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  Premi per ascoltare l'articolo! Lorenzo Codogno, professore alla London School of Economics and Political Science, in un recente incontro organizzato da EuroTlx, ha individuato diversi fattori che condizioneranno i mercati il prossimo anno. Rischi geopolitici particolarmente elevati Negli ultimi decenni non ci sono mai stati così tanti focolai di potenziali tensioni politiche. In primis, il presidente USA Trump che, con la sua politica, mette in discussione patti multilaterali e con conseguenti uscite da molti accordi internazionali. La Corea del Nord, con una politica estera suscettibile degli stati d’animo di Trump e Kim Jong-Un con l’impossibilità quindi di prevedere le successive decisioni di Cina e Russia. Il Medio Oriente è sempre stato centro di tensioni e di instabilità ma, mai come ora, in così tante nazioni ci sono conflitti aperti (Siria, Yemen, …) a cui si aggiungono le tensioni tra Iran e Stati Uniti, e l’equilibrio instabile nella regione del Golfo. Infine, l ‘Europa dove Brexit e Catalunya possono aggiungere ulteriori tensioni. Tutti questi elementi, nonostante ci si trovi in una situazione di crescita mondiale positiva, potrebbero portare ad un cambio repentino dell’orientamento dei mercati. Nel caso in cui si avverassero condizioni negative si creerebbe un paradosso: gli investitori punterebbero sul dollaro come valuta rifugio nonostante Trump sia la causa della maggior parte dei problemi mondiali. Negoziato per la governance europea In Europa si sta aprendo una grande stagione di riforme e di opportunità, a seguito del risultato delle elezioni francesi e di quelle tedesche ed in considerazione del fatto che, tradizionalmente, la Comunità Europa ha fatto passi in avanti grazie a questi 2 paesi. Da gennaio 2018 assisteremo a un grande negoziato che toccherà tantissimi temi partendo dalla elezione del nuovo presidente della BCE.Sarano inoltre in agenda la discussione di altri due grandi temi, da tempo presenti nelle discussioni: i limiti nei portafogli delle banche dei titoli sovrani del paese di residenza (Bank union) e le assicurazioni sui depositi. Temi, che tra l’altro, porterebbero ad una maggiore tutela dei correntisti e scongiurerebbero rischi sistemici. La Germania ha inoltre dichiarato di essere a favore di una ristrutturazione automatica del debito sovrano nel caso in cui una nazione chiedesse un aiuto ovviamente supportato dalla presentazione di un programma.Adotterebbe, così, un approccio intergovernativo all’integrazione europea che porterebbe ad un indebolimento delle istituzioni EU a favore di una governance meno politicizzata, espandendo le responsabilità dell’ESM (European Stability Mechanism) fino a portarlo ad essere, a tutti gli effetti, il “Fondo Monetario Europeo”. Sempre secondo i tedeschi l’ESM potrebbe assumere così le caratteristiche di una “rating agency” che monitorerebbe i conti pubblici dei paesi dell’unione in modo neutrale e segnalerebbe ai mercati finanziari le varie anomalie con l’obiettivo di ristabilire una “disciplina di mercato” che fino ad ora non ha funzionato egregiamente. Crescita globale solida e ben distribuita C’è stato un grande rallentamento della crescita mondiale accompagnato da un ancora più marcato rallentamento dell’inflazione. Non è ancora chiaro quali siano le forze che guidano questo percorso di crescita e inflazione molto bassa ma nonostante questo rallentamento strutturale stiamo assistendo ad una forte ripresa ciclica (crescita della produzione industriale e del commercio mondiale). Il dato positivo è che questa ripresa si sta allargando a tanti paesi ed è molto ben distribuita: non solo Stati Uniti, ma anche Europa (che ha sorpreso in positivo), Cina (che ha avuto una spinta verso l’alto grazie investimenti in infrastrutture), e paesi emergenti (Russia, Brasile, …). La crescita mondiale quindi è solida, ben distribuita di conseguenza è molto difficile che nel breve periodo ci possano presentare rischi di rallentamento o crollo improvviso. Banche centrali hanno perso la bussola Anche se alcuni teorizzano che le banche centrali siano cadute nella “trappola del debito”, cioè aver lasciato che il debito salisse fino al punto in cui non sono più in grado di alzare i tassi, secondo Lorenzo Codogno le banche centrali guarderanno meno alle attese di inflazione, saranno sempre meno focalizzazione sui modelli storici ma saranno concentrate sui dati e sul momentum.Nonostante la crescita, nonostante che in alcune nazioni (Stati Uniti e Germania) c’è piena occupazione, assistiamo al fatto che non viene generata inflazione. Il debito, pubblico e privato, è cresciuto anche durante la crisi, i tassi hanno continuato a scendere fino ad un punto tale da non consentire più alle banche centrali di rialzarli. La FED, secondo Codogno, andrà molto lentamente nel ridurre il proprio bilancio, e nonostante il consensus preveda ancora un rialzo dei tassi per quest’anno, per il prossimo anno occorre prudenza nelle previsioni in quanto il mercato ha sempre regolarmente sovrastimato le manovre e in più la FED dovrà rinnovare molti membri del FOMC (Federal Open Market Committee). Europa: verso la riduzione del quantitative easingNonostante la ripresa sia “sincronizzata”, ci sono differenze per quanto riguarda la “capacità produttiva inutilizzata”. La Germania, ad esempio, è in piena capacità produttiva mentre altri paesi, come l’Italia, sono in ritardo; questo comporta che la BCE, guardando la media del dato a livello europeo potrebbe trovarsi costretta ad alzare i tassi creando problemi ai Paesi rimasti indietro. Probabilmente da gennaio la BCE annuncerà una riduzione degli acquisti netti di titoli e ci vorrà un anno intero per portare questi acquisti a zero, per poi solo nel 2019 procederà nel percorso di normalizzazione sui tassi dei depositi e procedere infine ad un rialzo dei tassi. Italia: una crescita rallenatata L’Italia ha perso 10 punti percentuali di PIL rispetto all’area Euro durante la crisi, se guardiamo gli investimenti i punti persi diventano 20. Ma per Lorenzo Codogno ci sono buone prospettive legate a una bella ripresa (il terzo trimestre, sulla base dei primi dati sarà un ottimo periodo), al recupero del mercato del lavoro, alla ripartenza della fiducia (che fino alle elezioni difficilmente verrà intaccata), alla graduale risoluzione del problema dei NPL (Non Performing Loans) soprattutto grazie a grandi operazioni che hanno ridotto lo stock di crediti deteriorati, alla inversione del trend del mercato delle abitazioni. Rimane solo il problema del sistema bancario che non sta offrendo sufficiente credito all’economia, rallentando così il processo di crescita che il nostro Paese ha intrapreso.


Lorenzo Codogno, professore alla London School of Economics and Political Science, in un recente incontro organizzato da EuroTlx, ha individuato diversi fattori che condizioneranno i mercati il prossimo anno.

Rischi geopolitici particolarmente elevati

Negli ultimi decenni non ci sono mai stati così tanti focolai di potenziali tensioni politiche. In primis, il presidente USA Trump che, con la sua politica, mette in discussione patti multilaterali e con conseguenti uscite da molti accordi internazionali.
La Corea del Nord, con una politica estera suscettibile degli stati d’animo di Trump e Kim Jong-Un con l’impossibilità quindi di prevedere le successive decisioni di Cina e Russia.
Il Medio Oriente è sempre stato centro di tensioni e di instabilità ma, mai come ora, in così tante nazioni ci sono conflitti aperti (Siria, Yemen, …) a cui si aggiungono le tensioni tra Iran e Stati Uniti, e l’equilibrio instabile nella regione del Golfo.
Infine, l ‘Europa dove Brexit e Catalunya possono aggiungere ulteriori tensioni.

Tutti questi elementi, nonostante ci si trovi in una situazione di crescita mondiale positiva, potrebbero portare ad un cambio repentino dell’orientamento dei mercati.
Nel caso in cui si avverassero condizioni negative si creerebbe un paradosso: gli investitori punterebbero sul dollaro come valuta rifugio nonostante Trump sia la causa della maggior parte dei problemi mondiali.

Negoziato per la governance europea

In Europa si sta aprendo una grande stagione di riforme e di opportunità, a seguito del risultato delle elezioni francesi e di quelle tedesche ed in considerazione del fatto che, tradizionalmente, la Comunità Europa ha fatto passi in avanti grazie a questi 2 paesi.
Da gennaio 2018 assisteremo a un grande negoziato che toccherà tantissimi temi partendo dalla elezione del nuovo presidente della BCE.
Sarano inoltre in agenda la discussione di altri due grandi temi, da tempo presenti nelle discussioni: i limiti nei portafogli delle banche dei titoli sovrani del paese di residenza (Bank union) e le assicurazioni sui depositi. Temi, che tra l’altro, porterebbero ad una maggiore tutela dei correntisti e scongiurerebbero rischi sistemici.

La Germania ha inoltre dichiarato di essere a favore di una ristrutturazione automatica del debito sovrano nel caso in cui una nazione chiedesse un aiuto ovviamente supportato dalla presentazione di un programma.
Adotterebbe, così, un approccio intergovernativo all’integrazione europea che porterebbe ad un indebolimento delle istituzioni EU a favore di una governance meno politicizzata, espandendo le responsabilità dell’ESM (European Stability Mechanism) fino a portarlo ad essere, a tutti gli effetti, il “Fondo Monetario Europeo”. Sempre secondo i tedeschi l’ESM potrebbe assumere così le caratteristiche di una “rating agency” che monitorerebbe i conti pubblici dei paesi dell’unione in modo neutrale e segnalerebbe ai mercati finanziari le varie anomalie con l’obiettivo di ristabilire una “disciplina di mercato” che fino ad ora non ha funzionato egregiamente.

Crescita globale solida e ben distribuita

C’è stato un grande rallentamento della crescita mondiale accompagnato da un ancora più marcato rallentamento dell’inflazione. Non è ancora chiaro quali siano le forze che guidano questo percorso di crescita e inflazione molto bassa ma nonostante questo rallentamento strutturale stiamo assistendo ad una forte ripresa ciclica (crescita della produzione industriale e del commercio mondiale). Il dato positivo è che questa ripresa si sta allargando a tanti paesi ed è molto ben distribuita: non solo Stati Uniti, ma anche Europa (che ha sorpreso in positivo), Cina (che ha avuto una spinta verso l’alto grazie investimenti in infrastrutture), e paesi emergenti (Russia, Brasile, …).

La crescita mondiale quindi è solida, ben distribuita di conseguenza è molto difficile che nel breve periodo ci possano presentare rischi di rallentamento o crollo improvviso.

Banche centrali hanno perso la bussola

Anche se alcuni teorizzano che le banche centrali siano cadute nella “trappola del debito”, cioè aver lasciato che il debito salisse fino al punto in cui non sono più in grado di alzare i tassi, secondo Lorenzo Codogno le banche centrali guarderanno meno alle attese di inflazione, saranno sempre meno focalizzazione sui modelli storici ma saranno concentrate sui dati e sul momentum.
Nonostante la crescita, nonostante che in alcune nazioni (Stati Uniti e Germania) c’è piena occupazione, assistiamo al fatto che non viene generata inflazione. Il debito, pubblico e privato, è cresciuto anche durante la crisi, i tassi hanno continuato a scendere fino ad un punto tale da non consentire più alle banche centrali di rialzarli.

La FED, secondo Codogno, andrà molto lentamente nel ridurre il proprio bilancio, e nonostante il consensus preveda ancora un rialzo dei tassi per quest’anno, per il prossimo anno occorre prudenza nelle previsioni in quanto il mercato ha sempre regolarmente sovrastimato le manovre e in più la FED dovrà rinnovare molti membri del FOMC (Federal Open Market Committee).

Europa: verso la riduzione del quantitative easing
Nonostante la ripresa sia “sincronizzata”, ci sono differenze per quanto riguarda la “capacità produttiva inutilizzata”. La Germania, ad esempio, è in piena capacità produttiva mentre altri paesi, come l’Italia, sono in ritardo; questo comporta che la BCE, guardando la media del dato a livello europeo potrebbe trovarsi costretta ad alzare i tassi creando problemi ai Paesi rimasti indietro.

Probabilmente da gennaio la BCE annuncerà una riduzione degli acquisti netti di titoli e ci vorrà un anno intero per portare questi acquisti a zero, per poi solo nel 2019 procederà nel percorso di normalizzazione sui tassi dei depositi e procedere infine ad un rialzo dei tassi.

Italia: una crescita rallenatata

L’Italia ha perso 10 punti percentuali di PIL rispetto all’area Euro durante la crisi, se guardiamo gli investimenti i punti persi diventano 20. Ma per Lorenzo Codogno ci sono buone prospettive legate a una bella ripresa (il terzo trimestre, sulla base dei primi dati sarà un ottimo periodo), al recupero del mercato del lavoro, alla ripartenza della fiducia (che fino alle elezioni difficilmente verrà intaccata), alla graduale risoluzione del problema dei NPL (Non Performing Loans) soprattutto grazie a grandi operazioni che hanno ridotto lo stock di crediti deteriorati, alla inversione del trend del mercato delle abitazioni.

Rimane solo il problema del sistema bancario che non sta offrendo sufficiente credito all’economia, rallentando così il processo di crescita che il nostro Paese ha intrapreso.

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