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  Premi per ascoltare l'articolo! Gli indici “etici” misurano il rendimento, all’interno di un mercato, dei titoli che hanno i più elevati standard di responsabilità sociale, ambientale e di governance. Ecco come funzionano e quali sono i principali Quanto “rende” la finanza etica? Guadagna di più chi investe secondo i principi della Csr (corporate and social responsability), o chi si affida ai criteri più tradizionali, trascurando quelle distinzioni? Per misurare le differenze si possono utilizzare gli indici “etici”. Si tratta di “panieri” di azioni, selezionate in base alla loro rispondenza ai principi della finanza sostenibile. Gli indici di borsa tradizionali misurano l’andamento di un mercato – che può essere per esempio la borsa di Milano o l’insieme dei listini europei o mondiali – sulla base di un paniere di titoli scelti con criteri finanziari (in primo luogo la capitalizzazione di borsa); gli indici etici consentono di calcolare tempestivamente la performance dei titoli che presentano un elevato standard Csr. Per entrare nel paniere di un indice etico le imprese devono superare uno screening basato su criteri del tutto simili a quelli utilizzati dalle agenzie nell’attribuzione del rating etico. E come in quel caso i giudizi non sono mai definitivi: il monitoraggio è costante, e una modifica nel comportamento dell’azienda può portare all’inclusione o all’esclusione dall’indice. Provocando un beneficio o un danno di immagine al quale le imprese sono sempre più sensibili. I più famosi e importanti indici etici, a livello mondiale, sono i Dow Jones sustainability indexes, realizzati in collaborazione con la svizzera Sam – Sustainable asset management: una famiglia di indici in cui, accanto al principale, Djsi World, compaiono indici regionali, indici relativi a singoli paesi e a specifici settori. In Italia sono stati introdotti in tempi relativamente recenti gli indici Ftse Ecpi Italia Sri benchmark e Ftse Ecpi Italia Sri Leaders, realizzati dagli inglesi della Ftse (ai quali fa capo unaltra grande famiglia di indici internazionali, Ftse4Good), in collaborazione con l’italiana Ecpi: il primo comprende le società quotate in piazza Affari che hanno una valutazione da parte di Ecpi pari a E+ o superiore; il Leaders le azioni con una valutazione superiore, da EE in su.

Gli indici “etici” misurano il rendimento, all’interno di un mercato, dei titoli che hanno i più elevati standard di responsabilità sociale, ambientale e di governance. Ecco come funzionano e quali sono i principali

Quanto “rende” la finanza etica? Guadagna di più chi investe secondo i principi della Csr (corporate and social responsability), o chi si affida ai criteri più tradizionali, trascurando quelle distinzioni? Per misurare le differenze si possono utilizzare gli indici “etici”.

Si tratta di “panieri” di azioni, selezionate in base alla loro rispondenza ai principi della finanza sostenibile. Gli indici di borsa tradizionali misurano l’andamento di un mercato – che può essere per esempio la borsa di Milano o l’insieme dei listini europei o mondiali – sulla base di un paniere di titoli scelti con criteri finanziari (in primo luogo la capitalizzazione di borsa); gli indici etici consentono di calcolare tempestivamente la performance dei titoli che presentano un elevato standard Csr.

Per entrare nel paniere di un indice etico le imprese devono superare uno screening basato su criteri del tutto simili a quelli utilizzati dalle agenzie nell’attribuzione del rating etico. E come in quel caso i giudizi non sono mai definitivi: il monitoraggio è costante, e una modifica nel comportamento dell’azienda può portare all’inclusione o all’esclusione dall’indice. Provocando un beneficio o un danno di immagine al quale le imprese sono sempre più sensibili.

I più famosi e importanti indici etici, a livello mondiale, sono i Dow Jones sustainability indexes, realizzati in collaborazione con la svizzera Sam – Sustainable asset management: una famiglia di indici in cui, accanto al principale, Djsi World, compaiono indici regionali, indici relativi a singoli paesi e a specifici settori.

In Italia sono stati introdotti in tempi relativamente recenti gli indici Ftse Ecpi Italia Sri benchmark e Ftse Ecpi Italia Sri Leaders, realizzati dagli inglesi della Ftse (ai quali fa capo un'altra grande famiglia di indici internazionali, Ftse4Good), in collaborazione con l’italiana Ecpi: il primo comprende le società quotate in piazza Affari che hanno una valutazione da parte di Ecpi pari a E+ o superiore; il Leaders le azioni con una valutazione superiore, da EE in su.

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