle attive nei settori ad alto rischio di schiavitù, a intraprendere tutte le misure necessarie per identificare e gestire questo rischio. Intervenendo, potranno ridurre il rischio sia dal punto di vista della reputazione che normativo, un rischio che potrebbe ripercuotersi negativamente sui profitti e, in ultima istanza, sui nostri investimenti. Inoltre, un intervento teso ad affrontare la schiavitù moderna è in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UN Sustainable Development Goals, SDGs), in particolare con l’Azione 8.7 che richiede “misure immediate ed efficaci” per sradicare la varie forme di lavoro forzato e di schiavitù moderna2. La nostra partecipazione attiva in azione Nel 2018, abbiamo rivolto la nostra azione di partecipazione attiva (engagement) nell’ambito della schiavitù moderna alle aziende britanniche e internazionali operanti nel Regno Unito nei settori più esposti al rischio di schiavitù: alimentare, delle costruzioni, tessile, del commercio al dettaglio, alberghiero, dell’intrattenimento e della ristorazione. Queste imprese hanno l’obbligo di pubblicare dichiarazioni contro la schiavitù moderna, come previsto dalla normativa inglese, il che rappresenta una preziosa fonte di informazioni sulle prassi aziendali. La nostra partecipazione attiva si è tradotta nella richiesta alle imprese di garantire che le loro politiche in tema di schiavitù includano alcuni aspetti fondamentali: • Identificazione delle aree a rischio di schiavitù controllando il processo produttivo, la catena di fornitura e i partner commerciali, e attuando piani d’azione per mitigare il rischio• Valutazione dell’efficacia di detti piani• Formazione di tutti i dipendenti che si occupano dell’approvvigionamento di servizi o prodotti e dei team delle risorse umane• Collaborazione a fianco dei fornitori per mitigare i rischi, nell’ambito della schiavitù moderna, lungo l’intera catena di valore• Formazione dei lavoratori e di fornitori che operano in tutta la filiera della produzione Il Modern Slavery Act è stato un vero e proprio catalizzatore… La nostra partecipazione attiva (engagement) ha confermato l’azione catalizzatrice del Modern Slavery Act del 2015 nei confronti delle imprese relativamente alla necessità di ridurre il rischio di schiavitù insito nelle loro attività. Anche la legislazione ha fatto molto per portare all’attenzione del CDA e dell’alta dirigenza il problema della schiavitù moderna. Inoltre, la nostra partecipazione attiva su questo tema è stata accolta molto positivamente e le aziende hanno manifestato un grande entusiasmo relativamente alla possibilità di ricevere il punto di vista degli investitori. Abbiamo appurato che esse attribuiscono molta importanza all’opinione degli investitori sull’argomento e dichiarano di non sentire parlare a sufficienza della schiavitù moderna. … ma l’implementazione non è omogenea Tuttavia, ci ha deluso il fatto che le dichiarazioni e le informative aziendali contro la schiavitù moderna non forniscono abbastanza dettagli sui rischi né sulle azioni di mitigazione del rischio intraprese. Analogamente a quella californiana, la legge britannica si incentra più sulle informative che sulle misure di mitigazione del rischio o sugli standard delle azioni necessarie per affrontare le controversie in materia di schiavitù e non specifica alcuno standard di qualità minima per le informative stesse.Nella pratica, ciò si traduce nell’adozione degli standard più diversi in merito alla redazione delle dichiarazioni contro la schiavitù moderna. La nostra partecipazione attiva ha altresì evidenziato che alcune aziende sono reticenti a rivelare troppo del proprio approccio ai rischi in tema di schiavitù in quanto una maggiore trasparenza potrebbe comportare un danno di immagine, nel caso fossero scoperti casi di schiavitù moderna all’interno della loro attività. Norme più stringenti dovrebbero prevedere l’applicazione di parametri di riferimento alla gestione del rischio di schiavitù, nonché la comminazione di sanzioni penali in caso di inadempienza. Se è vero che al momento alcuni leader stanno adottando delle misure in quest’ambito, è altrettanto vero che serviranno norme più rigorose per indurre il resto del mercato ad attuare misure efficaci per sradicare la schiavitù moderna dall’intera filiera produttiva. Conclusioni Sosteniamo l’introduzione del Modern Slavery Act britannico del 2015 e di leggi simili in altre regioni perché queste svolgono un ruolo fondamentale nel far sì che le imprese affrontino questo problema.Tuttavia, c’è il rischio che il fatto di affidarsi unicamente alla dichiarazione contro la schiavitù possa indurre certe imprese a considerare la questione una semplice formalità, adempiuta la quale si sentirebbero sollevate dalla responsabilità di affrontare le problematiche sottostanti. Nella nostra veste di investitori, consideriamo le imprese responsabili degli impegni che si assumono e le incoraggiamo a passare dalla semplice redazione della dichiarazione contro la schiavitù all’attuazione di politiche più rigorose per ridurre il rischio di schiavitù moderna. Analisi di un casoAziende britanniche coinvolte nella tratta di esseri umani A gennaio 2016 il titolare di Kozee Sleep, un’azienda di arredamento con sede nel Regno Unito che rifornisce i principali marchi del Paese, tra cui Next e John Lewis, è stato dichiarato colpevole di tratta di esseri umani. I lavoratori venivano portati dall’Ungheria nel Regno Unito con la promessa di un buon stipendio, vitto e alloggio, mentre, in realtà, erano pagati solo poco più di 11 euro al giorno, costretti a convivere anche in 42 in una casa con due camere da letto e obbligati a lavorare da 10 a 16 ore al giorno per 5-7 giorni alla settimana. Intraprendendo un’azione di partecipazione attiva con Next, BMO Global Asset Management ha definito nei particolari le misure che l’azienda sta ora attuando per proteggere dallo sfruttamento i lavoratori coinvolti nella catena di fornitura. Un aspetto fondamentale del nuovo approccio aziendale è impiegare i propri team locali per supervisionare i siti, anziché affidarsi ai controlli da parte di terzi. Secondo noi, questi controlli supplementari rappresentano la prassi migliore di monitoraggio del rischio di schiavitù. La schiavitù moderna è un problema sistemico dei settori dell’abbigliamento e del commercio al dettaglio e, nonostante la presenza di solide procedure di mitigazione del rischio, Next ne è stata colpita. Ogni azienda deve accertarsi di valutare costantemente l’efficacia delle proprie procedure di mitigazione del rischio di schiavitù per individuare e sradicare dalla catena di fornitura quegli episodi di schiavitù moderna di cui era precedentemente all’oscuro.   1 http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/@dgreports/@dcomm/documents/publication/wcms_575479.pdf2 SDG8 - Lavoro dignitoso e crescita economica, Azione 8.7: Adottare misure immediate ed efficaci volte a sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani e garantire il divieto e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, incluso il reclutamento e l’impiego di soldati bambini, e porre fine a tutte le forme di lavoro minorile entro il 2025  Rosey Hurst - membro del Responsible Investment Advisory Council e del team di investimento responsabile - BMO Global Asset Management

La schiavitù non è scomparsa nel XIX secolo, ma si è evoluta in forme più sottili e invisibili, difficili da individuare ma diffuse in molti settori, tanto nei Paesi sviluppati quanto in quelli in via di sviluppo.

La schiavitù moderna si manifesta sotto forma di lavoro forzato, schiavitù per debiti (che consiste nel costringere qualcuno a lavorare per ripagare i propri debiti), lavoro minorile e tratta di esseri umani; tutte forme di schiavitù che comportano rischi per l’operatività, ivi inclusa tutta filiera produttiva, delle aziende che operano nei Paesi e nei settori più disparati.

Nel 2016, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha stimato in 40,3 milioni le vittime della schiavitù moderna1. Per affrontare questo problema, nel 2015 il Regno Unito ha promulgato il Modern Slavery Act il quale sancisce l’obbligo, per ogni azienda attiva nel Paese con un fatturato annuo superiore a 36 milioni di sterline (circa 40 milioni di euro), di pubblicare una dichiarazione annuale contro la schiavitù e la tratta di esseri umani, in cui indicare le misure adottate per garantire l’assenza di qualsiasi forma di schiavitù moderna dall’attività aziendale o dalla catena dei fornitori. Il Modern Slavery Act del Regno Unito non è la prima normativa sul tema. Il Transparency in Supply Chains Act in vigore in California (TISCA 2010) rappresenta uno dei primi strumenti di contrasto alla schiavitù moderna nelle catene di fornitura; più di recente anche l’Australia ha introdotto una legge in materia e attualmente in molti Paesi, tra cui il Canada, crescono le pressioni relativamente all’opportunità di adottare misure analoghe.

In quanto investitori di lungo corso incoraggiamo le aziende, soprattutto quelle attive nei settori ad alto rischio di schiavitù, a intraprendere tutte le misure necessarie per identificare e gestire questo rischio. Intervenendo, potranno ridurre il rischio sia dal punto di vista della reputazione che normativo, un rischio che potrebbe ripercuotersi negativamente sui profitti e, in ultima istanza, sui nostri investimenti. Inoltre, un intervento teso ad affrontare la schiavitù moderna è in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UN Sustainable Development Goals, SDGs), in particolare con l’Azione 8.7 che richiede “misure immediate ed efficaci” per sradicare la varie forme di lavoro forzato e di schiavitù moderna2.

bmo perche il tema della schiavitu potrebbe riguardare i vostri portafogli di investimento e cosa potete fare in merito 1

La nostra partecipazione attiva in azione

Nel 2018, abbiamo rivolto la nostra azione di partecipazione attiva (engagement) nell’ambito della schiavitù moderna alle aziende britanniche e internazionali operanti nel Regno Unito nei settori più esposti al rischio di schiavitù: alimentare, delle costruzioni, tessile, del commercio al dettaglio, alberghiero, dell’intrattenimento e della ristorazione. Queste imprese hanno l’obbligo di pubblicare dichiarazioni contro la schiavitù moderna, come previsto dalla normativa inglese, il che rappresenta una preziosa fonte di informazioni sulle prassi aziendali.

La nostra partecipazione attiva si è tradotta nella richiesta alle imprese di garantire che le loro politiche in tema di schiavitù includano alcuni aspetti fondamentali:

• Identificazione delle aree a rischio di schiavitù controllando il processo produttivo, la catena di fornitura e i partner commerciali, e attuando piani d’azione per mitigare il rischio
• Valutazione dell’efficacia di detti piani
• Formazione di tutti i dipendenti che si occupano dell’approvvigionamento di servizi o prodotti e dei team delle risorse umane
• Collaborazione a fianco dei fornitori per mitigare i rischi, nell’ambito della schiavitù moderna, lungo l’intera catena di valore
• Formazione dei lavoratori e di fornitori che operano in tutta la filiera della produzione

Il Modern Slavery Act è stato un vero e proprio catalizzatore…

La nostra partecipazione attiva (engagement) ha confermato l’azione catalizzatrice del Modern Slavery Act del 2015 nei confronti delle imprese relativamente alla necessità di ridurre il rischio di schiavitù insito nelle loro attività. Anche la legislazione ha fatto molto per portare all’attenzione del CDA e dell’alta dirigenza il problema della schiavitù moderna.

bmo perche il tema della schiavitu potrebbe riguardare i vostri portafogli di investimento e cosa potete fare in merito 2

Inoltre, la nostra partecipazione attiva su questo tema è stata accolta molto positivamente e le aziende hanno manifestato un grande entusiasmo relativamente alla possibilità di ricevere il punto di vista degli investitori. Abbiamo appurato che esse attribuiscono molta importanza all’opinione degli investitori sull’argomento e dichiarano di non sentire parlare a sufficienza della schiavitù moderna.

… ma l’implementazione non è omogenea

Tuttavia, ci ha deluso il fatto che le dichiarazioni e le informative aziendali contro la schiavitù moderna non forniscono abbastanza dettagli sui rischi né sulle azioni di mitigazione del rischio intraprese.

Analogamente a quella californiana, la legge britannica si incentra più sulle informative che sulle misure di mitigazione del rischio o sugli standard delle azioni necessarie per affrontare le controversie in materia di schiavitù e non specifica alcuno standard di qualità minima per le informative stesse.
Nella pratica, ciò si traduce nell’adozione degli standard più diversi in merito alla redazione delle dichiarazioni contro la schiavitù moderna. La nostra partecipazione attiva ha altresì evidenziato che alcune aziende sono reticenti a rivelare troppo del proprio approccio ai rischi in tema di schiavitù in quanto una maggiore trasparenza potrebbe comportare un danno di immagine, nel caso fossero scoperti casi di schiavitù moderna all’interno della loro attività.

Norme più stringenti dovrebbero prevedere l’applicazione di parametri di riferimento alla gestione del rischio di schiavitù, nonché la comminazione di sanzioni penali in caso di inadempienza. Se è vero che al momento alcuni leader stanno adottando delle misure in quest’ambito, è altrettanto vero che serviranno norme più rigorose per indurre il resto del mercato ad attuare misure efficaci per sradicare la schiavitù moderna dall’intera filiera produttiva.

bmo perche il tema della schiavitu potrebbe riguardare i vostri portafogli di investimento e cosa potete fare in merito 3

Conclusioni

Sosteniamo l’introduzione del Modern Slavery Act britannico del 2015 e di leggi simili in altre regioni perché queste svolgono un ruolo fondamentale nel far sì che le imprese affrontino questo problema.
Tuttavia, c’è il rischio che il fatto di affidarsi unicamente alla dichiarazione contro la schiavitù possa indurre certe imprese a considerare la questione una semplice formalità, adempiuta la quale si sentirebbero sollevate dalla responsabilità di affrontare le problematiche sottostanti. Nella nostra veste di investitori, consideriamo le imprese responsabili degli impegni che si assumono e le incoraggiamo a passare dalla semplice redazione della dichiarazione contro la schiavitù all’attuazione di politiche più rigorose per ridurre il rischio di schiavitù moderna.

Analisi di un caso
Aziende britanniche coinvolte nella tratta di esseri umani

A gennaio 2016 il titolare di Kozee Sleep, un’azienda di arredamento con sede nel Regno Unito che rifornisce i principali marchi del Paese, tra cui Next e John Lewis, è stato dichiarato colpevole di tratta di esseri umani. I lavoratori venivano portati dall’Ungheria nel Regno Unito con la promessa di un buon stipendio, vitto e alloggio, mentre, in realtà, erano pagati solo poco più di 11 euro al giorno, costretti a convivere anche in 42 in una casa con due camere da letto e obbligati a lavorare da 10 a 16 ore al giorno per 5-7 giorni alla settimana.

Intraprendendo un’azione di partecipazione attiva con Next, BMO Global Asset Management ha definito nei particolari le misure che l’azienda sta ora attuando per proteggere dallo sfruttamento i lavoratori coinvolti nella catena di fornitura. Un aspetto fondamentale del nuovo approccio aziendale è impiegare i propri team locali per supervisionare i siti, anziché affidarsi ai controlli da parte di terzi. Secondo noi, questi controlli supplementari rappresentano la prassi migliore di monitoraggio del rischio di schiavitù.

La schiavitù moderna è un problema sistemico dei settori dell’abbigliamento e del commercio al dettaglio e, nonostante la presenza di solide procedure di mitigazione del rischio, Next ne è stata colpita. Ogni azienda deve accertarsi di valutare costantemente l’efficacia delle proprie procedure di mitigazione del rischio di schiavitù per individuare e sradicare dalla catena di fornitura quegli episodi di schiavitù moderna di cui era precedentemente all’oscuro.

 

1 http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/@dgreports/@dcomm/documents/publication/wcms_575479.pdf
2 SDG8 - Lavoro dignitoso e crescita economica, Azione 8.7: Adottare misure immediate ed efficaci volte a sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani e garantire il divieto e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, incluso il reclutamento e l’impiego di soldati bambini, e porre fine a tutte le forme di lavoro minorile entro il 2025


 Rosey Hurst - membro del Responsible Investment Advisory Council e del team di investimento responsabile - BMO Global Asset Management

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