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  Premi per ascoltare l'articolo! I mercati stanno scontando una probabilità del 98% che la Federal Reserve aumenti i tassi la settimana prossima, ma, secondo Nick Peters gestore Multi Asset di Fidelity International, il punto più rilevante in questo momento è capire quanti aumenti si possono attendere per il prossimo anno. Alla fine dell’anno scorso, i mercati stavano scontando una probabilità del 17% per tre aumenti (poi effettivamente avvenuti), mentre la convinzione più diffusa era che i rialzi sarebbero stati solo uno o due. A un anno di distanza lo scenario si ripete: la probabilità di tre aumenti dei tassi nel 2018 si colloca appena al di sotto del 20%, mentre quella di uno o due rialzi si attesta a circa il 60%. Sorprende questa posizione nonostante che i dati macroeconomici statunitensi abbiano sorpreso positivamente nel corso degli ultimi mesi, con il nowcast della Fed di Atlanta che prevede una crescita dell’economia statunitense del 3,5% nel quarto trimestre del 2017. “La debolezza dell’inflazione core potrebbe essere uno dei motivi alla base di questo scetticismo, unita ai recenti commenti da parte del nuovo presidente della Fed, Jerome Powell, secondo il quale il basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro farebbe pensare che ci sia un margine di miglioramento prima dellaccelerazione della crescita dei salari e della conseguente spinta al rialzo dell’inflazione”, commenta il gestore di Fidelity. Se i mercati saranno colti di sorpresa dall’inflazione statunitense (come ad esempio nel caso in cui i lavoratori esigessero salari più alti), potremmo vedere un impatto sulla volatilità e sui rendimenti obbligazionari. “Nel posizionare i portafogli rimane quindi essenziale prendere in considerazione non solo gli scenari maggiormente probabili, ma anche i rischi di coda, e per questo motivo nella gestione dei fondi multi asset di Fidelity International adottiamo stringenti misure di analisi e controllo del rischio” conclude Nick Peters.

I mercati stanno scontando una probabilità del 98% che la Federal Reserve aumenti i tassi la settimana prossima, ma, secondo Nick Peters gestore Multi Asset di Fidelity International, il punto più rilevante in questo momento è capire quanti aumenti si possono attendere per il prossimo anno.

Alla fine dell’anno scorso, i mercati stavano scontando una probabilità del 17% per tre aumenti (poi effettivamente avvenuti), mentre la convinzione più diffusa era che i rialzi sarebbero stati solo uno o due.

A un anno di distanza lo scenario si ripete: la probabilità di tre aumenti dei tassi nel 2018 si colloca appena al di sotto del 20%, mentre quella di uno o due rialzi si attesta a circa il 60%.

Sorprende questa posizione nonostante che i dati macroeconomici statunitensi abbiano sorpreso positivamente nel corso degli ultimi mesi, con il nowcast della Fed di Atlanta che prevede una crescita dell’economia statunitense del 3,5% nel quarto trimestre del 2017.

“La debolezza dell’inflazione core potrebbe essere uno dei motivi alla base di questo scetticismo, unita ai recenti commenti da parte del nuovo presidente della Fed, Jerome Powell, secondo il quale il basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro farebbe pensare che ci sia un margine di miglioramento prima dell'accelerazione della crescita dei salari e della conseguente spinta al rialzo dell’inflazione”, commenta il gestore di Fidelity.

Se i mercati saranno colti di sorpresa dall’inflazione statunitense (come ad esempio nel caso in cui i lavoratori esigessero salari più alti), potremmo vedere un impatto sulla volatilità e sui rendimenti obbligazionari. “Nel posizionare i portafogli rimane quindi essenziale prendere in considerazione non solo gli scenari maggiormente probabili, ma anche i rischi di coda, e per questo motivo nella gestione dei fondi multi asset di Fidelity International adottiamo stringenti misure di analisi e controllo del rischio” conclude Nick Peters.

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