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  Premi per ascoltare l'articolo! Il Governo ha annunciato l’andamento del deficit previsto nella Nota di aggiornamento del DEF che, come è noto, rappresenta la cornice di riferimento in cui si colloca la prossima Legge di Bilancio. Si prospetta un rapporto deficit/Pil pari al 2,4 per il prossimo anno che poi calerà al 2,1 e all’1,8 per cento negli anni successivi. Sono state poi confermate le misure che entreranno a fare parte della manovra finanziaria nell’ambito delle quali rientrano le misure di flessibilità in uscita per “superare” le rigidità della riforma Fornero. Le risorse stanziate dovrebbero essere pari a 7 miliardi di euro con partenza delle nuove previsioni normative , secondo quanto si apprende, entro il prossimo mese di febbraio con la forte volontà “politica” di permettere il pensionamento anticipato dal 1 gennaio. La misura “cardine” della strategia di intervento è, fermo restando il pensionamento di vecchiaia, la reintroduzione del meccanismo delle quote , vale a dire un requisito di accesso alla quiescenza rappresentato dalla somma di età anagrafica e anzianità contributiva. La finalità è da un lato quella di consentire il pensionamento in maniera più agevole e dall’altro riavviare l’occupazione, soprattutto giovanile. Secondo quanto dichiarato il Governo è “sufficientemente convinto” che la revisione della riforma Fornero “avrà un moltiplicatore dell’occupazione giovanile, cioè ogni pensionato che va via trascinerà due giovani nel sistema”. Va evidenziata invece la posizione espressa dalla Confindustria che invita a non smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Va ricordato come con il sistema delle quote si concretizza un “ritorno”, essendo tale meccanismo già presente nel nostro ordinamento dal 2008 e poi mandato come soluzione generalizzata “in pensione “ con la riforma Fornero. Nel concreto la soglia individuata è quota 100 con due paletti rappresentati da una età minima di 62 anni e un minimo contributivo di 38 anni. Il requisito dei 38 anni di versamenti sarebbe però fisso, ragion per cui a 63 anni si quoterà 101, a 64 anni 102, a 65 anni 103 e così via fino all’età legale di pensionamento, che oggi è di 66 anni e 7 mesi Sembra superata l’ ipotesi circolata negli ultimi giorni secondo cui si sarebbe introdotta una penalizzazione in una misura oscillante tra lo 0,5 e l’1,5 per cento per ogni anno di anticipo rispetto al pensionamento di vecchiaia. Non è ancora chiaro invece se verrà operato, come circolato negli ultimi tempi, un ricalcolo contributivo con riferimento agli anni successivi al 1996 e quanti anni di contribuzione figurativa potranno farsi valere (possibile 2) . Non è poi ancora chiaro se potrà essere sterilizzato l’aumento di 5 mesi per il pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi da 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne) valido fino a fine anno per effetto del meccanismo automatico di innalzamento dell’età pensionabile parametrato alla speranza di vita accertato dall’Istat.

Il Governo ha annunciato l’andamento del deficit previsto nella Nota di aggiornamento del DEF che, come è noto, rappresenta la cornice di riferimento in cui si colloca la prossima Legge di Bilancio.

Si prospetta un rapporto deficit/Pil pari al 2,4 per il prossimo anno che poi calerà al 2,1 e all’1,8 per cento negli anni successivi. Sono state poi confermate le misure che entreranno a fare parte della manovra finanziaria nell’ambito delle quali rientrano le misure di flessibilità in uscita per “superare” le rigidità della riforma Fornero.

Le risorse stanziate dovrebbero essere pari a 7 miliardi di euro con partenza delle nuove previsioni normative , secondo quanto si apprende, entro il prossimo mese di febbraio con la forte volontà “politica” di permettere il pensionamento anticipato dal 1 gennaio.

La misura “cardine” della strategia di intervento è, fermo restando il pensionamento di vecchiaia, la reintroduzione del meccanismo delle quote , vale a dire un requisito di accesso alla quiescenza rappresentato dalla somma di età anagrafica e anzianità contributiva. La finalità è da un lato quella di consentire il pensionamento in maniera più agevole e dall’altro riavviare l’occupazione, soprattutto giovanile.

Secondo quanto dichiarato il Governo è “sufficientemente convinto” che la revisione della riforma Fornero “avrà un moltiplicatore dell’occupazione giovanile, cioè ogni pensionato che va via trascinerà due giovani nel sistema”. Va evidenziata invece la posizione espressa dalla Confindustria che invita a non smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro.

Va ricordato come con il sistema delle quote si concretizza un “ritorno”, essendo tale meccanismo già presente nel nostro ordinamento dal 2008 e poi mandato come soluzione generalizzata “in pensione “ con la riforma Fornero. Nel concreto la soglia individuata è quota 100 con due paletti rappresentati da una età minima di 62 anni e un minimo contributivo di 38 anni.

Il requisito dei 38 anni di versamenti sarebbe però fisso, ragion per cui a 63 anni si quoterà 101, a 64 anni 102, a 65 anni 103 e così via fino all’età legale di pensionamento, che oggi è di 66 anni e 7 mesi Sembra superata l’ ipotesi circolata negli ultimi giorni secondo cui si sarebbe introdotta una penalizzazione in una misura oscillante tra lo 0,5 e l’1,5 per cento per ogni anno di anticipo rispetto al pensionamento di vecchiaia. Non è ancora chiaro invece se verrà operato, come circolato negli ultimi tempi, un ricalcolo contributivo con riferimento agli anni successivi al 1996 e quanti anni di contribuzione figurativa potranno farsi valere (possibile 2) .

Non è poi ancora chiaro se potrà essere sterilizzato l’aumento di 5 mesi per il pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi da 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne) valido fino a fine anno per effetto del meccanismo automatico di innalzamento dell’età pensionabile parametrato alla speranza di vita accertato dall’Istat.

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