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  Premi per ascoltare l'articolo! I certificati si caratterizzano per la presenza di diverse combinazioni di opzioni in un solo strumento, oltre a un sottostante prescelto. Ecco le principali variabili da tenere d’occhio per investire con successo Ciò che caratterizza fortemente i certificati di investimento è la presenza, in un singolo strumento, di diverse combinazioni di opzioni, compresa la dinamica del sottostante prescelto. Alcuni certificati possono avere, ad esempio, una ‘barriera’ che indica a quale livello raggiunto dal sottostante viene meno la copertura del capitale, la partecipazione al rialzo oppure al ribasso o la possibilità di conseguire il bonus. Quanto al Bonus, che caratterizza una classe di certificati molto diffusi, si tratta del valore percentuale che definisce il rimborso minimo del titolo a scadenza, qualora il sottostante non oltrepassi il livello barriera nelle date di osservazione che sono state prestabilite. Il controllo delle variabili Come si vede dai pochi esempi riferiti, la complessità dello strumento comporta la necessità di un rigoroso controllo su una serie di variabili che entrano in gioco e che influiscono fatalmente sui risultati dell’investimento. Ancora qualche esempio: se un investitore punta al mantenimento del titolo acquistato fino alla sua naturale scadenza, la variabile da monitorare strettamente è l’andamento del sottostante, al rialzo e al ribasso. Se il certificato prescelto prevede barriere e rimborsi anticipati, sarà determinante invece l’andamento del prezzo del sottostante dall’emissione alla scadenza definita. A delineare il rendimento a scadenza, nel caso si sia investito in un ‘Bonus’ sarà poi l’eventualità che il prezzo del sottostante abbia superato o meno la barriera. Anche l’orizzonte temporale scelto dall’investitore rispetto alla durata del certificato presuppone un’esposizione del titolo ad una serie di variabili che vanno dalla volatilità del sottostante alle dinamiche dei tassi di interesse, fino ai dividendi attesi e alle variazioni delle valute in cui sono espressi i sottostanti. Il fattore tempo Di solito i certificati possiedono una durata prestabilita, ad eccezione dei cosiddetti Benchmark “open end”. L’avvicinarsi della scadenza del titolo può causare, a seconda dello strumento e del livello del sottostante, una riduzione del valore del certificato oppure un suo apprezzamento. Generalmente il passare del tempo produce una riduzione del prezzo di un’opzione acquistata (effetto Teta), cosa che pone in sofferenza il certificato soprattutto se la direzione del sottostante è opposta rispetto alle aspettative al momento dell’acquisto. Ecco che la presenza di barriere oppure di limiti all’apprezzamento (il cosiddetto cap, ovvero la percentuale massima di un investimento che viene restituita alla scadenza, in caso di rialzo del sottostante) all’interno dei vari strumenti consente di essere esposti positivamente al passare del tempo. Affrontare la volatilità del sottostante E’ questa una variabile importante, che può essere misurata ex post, calcolando la deviazione standard dei rendimenti giornalieri rilevati nel passato oppure attraverso la rilevazione di quella attesa dal mercato in un determinato orizzonte temporale attraverso quella incorporata nel prezzo delle opzioni quotate nei mercati ufficiali. Si possono comunque adottare altri metodi per tenere monitorata la volatilità dei certificates e per chi è più esperto di analisi tecnica che di statistica suggeriamo di utilizzare il metodo dell’ Average True Range (ATG) o le bande di Bolliger. Per l’investitore che ha acquistato opzioni “plain vanilla” (cioè di tipo standard) la volatilità è una variabile con una connotazione positiva. Per chi punta su certificati privi di barriere e cap (cioè limiti di rendimento), l’aumento della volatilità di mercato produce un incremento del valore dello strumento prescelto, in quanto, in questo caso, l’investitore ha acquistato volatilità. Se il certificato invece ha barriere, lo scenario cambia perché il crescere della volatilità aumenta la probabilità di raggiungere i livelli delle barriere stesse e, quindi, di perdere la protezione del capitale prevista all’emissione, nel caso le barriere siano previste inferiori allo strike price iniziale. Di norma l’aumento della volatilità del sottostante provoca una riduzione del valore del certificato, viceversa il calo produce un rialzo dei valori di mercato di questi certificati. Vedi gli articoli precedenti: Capire gli strumenti Il mercato e le negoziazioni

I certificati si caratterizzano per la presenza di diverse combinazioni di opzioni in un solo strumento, oltre a un sottostante prescelto. Ecco le principali variabili da tenere d’occhio per investire con successo

Ciò che caratterizza fortemente i certificati di investimento è la presenza, in un singolo strumento, di diverse combinazioni di opzioni, compresa la dinamica del sottostante prescelto.
Alcuni certificati possono avere, ad esempio, una ‘barriera’ che indica a quale livello raggiunto dal sottostante viene meno la copertura del capitale, la partecipazione al rialzo oppure al ribasso o la possibilità di conseguire il bonus.
Quanto al Bonus, che caratterizza una classe di certificati molto diffusi, si tratta del valore percentuale che definisce il rimborso minimo del titolo a scadenza, qualora il sottostante non oltrepassi il livello barriera nelle date di osservazione che sono state prestabilite.

Il controllo delle variabili
Come si vede dai pochi esempi riferiti, la complessità dello strumento comporta la necessità di un rigoroso controllo su una serie di variabili che entrano in gioco e che influiscono fatalmente sui risultati dell’investimento.
Ancora qualche esempio: se un investitore punta al mantenimento del titolo acquistato fino alla sua naturale scadenza, la variabile da monitorare strettamente è l’andamento del sottostante, al rialzo e al ribasso.
Se il certificato prescelto prevede barriere e rimborsi anticipati, sarà determinante invece l’andamento del prezzo del sottostante dall’emissione alla scadenza definita.
A delineare il rendimento a scadenza, nel caso si sia investito in un ‘Bonus’ sarà poi l’eventualità che il prezzo del sottostante abbia superato o meno la barriera.
Anche l’orizzonte temporale scelto dall’investitore rispetto alla durata del certificato presuppone un’esposizione del titolo ad una serie di variabili che vanno dalla volatilità del sottostante alle dinamiche dei tassi di interesse, fino ai dividendi attesi e alle variazioni delle valute in cui sono espressi i sottostanti.

Il fattore tempo
Di solito i certificati possiedono una durata prestabilita, ad eccezione dei cosiddetti Benchmark “open end”.
L’avvicinarsi della scadenza del titolo può causare, a seconda dello strumento e del livello del sottostante, una riduzione del valore del certificato oppure un suo apprezzamento. Generalmente il passare del tempo produce una riduzione del prezzo di un’opzione acquistata (effetto Teta), cosa che pone in sofferenza il certificato soprattutto se la direzione del sottostante è opposta rispetto alle aspettative al momento dell’acquisto.
Ecco che la presenza di barriere oppure di limiti all’apprezzamento (il cosiddetto cap, ovvero la percentuale massima di un investimento che viene restituita alla scadenza, in caso di rialzo del sottostante) all’interno dei vari strumenti consente di essere esposti positivamente al passare del tempo.

Affrontare la volatilità del sottostante
E’ questa una variabile importante, che può essere misurata ex post, calcolando la deviazione standard dei rendimenti giornalieri rilevati nel passato oppure attraverso la rilevazione di quella attesa dal mercato in un determinato orizzonte temporale attraverso quella incorporata nel prezzo delle opzioni quotate nei mercati ufficiali.
Si possono comunque adottare altri metodi per tenere monitorata la volatilità dei certificates e per chi è più esperto di analisi tecnica che di statistica suggeriamo di utilizzare il metodo dell’ Average True Range (ATG) o le bande di Bolliger.
Per l’investitore che ha acquistato opzioni “plain vanilla” (cioè di tipo standard) la volatilità è una variabile con una connotazione positiva. Per chi punta su certificati privi di barriere e cap (cioè limiti di rendimento), l’aumento della volatilità di mercato produce un incremento del valore dello strumento prescelto, in quanto, in questo caso, l’investitore ha acquistato volatilità.
Se il certificato invece ha barriere, lo scenario cambia perché il crescere della volatilità aumenta la probabilità di raggiungere i livelli delle barriere stesse e, quindi, di perdere la protezione del capitale prevista all’emissione, nel caso le barriere siano previste inferiori allo strike price iniziale.
Di norma l’aumento della volatilità del sottostante provoca una riduzione del valore del certificato, viceversa il calo produce un rialzo dei valori di mercato di questi certificati.

Vedi gli articoli precedenti:
Capire gli strumenti
Il mercato e le negoziazioni

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