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  Premi per ascoltare l'articolo! “Gli interventi proposti ai sindacati, che saranno recepiti in emendamenti al ddl di bilancio, tutelano le categorie che svolgono attività particolarmente gravose senza però mettere a rischio la sostenibilità del sistema” è l’importante precisazione pubblicata pochi giorni fa sul sito del Ministero dell’Economia anticipando la risposta che verrà fornita alla Commissione europea con riferimento alla lettera inviata dal Vicepresidente Dombrovskis e dal commissario Moscovici sulla nostra manovra finanziaria. Dopo le parole, i fatti. Il Governo ha presentato al Senato uno specifico emendamento sul tema pensioni che sostanzialmente è modellato sul pacchetto di misure elaborato ed illustrato nell’ambito del tavolo di confronto con le parti sociali. Fa eccezione l’ampliamento della platea dell’Ape sociale per cui è necessario attendere la conclusione del processo per la verifica a consuntivo dei risparmi rispetto al preventivo che finanzieranno la misura. Verrà allora presentato a dicembre specifico emendamento alla Camera, dove proseguirà l’iter parlamentare dopo la approvazione al Senato. Quali sono allora i principali contenuti dell’intervento correttivo? Vi è in primo luogo il blocco all’innalzamento dell’età pensionabile dal 2019, sia per i requisiti di vecchiaia che per quelli della pensione anticipata, per le 15 categorie di lavori gravosi , le 11 categorie dell’ Ape social più le 4 aggiuntive (lavoratori che prestano servizio presso impianti siderurgici, i braccianti agricoli, i lavoratori marittimi e i pescatori). E ‘ necessario avere svolto tali attività da almeno 7 anni nei 10 precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, avere una unanzianità contributiva pari ad almeno 30 anni. I lavoratori che ne faranno richiesta sono stimati sostanzialmente in crescita dal 2019 al 2027 così come le coperture necessarie (con l’eccezione del 2024). Nel 2020 i lavoratori che potranno beneficiare dell’anticipo saranno 15.400 (per 141 milioni di euro); nel 2021 16.200 lavoratori per 143,9 milioni; nel 2022 18.300 lavoratori per un costo di 160,5 milioni di euro; nel 2023 20,2 lavoratori per 176,4 milioni; nel 2024 20mila lavoratori per 170 milioni di euro; nel 2025 20.600 lavoratori per 170,5 milioni di euro; nel 2026 20.800 lavoratori esentati per 169,8 milioni di euro e nel 2027 saranno esclusi dall’anticipo 20.900 lavoratori per 166,2 milioni di euro. Si introduce poi con effetto dal 20121 un nuovo meccanismo di calcolo secondo cui ladeguamento alla speranza di vita si basi sulla differenza biennio su biennio, ma per il solo 2021, anno del primo passaggio, il confronto viene calcolato biennio su anno per motivi tecnici, con un effetto sullaumento delletà di “atterraggio morbido”. Viene anche confermata la listituzione di una Commissione tecnica scientifica per la definizione di attività gravose . Importanti novità anche sul fronte della previdenza complementare con la armonizzazione dei fondi pensione del pubblico impiego alle forme pensionistiche operanti per il settore privato (il paradosso è che allo stato attuale il dipendente pubblico che aderisse collettivamente al proprio fondo pensione di riferimento, al momento sono operativi i soli Espero e Perseo Sirio, sarebbe disciplinato dalla vecchia normativa di cui al dilgs 124/93, mentre se aderisse su base individuale ad un fondo pensione aperto/pip rientrerebbe nella “sfera” di cui al dlgs 252/2005). Gli effetti della equiparazione si riverberano sia con riferimento ai contributi che alle prestazioni (rendita o capitale, per la quota consentita dalla normativa). La relazione tecnica di accompagnamento stima che la novità dovrebbe incentivare le adesioni che dovrebbero arrivare al 14% nel 2027 contro una stima altrimenti fissata all8%. Sempre la proposta del Governo prevede per i neoassunti dal 2019 la possibilità di aderire attraverso il meccanismo del silenzio-assenso. Lipotesi è che la percentuale di adesione dei neoassunti dal 2019 possa essere del 25% con un tasso di adesione del 20% intorno al 2027.

“Gli interventi proposti ai sindacati, che saranno recepiti in emendamenti al ddl di bilancio, tutelano le categorie che svolgono attività particolarmente gravose senza però mettere a rischio la sostenibilità del sistema” è l’importante precisazione pubblicata pochi giorni fa sul sito del Ministero dell’Economia anticipando la risposta che verrà fornita alla Commissione europea con riferimento alla lettera inviata dal Vicepresidente Dombrovskis e dal commissario Moscovici sulla nostra manovra finanziaria.

Dopo le parole, i fatti. Il Governo ha presentato al Senato uno specifico emendamento sul tema pensioni che sostanzialmente è modellato sul pacchetto di misure elaborato ed illustrato nell’ambito del tavolo di confronto con le parti sociali.

Fa eccezione l’ampliamento della platea dell’Ape sociale per cui è necessario attendere la conclusione del processo per la verifica a consuntivo dei risparmi rispetto al preventivo che finanzieranno la misura. Verrà allora presentato a dicembre specifico emendamento alla Camera, dove proseguirà l’iter parlamentare dopo la approvazione al Senato.

Quali sono allora i principali contenuti dell’intervento correttivo? Vi è in primo luogo il blocco all’innalzamento dell’età pensionabile dal 2019, sia per i requisiti di vecchiaia che per quelli della pensione anticipata, per le 15 categorie di lavori gravosi , le 11 categorie dell’ Ape social più le 4 aggiuntive (lavoratori che prestano servizio presso impianti siderurgici, i braccianti agricoli, i lavoratori marittimi e i pescatori).

E ‘ necessario avere svolto tali attività da almeno 7 anni nei 10 precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, avere una un'anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

I lavoratori che ne faranno richiesta sono stimati sostanzialmente in crescita dal 2019 al 2027 così come le coperture necessarie (con l’eccezione del 2024). Nel 2020 i lavoratori che potranno beneficiare dell’anticipo saranno 15.400 (per 141 milioni di euro); nel 2021 16.200 lavoratori per 143,9 milioni; nel 2022 18.300 lavoratori per un costo di 160,5 milioni di euro; nel 2023 20,2 lavoratori per 176,4 milioni; nel 2024 20mila lavoratori per 170 milioni di euro; nel 2025 20.600 lavoratori per 170,5 milioni di euro; nel 2026 20.800 lavoratori esentati per 169,8 milioni di euro e nel 2027 saranno esclusi dall’anticipo 20.900 lavoratori per 166,2 milioni di euro.

Si introduce poi con effetto dal 20121 un nuovo meccanismo di calcolo secondo cui l'adeguamento alla speranza di vita si basi sulla differenza biennio su biennio, ma per il solo 2021, anno del primo passaggio, il confronto viene calcolato biennio su anno per motivi tecnici, con un effetto sull'aumento dell'età di “atterraggio morbido”.

Viene anche confermata la l'istituzione di una Commissione tecnica scientifica per la definizione di attività gravose . Importanti novità anche sul fronte della previdenza complementare con la armonizzazione dei fondi pensione del pubblico impiego alle forme pensionistiche operanti per il settore privato (il paradosso è che allo stato attuale il dipendente pubblico che aderisse collettivamente al proprio fondo pensione di riferimento, al momento sono operativi i soli Espero e Perseo Sirio, sarebbe disciplinato dalla vecchia normativa di cui al dilgs 124/93, mentre se aderisse su base individuale ad un fondo pensione aperto/pip rientrerebbe nella “sfera” di cui al dlgs 252/2005).

Gli effetti della equiparazione si riverberano sia con riferimento ai contributi che alle prestazioni (rendita o capitale, per la quota consentita dalla normativa). La relazione tecnica di accompagnamento stima che la novità dovrebbe incentivare le adesioni che dovrebbero arrivare al 14% nel 2027 contro una stima altrimenti fissata all'8%.

Sempre la proposta del Governo prevede per i neoassunti dal 2019 la possibilità di aderire attraverso il meccanismo del silenzio-assenso. L'ipotesi è che la percentuale di adesione dei neoassunti dal 2019 possa essere del 25% con un tasso di adesione del 20% intorno al 2027.

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