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  Premi per ascoltare l'articolo! Ottobre è stato un mese difficile per gli investitori: tutte le asset class sono state messe sotto pressione e pochi mercati sono stati in grado di fornire riparo dalle turbolenze in atto. Il credito investment grade (IG) ha mostrato una buona tenuta a fronte della debolezza espressa a ottobre dai mercati azionari e ha sovraperformato su base ponderata per il beta. Curiosamente i periodi di maggior debolezza del mercato azionario sono stati quasi sempre preannunciati da ampliamenti degli spread; tuttavia non c’è modo di sapere con sicurezza se lampliamento già registrato nel 2018 possa essere il precursore di una tendenza ribassista ben più marcata. Per il futuro propendiamo per un posizionamento neutrale/difensivo sulla scia delle aspettative che gli spread possano continuare ad ampliarsi in un contesto di rallentamento della crescita globale e di leva finanziaria delle imprese sempre a livelli elevati. Continuiamo a prediligere il mercato europeo, dove le valutazioni sono migliorate nella misura in cui offrono un’interessante alternativa alle controparti in USD, sia in termini di rendimento coperto sia in termini di rapporto spread-rendimento governativo. Ora che la fine del programma di acquisto di titoli corporate della BCE risulta quasi del tutto scontata, un contesto benigno sul fronte dei tassi di riferimento e una crescita costante dovrebbero stabilizzare i mercati creditizi europei nel prossimo anno. Nonostante il nostro ottimismo a livello cross-market, riteniamo che i rischi siano più orientati verso un modesto ampliamento degli spread. Negli Stati Uniti, la stagione di pubblicazione degli utili è stata in larga parte positiva ma ha anche evidenziato un rallentamento della crescita dei ricavi. Ci aspettiamo un deterioramento dei fondamentali nei prossimi dodici mesi a fronte del rallentamento della crescita statunitense e dei margini di profitto messi a dura prova dall’incremento dei salari, dal rafforzamento del dollaro USA e dai nuovi dazi doganali. Nonostante nel 2018 molti commentatori si siano concentrati sull’eccesso di emissioni BBB e sul rischio per l’high yield e i mercati IG nel loro complesso, ottobre ci ha ricordato senza mezze misure il rischio rappresentato dagli emittenti con rating A. Da GE, con il suo declassamento di due notch da parte di S&P a BBB+, ad Anheuser-Busch InBev, inclusa da Moody’s nella lista degli emittenti passibili di declassamento (attualmente A3), queste enormi strutture di capitale rischiano di ingrossare un universo BBB già affollato. In Asia, il rallentamento dei dati sull’economia cinese e i mercati azionari hanno portato i mercati del credito asiatico a operare con cautela, influenzati soprattutto dai settori immobiliare e tecnologico. Con gli spread superiori a 150pb e le tendenze di deleveraging a pieno ritmo, siamo ottimisti sull’IG asiatico – un’opinione ulteriormente rafforzata da fattori tecnici. Il possibile mantenimento degli incentivi dovrebbe arginare la discesa del debito asiatico, mentre ravvisiamo segnali di stabilizzazione della domanda locale, soprattutto tra le istituzioni asiatiche, grazie a un certo contenimento dei costi di copertura. Andrea Iannelli - Investment Director - Fidelity International

Ottobre è stato un mese difficile per gli investitori: tutte le asset class sono state messe sotto pressione e pochi mercati sono stati in grado di fornire riparo dalle turbolenze in atto.

Il credito investment grade (IG) ha mostrato una buona tenuta a fronte della debolezza espressa a ottobre dai mercati azionari e ha sovraperformato su base ponderata per il beta. Curiosamente i periodi di maggior debolezza del mercato azionario sono stati quasi sempre preannunciati da ampliamenti degli spread; tuttavia non c’è modo di sapere con sicurezza se l'ampliamento già registrato nel 2018 possa essere il precursore di una tendenza ribassista ben più marcata. Per il futuro propendiamo per un posizionamento neutrale/difensivo sulla scia delle aspettative che gli spread possano continuare ad ampliarsi in un contesto di rallentamento della crescita globale e di leva finanziaria delle imprese sempre a livelli elevati.

Continuiamo a prediligere il mercato europeo, dove le valutazioni sono migliorate nella misura in cui offrono un’interessante alternativa alle controparti in USD, sia in termini di rendimento coperto sia in termini di rapporto spread-rendimento governativo. Ora che la fine del programma di acquisto di titoli corporate della BCE risulta quasi del tutto scontata, un contesto benigno sul fronte dei tassi di riferimento e una crescita costante dovrebbero stabilizzare i mercati creditizi europei nel prossimo anno. Nonostante il nostro ottimismo a livello cross-market, riteniamo che i rischi siano più orientati verso un modesto ampliamento degli spread.

Negli Stati Uniti, la stagione di pubblicazione degli utili è stata in larga parte positiva ma ha anche evidenziato un rallentamento della crescita dei ricavi. Ci aspettiamo un deterioramento dei fondamentali nei prossimi dodici mesi a fronte del rallentamento della crescita statunitense e dei margini di profitto messi a dura prova dall’incremento dei salari, dal rafforzamento del dollaro USA e dai nuovi dazi doganali. Nonostante nel 2018 molti commentatori si siano concentrati sull’eccesso di emissioni BBB e sul rischio per l’high yield e i mercati IG nel loro complesso, ottobre ci ha ricordato senza mezze misure il rischio rappresentato dagli emittenti con rating A. Da GE, con il suo declassamento di due notch da parte di S&P a BBB+, ad Anheuser-Busch InBev, inclusa da Moody’s nella lista degli emittenti passibili di declassamento (attualmente A3), queste enormi strutture di capitale rischiano di ingrossare un universo BBB già affollato.

In Asia, il rallentamento dei dati sull’economia cinese e i mercati azionari hanno portato i mercati del credito asiatico a operare con cautela, influenzati soprattutto dai settori immobiliare e tecnologico. Con gli spread superiori a 150pb e le tendenze di deleveraging a pieno ritmo, siamo ottimisti sull’IG asiatico – un’opinione ulteriormente rafforzata da fattori tecnici. Il possibile mantenimento degli incentivi dovrebbe arginare la discesa del debito asiatico, mentre ravvisiamo segnali di stabilizzazione della domanda locale, soprattutto tra le istituzioni asiatiche, grazie a un certo contenimento dei costi di copertura.


Andrea Iannelli - Investment Director - Fidelity International

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