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  Premi per ascoltare l'articolo! “Conformarsi o giustificare”: questo il principio che sempre più definisce il quadro normativo ESG, in particolare in Europa. La regolamentazione sta spingendo le aziende e gli investitori ad assumersi la propria responsabilità nei confronti della società e dei diversi stakeholder. Le aziende sono sempre più obbligate a dare conto dell’implementazione e il rispetto di parametri ambientali, sociali e di governance. In effetti, la direttiva 2014/95/UE disciplina proprio la presentazione dei cosiddetti dati non-finanziari da parte delle principali aziende, che, dal 2018, dovranno essere inclusi nei report annuali. È un peccato tuttavia che la Commissione europea parli di “dati non-finanziari” e non si sia ancora allineata ai trend di mercato, che parlano invece di informazioni extra-finanziarie, riconoscendo l’impatto finanziario ed economico dei dati ESG. In seguito alla suddetta normativa, le aziende con più di 500 dipendenti dovranno pubblicare le loro politiche in termini di protezione ambientale, responsabilità sociale e trattamento dei lavoratori, rispetto dei diritti umani, delle politiche anti-corruzione e della diversità all’interno dei consigli di amministrazione. A tal proposito, potrebbero far riferimento alle raccomandazioni dell’OCSE. Infatti, lo scorso anno, l’OCSE ha pubblicato delle raccomandazioni in merito alla gestione responsabile indirizzate alle multinazionali e agli investitori istituzionali. A giugno 2017, la Commissione ha anche pubblicato delle linee guida rivolte alle aziende. L’obiettivo è incoraggiare le imprese a rendere pubblici i risultati dell’applicazione delle loro politiche sociali ed ambientali. Gli investitori istituzionali devono interfacciarsi con diverse regolamentazioni in quest’ambito. Noi ci riferiamo principalmente alla direttiva IORP II, la quale obbliga gli enti pensionistici aziendali o professionali (fondi pensioni e sistemi pensionistici) a fornire informazioni sull’approccio tenuto riguardo all’integrazione di criteri extra-finanziari. Inoltre, anche la relazione di revisione della direttiva sui diritti degli stakeholder spesso fa riferimento, nei suoi articoli, all’obbligo di integrare e redigere dei report sulla politica di implementazione dei criteri ESG. In aggiunta, la Commissione europea sta ancora investigando sugli obblighi degli investitori istituzionali e dei gestori di fondi in merito alla sostenibilità. Per correttezza e prudenza, gli investitori istituzionali e i gestori di fondi si trovano di fronte ad obblighi fiduciari che esplicitamente includono criteri (ESG) ambientali, sociali e di governance uniti a sostenibilità di lungo periodo. Ophélie Mortier - Responsabile Investimenti Responsabili - Degroof Petercam AM

“Conformarsi o giustificare”: questo il principio che sempre più definisce il quadro normativo ESG, in particolare in Europa. La regolamentazione sta spingendo le aziende e gli investitori ad assumersi la propria responsabilità nei confronti della società e dei diversi stakeholder.

Le aziende sono sempre più obbligate a dare conto dell’implementazione e il rispetto di parametri ambientali, sociali e di governance. In effetti, la direttiva 2014/95/UE disciplina proprio la presentazione dei cosiddetti dati non-finanziari da parte delle principali aziende, che, dal 2018, dovranno essere inclusi nei report annuali.

È un peccato tuttavia che la Commissione europea parli di “dati non-finanziari” e non si sia ancora allineata ai trend di mercato, che parlano invece di informazioni extra-finanziarie, riconoscendo l’impatto finanziario ed economico dei dati ESG. In seguito alla suddetta normativa, le aziende con più di 500 dipendenti dovranno pubblicare le loro politiche in termini di protezione ambientale, responsabilità sociale e trattamento dei lavoratori, rispetto dei diritti umani, delle politiche anti-corruzione e della diversità all’interno dei consigli di amministrazione.

A tal proposito, potrebbero far riferimento alle raccomandazioni dell’OCSE. Infatti, lo scorso anno, l’OCSE ha pubblicato delle raccomandazioni in merito alla gestione responsabile indirizzate alle multinazionali e agli investitori istituzionali. A giugno 2017, la Commissione ha anche pubblicato delle linee guida rivolte alle aziende. L’obiettivo è incoraggiare le imprese a rendere pubblici i risultati dell’applicazione delle loro politiche sociali ed ambientali.

Gli investitori istituzionali devono interfacciarsi con diverse regolamentazioni in quest’ambito. Noi ci riferiamo principalmente alla direttiva IORP II, la quale obbliga gli enti pensionistici aziendali o professionali (fondi pensioni e sistemi pensionistici) a fornire informazioni sull’approccio tenuto riguardo all’integrazione di criteri extra-finanziari. Inoltre, anche la relazione di revisione della direttiva sui diritti degli stakeholder spesso fa riferimento, nei suoi articoli, all’obbligo di integrare e redigere dei report sulla politica di implementazione dei criteri ESG. In aggiunta, la Commissione europea sta ancora investigando sugli obblighi degli investitori istituzionali e dei gestori di fondi in merito alla sostenibilità. Per correttezza e prudenza, gli investitori istituzionali e i gestori di fondi si trovano di fronte ad obblighi fiduciari che esplicitamente includono criteri (ESG) ambientali, sociali e di governance uniti a sostenibilità di lungo periodo.


Ophélie Mortier - Responsabile Investimenti Responsabili - Degroof Petercam AM

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