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  Premi per ascoltare l'articolo! Lo spread dei mercati emergenti (EM) ha raggiunto livelli da record; le obbligazioni cinesi sono salite in modo significativo; i rendimenti dei Treasury hanno registrato la prima inversione durante l’attuale ciclo economico. Nel 2018, chi ha investito nelle obbligazioni dei mercati emergenti, sia in valuta locale che attraverso le valute maggiori, ha riscontrato diverse difficoltà. Le complicazioni sono state molteplici, alcune legate a specifici paesi come: Turchia, Brasile e Argentina, altre collegate ad una crescita del dollaro USA e alle preoccupazioni sulla prospettiva di una recessione economica causata dalle dispute commerciali. Secondo Ken Leech, direttore dell’ufficio investimenti di Western Asset, è probabile che tali problematiche hanno portato l’investimento nel debito dei paesi emergenti ad essere la classe più sottovalutata tra gli asset obbligazionari. Le sue previsioni sul quarto trimestre sottolineano che i rendimenti inerenti al debito dei mercati emergenti sono vicini ad ottenere performance migliori rispetto a quelle dei mercati sviluppati, se entrambe vengono riviste secondo i rispettivi tassi di inflazione (come mostrato di seguito). Inoltre, il paniere delle valute dei mercati emergenti, a causa della forza espressa dal dollaro USA, ha perso il 35% del proprio valore rispetto a cinque anni fa.    Grafico di Western Asset Management.  Fonte: Bloomberg, HSBC, 31 ottobre 2018. * Il rendimento reale o rivisto secondo l’inflazione, è il rendimento netto che si ottiene considerando gli effetti dellinflazione nei rispettivi mercati. Le performance del passato non rappresentano una garanzia sugli andamenti futuri. Gli indici non sono gestiti e non sono disponibili per linvestimento diretto. I rendimenti dellindice non includono le commissioni o le imposte sulla vendita, questa informazione è fornita solo a scopo illustrativo e non riflette la performance di un investimento reale.   Un’ipotetica risoluzione di una qualsivoglia problematica che attualmente preoccupa gli investitori a livello globale, vedrebbe tra i maggiori beneficiari i titoli di debito dei mercati emergenti. Questa non è una previsione secondo la quale in un determinato momento il mondo si lascerà alle spalle le sue preoccupazioni, piuttosto, ci indica che su tale asset sembra gravare il caso peggiore, anche se nel concreto potrebbe non aver mai luogo. L’aumento della valuta cinese Dal 30 novembre lo yuan è aumentato dell1,8%, lo scambio contro il dollaro USA è passato dai 6,96 ai 6,83 yuan, secondo alcuni osservatori l’andamento è stato favorito dallincontro tra i presidenti, Xi Jinping e Donald Trump, durante il vertice del G20 di Buenos Aires. Altri osservatori sottolineano che dalla fine di ottobre la Banca popolare cinese (PBoC) sta dimostrando fiducia nella economia del paese non immettendo né drenando i capitali. Allo stesso tempo, la PBoC ha ridotto di un punto percentuale il coefficiente di riserva richiesto alle banche, coefficiente che è passato al 14,50% ed ha reso disponibili al sistema economico cinese circa 175 milioni di dollari che potranno essere impiegati in ulteriori prestiti bancari. Un altro segnale della fiducia crescente è stato il rally dei bond cinesi, i rendimenti a 10 anni sono scesi di 70 punti base attestandosi al 3,4%, una delle migliori performance trai i titoli di Stato di questanno.  Sotto osservazione: l’inizio d’inversione dei titoli di Stato USA a 2 e a 10 anni Chi attendeva dei segnali di recessione ha finalmente ottenuto ciò che desiderava, lo spread tra i Treasury a 2 anni e a 5 anni è sceso sotto lo zero - anche se la differenza è di poco inferiore ad un punto base.Saremmo tentati di considerare quest’unico segnale come unanomalia, ma la possibile indicazione sull’inizio di una recessione potrebbe essere stata attenuata dall’annuncio della Fed, dato che la banca centrale statunitense sembra voler intraprendere una politica monetaria restrittiva, piuttosto che adottare un atteggiamento neutrale. Per il 2019, gli osservatori del mercato si aspettano tre aumenti dei tassi da parte della Fed, le previsioni del FOMC, che verranno rilasciate il 19 dicembre insieme alle decisioni sui tassi d’interesse, potrebbero raccontare una storia leggermente diversa e più rassicurante. Inoltre, le stime della Fed sulla crescita dei prossimi due anni, sebbene non prevedano una recessione, sono notevolmente inferiori rispetto al tasso di crescita su base annua che si attestava al 4,2% il 30 giugno 2018.

Lo spread dei mercati emergenti (EM) ha raggiunto livelli da record; le obbligazioni cinesi sono salite in modo significativo; i rendimenti dei Treasury hanno registrato la prima inversione durante l’attuale ciclo economico.

Nel 2018, chi ha investito nelle obbligazioni dei mercati emergenti, sia in valuta locale che attraverso le valute maggiori, ha riscontrato diverse difficoltà. Le complicazioni sono state molteplici, alcune legate a specifici paesi come: Turchia, Brasile e Argentina, altre collegate ad una crescita del dollaro USA e alle preoccupazioni sulla prospettiva di una recessione economica causata dalle dispute commerciali.

Secondo Ken Leech, direttore dell’ufficio investimenti di Western Asset, è probabile che tali problematiche hanno portato l’investimento nel debito dei paesi emergenti ad essere la classe più sottovalutata tra gli asset obbligazionari. Le sue previsioni sul quarto trimestre sottolineano che i rendimenti inerenti al debito dei mercati emergenti sono vicini ad ottenere performance migliori rispetto a quelle dei mercati sviluppati, se entrambe vengono riviste secondo i rispettivi tassi di inflazione (come mostrato di seguito). Inoltre, il paniere delle valute dei mercati emergenti, a causa della forza espressa dal dollaro USA, ha perso il 35% del proprio valore rispetto a cinque anni fa. 

leggmason spread nei mercati emergenti generalmente in crescita 
Grafico di Western Asset Management.  Fonte: Bloomberg, HSBC, 31 ottobre 2018. * Il rendimento reale o rivisto secondo l’inflazione, è il rendimento netto che si ottiene considerando gli effetti dell'inflazione nei rispettivi mercati. Le performance del passato non rappresentano una garanzia sugli andamenti futuri. Gli indici non sono gestiti e non sono disponibili per l'investimento diretto. I rendimenti dell'indice non includono le commissioni o le imposte sulla vendita, questa informazione è fornita solo a scopo illustrativo e non riflette la performance di un investimento reale.  

Un’ipotetica risoluzione di una qualsivoglia problematica che attualmente preoccupa gli investitori a livello globale, vedrebbe tra i maggiori beneficiari i titoli di debito dei mercati emergenti. Questa non è una previsione secondo la quale in un determinato momento il mondo si lascerà alle spalle le sue preoccupazioni, piuttosto, ci indica che su tale asset sembra gravare il caso peggiore, anche se nel concreto potrebbe non aver mai luogo.

L’aumento della valuta cinese

Dal 30 novembre lo yuan è aumentato dell'1,8%, lo scambio contro il dollaro USA è passato dai 6,96 ai 6,83 yuan, secondo alcuni osservatori l’andamento è stato favorito dall'incontro tra i presidenti, Xi Jinping e Donald Trump, durante il vertice del G20 di Buenos Aires. Altri osservatori sottolineano che dalla fine di ottobre la Banca popolare cinese (PBoC) sta dimostrando fiducia nella economia del paese non immettendo né drenando i capitali. Allo stesso tempo, la PBoC ha ridotto di un punto percentuale il coefficiente di riserva richiesto alle banche, coefficiente che è passato al 14,50% ed ha reso disponibili al sistema economico cinese circa 175 milioni di dollari che potranno essere impiegati in ulteriori prestiti bancari.

Un altro segnale della fiducia crescente è stato il rally dei bond cinesi, i rendimenti a 10 anni sono scesi di 70 punti base attestandosi al 3,4%, una delle migliori performance trai i titoli di Stato di quest'anno. 

Sotto osservazione: l’inizio d’inversione dei titoli di Stato USA a 2 e a 10 anni

Chi attendeva dei segnali di recessione ha finalmente ottenuto ciò che desiderava, lo spread tra i Treasury a 2 anni e a 5 anni è sceso sotto lo zero - anche se la differenza è di poco inferiore ad un punto base.
Saremmo tentati di considerare quest’unico segnale come un'anomalia, ma la possibile indicazione sull’inizio di una recessione potrebbe essere stata attenuata dall’annuncio della Fed, dato che la banca centrale statunitense sembra voler intraprendere una politica monetaria restrittiva, piuttosto che adottare un atteggiamento neutrale. Per il 2019, gli osservatori del mercato si aspettano tre aumenti dei tassi da parte della Fed, le previsioni del FOMC, che verranno rilasciate il 19 dicembre insieme alle decisioni sui tassi d’interesse, potrebbero raccontare una storia leggermente diversa e più rassicurante. Inoltre, le stime della Fed sulla crescita dei prossimi due anni, sebbene non prevedano una recessione, sono notevolmente inferiori rispetto al tasso di crescita su base annua che si attestava al 4,2% il 30 giugno 2018.

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