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  Premi per ascoltare l'articolo! Come si evolverà, quest’anno, il settore del Fintech e quali cambiamenti produrrà nel mondo? Partiamo da un numero: secondo il provider di statistiche Usa Statista.com, nel 2018 il Fintech sarà la più grande industria dell’economia globale: in servizi di tecnologia finanziaria si investiranno 8 miliardi di dollari. L’82% delle banche yankee e l’86% dei manager interpellati al riguardo dichiarano che nel corso dell’anno potenzieranno la loro spesa per Fintech. Il P2P lending è una parte importante del Fintech e ha un valore disruptive per le banche: si tratta di un settore in crescita galoppante, non solo in Italia, ma in tutto il Vecchio Continente, come abbiamo testimoniato nel post di martedì scorso (qui), ma ci sono almeno altri cinque trend inarrestabili che vale la pena sottolineare. Eccoli, secondo noi. L’ascesa inarrestabile dei Millenials (anche in Italia) Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Fintech & Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen, il 16% degli italiani nel 2017 ha fatto ricorso ad almeno un servizio Fintech. La fetta sale a oltre il 30% se si considerano i soli Millenials, i nati dopo il 1980. Il servizio più usato è stato il Mobile Payment, seguito da mobile wallet, strong authentication, trasferimenti di denaro P2P, trading di criptovalute, chatbot e crowdfunding, robo advisoring. I Millenials iniziano a ridisegnare i confini del futuro di finanza e affini: se il campione totale indica le banche come gestori preferiti dei propri risparmi (per il 67%) e i finanziamenti (57%), ci sono ambiti in cui le banche hanno già perso il proprio primato. Per esempio il Mobile Payment (su cui vincono i siti di e-commerce). Se isoliamo di nuovo il risultato relativo ai soli Millennials il dato per le banche è ancora più sfavorevole, ed esse perdono terreno non solo sui pagamenti mobili ma anche sui finanziamenti e sulla gestione dei risparmi, settori per i quali aumenta il numero di utenti che si rivolgono a società di consulenza e di telefonia. Un campanello d’allarme dovrebbe suonare forte e chiaro per chi fa banca e non innova. La Blockchain Di Bitcoin parlano tutti da almeno un anno, soprattutto nell’ambito di un trading finanziario che ha poco a che fare con il Fintech. Il segreto e la forza sottostante alle monete è quello che si trova sotto, cioè la blockchain, una sorta di libro contabile virtuale condiviso in cui ogni utente registra avere e dare e attraverso cui può inviare denaro o altri beni in maniera immediata e gratis e soprattutto senza servirsi di un intermediario. In questa tecnologia che si presta a usi diversi, dalla sanità, alla finanza, ai prestiti, si annidano inimmaginabili meraviglie tutte ancora da inventare. La BCE guarda alla DLT O per esteso Distributed Ledger Technology, “un database di operazioni distribuito su una rete di numerosi computer, anziché custodito presso un nodo centrale. Di solito tutti i membri della rete possono leggere le informazioni e, a seconda dei permessi di cui dispongono, possono anche aggiungerne.” La definizione è contenuta in un post sul sito della BCE che spiega di interessarsene perché questa tecnologia (basata ancora sulla Blockchain) può contribuire a rendere trasparenti le transazioni all’interno dell’area euro garantendo la protezione dei dati. Il potenziale di questa innovazione potrebbe essere racchiuso in questa stessa affermazione, intanto le banche maggiori ma anche le aziende non finanziarie integrano sempre più la DLT nei loro business e nelle attività di pagamento. Roboadvisor? No, intelligenza artificiale nelle banche (al posto degli sportelli) Il già citato Osservatorio Fintech & Digital Finance ha censito 50 chatbot di istituti finanziari e oltre 110 modelli di robo advisoring nel mondo. Siamo ancora a un livello di sviluppo embrionale, ma secondo questa indagine, molte delle realtà coinvolte intendono lanciare il proprio servizio di supporto alla clientela basato sull’AI nel corso del 2018. L’intelligenza artificiale sarà sempre più presente come strumento per offrire servizi ai clienti finanziari, in un settore che diventa via via più disintermediato. Com’è la situazione in Italia? Sempre secondo l’Osservatorio, la maggior parte delle filiali (l’analisi ha riguardato 50 banche e 15 gruppi bancari) è ancora di tipo tradizionale. Una sparuta minoranza ha installato dei chioschi self-service per svolgere in maniera autonoma operazioni semplici come il versamento degli assegni o il pagamento di F24 e MAV/RAV. Quasi tutte hanno ATM totalmente multifunzione ma, in media, solo il 20% è “evoluto” e accetta versamenti. L’offerta per le PMI è cresciuta e più varia, ma quasi sempre offline. Una strada lunghissima (ma forse ci si è incamminati). Non solo startup Il Fintech non è più appannaggio solo delle startup. Certamente le dinamiche piccole nuove imprese continuano e continueranno ad aprire direzioni e frontiere, promuovendo innovazione e competenze che portano al cambiamento. Ma non sono più le depositarie assolute di questi trend. Assicurazioni, società di consulenza finanziaria, catene di supermercati, telco, e operatori digital come Google, Amazon, Facebook e Apple sono tutti insieme nell’arena. Rendendo il Fintech sempre più mainstream e il mercato vicino alla piena maturità.

Come si evolverà, quest’anno, il settore del Fintech e quali cambiamenti produrrà nel mondo?

Partiamo da un numero: secondo il provider di statistiche Usa Statista.com, nel 2018 il Fintech sarà la più grande industria dell’economia globale: in servizi di tecnologia finanziaria si investiranno 8 miliardi di dollari. L’82% delle banche yankee e l’86% dei manager interpellati al riguardo dichiarano che nel corso dell’anno potenzieranno la loro spesa per Fintech.

Il P2P lending è una parte importante del Fintech e ha un valore disruptive per le banche: si tratta di un settore in crescita galoppante, non solo in Italia, ma in tutto il Vecchio Continente, come abbiamo testimoniato nel post di martedì scorso (qui), ma ci sono almeno altri cinque trend inarrestabili che vale la pena sottolineare. Eccoli, secondo noi.

L’ascesa inarrestabile dei Millenials (anche in Italia)

Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Fintech & Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen, il 16% degli italiani nel 2017 ha fatto ricorso ad almeno un servizio Fintech. La fetta sale a oltre il 30% se si considerano i soli Millenials, i nati dopo il 1980. Il servizio più usato è stato il Mobile Payment, seguito da mobile wallet, strong authentication, trasferimenti di denaro P2P, trading di criptovalute, chatbot e crowdfunding, robo advisoring. I Millenials iniziano a ridisegnare i confini del futuro di finanza e affini: se il campione totale indica le banche come gestori preferiti dei propri risparmi (per il 67%) e i finanziamenti (57%), ci sono ambiti in cui le banche hanno già perso il proprio primato. Per esempio il Mobile Payment (su cui vincono i siti di e-commerce). Se isoliamo di nuovo il risultato relativo ai soli Millennials il dato per le banche è ancora più sfavorevole, ed esse perdono terreno non solo sui pagamenti mobili ma anche sui finanziamenti e sulla gestione dei risparmi, settori per i quali aumenta il numero di utenti che si rivolgono a società di consulenza e di telefonia. Un campanello d’allarme dovrebbe suonare forte e chiaro per chi fa banca e non innova.

La Blockchain

Di Bitcoin parlano tutti da almeno un anno, soprattutto nell’ambito di un trading finanziario che ha poco a che fare con il Fintech. Il segreto e la forza sottostante alle monete è quello che si trova sotto, cioè la blockchain, una sorta di libro contabile virtuale condiviso in cui ogni utente registra avere e dare e attraverso cui può inviare denaro o altri beni in maniera immediata e gratis e soprattutto senza servirsi di un intermediario. In questa tecnologia che si presta a usi diversi, dalla sanità, alla finanza, ai prestiti, si annidano inimmaginabili meraviglie tutte ancora da inventare.

La BCE guarda alla DLT

O per esteso Distributed Ledger Technology, “un database di operazioni distribuito su una rete di numerosi computer, anziché custodito presso un nodo centrale. Di solito tutti i membri della rete possono leggere le informazioni e, a seconda dei permessi di cui dispongono, possono anche aggiungerne.” La definizione è contenuta in un post sul sito della BCE che spiega di interessarsene perché questa tecnologia (basata ancora sulla Blockchain) può contribuire a rendere trasparenti le transazioni all’interno dell’area euro garantendo la protezione dei dati. Il potenziale di questa innovazione potrebbe essere racchiuso in questa stessa affermazione, intanto le banche maggiori ma anche le aziende non finanziarie integrano sempre più la DLT nei loro business e nelle attività di pagamento.

Roboadvisor? No, intelligenza artificiale nelle banche (al posto degli sportelli)

Il già citato Osservatorio Fintech & Digital Finance ha censito 50 chatbot di istituti finanziari e oltre 110 modelli di robo advisoring nel mondo. Siamo ancora a un livello di sviluppo embrionale, ma secondo questa indagine, molte delle realtà coinvolte intendono lanciare il proprio servizio di supporto alla clientela basato sull’AI nel corso del 2018. L’intelligenza artificiale sarà sempre più presente come strumento per offrire servizi ai clienti finanziari, in un settore che diventa via via più disintermediato.

Com’è la situazione in Italia? Sempre secondo l’Osservatorio, la maggior parte delle filiali (l’analisi ha riguardato 50 banche e 15 gruppi bancari) è ancora di tipo tradizionale. Una sparuta minoranza ha installato dei chioschi self-service per svolgere in maniera autonoma operazioni semplici come il versamento degli assegni o il pagamento di F24 e MAV/RAV. Quasi tutte hanno ATM totalmente multifunzione ma, in media, solo il 20% è “evoluto” e accetta versamenti. L’offerta per le PMI è cresciuta e più varia, ma quasi sempre offline. Una strada lunghissima (ma forse ci si è incamminati).

Non solo startup

Il Fintech non è più appannaggio solo delle startup. Certamente le dinamiche piccole nuove imprese continuano e continueranno ad aprire direzioni e frontiere, promuovendo innovazione e competenze che portano al cambiamento. Ma non sono più le depositarie assolute di questi trend. Assicurazioni, società di consulenza finanziaria, catene di supermercati, telco, e operatori digital come Google, Amazon, Facebook e Apple sono tutti insieme nell’arena. Rendendo il Fintech sempre più mainstream e il mercato vicino alla piena maturità.

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