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  Premi per ascoltare l'articolo! Quali sono le soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua? È possibile trasformare la pioggia in una risorsa per le smart city? Cosa significa “invarianza idraulica” e quali sono gli strumenti per sfruttarla nei piani di urbanizzazione del territorio lombardo? Per rispondere a questi e altri quesiti, Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, ha organizzato il convegno “Invarianza idraulica e piani di drenaggio sostenibile urbano”, chiamando al tavolo dei relatori tutti i soggetti coinvolti: tecnici del servizio idrico integrato, docenti universitari, rappresentanti della Regione Lombardia, nonché le associazioni ambientaliste attive nel territorio e Legambiente. Ad aprire il tavolo di confronto, Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP.“Per le aziende che gestiscono il servizio idrico integrato l’approvazione del regolamento rappresenta un punto di svolta, un nuovo paradigma che scandisce modalità e tipologia di interventi come risposta al complesso rapporto acqua e città, in passato sottovalutato. Un rapporto che deve essere gestito solo con un approccio integrato, mettendo a disposizione la nostra competenza tecnica con le amministrazioni comunali, gli enti territoriali, l’esperienza accademica”. Obiettivo dell’incontro è comprendere insieme la direzione e gli strumenti da adottare nel territorio della città metropolitana per avviare un nuovo corso nella progettazione dei piani urbanistici, tutelando ambiente e cittadinanza dai rischi idrogeologici. Cosa appunto prevista dal Regolamento regionale sullinvarianza idraulica n.7 del 23.11.2017 (con DGR n. 7372 del 20/11/2017) che proprio martedì 28 novembre è entrato in vigore imponendo alle amministrazioni comunali l’adeguamento dei piani urbanistici e dei regolamenti edilizi. Per invarianza idraulica gli esperti intendono il principio in base al quale la portata idrica massima, risultante dal drenaggio di un’area, deve essere costante prima e dopo la trasformazione dell’uso del suolo nell’area specifica. Principio che si applica agli interventi di ristrutturazione edilizia, urbanistica e di nuova costruzione. “L’ambiente deve diventare un elemento di sviluppo, afferma Mario Clerici, Regione Lombardia. In particolare l’acqua deve essere considerata uno strumento che crea opportunità. Per questo è importante integrare una serie di strumenti che possano dare il via a politiche attive. Ne sono un esempio i “contratti di fiume”, pensati per la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico”. “L’invarianza idraulica è una profonda e forte innovazione legislativa, ma non è sufficiente”, sostiene Damiano di Simine, di Legambiente Lombardia, intervenuto al tavolo di confronto. “Occorre un riconoscimento del valore degli interventi delle infrastrutture verdi che oggi non sono coperti né dalle entrate del servizio idrico, né dagli ambiti urbanistici. La soluzione è incentivare, defiscalizzando, sia gli interventi da parte dei privati che quelli dall’amministrazione pubblica”. “Senza dubbio il gestore del servizio idrico, conclude Marco Callerio, Progettazione e direzione lavori Gruppo CAP, ha un ruolo strategico nell’applicazione del regolamento sull’invarianza. Ogni gestore dovrebbe poter coordinare i piani comunali, portandoli a una logica di rete sovracomunale”. Di rilevante importanza per comprendere le misure attuative del Regolamento sull’invarianza idraulica, l’intervento dell’ing. Roberta Cotignola di Regione Lombardia, rivolto agli addetti del settore, (ingegneri, chimici e geologi) con focus su misure e spunti previsti dal regolamento. L’attenzione si è poi spostata sul nuovo scenario delle green infrastructure spiegate dal prof. Gian Battista Bischetti, dell’Università degli Studi di Milano, opere di intervento sostenibili come le misure naturali di ritenzione delle acque, i tetti verdi, o ancora il riutilizzo del reticolo rurale che nel caso della città metropolitana è strettamente connesso a quello urbano. Il know-how condiviso nella giornata di oggi andrà ad aggiornare il contenuto del “Manuale per le buone pratiche dei sistemi di drenaggio urbano” che Gruppo CAP metterà a disposizione degli addetti nei prossimi mesi.

Quali sono le soluzioni più innovative per far fronte a fenomeni atmosferici come esondazioni e bombe d’acqua? È possibile trasformare la pioggia in una risorsa per le smart city? Cosa significa “invarianza idraulica” e quali sono gli strumenti per sfruttarla nei piani di urbanizzazione del territorio lombardo?

Per rispondere a questi e altri quesiti, Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, ha organizzato il convegno “Invarianza idraulica e piani di drenaggio sostenibile urbano”, chiamando al tavolo dei relatori tutti i soggetti coinvolti: tecnici del servizio idrico integrato, docenti universitari, rappresentanti della Regione Lombardia, nonché le associazioni ambientaliste attive nel territorio e Legambiente.

Ad aprire il tavolo di confronto, Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP.
“Per le aziende che gestiscono il servizio idrico integrato l’approvazione del regolamento rappresenta un punto di svolta, un nuovo paradigma che scandisce modalità e tipologia di interventi come risposta al complesso rapporto acqua e città, in passato sottovalutato. Un rapporto che deve essere gestito solo con un approccio integrato, mettendo a disposizione la nostra competenza tecnica con le amministrazioni comunali, gli enti territoriali, l’esperienza accademica”.

Obiettivo dell’incontro è comprendere insieme la direzione e gli strumenti da adottare nel territorio della città metropolitana per avviare un nuovo corso nella progettazione dei piani urbanistici, tutelando ambiente e cittadinanza dai rischi idrogeologici. Cosa appunto prevista dal Regolamento regionale sull'invarianza idraulica n.7 del 23.11.2017 (con DGR n. 7372 del 20/11/2017) che proprio martedì 28 novembre è entrato in vigore imponendo alle amministrazioni comunali l’adeguamento dei piani urbanistici e dei regolamenti edilizi.

Per invarianza idraulica gli esperti intendono il principio in base al quale la portata idrica massima, risultante dal drenaggio di un’area, deve essere costante prima e dopo la trasformazione dell’uso del suolo nell’area specifica. Principio che si applica agli interventi di ristrutturazione edilizia, urbanistica e di nuova costruzione.

“L’ambiente deve diventare un elemento di sviluppo, afferma Mario Clerici, Regione Lombardia. In particolare l’acqua deve essere considerata uno strumento che crea opportunità. Per questo è importante integrare una serie di strumenti che possano dare il via a politiche attive. Ne sono un esempio i “contratti di fiume”, pensati per la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico”.

“L’invarianza idraulica è una profonda e forte innovazione legislativa, ma non è sufficiente”, sostiene Damiano di Simine, di Legambiente Lombardia, intervenuto al tavolo di confronto. “Occorre un riconoscimento del valore degli interventi delle infrastrutture verdi che oggi non sono coperti né dalle entrate del servizio idrico, né dagli ambiti urbanistici. La soluzione è incentivare, defiscalizzando, sia gli interventi da parte dei privati che quelli dall’amministrazione pubblica”.

“Senza dubbio il gestore del servizio idrico, conclude Marco Callerio, Progettazione e direzione lavori Gruppo CAP, ha un ruolo strategico nell’applicazione del regolamento sull’invarianza. Ogni gestore dovrebbe poter coordinare i piani comunali, portandoli a una logica di rete sovracomunale”.

Di rilevante importanza per comprendere le misure attuative del Regolamento sull’invarianza idraulica, l’intervento dell’ing. Roberta Cotignola di Regione Lombardia, rivolto agli addetti del settore, (ingegneri, chimici e geologi) con focus su misure e spunti previsti dal regolamento. L’attenzione si è poi spostata sul nuovo scenario delle green infrastructure spiegate dal prof. Gian Battista Bischetti, dell’Università degli Studi di Milano, opere di intervento sostenibili come le misure naturali di ritenzione delle acque, i tetti verdi, o ancora il riutilizzo del reticolo rurale che nel caso della città metropolitana è strettamente connesso a quello urbano.

Il know-how condiviso nella giornata di oggi andrà ad aggiornare il contenuto del “Manuale per le buone pratiche dei sistemi di drenaggio urbano” che Gruppo CAP metterà a disposizione degli addetti nei prossimi mesi.


Il contenuto di questo testo (come di tutta la sezione “Comunicati Stampa”) non impegna la redazione de Lamiafinanza: la responsabilità dei comunicati stampa e delle informazioni in essi contenute è esclusivamente delle aziende, enti e associazioni che li firmano e che sono chiaramente indicati nel titolo del testo.

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