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  Premi per ascoltare l'articolo! Sono stati aggiornati secondo la periodicità stabilita i coefficienti di trasformazione che si applicano nel montante contributivo con il decreto del Ministero del Lavoro ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il nuovo aggiornamento rappresenta il quarto “adeguamento” da quando è stato introdotto il metodo di contributivo (la prima revisione è avvenuta nel 2010, poi nel 2013, nel 2016) ed avrà effetto per quei lavoratori la cui decorrenza della pensione è compresa tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2020. Va ricordato come si tratta di un meccanismo automatico che sintonizza il funzionamento del nostro sistema previdenziale, per preservarne la sostenibilità finanziaria, all’accentuato processo di invecchiamento della popolazione. Esiste anche un ulteriore correttivo che opera in automatico rispetto alla evoluzione della speranza di vita accertato dall’Istat, rappresentato dall’innalzamento automatico dell’età pensionabile che dal prossimo 1 gennaio prevede uno scatto di ulteriori 5 mesi. Come sottolinea la Ragioneria generale dello Stato tali meccanismi sono perfettamente correlati nella periodicità e nelle modalità di adozione (procedimento amministrativo, decreto direttoriale) e hanno la funzione di coniugare le esigenze di sostenibilità del sistema pensionistico con quelle di adeguatezza delle prestazioni (evitare la riduzione dei trattamenti pensionistici indotti dall’equivalenza attuariale). Il nostro Paese si contraddistingue nel panorama europeo per avere nel proprio ordinamento due automatismi a differenza di altri Paesi come Svezia, Germania, Finlandia, Portogallo e Spagna che hanno introdotto meccanismi di adeguamento automatico del livello delle prestazioni rispetto alle variazioni della speranza di vita e come Danimarca e Grecia che hanno previsto meccanismi di adeguamento dei requisiti di accesso in funzione dell’allungamento della sopravvivenza. Nello specifico i coefficienti di trasformazione hanno la funzione di tradurre nel contributivo in una rendita annuale il capitale “nozionale” accumulato da ciascun lavoratore al momento del pensionamento, sulla base di un principio di equivalenza attuariale e quindi in funzione della diversa aspettativa di vita al variare dell’età di pensionamento. Quali sono i nuovi coefficienti e quali sono gli effetti della nuova revisione ? i nuovi coefficienti di trasformazione sono a 57 anni il 4,2 per cento, a 58 anni il 4,304, a 59 anni il 4,414, a 60 anni il 4,532, a 61 anni il l 4,657, a 62 anni il 4,79, a 63 anni il 4,932, a 64 anni il 5,083, a 65 anni il 5,245, a 66 anni il 5,419, a 67 anni il 5,604, a 68 anni il 5,804, a 69 anni il 6,021, a 70 anni il 6,257, a 71 anni il 6,513. Si introduce quindi per la prima volta anche un coefficiente di trasformazione anche alletà di 71 anni per tener conto dei tre aumenti della speranza di vita intervenuti nel 2013, nel 2016 e nel 2019 che hanno determinato linnalzamento di un anno del requisito anagrafico dei 70 anni. Considerando l’innalzamento della vita media i coefficienti sono stati rivisti al ribasso dal momento che si stima che la pensione verrà erogata, a parità di età di uscita dal lavoro, per un periodo di tempo più lungo .  Secondo le stime si produce un effetto decurtativo che, a seconda dell’età di pensionamento, oscilla tra l’1 e il 2 per cento. Come ovviare ? Rappresentando un riflesso attuariale dell’andamento demografico della popolazione i coefficienti sono più vantaggiosi ad età pensionabile più elevata in ragione di una speranza di vita più contenuta. Per compensare la riduzione dell’importo la via attuariale dovrebbe essere costituita da un posticipo dell’età pensionabile per beneficiare di un montante contributivo più elevato (più contributi versati con un periodo maggiore di rivalutazione) e di coefficienti più favorevoli. In termini evolutivi si stima poi come dal 1996 al 2019 la riduzione media è risultata superiore al 12 per cento con punte del 16 per cento nella fascia di età tra i 64 e i 65 anni. In termini più generali prospettici diventa allora sempre più importante combinare alla previdenza obbligatoria la previdenza complementare per compensare la riduzione del tasso di sostituzione.

Sono stati aggiornati secondo la periodicità stabilita i coefficienti di trasformazione che si applicano nel montante contributivo con il decreto del Ministero del Lavoro ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il nuovo aggiornamento rappresenta il quarto “adeguamento” da quando è stato introdotto il metodo di contributivo (la prima revisione è avvenuta nel 2010, poi nel 2013, nel 2016) ed avrà effetto per quei lavoratori la cui decorrenza della pensione è compresa tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2020.

Va ricordato come si tratta di un meccanismo automatico che sintonizza il funzionamento del nostro sistema previdenziale, per preservarne la sostenibilità finanziaria, all’accentuato processo di invecchiamento della popolazione.

Esiste anche un ulteriore correttivo che opera in automatico rispetto alla evoluzione della speranza di vita accertato dall’Istat, rappresentato dall’innalzamento automatico dell’età pensionabile che dal prossimo 1 gennaio prevede uno scatto di ulteriori 5 mesi.

Come sottolinea la Ragioneria generale dello Stato tali meccanismi sono perfettamente correlati nella periodicità e nelle modalità di adozione (procedimento amministrativo, decreto direttoriale) e hanno la funzione di coniugare le esigenze di sostenibilità del sistema pensionistico con quelle di adeguatezza delle prestazioni (evitare la riduzione dei trattamenti pensionistici indotti dall’equivalenza attuariale).

Il nostro Paese si contraddistingue nel panorama europeo per avere nel proprio ordinamento due automatismi a differenza di altri Paesi come Svezia, Germania, Finlandia, Portogallo e Spagna che hanno introdotto meccanismi di adeguamento automatico del livello delle prestazioni rispetto alle variazioni della speranza di vita e come Danimarca e Grecia che hanno previsto meccanismi di adeguamento dei requisiti di accesso in funzione dell’allungamento della sopravvivenza.

Nello specifico i coefficienti di trasformazione hanno la funzione di tradurre nel contributivo in una rendita annuale il capitale “nozionale” accumulato da ciascun lavoratore al momento del pensionamento, sulla base di un principio di equivalenza attuariale e quindi in funzione della diversa aspettativa di vita al variare dell’età di pensionamento.

Quali sono i nuovi coefficienti e quali sono gli effetti della nuova revisione ? i nuovi coefficienti di trasformazione sono a 57 anni il 4,2 per cento, a 58 anni il 4,304, a 59 anni il 4,414, a 60 anni il 4,532, a 61 anni il l 4,657, a 62 anni il 4,79, a 63 anni il 4,932, a 64 anni il 5,083, a 65 anni il 5,245, a 66 anni il 5,419, a 67 anni il 5,604, a 68 anni il 5,804, a 69 anni il 6,021, a 70 anni il 6,257, a 71 anni il 6,513. Si introduce quindi per la prima volta anche un coefficiente di trasformazione anche all'età di 71 anni per tener conto dei tre aumenti della speranza di vita intervenuti nel 2013, nel 2016 e nel 2019 che hanno determinato l'innalzamento di un anno del requisito anagrafico dei 70 anni.

Considerando l’innalzamento della vita media i coefficienti sono stati rivisti al ribasso dal momento che si stima che la pensione verrà erogata, a parità di età di uscita dal lavoro, per un periodo di tempo più lungo . 

Secondo le stime si produce un effetto decurtativo che, a seconda dell’età di pensionamento, oscilla tra l’1 e il 2 per cento. Come ovviare ? Rappresentando un riflesso attuariale dell’andamento demografico della popolazione i coefficienti sono più vantaggiosi ad età pensionabile più elevata in ragione di una speranza di vita più contenuta.

Per compensare la riduzione dell’importo la via attuariale dovrebbe essere costituita da un posticipo dell’età pensionabile per beneficiare di un montante contributivo più elevato (più contributi versati con un periodo maggiore di rivalutazione) e di coefficienti più favorevoli. In termini evolutivi si stima poi come dal 1996 al 2019 la riduzione media è risultata superiore al 12 per cento con punte del 16 per cento nella fascia di età tra i 64 e i 65 anni.

In termini più generali prospettici diventa allora sempre più importante combinare alla previdenza obbligatoria la previdenza complementare per compensare la riduzione del tasso di sostituzione.

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