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  Premi per ascoltare l'articolo! In tema di sostenibilità, i cambiamenti climatici rimangono la principale sfida per l’uomo, con effetto “terremoto” sui modelli di business. Al tempo stesso, laumento delle disuguaglianze costringe ad osservare i vari paesi da una prospettiva top-down, in particolare per chi investe in obbligazioni, mentre la cybersicurezza offre opportunità e rischi di tipo bottom-up. Megatrend n. 1: cambiamento climatico L’Institute for Sustainability Leadership dellUniversità di Cambridge ha cercato di misurare l’impatto teorico di tre diversi scenari per combattere il riscaldamento globale. Lo scenario più ottimista prevede il rapido passaggio da un’economia globale basata sui combustibili fossili a una decarbonizzata, il che richiederebbe enormi investimenti in nuove infrastrutture. Una simile conversione avrebbe costi elevati e produrrebbe un breve periodo di volatilità alta e di crescita lenta. Una relazione pubblicata l’8 ottobre dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite ha ammonito che, probabilmente, il limite massimo di aumento del riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, fissato a +1,5°C entro il 2100, verrà raggiunto già entro il 2030, lasciandoci solo 12 anni per contrastarlo. Il documento avverte anche che, per la vita sulla terra, c’è un’enorme differenza tra un aumento di 1,5 o di 2 gradi. Purtroppo, però, lo scenario più plausibile sembra confermare le tendenze passate, con temperature che, entro il 2100, aumenteranno di 2,0-2,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Il mondo riuscirebbe a ridurre lentamente la propria dipendenza dai combustibili fossili, ma i benefici della nuova economia low-carbon si avvertirebbero solo più avanti nel tempo. Nel terzo scenario, infine, verrebbe data priorità alla crescita, trascurando i rischi legati ai cambiamenti climatici. All’inizio l’economia crescerebbe principalmente in funzione dei combustibili fossili ma poi, a causa del degrado ambientale, dello stress idrico e dellaggravarsi del problema delle risorse, il mercato perderebbe gradualmente fiducia nelle performance future. Lo studio di Cambridge ha ipotizzato l’impatto di questi scenari su quattro tipi di portafoglio: prudente (rischio basso), bilanciato, aggressivo (rischio elevato) e puramente a reddito fisso. Nei primi due scenari, sui mercati sviluppati le performance più deludenti giungerebbero dal settore immobiliare, seguito da materiali di base, edilizia e produzione industriale. A fornire le migliori performance sarebbero invece i trasporti, l’agricoltura e i consumi retail. Naturalmente, nel lungo termine il terzo scenario penalizza soprattutto i rendimenti attesi dei portafogli più rischiosi (più esposti allazionario), mentre quelli puramente a reddito fisso offrono risultati migliori. Megatrend n. 2: aumento delle disuguaglianze Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale, se le diseguaglianze tra i paesi sono diminuite negli ultimi trent’anni, quelle interne ai singoli stati sono aumentate sensibilmente. Non solo: nel periodo in questione le disuguaglianze di reddito sono cresciute nel 53% dei paesi, con un rialzo particolarmente pronunciato sia nelle economie avanzate (specialmente negli USA), sia in alcuni grandi mercati emergenti, tra cui Cina, Russia e India. Il fenomeno pare imputabile a sei fattori. La globalizzazione incrementa la fornitura di manodopera a basso costo attraverso l’integrazione dei mercati emergenti, con conseguente trasferimento dei lavori a bassa retribuzione delle economie avanzate. Il progresso tecnologico ha aumentato ovunque la domanda di manodopera specializzata a scapito di quella non qualificata, mentre lemigrazione ha accresciuto la disponibilità di manodopera nelle economie avanzate. E con il tasso di sindacalizzazione in calo, il potere negoziale dei lavoratori si è fortemente ridotto, rafforzando le pressioni sui salari. Per i più facoltosi, la porzione di potere economico che confluisce negli utili aziendali si è allargata, favorendo chi ha redditi più elevati e basa i propri guadagni sui rendimenti. Nel frattempo, la politica monetaria espansionistica ha portato all’inflazione dei prezzi degli asset, accrescendo le disuguaglianze di ricchezza e innalzando i costi del mercato azionario e residenziale, solitamente in mano a famiglie benestanti. Per gli investitori, i paesi in cui le disuguaglianze aumentano sono a rischio di conflitti sociali e hanno una qualità inferiore del credito sovrano. Le disuguaglianze possono ridurre le prospettive economiche, accrescere la volatilità (e ridurre il valore) dei rendimenti e limitare il numero di investimenti interessanti. Di conseguenza, un approccio strutturato all’integrazione di informazioni ESG specifiche per paese nel processo di investimento potrebbe contribuire a decisioni di investimento più consapevoli. Megatrend n. 3: cybersicurezza La maggiore digitalizzazione della società ha generato un aumento della criminalità informatica, ormai giunta a livelli allarmanti. Secondo una ricerca di Symantec, società specializzata in cybersicurezza, il numero di attacchi ransomware è cresciuto del 36% nel 2017 e una e-mail su 123 è infetta da malware. Nello stesso anno, il 6,5% di chi naviga in Internet è stato vittima di furto d’identità subendo, secondo Javelin Strategy & Research, perdite per 16 miliardi di USD. Se lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi offerti da centinaia di nuovi operatori rende difficile verificare l’effettiva dimensione del mercato globale della cybersicurezza, stimati esperti di previsioni come Gartner e IDC sostengono che il mercato attuale si aggiri intorno agli 80-90 miliardi di USD e sia destinato a superare i 100 miliardi nel 2019. La notizia positiva è che, per i fornitori di soluzioni efficaci, esistono buone opportunità di avviare attività di successo. La concorrenza è feroce e il successo non è garantito, quindi gli investitori devono avvicinarsi al settore assumendo un approccio particolarmente attivo. Un engagement attivo in tema di cybersicurezza da parte di chi investe può inoltre giocare un ruolo fondamentale nellaiutare le società a mitigare la minaccia di attacchi informatici. Costruire un futuro sostenibile In conclusione, cambiamenti climatici, disuguaglianze e cybersicurezza sono solo tre esempi dei molti megatrend che, al momento, stanno trasformando il mondo che ci circonda. Gli sviluppi demografici, il lato oscuro dell’urbanizzazione e la polarizzazione della scena politica sono alcuni degli altri megatrend identificati dal World Economic Forum nel 2018. È responsabilità condivisa di governi, società e investitori di tutto il mondo garantire un futuro sostenibile per le generazioni di oggi e di domani. Questi trend mostrano che la sostenibilità non è più un tema di investimento isolato bensì un fenomeno variegato, il cui habitat supera i confini di un paio di industrie, settori e regioni specifiche. Masja Zandbergen - Responsabile dell’integrazione ESG - Robeco 

In tema di sostenibilità, i cambiamenti climatici rimangono la principale sfida per l’uomo, con effetto “terremoto” sui modelli di business. Al tempo stesso, l'aumento delle disuguaglianze costringe ad osservare i vari paesi da una prospettiva top-down, in particolare per chi investe in obbligazioni, mentre la cybersicurezza offre opportunità e rischi di tipo bottom-up.

Megatrend n. 1: cambiamento climatico

L’Institute for Sustainability Leadership dell'Università di Cambridge ha cercato di misurare l’impatto teorico di tre diversi scenari per combattere il riscaldamento globale. Lo scenario più ottimista prevede il rapido passaggio da un’economia globale basata sui combustibili fossili a una decarbonizzata, il che richiederebbe enormi investimenti in nuove infrastrutture. Una simile conversione avrebbe costi elevati e produrrebbe un breve periodo di volatilità alta e di crescita lenta.

Una relazione pubblicata l’8 ottobre dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite ha ammonito che, probabilmente, il limite massimo di aumento del riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, fissato a +1,5°C entro il 2100, verrà raggiunto già entro il 2030, lasciandoci solo 12 anni per contrastarlo. Il documento avverte anche che, per la vita sulla terra, c’è un’enorme differenza tra un aumento di 1,5 o di 2 gradi.

Purtroppo, però, lo scenario più plausibile sembra confermare le tendenze passate, con temperature che, entro il 2100, aumenteranno di 2,0-2,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Il mondo riuscirebbe a ridurre lentamente la propria dipendenza dai combustibili fossili, ma i benefici della nuova economia low-carbon si avvertirebbero solo più avanti nel tempo.

Nel terzo scenario, infine, verrebbe data priorità alla crescita, trascurando i rischi legati ai cambiamenti climatici. All’inizio l’economia crescerebbe principalmente in funzione dei combustibili fossili ma poi, a causa del degrado ambientale, dello stress idrico e dell'aggravarsi del problema delle risorse, il mercato perderebbe gradualmente fiducia nelle performance future.

Lo studio di Cambridge ha ipotizzato l’impatto di questi scenari su quattro tipi di portafoglio: prudente (rischio basso), bilanciato, aggressivo (rischio elevato) e puramente a reddito fisso. Nei primi due scenari, sui mercati sviluppati le performance più deludenti giungerebbero dal settore immobiliare, seguito da materiali di base, edilizia e produzione industriale.

A fornire le migliori performance sarebbero invece i trasporti, l’agricoltura e i consumi retail. Naturalmente, nel lungo termine il terzo scenario penalizza soprattutto i rendimenti attesi dei portafogli più rischiosi (più esposti all'azionario), mentre quelli puramente a reddito fisso offrono risultati migliori.

Megatrend n. 2: aumento delle disuguaglianze

Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale, se le diseguaglianze tra i paesi sono diminuite negli ultimi trent’anni, quelle interne ai singoli stati sono aumentate sensibilmente. Non solo: nel periodo in questione le disuguaglianze di reddito sono cresciute nel 53% dei paesi, con un rialzo particolarmente pronunciato sia nelle economie avanzate (specialmente negli USA), sia in alcuni grandi mercati emergenti, tra cui Cina, Russia e India.

Il fenomeno pare imputabile a sei fattori. La globalizzazione incrementa la fornitura di manodopera a basso costo attraverso l’integrazione dei mercati emergenti, con conseguente trasferimento dei lavori a bassa retribuzione delle economie avanzate. Il progresso tecnologico ha aumentato ovunque la domanda di manodopera specializzata a scapito di quella non qualificata, mentre l'emigrazione ha accresciuto la disponibilità di manodopera nelle economie avanzate. E con il tasso di sindacalizzazione in calo, il potere negoziale dei lavoratori si è fortemente ridotto, rafforzando le pressioni sui salari.

Per i più facoltosi, la porzione di potere economico che confluisce negli utili aziendali si è allargata, favorendo chi ha redditi più elevati e basa i propri guadagni sui rendimenti. Nel frattempo, la politica monetaria espansionistica ha portato all’inflazione dei prezzi degli asset, accrescendo le disuguaglianze di ricchezza e innalzando i costi del mercato azionario e residenziale, solitamente in mano a famiglie benestanti.

Per gli investitori, i paesi in cui le disuguaglianze aumentano sono a rischio di conflitti sociali e hanno una qualità inferiore del credito sovrano. Le disuguaglianze possono ridurre le prospettive economiche, accrescere la volatilità (e ridurre il valore) dei rendimenti e limitare il numero di investimenti interessanti. Di conseguenza, un approccio strutturato all’integrazione di informazioni ESG specifiche per paese nel processo di investimento potrebbe contribuire a decisioni di investimento più consapevoli.

Megatrend n. 3: cybersicurezza

La maggiore digitalizzazione della società ha generato un aumento della criminalità informatica, ormai giunta a livelli allarmanti. Secondo una ricerca di Symantec, società specializzata in cybersicurezza, il numero di attacchi ransomware è cresciuto del 36% nel 2017 e una e-mail su 123 è infetta da malware. Nello stesso anno, il 6,5% di chi naviga in Internet è stato vittima di furto d’identità subendo, secondo Javelin Strategy & Research, perdite per 16 miliardi di USD.

Se lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi offerti da centinaia di nuovi operatori rende difficile verificare l’effettiva dimensione del mercato globale della cybersicurezza, stimati esperti di previsioni come Gartner e IDC sostengono che il mercato attuale si aggiri intorno agli 80-90 miliardi di USD e sia destinato a superare i 100 miliardi nel 2019.

La notizia positiva è che, per i fornitori di soluzioni efficaci, esistono buone opportunità di avviare attività di successo. La concorrenza è feroce e il successo non è garantito, quindi gli investitori devono avvicinarsi al settore assumendo un approccio particolarmente attivo. Un engagement attivo in tema di cybersicurezza da parte di chi investe può inoltre giocare un ruolo fondamentale nell'aiutare le società a mitigare la minaccia di attacchi informatici.

Costruire un futuro sostenibile

In conclusione, cambiamenti climatici, disuguaglianze e cybersicurezza sono solo tre esempi dei molti megatrend che, al momento, stanno trasformando il mondo che ci circonda. Gli sviluppi demografici, il lato oscuro dell’urbanizzazione e la polarizzazione della scena politica sono alcuni degli altri megatrend identificati dal World Economic Forum nel 2018.

È responsabilità condivisa di governi, società e investitori di tutto il mondo garantire un futuro sostenibile per le generazioni di oggi e di domani. Questi trend mostrano che la sostenibilità non è più un tema di investimento isolato bensì un fenomeno variegato, il cui habitat supera i confini di un paio di industrie, settori e regioni specifiche.


Masja Zandbergen - Responsabile dell’integrazione ESG - Robeco 

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