Premi per ascoltare l'articolo!

Premi per aprire il sito LMF International

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7

  Premi per ascoltare l'articolo! Nel corso dell’ultimo decennio, la sensibilità nei confronti dei criteri ESG ha visto una rapida crescita: gli investitori hanno infatti iniziato ad incorporare informazioni non finanziarie all’interno delle proprie analisi. Le società e le terze parti stanno rispondendo a questa tendenza, fornendo una crescente gamma di dati. La principale difficoltà ad ora riguarda il fatto che non è possibile avere accesso a una vasta gamma di dati ESG per gran parte delle società. Nel 2011, meno del 20% delle aziende dell’S&P500 aveva reso pubblici i propri dati ESG. Mentre nel 2016, la percentuale delle società che hanno pubblicato report integrati o focalizzati sulla sostenibilità è salita a oltre l’80%. Secondo KPMG, circa il 75% delle società dell’N100 (definite come le 100 maggiori società per fatturato in 49 Paesi) ha pubblicato report annuali sulla sostenibilità. La difficoltà per molti investitori è riuscire ad integrare in modo efficace quei fattori ESG che possono aumentare le performance aggiustate per il rischio di un portafoglio, tanto che diverse ricerche accademiche sulla relazione tra responsabilità sociale delle imprese e le performance dei rispettivi titoli azionari sono giunte a conclusioni contraddittorie. Le principali insidie sono tre: la scarsa disponibilità di dati, il data mining e l’esposizione a fattori esterni in maniera non intenzionale. Per affrontare queste insidie occorre una profonda esperienza nella valutazione dell’importanza di una grande mole di dati, nella loro gestione, elaborazione e nella rapidità di aggiornamento di questi. Questa expertise è nel DNA di un gestore sistematico e assegna a questa tipologia di asset manager un forte valore aggiunto nella corretta costruzione di portafogli ESG-compliant davvero efficaci. Le principali insidie degli investimenti ESG nel dettaglio Scarsità di datiLe perfomance dei fattori ESG non sono riportate in un formato universale dalle aziende. Può quindi prevalere una mancanza di solidità, comparabilità e tempestività. Secondo il CFA Institute, questo continua ad essere il fattore più restrittivo per gli investitori per valutare in maniera efficace le informazioni non finanziarie. Diversi gruppi di interesse stanno cercando di incentivare la standardizzazione della reportistica relativa a specifiche tematiche ESG. Un esempio di questa insidia, le agenzie di rating si basano su dati poco affidabili per calcolare le metriche per le loro differenti metodologie. Come conseguenza, la stessa società può ottenere differenti valutazioni del rating ESG da due agenzie differenti. Data mining e casualità inversaUna ricerca abbasta ampia su un singolo fattore ESG può portare a scoprire in maniera non intenzionale una correlazione rispetto alla performance di un titolo azionario. Con svariati ambiti ESG e uno storico di dati relativamente breve, il rischio di data mining è elevato e i ricercatori spesso svelano legami infondati tra fattori ESG e performance delle azioni. La frequenza dell’aggiornamento dei dati (spesso annuali) rappresenta un altro rischio nella formulazione di modelli di valutazione, in quanto bisogna capire se viene considerata o meno l’elemento casualità. Esposizione non intenzionale a fattori di rischioPuò essere rischioso considerare i fattori ESG in maniera isolata rispetto all’analisi dei fondamentali, in quanto si rischia di ottenere un’esposizione al premio di qualità in maniera non ottimale. Inoltre, questa esposizione “ingenua” può esporre l’investitore in modo involontario a fattori di rischio come volatilità, capitalizzazione del mercato o del settore.  Come evitare le insidie Per evitare di cadere in trappole legata alla scarsità di dati ESG e alla mancata standardizzazione della loro pubblicazione, riteniamo che sia necessario focalizzarsi su dati di primo livello – vale a dire consistenti sia nel tempo che nelle diverse piattaforme – basandosi su metriche che si rifanno a una metodologia semplice, ripetibile e trasparente. Inoltre, per evitare pregiudizi su dati non ancora disponibili, è utile adottare un approccio conservativo sulla disponibilità dei dati. I data mining possono essere evitati attraverso un approccio flessibile alla ricerca, basato su test rigorosi. Testare, osservare, implementare, monitorare ed adattare sono i verbi chiave nel nostro processo di integrazione dei fattori ESG. In ultima istanza, considerare insieme ai criteri ESG, anche fattori più “tradizionali”, usati tendenzialmente dagli investitori per valutare le società, permette di avere una immagine più completa delle performance finanziare e non finanziarie. Riteniamo che tale compresenza sia di fondamentale importanza per dare ai fattori ESG il giusto peso e la giusta misura. Nicolas Jamet - Senior Quantitative Analyst - RAM Active Investments

Nel corso dell’ultimo decennio, la sensibilità nei confronti dei criteri ESG ha visto una rapida crescita: gli investitori hanno infatti iniziato ad incorporare informazioni non finanziarie all’interno delle proprie analisi.

Le società e le terze parti stanno rispondendo a questa tendenza, fornendo una crescente gamma di dati. La principale difficoltà ad ora riguarda il fatto che non è possibile avere accesso a una vasta gamma di dati ESG per gran parte delle società. Nel 2011, meno del 20% delle aziende dell’S&P500 aveva reso pubblici i propri dati ESG. Mentre nel 2016, la percentuale delle società che hanno pubblicato report integrati o focalizzati sulla sostenibilità è salita a oltre l’80%. Secondo KPMG, circa il 75% delle società dell’N100 (definite come le 100 maggiori società per fatturato in 49 Paesi) ha pubblicato report annuali sulla sostenibilità.

La difficoltà per molti investitori è riuscire ad integrare in modo efficace quei fattori ESG che possono aumentare le performance aggiustate per il rischio di un portafoglio, tanto che diverse ricerche accademiche sulla relazione tra responsabilità sociale delle imprese e le performance dei rispettivi titoli azionari sono giunte a conclusioni contraddittorie. Le principali insidie sono tre: la scarsa disponibilità di dati, il data mining e l’esposizione a fattori esterni in maniera non intenzionale.

Per affrontare queste insidie occorre una profonda esperienza nella valutazione dell’importanza di una grande mole di dati, nella loro gestione, elaborazione e nella rapidità di aggiornamento di questi. Questa expertise è nel DNA di un gestore sistematico e assegna a questa tipologia di asset manager un forte valore aggiunto nella corretta costruzione di portafogli ESG-compliant davvero efficaci.

Le principali insidie degli investimenti ESG nel dettaglio

  1. Scarsità di dati
    Le perfomance dei fattori ESG non sono riportate in un formato universale dalle aziende. Può quindi prevalere una mancanza di solidità, comparabilità e tempestività. Secondo il CFA Institute, questo continua ad essere il fattore più restrittivo per gli investitori per valutare in maniera efficace le informazioni non finanziarie. Diversi gruppi di interesse stanno cercando di incentivare la standardizzazione della reportistica relativa a specifiche tematiche ESG. Un esempio di questa insidia, le agenzie di rating si basano su dati poco affidabili per calcolare le metriche per le loro differenti metodologie. Come conseguenza, la stessa società può ottenere differenti valutazioni del rating ESG da due agenzie differenti.
  2. Data mining e casualità inversa
    Una ricerca abbasta ampia su un singolo fattore ESG può portare a scoprire in maniera non intenzionale una correlazione rispetto alla performance di un titolo azionario. Con svariati ambiti ESG e uno storico di dati relativamente breve, il rischio di data mining è elevato e i ricercatori spesso svelano legami infondati tra fattori ESG e performance delle azioni. La frequenza dell’aggiornamento dei dati (spesso annuali) rappresenta un altro rischio nella formulazione di modelli di valutazione, in quanto bisogna capire se viene considerata o meno l’elemento casualità.
  3. Esposizione non intenzionale a fattori di rischio
    Può essere rischioso considerare i fattori ESG in maniera isolata rispetto all’analisi dei fondamentali, in quanto si rischia di ottenere un’esposizione al premio di qualità in maniera non ottimale. Inoltre, questa esposizione “ingenua” può esporre l’investitore in modo involontario a fattori di rischio come volatilità, capitalizzazione del mercato o del settore. 

Come evitare le insidie

Per evitare di cadere in trappole legata alla scarsità di dati ESG e alla mancata standardizzazione della loro pubblicazione, riteniamo che sia necessario focalizzarsi su dati di primo livello – vale a dire consistenti sia nel tempo che nelle diverse piattaforme – basandosi su metriche che si rifanno a una metodologia semplice, ripetibile e trasparente. Inoltre, per evitare pregiudizi su dati non ancora disponibili, è utile adottare un approccio conservativo sulla disponibilità dei dati. I data mining possono essere evitati attraverso un approccio flessibile alla ricerca, basato su test rigorosi. Testare, osservare, implementare, monitorare ed adattare sono i verbi chiave nel nostro processo di integrazione dei fattori ESG.

In ultima istanza, considerare insieme ai criteri ESG, anche fattori più “tradizionali”, usati tendenzialmente dagli investitori per valutare le società, permette di avere una immagine più completa delle performance finanziare e non finanziarie. Riteniamo che tale compresenza sia di fondamentale importanza per dare ai fattori ESG il giusto peso e la giusta misura.


Nicolas Jamet - Senior Quantitative Analyst - RAM Active Investments

Premi per ascoltare l'articolo!