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  Premi per ascoltare l'articolo! Dopo un 2017 molto positivo e che potremmo definire di vero e proprio boom degli investimenti etichettati come sostenibili, con l’inizio del nuovo anno è tempo di fare un bilancio ragionato: se l’economia mondiale sta evolvendo verso una maggiore attenzione all’ambiente e al sociale, possiamo constatare che di pari passo aumenta la propensione degli investitori - istituzionali e privati - a dedicare una parte del proprio portafoglio ad investimenti sostenibili e impact. Questo trend di crescita indiscutibile da cosa deriva? Sicuramente la scelta di investimenti sostenibili viene direttamente dalla maggiore consapevolezza degli investitori, più inclini verso aziende e settori che rispondono alle esigenze di sostenibilità del pianeta e della società su più fronti (cure innovative, cibo sano, infrastrutture efficienti sul piano energetico, servizi finanziari per le piccole-medie imprese). Tuttavia, dal nostro punto di vista, spesso si tralascia un aspetto fondamentale, ovvero che questi investimenti hanno caratteristiche di rendimento in linea con quelli tradizionali o addirittura superiori se aggiustati per il rischio. Conviene investire puntando sui settori attenti alla sostenibilità e le relative aziende leader perché vantano prospettive di crescita e di produzione di profitti superiori alla media di mercato nel lungo termine, proprio perché non solo seguono ma guidano nel modo corretto l’evoluzione del mondo. Pensiamo al settore dei produttori di cibo biologico: qui parliamo di una crescita annua del comparto dell’8,4% su scala globale, contro una crescita del settore food ‘tradizionale’ che si ferma intorno al 3%. Non solo, negli ultimi tre anni il comparto delle energie rinnovabili ha raccolto il doppio degli investimenti rispetto al settore ‘energy’ nel suo complesso, spingendo un’evoluzione tale per cui entro pochi anni le energie pulite saranno prodotte a costi più contenuti di quelle derivate da fonti fossili. Queste percentuali di crescita ci fanno capire che i ‘vincitori’ di domani saranno le aziende attente alla sostenibilità e le performance ottenute da questi comparti supportano la tesi. Gli indici ESG, infatti, hanno performato meglio rispetto ai corrispondenti indici tradizionali: in Euro, nel 2017 l’indice MSCI World ha registrato una performance dell’8.0% a fronte del 9.1% dell’indice MSCI World Socially Responsible (+1.1%). E ancora, l’indice MSCI Emerging Markets ha performato il 20.6% mentre la versione ‘ESG Leaders’ dello stesso indice ha performato 23.6% (+3%) a un anno, e ben +10% a 3 anni, e +12% a 5 anni, mentre l’indice FTSE Environmental Opportunities 100 ha registrato una sovra-performance del 10% a 5 anni rispetto all’MSCI World, dati che potrebbero sorprendere se non si conoscono le potenzialità di questo tipo di investimenti.In virtù di un trend ormai inarrestabile, l’industria del risparmio gestito e il mondo della consulenza finanziaria hanno adeguato la loro offerta e iniziato a proporre ai propri clienti soluzioni d’investimento sostenibili. A livello globale il 15% dei capitali gestiti al momento è allocato in strategie ESG, il cui ammontare è potenzialmente duplicabile entro il 2025, passando da 11 a 27 mila miliardi di dollari. In Europa, secondo il Global Sustainable Investment Review (GSIR), se si sommano investimenti SRI e ESG al 2016 si raggiunge quota 12 mila miliardi di dollari, con asset in investimenti sostenibili (ESG) in Europa che hanno raggiunto quota 3 mila miliardi di dollari nel 2016, mentre gli investimenti a impatto crescono in Europa del 385% in due anni e si attestano ora intorno ai 107 miliardi di dollari.Oggi quindi possiamo definire la sostenibilità come la terza e imprescindibile dimensione degli investimenti. E’ un’evoluzione dei tradizionali modelli decisionali che originariamente prendevano in considerazione esclusivamente il rendimento, successivamente il rendimento aggiustato per il rischio e che da oggi in avanti non potranno prescindere dalla dimensione sociale/ambientale che impatta il profilo di rischio e i rendimenti attesi di qualsiasi portafoglio. Rodolfo Fracassi - Direttore e Co-Fondatore - MainStreet Partners

Dopo un 2017 molto positivo e che potremmo definire di vero e proprio boom degli investimenti etichettati come sostenibili, con l’inizio del nuovo anno è tempo di fare un bilancio ragionato: se l’economia mondiale sta evolvendo verso una maggiore attenzione all’ambiente e al sociale, possiamo constatare che di pari passo aumenta la propensione degli investitori - istituzionali e privati - a dedicare una parte del proprio portafoglio ad investimenti sostenibili e impact.

Questo trend di crescita indiscutibile da cosa deriva? Sicuramente la scelta di investimenti sostenibili viene direttamente dalla maggiore consapevolezza degli investitori, più inclini verso aziende e settori che rispondono alle esigenze di sostenibilità del pianeta e della società su più fronti (cure innovative, cibo sano, infrastrutture efficienti sul piano energetico, servizi finanziari per le piccole-medie imprese). Tuttavia, dal nostro punto di vista, spesso si tralascia un aspetto fondamentale, ovvero che questi investimenti hanno caratteristiche di rendimento in linea con quelli tradizionali o addirittura superiori se aggiustati per il rischio.

Conviene investire puntando sui settori attenti alla sostenibilità e le relative aziende leader perché vantano prospettive di crescita e di produzione di profitti superiori alla media di mercato nel lungo termine, proprio perché non solo seguono ma guidano nel modo corretto l’evoluzione del mondo. Pensiamo al settore dei produttori di cibo biologico: qui parliamo di una crescita annua del comparto dell’8,4% su scala globale, contro una crescita del settore food ‘tradizionale’ che si ferma intorno al 3%.

Non solo, negli ultimi tre anni il comparto delle energie rinnovabili ha raccolto il doppio degli investimenti rispetto al settore ‘energy’ nel suo complesso, spingendo un’evoluzione tale per cui entro pochi anni le energie pulite saranno prodotte a costi più contenuti di quelle derivate da fonti fossili. Queste percentuali di crescita ci fanno capire che i ‘vincitori’ di domani saranno le aziende attente alla sostenibilità e le performance ottenute da questi comparti supportano la tesi. Gli indici ESG, infatti, hanno performato meglio rispetto ai corrispondenti indici tradizionali: in Euro, nel 2017 l’indice MSCI World ha registrato una performance dell’8.0% a fronte del 9.1% dell’indice MSCI World Socially Responsible (+1.1%). E ancora, l’indice MSCI Emerging Markets ha performato il 20.6% mentre la versione ‘ESG Leaders’ dello stesso indice ha performato 23.6% (+3%) a un anno, e ben +10% a 3 anni, e +12% a 5 anni, mentre l’indice FTSE Environmental Opportunities 100 ha registrato una sovra-performance del 10% a 5 anni rispetto all’MSCI World, dati che potrebbero sorprendere se non si conoscono le potenzialità di questo tipo di investimenti.

In virtù di un trend ormai inarrestabile, l’industria del risparmio gestito e il mondo della consulenza finanziaria hanno adeguato la loro offerta e iniziato a proporre ai propri clienti soluzioni d’investimento sostenibili. A livello globale il 15% dei capitali gestiti al momento è allocato in strategie ESG, il cui ammontare è potenzialmente duplicabile entro il 2025, passando da 11 a 27 mila miliardi di dollari. In Europa, secondo il Global Sustainable Investment Review (GSIR), se si sommano investimenti SRI e ESG al 2016 si raggiunge quota 12 mila miliardi di dollari, con asset in investimenti sostenibili (ESG) in Europa che hanno raggiunto quota 3 mila miliardi di dollari nel 2016, mentre gli investimenti a impatto crescono in Europa del 385% in due anni e si attestano ora intorno ai 107 miliardi di dollari.

Oggi quindi possiamo definire la sostenibilità come la terza e imprescindibile dimensione degli investimenti. E’ un’evoluzione dei tradizionali modelli decisionali che originariamente prendevano in considerazione esclusivamente il rendimento, successivamente il rendimento aggiustato per il rischio e che da oggi in avanti non potranno prescindere dalla dimensione sociale/ambientale che impatta il profilo di rischio e i rendimenti attesi di qualsiasi portafoglio.


Rodolfo Fracassi - Direttore e Co-Fondatore - MainStreet Partners

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