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  Premi per ascoltare l'articolo! L’India è tra i paesi più vulnerabili al cambiamento climatico. Il nostro recente viaggio in India ha fornito un punto di vista prezioso su come è aumentata la gestione del cambiamento climatico in diversi programmi strategici delle principali aziende. Tuttavia, la portata potenziale dell’impatto del cambiamento climatico sul sostentamento della gente, sulla crescita economica e, in ultima analisi, sugli utili delle aziende è così significativo che considerazioni sul clima devono essere maggiormente integrate in strategie aziendali di medio e lungo termine. Abbiamo viaggiato a Mumbai e Bangalore per interagire con circa 20 aziende indiane di grandi e medie dimensioni per lo più del settore finanziario, sanitario e dei beni di consumo essenziali. La discussione ha interessato diverse questioni ESG, in particolar modo governance societaria, cambiamento climatico, plastica e accesso a prodotti e servizi a buon mercato. Alla luce dell’ampiezza delle industrie e dei temi da noi coperti durante il viaggio, pensiamo di condividere le nostre impressioni su diversi “Viewpoint” distinti nel corso dei prossimi mesi. Questo pezzo introduttivo coprirà l’esposizione significativa del paese agli impatti del cambiamento climatico, così come gli highlight delle nostre conversazioni con le aziende rispetto al loro approccio alla gestione dei rischi legati al clima, nonché le opportunità presenti. Vulnerabilità al cambiamento climatico Si prevede che il cambiamento climatico abbia un impatto significativo nell’Asia meridionale, che già oggi è una delle regioni che ne risente maggiormente a livello globale. L’India ha visto solamente nell’ultimo anno alluvioni record nello stato di Kerala, che hanno interessato più di 5 milioni di persone; condizioni di siccità estrema in Tamil Nadu, che hanno portato ad importante crisi idrica nella sua capitale Channai, una città con quasi 10 milioni di abitanti; ondate di caldo e tempeste di polvere in diversi stati del nord; e almeno quattro cicloni di potenza tropicale che si sono abbattuti sulle coste indiane, forzando l’evacuazione di milioni di persone. Gli eventi sopra elencati non sono necessariamente sorprendenti. In ragione della sua area geografica, l’India è molto vulnerabile alle calamità naturali, incluse alluvioni, siccità, cicloni e frane. Il problema è che il cambiamento climatico dovrebbe rendere questi eventi climatici estremi più frequenti e importanti, pesando notevolmente su una popolazione in crescita e sull’economia. Uno studio recente della Banca mondiale suggerisce che 600 milioni di indiani saranno moderatamente o notevolmente influenzati dai cambiamenti di temperature e precipitazioni e che il cambiamento climatico potrebbe costare al paese il 2.8% del PIL e portare ad un abbassamento degli standard di vita per circa metà della sua popolazione entro il 2050. La sola soluzione è adattarsi Eccezion fatta per gli eventi meteorologici estremi, i cambiamenti di temperatura e le precipitazioni sono già stati avvertiti notevolmente dagli indiani e, in particolar modo, dagli agricoltori. L’agricoltura è ancora una fonte principale di reddito, pari a circa il 14% del PIL nazionale e che dà impiego a circa 800 milioni di persone. Il settore dipende disperatamente dai monsoni, con la maggior parte delle terre agricole che non ha accesso all’irrigazione. Tuttavia i monsoni sono sempre più erratici a causa del cambiamento climatico. Quando qualcosa va storto dal fronte monsonico, il raccolto ne risente, i prezzi degli alimenti aumentano, i bacini idrici si svuotano e il sostentamento degli agricoltori viene a mancare. I cambiamenti dei pattern di produttività agricoli, nonché gli impatti di ondate di caldo, alluvioni e aumento del livello del mare potrebbero ridurre gli standard di vista medi in India in diversi modi, per esempio influenzando la produttività agricola e della forza lavoro, la salute, la migrazione e altri fattori che possono avere ripercussioni sul consumo domestico, sulla crescita economica e sulla riduzione della povertà. Prevediamo che le aziende abbiano già iniziato a considerare queste sfide di adattamento nelle proprie strategie aziendali. A nostro giudizio è fondamentale che siano nelle condizioni di prosperare nel lungo termine. Abbiamo parlato delle sfide per la produttività agricola con due aziende di beni al consumo in rapido movimento che fanno forte affidamento sui beni agricoli di base: Marico e Hindustan Unilever (HUL). Marico è uno dei fabbricanti di prodotti per la cura personale leader in India e il più grande acquirente di cocco nel paese. Siamo stati incoraggiati a scoprire le azioni dell’azienda per la gestione dei rischi climatici nella filiera produttiva del cocco. Queste includono partnership con istituti di ricerca per lo sviluppo di varietà di raccolti migliorati e resistenti alla siccità, oltre alla collaborazione con agricoltori selezionati per promuovere prassi scientifiche su nutrienti, malattie e gestione idrica. Abbiamo incontrato anche HUL, che partecipa a simili programmi di agricoltura sostenibile con i propri fornitori di pomodori. Andando a migliorare i rendimenti del raccolto e la salute del terreno e, di conseguenza, il sostentamento degli agricoltori, questi programmi diventano di fondamentale importanza nel costruire catene produttive più resilienti ai cambiamenti previsti dei pattern di precipitazioni e temperature in India. In futuro, incoraggiamo entrambe le aziende ad estendere i loro programmi per coinvolgere più agricoltori, nonché le autorità e le parti interessate per promuovere l’adozione di prassi di gestione del suolo e dell’acqua più sostenibili. Gestire la crescita delle emissioni di carbonio Oltre alla vulnerabilità estrema ai cambiamenti climatici, l’India è sotto crescente pressione per gestire la crescita delle emissioni di gas serra, in quanto è attualmente il terzo emettitore al mondo di carbonio, dietro a Cina e Stati Uniti. Il paese ha intrapreso passi significativi verso un’economia a basse emissioni di carbonio in diversi settori ed è emerso come un leader globale dell’energia rinnovabile: per tre anni consecutivi gli investimenti in energia rinnovabile hanno superato quelli in investimenti in energia prodotta da combustibili fossili. Allo stesso tempo, si prevede che l’India continui a far notevole affidamento sulla generazione di energia da carbone per far fronte alle proprie esigenze energetiche future. Nonostante la componente legata al carbone nel consumo primario di energia dell’India calerà nei prossimi 20 e più anni, rappresenterà ancora il 48% del totale nel 2040, per emissioni nette di carbonio quasi raddoppiate durante lo stesso periodo di tempo . Il continuo supporto del governo verso il termoelettrico mette in discussione lo sviluppo di una piattaforma di politica più solida per facilitare progressi più rapidi nel campo nel rinnovabile. Nonostante questa incertezza di politica, molte aziende da noi approcciate hanno fatto notevoli passi in avanti nel tentativo di aumentare la percentuale di rinnovabile nel mix energetico, con alcuni ambiziosi target. Questo movimento verso il rinnovabile non si basa su aspirazioni ambientali, ma su realtà economiche: negli ultimi mesi, le aste di fornitura elettrica hanno evidenziato che il rinnovabile può essere offerto a prezzi decisamente inferiori di quelli offerti dai generatori a carbone. Ultratech, il produttore più grande in India di cemento, sta lavorando sodo per aumentare la proporzione di energia da fondi rinnovabili, in particolar modo dal solare, nel proprio mix energetico, portandolo dall’attuale <5% al 20% nel 2022. Titan Company, un player leader nel settore della gioielleria, vede oltre il 50% del proprio consumo elettrico alimentato dall’eolico e ha fatto diversi progressi nell’installare sistemi solari nei punti vendita nel paese. HUL ha aumentato la componente di energia rinnovabile del 43% nel 2018 rispetto al 2008 e si è impegnato ad acquistare elettricità dalla rete prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020. Siamo soddisfatti delle azioni delle aziende in quest’area, in quanto passi in avanti nel tagliare le emissioni tramite un aumento dell’approvvigionamento di energia rinnovabile può migliorare sia il loro profilo societario sia i profitti, preparandoli al contempo meglio per possibili normative future legate al carbonio. In questo contesto, abbiamo incoraggiato le aziende a migliorare il proprio approccio verso gli impegni di riduzione delle emissioni definendo obiettivi scientifici di riduzione in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima. Il futuro Nonostante l’economia si stia raffreddando e nonostante le preoccupazioni per le stime di crescita futura, l’India continua ad avere un solido posizionamento nei portafogli degli investitori in mercati emergenti, a buon diritto. Vi sono svariate aziende di elevata qualità con solidi modelli di business e posizionamento del brand, vantaggi competitivi e manager capaci, e i mercati finanziari sono liquidi e profondi. Inoltre, l’aumento dei salari, l’aumento dell’urbanizzazione e un dividendo demografico offrono interessante opportunità di crescita. Qui entra in gioco in clima. I monsoni meno prevedibili, l’aumento delle temperature medie e gli eventi meteorologici estremi più frequenti possono avere ripercussioni sull’attività economica e sulle spese per i consumi e, di conseguenza, sulla crescita economica. Secondo la Banca mondiale, la pressione su acqua, aria, suolo e foreste dell’India dovrebbe raggiungere un massimo a livello mondiale entro il 2020. Le aziende non hanno scelta e dovranno aggiustare le proprie attività future sulla base di tali rischi, oltre a questioni regolamentari, legali e reputazionali andando a rivedere, e in alcuni casi, ridefinire, le strategie societarie per allineare le proprie attività con la mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Il nostro impegno sulle questioni climatiche con le aziende indiane diventerà più importante in futuro per mitigare il rischio e supportare rendimenti di lungo termine. Incoraggiando una migliore gestione del clima e altre questioni ESG da parte delle aziende partecipate possiamo contribuire ad un’economia globale più resiliente, che andrà in ultima analisi a migliorare la prosperità e sicurezza dei nostri clienti nel lungo termine. Juan Salazar - Director, Analyst, Responsible Investment - BMO Global Asset Management 

L’India è tra i paesi più vulnerabili al cambiamento climatico. Il nostro recente viaggio in India ha fornito un punto di vista prezioso su come è aumentata la gestione del cambiamento climatico in diversi programmi strategici delle principali aziende.

Tuttavia, la portata potenziale dell’impatto del cambiamento climatico sul sostentamento della gente, sulla crescita economica e, in ultima analisi, sugli utili delle aziende è così significativo che considerazioni sul clima devono essere maggiormente integrate in strategie aziendali di medio e lungo termine.

Abbiamo viaggiato a Mumbai e Bangalore per interagire con circa 20 aziende indiane di grandi e medie dimensioni per lo più del settore finanziario, sanitario e dei beni di consumo essenziali. La discussione ha interessato diverse questioni ESG, in particolar modo governance societaria, cambiamento climatico, plastica e accesso a prodotti e servizi a buon mercato. Alla luce dell’ampiezza delle industrie e dei temi da noi coperti durante il viaggio, pensiamo di condividere le nostre impressioni su diversi “Viewpoint” distinti nel corso dei prossimi mesi.

Questo pezzo introduttivo coprirà l’esposizione significativa del paese agli impatti del cambiamento climatico, così come gli highlight delle nostre conversazioni con le aziende rispetto al loro approccio alla gestione dei rischi legati al clima, nonché le opportunità presenti.

Vulnerabilità al cambiamento climatico

Si prevede che il cambiamento climatico abbia un impatto significativo nell’Asia meridionale, che già oggi è una delle regioni che ne risente maggiormente a livello globale. L’India ha visto solamente nell’ultimo anno alluvioni record nello stato di Kerala, che hanno interessato più di 5 milioni di persone; condizioni di siccità estrema in Tamil Nadu, che hanno portato ad importante crisi idrica nella sua capitale Channai, una città con quasi 10 milioni di abitanti; ondate di caldo e tempeste di polvere in diversi stati del nord; e almeno quattro cicloni di potenza tropicale che si sono abbattuti sulle coste indiane, forzando l’evacuazione di milioni di persone.

Gli eventi sopra elencati non sono necessariamente sorprendenti. In ragione della sua area geografica, l’India è molto vulnerabile alle calamità naturali, incluse alluvioni, siccità, cicloni e frane. Il problema è che il cambiamento climatico dovrebbe rendere questi eventi climatici estremi più frequenti e importanti, pesando notevolmente su una popolazione in crescita e sull’economia. Uno studio recente della Banca mondiale suggerisce che 600 milioni di indiani saranno moderatamente o notevolmente influenzati dai cambiamenti di temperature e precipitazioni e che il cambiamento climatico potrebbe costare al paese il 2.8% del PIL e portare ad un abbassamento degli standard di vita per circa metà della sua popolazione entro il 2050.

La sola soluzione è adattarsi

Eccezion fatta per gli eventi meteorologici estremi, i cambiamenti di temperatura e le precipitazioni sono già stati avvertiti notevolmente dagli indiani e, in particolar modo, dagli agricoltori. L’agricoltura è ancora una fonte principale di reddito, pari a circa il 14% del PIL nazionale e che dà impiego a circa 800 milioni di persone. Il settore dipende disperatamente dai monsoni, con la maggior parte delle terre agricole che non ha accesso all’irrigazione. Tuttavia i monsoni sono sempre più erratici a causa del cambiamento climatico. Quando qualcosa va storto dal fronte monsonico, il raccolto ne risente, i prezzi degli alimenti aumentano, i bacini idrici si svuotano e il sostentamento degli agricoltori viene a mancare.

I cambiamenti dei pattern di produttività agricoli, nonché gli impatti di ondate di caldo, alluvioni e aumento del livello del mare potrebbero ridurre gli standard di vista medi in India in diversi modi, per esempio influenzando la produttività agricola e della forza lavoro, la salute, la migrazione e altri fattori che possono avere ripercussioni sul consumo domestico, sulla crescita economica e sulla riduzione della povertà. Prevediamo che le aziende abbiano già iniziato a considerare queste sfide di adattamento nelle proprie strategie aziendali. A nostro giudizio è fondamentale che siano nelle condizioni di prosperare nel lungo termine.

Abbiamo parlato delle sfide per la produttività agricola con due aziende di beni al consumo in rapido movimento che fanno forte affidamento sui beni agricoli di base: Marico e Hindustan Unilever (HUL).

Marico è uno dei fabbricanti di prodotti per la cura personale leader in India e il più grande acquirente di cocco nel paese. Siamo stati incoraggiati a scoprire le azioni dell’azienda per la gestione dei rischi climatici nella filiera produttiva del cocco. Queste includono partnership con istituti di ricerca per lo sviluppo di varietà di raccolti migliorati e resistenti alla siccità, oltre alla collaborazione con agricoltori selezionati per promuovere prassi scientifiche su nutrienti, malattie e gestione idrica. Abbiamo incontrato anche HUL, che partecipa a simili programmi di agricoltura sostenibile con i propri fornitori di pomodori.

Andando a migliorare i rendimenti del raccolto e la salute del terreno e, di conseguenza, il sostentamento degli agricoltori, questi programmi diventano di fondamentale importanza nel costruire catene produttive più resilienti ai cambiamenti previsti dei pattern di precipitazioni e temperature in India. In futuro, incoraggiamo entrambe le aziende ad estendere i loro programmi per coinvolgere più agricoltori, nonché le autorità e le parti interessate per promuovere l’adozione di prassi di gestione del suolo e dell’acqua più sostenibili.

Gestire la crescita delle emissioni di carbonio

Oltre alla vulnerabilità estrema ai cambiamenti climatici, l’India è sotto crescente pressione per gestire la crescita delle emissioni di gas serra, in quanto è attualmente il terzo emettitore al mondo di carbonio, dietro a Cina e Stati Uniti. Il paese ha intrapreso passi significativi verso un’economia a basse emissioni di carbonio in diversi settori ed è emerso come un leader globale dell’energia rinnovabile: per tre anni consecutivi gli investimenti in energia rinnovabile hanno superato quelli in investimenti in energia prodotta da combustibili fossili.

Allo stesso tempo, si prevede che l’India continui a far notevole affidamento sulla generazione di energia da carbone per far fronte alle proprie esigenze energetiche future. Nonostante la componente legata al carbone nel consumo primario di energia dell’India calerà nei prossimi 20 e più anni, rappresenterà ancora il 48% del totale nel 2040, per emissioni nette di carbonio quasi raddoppiate durante lo stesso periodo di tempo . Il continuo supporto del governo verso il termoelettrico mette in discussione lo sviluppo di una piattaforma di politica più solida per facilitare progressi più rapidi nel campo nel rinnovabile.

Nonostante questa incertezza di politica, molte aziende da noi approcciate hanno fatto notevoli passi in avanti nel tentativo di aumentare la percentuale di rinnovabile nel mix energetico, con alcuni ambiziosi target. Questo movimento verso il rinnovabile non si basa su aspirazioni ambientali, ma su realtà economiche: negli ultimi mesi, le aste di fornitura elettrica hanno evidenziato che il rinnovabile può essere offerto a prezzi decisamente inferiori di quelli offerti dai generatori a carbone.

Ultratech, il produttore più grande in India di cemento, sta lavorando sodo per aumentare la proporzione di energia da fondi rinnovabili, in particolar modo dal solare, nel proprio mix energetico, portandolo dall’attuale <5% al 20% nel 2022. Titan Company, un player leader nel settore della gioielleria, vede oltre il 50% del proprio consumo elettrico alimentato dall’eolico e ha fatto diversi progressi nell’installare sistemi solari nei punti vendita nel paese. HUL ha aumentato la componente di energia rinnovabile del 43% nel 2018 rispetto al 2008 e si è impegnato ad acquistare elettricità dalla rete prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020.

Siamo soddisfatti delle azioni delle aziende in quest’area, in quanto passi in avanti nel tagliare le emissioni tramite un aumento dell’approvvigionamento di energia rinnovabile può migliorare sia il loro profilo societario sia i profitti, preparandoli al contempo meglio per possibili normative future legate al carbonio. In questo contesto, abbiamo incoraggiato le aziende a migliorare il proprio approccio verso gli impegni di riduzione delle emissioni definendo obiettivi scientifici di riduzione in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

Il futuro

Nonostante l’economia si stia raffreddando e nonostante le preoccupazioni per le stime di crescita futura, l’India continua ad avere un solido posizionamento nei portafogli degli investitori in mercati emergenti, a buon diritto. Vi sono svariate aziende di elevata qualità con solidi modelli di business e posizionamento del brand, vantaggi competitivi e manager capaci, e i mercati finanziari sono liquidi e profondi. Inoltre, l’aumento dei salari, l’aumento dell’urbanizzazione e un dividendo demografico offrono interessante opportunità di crescita.

Qui entra in gioco in clima. I monsoni meno prevedibili, l’aumento delle temperature medie e gli eventi meteorologici estremi più frequenti possono avere ripercussioni sull’attività economica e sulle spese per i consumi e, di conseguenza, sulla crescita economica. Secondo la Banca mondiale, la pressione su acqua, aria, suolo e foreste dell’India dovrebbe raggiungere un massimo a livello mondiale entro il 2020. Le aziende non hanno scelta e dovranno aggiustare le proprie attività future sulla base di tali rischi, oltre a questioni regolamentari, legali e reputazionali andando a rivedere, e in alcuni casi, ridefinire, le strategie societarie per allineare le proprie attività con la mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.

Il nostro impegno sulle questioni climatiche con le aziende indiane diventerà più importante in futuro per mitigare il rischio e supportare rendimenti di lungo termine. Incoraggiando una migliore gestione del clima e altre questioni ESG da parte delle aziende partecipate possiamo contribuire ad un’economia globale più resiliente, che andrà in ultima analisi a migliorare la prosperità e sicurezza dei nostri clienti nel lungo termine.


Juan Salazar - Director, Analyst, Responsible Investment - BMO Global Asset Management 

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