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Alla scoperta della previdenza

IoDomani, investimenti e protezione in un unico strumento

Un unico prodotto assicurativo capace al tempo stesso di rispondere alle esigenze di investimento di ciascuno, con soluzioni su misura, e di tutelare i suoi obiettivi dagli imprevisti. È la doppia valenza di IoDomani, l’innovativa polizza studiata da AXA Italia specificamente per gli “over 50”.

Gli ultra cinquantenni oggi sono non soltanto una quota numericamente rilevante della popolazione, ma anche una fascia di cittadini attivi, con molti programmi, interessi, passioni. La loro serenità, soprattutto negli anni a venire, dipenderà in buona misura dalla tranquillità economica. Le risorse offerte dal sistema previdenziale pubblico, però, possono non essere sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato alle proprie aspettative.

Per questo è importante mobilitare le proprie risorse, e investire i propri risparmi in base ai propri obiettivi temporali, che possono essere di breve periodo o di molti anni: rafforzare il capitale e mantenere il tenore di vita cui si è abituati.

Ognuno poi ha esigenze differenti, e ognuno ha un suo profilo, dal punto di vista economico, sociale, familiare, anagrafico. Ognuno ha le proprie aspettative e desideri. Per questo è necessario poter disporre di un prodotto di investimento flessibile e innovativo, capace di adattarsi a progetti di vita diversi.

Dal punto di vista tecnico, IoDomani è una polizza “multiramo”: utilizza cioè gli strumenti di due diversi “rami” delle assicurazioni vita. Da un lato il ramo “primo”, che prevede l’investimento in una “gestione separata”: un portafoglio di investimenti a ridotto livello di rischio, che garantiscono la protezione del capitale in ogni condizione di mercato. Dall’altro il ramo “terzo” e in particolare i prodotti “unit-linked”: veri e propri fondi di investimento, che consentono di cogliere le opportunità offerte dai mercati finanziari.

IoDomani consente dunque di scegliere tra quattro diverse soluzioni di investimento.

- IoDomani Difendo, per chi punta a preservare il proprio capitale, con una strategia di investimento conservativa, per tutelare l’investimento nel breve periodo. IoDomani Difendo prevede una ripartizione degli investimenti con il 40% alla gestione separata, e il 60% alla componente unit-linked (con una volatilità* attesa comunque moderata: appena il 3%)

- IoDomani Posso è indicato per chi cerca una strategia moderatamente aggressiva, e vuole accedere ai mercati finanziari puntando a un rendimento extra nel medio periodo: la quota investita nella gestione separata scende infatti al 30%, mentre la componente unit linked sale al 70% (con una volatilità* del 5%).

- IoDomani Voglio risponde a esigenze di investimento di più lungo periodo, e consente di puntare sulle opportunità di mercato, con in più il vantaggio di poter liquidare, periodicamente, le performance ottenute: anche in questo caso è previsto un 30% di investimenti nella gestione separata, ma il 70% destinata alla componente unit offre un rapporto rischio/rendimento più elevato (la volatilità* attesa è dell’8%).

- IoDomani Scelgo consente infine di bilanciare liberamente la composizione del proprio investimento con una soluzione su misura: la quota da investire nella gestione separata può essere infatti compresa fra il 10% e il 25%, mentre la componente unit può arrivare fino a un massimo del 90%.

Il nuovo prodotto di AXA Italia, però, come abbiamo detto non si ferma qui, ma offre anche una forte componente di protezione.

La salute è una delle principali preoccupazioni degli italiani, e la sua importanza cresce con il passare degli anni. Chi sceglie IoDomani si garantisce anche una protezione importante contro gli imprevisti di salute: in caso di grave malattia, perdita di autosufficienza e scomparsa prematura, la polizza garantisce infatti un sostegno economico per affrontare le conseguenze senza dover interrompere il proprio investimento.

Con IoDomani inoltre, il cliente ha accesso ad alcuni servizi esclusivi, come la consulenza telefonica sulla propria situazione previdenziale, grazie al supporto di uno studio specialistico, la consulenza legale testamentaria e successoria tramite diversi studi legali appositamente selezionati e un bonus per le spese mediche utilizzabile su un network sanitario convenzionato (in caso di sottoscrizione di 2 garanzie di protezione).

*Che cos’è la Volatilità?
Con il termine Volatilità si indica la variazione possibile nel tempo del rendimento del Fondo dalla sua media. La percentuale indica i valori massimo e minimo dell’oscillazione.

Pensioni: ma come funzionano?

Sistema retributivo o contributivo, Ape, età pensionabile, anzianità contributiva… Il mondo della previdenza è regolato da norme complesse, che sono state per di più oggetto di continue modifiche negli ultimi anni: le ultime con la legge di Stabilità 2017.

Senza la pretesa di essere esaurienti, vediamo quali sono gli aspetti più rilevanti.

Come si calcola la pensione
Vediamo nello specifico, dunque, come calcolare la propria pensione futura. Esistono due sistemi di calcolo delle pensioni: retributivo e contributivo.

In Italia fino al 2011 erano presenti entrambi. Con l’ultima riforma pensionistica Monti – Fornero tutte le pensioni sono calcolate ad oggi con il sistema contributivo per quanto riguarda i montanti accumulati a partire dal 1° gennaio 2012.

Il sistema retributivo è un sistema di calcolo legato alle retribuzioni degli ultimi anni di attività lavorativa. E’ ancora valido per chi al 31 dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di contribuzione per le somme accantonate fino al 31 dicembre 2011.
Secondo tale regime la pensione era una percentuale (tanto più alta quanti più anni l’individuo ha lavorato) della “retribuzione pensionabile”, ossia una media dei redditi percepiti negli ultimi anni di vita lavorativa.

Il sistema contributivo si basa invece sui contributi effettivamente versati dal lavoratore (e dal datore di lavoro) durante tutta la vita lavorativa.

I contributi versati ogni anno vengono sommati e rivalutati fino al termine della vita lavorativa: in questo modo si accumula una somma, il “montante individuale”, sul quale si calcola la pensione.

Attualmente i contributi sono pari al 33% della retribuzione per i lavoratori dipendenti e al 23% del reddito per gli autonomi. Per evitare che un lavoratore accumuli un montante contributivo troppo elevato, esiste un massimale, oltre il quale il reddito percepito non è soggetto a contributi.

Il montante viene rivalutato ogni anno in base alla variazione del Pil (prodotto interno lordo) nominale dei cinque anni precedenti.

Al momento della pensione, questa viene calcolata moltiplicando il montante per un “coefficiente di trasformazione”, che cresce al crescere dell’età di pensionamento.

Il metodo con il quale viene calcolata la pensione dipende dall’anzianità contributiva maturata dal lavoratore al 31 dicembre 1995 (data in cui è entrata in vigore la riforma Dini). Sono possibili tre casi:

1) lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi: la prima quota di pensione, relativa ai contributi versati fino al 31 dicembre 2011, è calcolata con il sistema retributivo, mentre la seconda quota (a partire dal 1° gennaio 2012) è calcolata con il contributivo.
2) lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 18 anni di contributi: la quota relativa ai contributi versati fino al 31 dicembre 1995 è soggetta al retributivo, quella successiva al contributivo.
3) lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995: tutta la pensione è calcolata con il contributivo.

La previdenza integrativa

È importante sapere che le pensioni calcolate con il metodo contributivo (che in prospettiva diventerà l’unico sistema di calcolo, man mano che andranno in pensione coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1995) sono decisamente inferiori rispetto a quelle calcolate con il vecchio sistema retributivo.

È anche per questo che lo Stato, anche attraverso le agevolazioni fiscali, cerca di incentivare la previdenza integrativa: fondi pensione aperti, fondi pensione negoziali e piani individuali previdenziali sono le soluzioni possibili per pre-costituirsi una rendita, da incassare al momento della pensione, e con la quale integrare il futuro reddito.

I lavoratori dipendenti possono destinare alla previdenza integrativa, oltre ai propri contributi, anche i contributi del datore di lavoro e il Tfr (trattamento di fine rapporto).

I contributi versati, ad eccezione del Tfr, sono deducibili fino alla cifra di 5.164 euro annui, con una agevolazione maggiore per i giovani lavoratori (assunti dopo il 1° gennaio 2007) che, dal sesto al 25° anno di permanenza nel fondo possono dedurre fino al 50% in più della deducibilità di cui non si è usufruito nei primi 5 anni lavorativi (con un limite a 7.746,86 euro annui).

Quando la pensione
Dal 2016 l’età minima per andare in pensione di vecchiaia è pari a:
- 66 anni e sette mesi per gli uomini, sia i dipendenti del settore privato e del pubblico, sia gli autonomi
- 65 anni e sette mesi per le donne dipendenti del settore privato, elevata a 66 anni e sette mesi dal 2018
- 66 anni e un mese per le lavoratrici autonome, elevata a 66 anni e sette mesi dal 2018
- 66 anni e sette mesi per le donne dipendenti pubbliche.

Alla fine del 2018 ci sarà una nuova revisione dei requisiti per adeguarli alle aspettative di vita calcolate dai demografi.

Per la pensione di vecchiaia è necessario in ogni caso avere versato contributi per almeno 20 anni.

Con 42 anni e dieci mesi di contributi versati se uomini, e 41 anni e dieci mesi se donne, si potrà richiedere la pensione anticipata (prima cioè del compimento dell’età per la pensione di vecchiaia).

Se vuoi saperne di più clicca qui.

L’Ape – anticipo pensione
La legge di Stabilità 2017 modifica le norme relative alla possibilità di pensionamento anticipato. A partire dal 2017, chi compie 63 anni di età può lasciare il lavoro prima (con un anticipo massimo di tre anni e sette mesi) grazie a un prestito bancario o assicurativo.

Il finanziamento in sostanza sarà erogato come rendita mensile (per 12 mensilità) per tutto il periodo che manca al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. Da quel momento il pensionato inizierà a restituire il finanziamento: la pensione sarà dunque ridotta della somma necessaria per rimborsare, in un periodo di 20 anni, il prestito.

È previsto inoltre un tetto, variabile in funzione dell’anticipo: chi sceglie di anticipare la pensione di un solo anno potrà chiedere fino al 95% della futura pensione; chi anticipa di due anni non potrà chiedere più del 90%; e chi smette di lavorare tre anni prima del previsto non otterrà più dell’80%. Questo per evitare che le rate di restituzione del prestito, una volta terminato il periodo dell’anticipo, pesino troppo sulla futura pensione.

Sulle rate peseranno anche gli interessi (a favore della banca o assicurazione che ha erogato il prestito) e il premio per l’assicurazione (che garantisce la restituzione in caso di morte della persona finanziata).

La metà di queste spese sarà pagata dallo Stato, grazie al meccanismo delle detrazioni fiscali.

L’Ape sarà invece a costo zero (niente interessi né premio assicurativo) e non avrà tetto nel caso della cosiddetta “Ape sociale”, che potrà riguardare disoccupati, invalidi, o persone con familiari disabili a carico, che abbiano versato contributi per almeno 30 anni.

 

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Previsionari è il progetto di AXA MPS per parlare di previdenza complementare in modo semplice e diretto. Il Wiki della previdenza è uno degli strumenti disponibili sul sito. Realizzato grazie alla collaborazione di numerosi esperti – professori universitari, giornalisti e professionisti del settore – offre la possibilità di comprendere i temi legati alla previdenza, per renderla fruibile a tutti.

“Grey power”: come vivere bene in pensione

Gli anziani in Italia sono (secondo i dati aggiornati alla fine del 2015) 13,2 milioni, e altri 3 milioni se ne aggiungeranno nei prossimi 15 anni. Ma chi sono gli ultra 65enni? Come vivono? Quanto somigliano ai vecchi cliché? In realtà molto poco, e sempre meno, stando ad alcune delle più recenti e approfondite indagini dedicate dal Censis ai “longevi”.

Lavorano, si divertono, consumano, progettano, aiutano figli e nipoti. Ma si preoccupano anche di sé e della propria salute, e non rinunciano ai sogni nel cassetto, come quello di fare un viaggio esotico o di pubblicare un romanzo. I dati raccontano vite piene, gioiose, fatte di relazioni e impegni, tanto che l'84,5% degli anziani valuta positivamente la propria vita.

Più anziani, più ricchi
Secondo la ricerca pubblicata dal Censis nel 20141, la ricchezza delle famiglie anziane, in 20 anni è cresciuta del 117,8%, più del doppio di quella del totale delle famiglie italiane (+56,8%), e vale in media 273mila euro.

Nel 1991 gli anziani detenevano il 19,3% della ricchezza familiare netta totale in Italia, nel 2002 la percentuale era diventata il 28,4%, oggi è salita al 34,2%. Negli anni si è avuto dunque un considerevole spostamento della ricchezza verso le fasce più anziane della popolazione.

Il 79,6% delle famiglie anziane (rispetto al 71,6% del totale delle famiglie italiane) possiede inoltre almeno un immobile tra abitazione principale, seconda casa, cantina, box, ecc.

Le pensioni costituiscono solo il 64,3% del reddito familiare degli anziani, il resto è dato da redditi da capitale (27,6%) e da lavoro dipendente o derivanti dalla libera professione (8,1%).

Voglia di lavorare
Sì, perché sono molti gli anziani che hanno ancora voglia di lavorare, e non solo per disporre di una quota di reddito aggiuntiva. Sono 3,2 milioni quelli che attualmente lavorano, regolarmente o di tanto in tanto. E nei prossimi anni altri 225 mila si preparano a cercare lavoro e 407 mila intendono avviare un'attività autonoma: 230 mila un'attività artigiana, 229 mila un'attività professionale e 178 mila vogliono puntare su un'attività commerciale.

Continua a lavorare in tarda età soprattutto chi ha un alto titolo di studio ed elevate competenze. Lavorano il 36,6% degli anziani laureati (di cui il 14,2% con continuità), il 28,6% dei diplomati (il 9,3% con continuità), il 25,8% di quelli con la licenza media (il 7,3% con continuità) e il 14,7% di quelli con la licenza elementare (il 6,3% con continuità).

Chi più (anni) ha, più spende
E a maggiori disponibilità economiche corrispondono anche maggiori consumi. Un’altra indagine del Censis2 rivela come negli anni della crisi (2009-2014) gli anziani che vivono soli abbiano aumentato la spesa per consumi del 4,7% in termini reali, mentre quella dei millennials single andava a picco (-12,4%), così come la spesa media delle famiglie italiane nell'insieme (-11,8%).

Così per la prima volta la spesa per consumi delle coppie con un capofamiglia anziano (di 65 anni e oltre) ha superato, e non di poco, circa 1.200 euro l'anno in più, quella delle coppie con a capo un giovane di 18-34 anni.

Spendere in salute
Ogni anno gli ultra 65enni spendono 13 miliardi di euro, di tasca propria, per la loro salute, per far fronte con risorse proprie a bisogni non coperti dal welfare pubblico. Una cifra che corrisponde a quasi il 40% della spesa sanitaria privata totale degli italiani, anche se gli anziani rappresentano poco più del 20% della popolazione complessiva.

3,3 milioni di anziani spendono 2,7 miliardi di euro l'anno per attività formative proprie o di membri della famiglia (magari un corso di inglese o di violino per un nipote), a cui si aggiungono altri 960 milioni di euro per attività sportive per sé o i propri familiari. In totale, sono 7 milioni gli anziani che contribuiscono con i propri soldi al benessere della famiglia, di figli o nipoti, anche finanziando consumi altrui.

Welfare “fai da te”
Il sostegno degli anziani alla famiglia non si ferma però al lato economico. Gli anziani, sottolinea il Censis, “sono primattori del welfare «fai da te», quello che tiene insieme le nostre comunità e che ha ammortizzato gli impatti sociali della crisi”.

9 milioni di longevi si prendono cura dei nipoti, 7 milioni contribuiscono al sostegno delle famiglie dei figli (di cui 1,5 milioni regolarmente, attivando un flusso redistributivo di risorse pari a 5,4 miliardi di euro all'anno), 4,7 milioni (972mila regolarmente) danno assistenza ad altri anziani bisognosi o non autosufficienti.

Il tempo libero
Anche da questo punto di vista la ricerca del Censis, ricca di cifre, conferma l’immagine di persone attive, con molti interessi e dinamiche degli ultra 65enni italiani: 6,6 milioni sono gli anziani che vanno abitualmente a mangiare in ristoranti e trattorie, e pochi di meno, 6 milioni, frequentano cinema, teatri e musei. Più di 3 milioni viaggiano all'estero, e 2,8 milioni frequentano scuole di ballo e balere. Guidano più o meno regolarmente l'auto circa 7 milioni di longevi, mentre sono 410 mila coloro che per i loro spostamenti usano abitualmente la bicicletta.

Sempre più connessi
Tra le attività del tempo libero, cresce lo spazio dedicato alla tecnologia. 1,5 milioni di persone di 65-80 anni navigano abitualmente sul web.

Certo, rispetto alle giovani generazioni il gap digitale è forte, ma gli over 65 che navigano in rete sono il 31,3% del totale3. Il 16,2% usa uno smartphone, e il 16,3% ha un account su Facebook, mentre Twitter ha fatto breccia appena nell’1,7% del totale. Più di uno su dieci (11,2%) usa YouTube, e un po’ più elevata (13,8%) è la quota di coloro che consulta i siti web di informazione.

Sogni nel cassetto
In tutto questo, gli over 65 hanno anche il tempo di sognare: il 58,6% confessa che il suo sogno nel cassetto è fare un viaggio esotico; il 27,9% vorrebbe imparare una lingua straniera, il 18,9% dedicarsi alla pittura e il 18% pubblicare un romanzo.

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Note
1 Longevi e non autosufficienti in Italia: il piano della cultura sociale collettiva, Censis, 2014, in collaborazione con Fondazione Generali.
2 Il buon valore della longevità. Dagli scenari alle soluzioni, Censis, 2015.
3 I media tra élite e popolo, 13° Rapporto Censis sulla comunicazione, 2016.

 

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