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  Premi per ascoltare l'articolo! Il mutamento climatico avrà un impatto significativo sullAsia meridionale, che è già una delle regioni più impattate al mondo. Solo nell’ultimo anno lIndia ha visto inondazioni da record nello stato del Kerala in cui sono stati colpite più di 5 milioni di persone; condizioni di estrema siccità nel Tamil Nadu, che hanno portato a una grave crisi idrica nella capitale Chennai - una città di quasi 10 milioni di abitanti; ondate di calore e anomale tempeste di sabbia in diversi stati del nord; e almeno quattro potenti cicloni tropicali, che hanno interessato entrambe le coste e costretto allevacuazione milioni di persone. In virtù della sua posizione geografica, lIndia è altamente vulnerabile alle calamità naturali, tra cui inondazioni, siccità, cicloni e frane. Un recente studio della Banca Mondiale suggerisce che 600 milioni di indiani sperimenteranno più o meno gravemente variazioni di temperatura e precipitazioni, e che i cambiamenti climatici potrebbero costare al Paese il 2,8% del PIL e condannare quasi la metà della popolazione a un abbassamento del tenore di vita entro il 2050, attraverso molteplici canali, come la produttività agricola e del lavoro, la salute, le migrazioni e altri fattori che possono influenzare il consumo interno, la crescita economica e la riduzione della povertà. Per questo sarebbe ragionevole aspettarsi che le aziende abbiano già iniziato a tenere conto di queste sfide relative all’adattamento climatico nel definire le proprie strategie commerciali. Le variazioni di temperatura e le cospicue precipitazioni stanno già avendo ripercussioni sulla popolazione, e in particolare sugli agricoltori. Il settore è ancora uno delle principali fonti di reddito, che rappresenta circa il 14% del PIL e dà lavoro a quasi 800 milioni di persone. Dipende disperatamente dai monsoni, poiché la maggior parte dei terreni agricoli non ha accesso allirrigazione. Tuttavia, i monsoni sono irregolari, e lo sono sempre di più a causa del cambiamento climatico; quando non si manifestano, i raccolti vanno male, i prezzi dei prodotti alimentari aumentano, le cisterne sono vuote e i mezzi di sostentamento degli agricoltori vengono meno. Marico, per esempio, è uno dei principali produttori indiani di prodotti per la cura della persona e il maggiore acquirente di cocco nel Paese. È dunque coinvolta in partnership con istituti di ricerca per sviluppare varietà di colture migliorate e resistenti alla siccità, e coopera con una selezione di agricoltori per promuovere pratiche scientifiche sui nutrienti, malattie e gestione delle acque. Migliorando la resa dei raccolti, la salute del suolo e, infine, rilanciando le fonti di sostentamento degli agricoltori, si contribuisce a costruire catene di approvvigionamento più resistenti ai cambiamenti delle precipitazioni e delle temperature in tutto il Paese. In India è sempre più rilevante il tema della crescita delle emissioni di gas serra: attualmente l’India è il terzo produttore di emissioni di CO2 al mondo, dopo Cina e Stati Uniti. Il Paese ha compiuto passi significativi verso lavvio di uneconomia a basse emissioni di carbonio in vari settori ed è leader globale nelle rinnovabili: per tre anni consecutivi, gli investimenti in questo ambito hanno superato quelli relativi ai combustibili fossili. D’altra parte, si prevede che lIndia continuerà a dipendere dalla produzione di energia fossile per soddisfare il futuro fabbisogno energetico. Sebbene la quota di consumo di carbone come fonte di energia primaria dellIndia diminuirà nei prossimi 20 anni e oltre, si prevede che rappresenterà ancora il 48% del totale nel 2040, con il risultato che le emissioni nette di carbonio raddoppieranno nello stesso periodo. Il continuo sostegno del governo allenergia termica rappresenta un limite allo sviluppo di un programma politico più solido volto ad agevolare progressi più rapidi nel campo delle rinnovabili. Molte aziende hanno fatto passi da gigante nellaumentare la quota delle rinnovabili nel mix energetico, fissando obiettivi ambiziosi. Questo passaggio alle rinnovabili non si basa su aspirazioni ambientali, ma su realtà economiche: negli ultimi mesi gli appalti per la fornitura elettrica hanno dimostrato che le rinnovabili possono essere proposte a tariffe significativamente inferiori rispetto al carbone. Ultratech, il più grande produttore di cemento indiano, sta lavorando duramente per alzare la quota di energia da fonti rinnovabili - in particolare il solare - nel suo mix energetico, da meno del 5% attuale al 20% entro il 2022. Titan Company, leader nel settore dei gioielli, consuma oltre il 50% di energia eolica e ha realizzato notevoli progressi nellinstallazione di impianti solari nei punti vendita di tutto il Paese. HUL ha incrementato la quota di energia rinnovabile del 43% nel 2018 rispetto al 2008 e si è impegnata a rifornirsi al 100% da fonti rinnovabili per quanto riguarda l’approvvigionamento dalla rete entro il 2020. Interventi più importanti volti alla riduzione delle emissioni attraverso laumento dellapprovvigionamento di energia rinnovabile può migliorare sia il profilo aziendale che il risultato economico, preparando le imprese al meglio circa l’introduzione di potenziali normative legate al carbonio. BMO ha incoraggiato le aziende a migliorare l’approccio agli impegni di riduzione delle emissioni, fissando su base scientifica traguardi in linea con gli obiettivi climatici dellaccordo di Parigi. Nonostante il rallentamento delleconomia e i timori per le stime di crescita, lIndia continua ad avere un posto di rilievo nei portafogli degli investitori dei mercati emergenti. E con ragione. I mercati finanziari sono liquidi, e ci sono molte aziende di alta qualità con modelli di business solidi, vantaggi competitivi e management capaci. Inoltre, laumento del reddito, lurbanizzazione e lo sviluppo demografico offrono interessanti opportunità di crescita. Juan Salazar - Director, Analyst, Responsible Investment - BMO Global Asset Management

Il mutamento climatico avrà un impatto significativo sull'Asia meridionale, che è già una delle regioni più impattate al mondo.

Solo nell’ultimo anno l'India ha visto inondazioni da record nello stato del Kerala in cui sono stati colpite più di 5 milioni di persone; condizioni di estrema siccità nel Tamil Nadu, che hanno portato a una grave crisi idrica nella capitale Chennai - una città di quasi 10 milioni di abitanti; ondate di calore e anomale tempeste di sabbia in diversi stati del nord; e almeno quattro potenti cicloni tropicali, che hanno interessato entrambe le coste e costretto all'evacuazione milioni di persone.

In virtù della sua posizione geografica, l'India è altamente vulnerabile alle calamità naturali, tra cui inondazioni, siccità, cicloni e frane. Un recente studio della Banca Mondiale suggerisce che 600 milioni di indiani sperimenteranno più o meno gravemente variazioni di temperatura e precipitazioni, e che i cambiamenti climatici potrebbero costare al Paese il 2,8% del PIL e condannare quasi la metà della popolazione a un abbassamento del tenore di vita entro il 2050, attraverso molteplici canali, come la produttività agricola e del lavoro, la salute, le migrazioni e altri fattori che possono influenzare il consumo interno, la crescita economica e la riduzione della povertà. Per questo sarebbe ragionevole aspettarsi che le aziende abbiano già iniziato a tenere conto di queste sfide relative all’adattamento climatico nel definire le proprie strategie commerciali.

Le variazioni di temperatura e le cospicue precipitazioni stanno già avendo ripercussioni sulla popolazione, e in particolare sugli agricoltori. Il settore è ancora uno delle principali fonti di reddito, che rappresenta circa il 14% del PIL e dà lavoro a quasi 800 milioni di persone. Dipende disperatamente dai monsoni, poiché la maggior parte dei terreni agricoli non ha accesso all'irrigazione. Tuttavia, i monsoni sono irregolari, e lo sono sempre di più a causa del cambiamento climatico; quando non si manifestano, i raccolti vanno male, i prezzi dei prodotti alimentari aumentano, le cisterne sono vuote e i mezzi di sostentamento degli agricoltori vengono meno.

Marico, per esempio, è uno dei principali produttori indiani di prodotti per la cura della persona e il maggiore acquirente di cocco nel Paese. È dunque coinvolta in partnership con istituti di ricerca per sviluppare varietà di colture migliorate e resistenti alla siccità, e coopera con una selezione di agricoltori per promuovere pratiche scientifiche sui nutrienti, malattie e gestione delle acque. Migliorando la resa dei raccolti, la salute del suolo e, infine, rilanciando le fonti di sostentamento degli agricoltori, si contribuisce a costruire catene di approvvigionamento più resistenti ai cambiamenti delle precipitazioni e delle temperature in tutto il Paese. In India è sempre più rilevante il tema della crescita delle emissioni di gas serra: attualmente l’India è il terzo produttore di emissioni di CO2 al mondo, dopo Cina e Stati Uniti. Il Paese ha compiuto passi significativi verso l'avvio di un'economia a basse emissioni di carbonio in vari settori ed è leader globale nelle rinnovabili: per tre anni consecutivi, gli investimenti in questo ambito hanno superato quelli relativi ai combustibili fossili.

D’altra parte, si prevede che l'India continuerà a dipendere dalla produzione di energia fossile per soddisfare il futuro fabbisogno energetico. Sebbene la quota di consumo di carbone come fonte di energia primaria dell'India diminuirà nei prossimi 20 anni e oltre, si prevede che rappresenterà ancora il 48% del totale nel 2040, con il risultato che le emissioni nette di carbonio raddoppieranno nello stesso periodo. Il continuo sostegno del governo all'energia termica rappresenta un limite allo sviluppo di un programma politico più solido volto ad agevolare progressi più rapidi nel campo delle rinnovabili.

Molte aziende hanno fatto passi da gigante nell'aumentare la quota delle rinnovabili nel mix energetico, fissando obiettivi ambiziosi. Questo passaggio alle rinnovabili non si basa su aspirazioni ambientali, ma su realtà economiche: negli ultimi mesi gli appalti per la fornitura elettrica hanno dimostrato che le rinnovabili possono essere proposte a tariffe significativamente inferiori rispetto al carbone. Ultratech, il più grande produttore di cemento indiano, sta lavorando duramente per alzare la quota di energia da fonti rinnovabili - in particolare il solare - nel suo mix energetico, da meno del 5% attuale al 20% entro il 2022. Titan Company, leader nel settore dei gioielli, consuma oltre il 50% di energia eolica e ha realizzato notevoli progressi nell'installazione di impianti solari nei punti vendita di tutto il Paese. HUL ha incrementato la quota di energia rinnovabile del 43% nel 2018 rispetto al 2008 e si è impegnata a rifornirsi al 100% da fonti rinnovabili per quanto riguarda l’approvvigionamento dalla rete entro il 2020.

Interventi più importanti volti alla riduzione delle emissioni attraverso l'aumento dell'approvvigionamento di energia rinnovabile può migliorare sia il profilo aziendale che il risultato economico, preparando le imprese al meglio circa l’introduzione di potenziali normative legate al carbonio. BMO ha incoraggiato le aziende a migliorare l’approccio agli impegni di riduzione delle emissioni, fissando su base scientifica traguardi in linea con gli obiettivi climatici dell'accordo di Parigi. Nonostante il rallentamento dell'economia e i timori per le stime di crescita, l'India continua ad avere un posto di rilievo nei portafogli degli investitori dei mercati emergenti. E con ragione. I mercati finanziari sono liquidi, e ci sono molte aziende di alta qualità con modelli di business solidi, vantaggi competitivi e management capaci. Inoltre, l'aumento del reddito, l'urbanizzazione e lo sviluppo demografico offrono interessanti opportunità di crescita.


Juan Salazar - Director, Analyst, Responsible Investment - BMO Global Asset Management

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