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  Premi per ascoltare l'articolo! Nel mosaico previdenziale delineato dalla Legge di Bilancio si inserisce anche la proroga di opzione donna. I nuovi requisiti sono rappresentati dall’avere 58 anni di età se lavoratrici dipendenti o 59 anni se lavoratrici autonome, con 35 anni di anzianità contributiva. In precedenza, a parità dei 35 anni di contributi necessari, occorreva avere 57 anni di età se dipendenti o 58 se autonome. Non è ancora chiaro se le caratteristiche anagrafiche sarebbero indicizzate alla speranza di vita. La finalità di opzione donna nell’ambito della strategia di riordino pensionistico varato dall’esecutivo è quella di fornire una possibile soluzione a chi non potesse beneficiare di “quota 100” che, secondo le osservazioni formulate dal Presidente dell’Inps audito recentemente alla Camera , tende a privilegiare i lavoratori maschi in 9 casi su 10 essendo invece le donne penalizzate da requisiti contributivi elevati (quando hanno carriere molto più discontinue degli uomini. Va ricordato in ogni modo come la scelta eventuale di usufruire del “canale di pensionamento” rappresentato da opzione donna comporta automaticamente il calcolo della pensione con il metodo contributivo con una riduzione tendenziale quindi del trattamento erogato. E’ utile anche ripercorrere brevemente quale sia stata l’evoluzione di opzione donna, attingendo al Dossier di approfondimento sulla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza elaborato dai Servizi Studi di Camera e Senato. Tale possibilità era stata introdotta in via sperimentale dall’ articolo 1, comma 9, della L. 243/2004 (riforma Maroni) . Tale opzione, per anni poco utilizzata, è stata esercitata invece in maniera più consistente dopo la riforma pensionistica realizzata dal D.L. 201/2011 (cd. Riforma Fornero), che ha notevolmente incrementato i requisiti anagrafici e contributivi per laccesso al trattamento pensionistico, consentendo alle lavoratrici di anticipare di parecchi anni luscita dal lavoro, sia pur con una riduzione dellimporto della pensione. La riforma Fornero ha confermato la possibilità di accedere ad un pensionamento anticipato avvalendosi dellopzione donna, a condizione che le lavoratrici che maturassero i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2015. Con larticolo 1, commi 222 e 223, della L. 232/2016 la possibilità di accedere alla cd. opzione donna è stata estesa alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti richiesti a causa degli incrementi determinati dalladeguamento dei medesimi allaumento della speranza di vita.

Nel mosaico previdenziale delineato dalla Legge di Bilancio si inserisce anche la proroga di opzione donna.

I nuovi requisiti sono rappresentati dall’avere 58 anni di età se lavoratrici dipendenti o 59 anni se lavoratrici autonome, con 35 anni di anzianità contributiva. In precedenza, a parità dei 35 anni di contributi necessari, occorreva avere 57 anni di età se dipendenti o 58 se autonome. Non è ancora chiaro se le caratteristiche anagrafiche sarebbero indicizzate alla speranza di vita.

La finalità di opzione donna nell’ambito della strategia di riordino pensionistico varato dall’esecutivo è quella di fornire una possibile soluzione a chi non potesse beneficiare di “quota 100” che, secondo le osservazioni formulate dal Presidente dell’Inps audito recentemente alla Camera , tende a privilegiare i lavoratori maschi in 9 casi su 10 essendo invece le donne penalizzate da requisiti contributivi elevati (quando hanno carriere molto più discontinue degli uomini. Va ricordato in ogni modo come la scelta eventuale di usufruire del “canale di pensionamento” rappresentato da opzione donna comporta automaticamente il calcolo della pensione con il metodo contributivo con una riduzione tendenziale quindi del trattamento erogato.

E’ utile anche ripercorrere brevemente quale sia stata l’evoluzione di opzione donna, attingendo al Dossier di approfondimento sulla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza elaborato dai Servizi Studi di Camera e Senato. Tale possibilità era stata introdotta in via sperimentale dall’ 'articolo 1, comma 9, della L. 243/2004 (riforma Maroni) .

Tale opzione, per anni poco utilizzata, è stata esercitata invece in maniera più consistente dopo la riforma pensionistica realizzata dal D.L. 201/2011 (cd. Riforma Fornero), che ha notevolmente incrementato i requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso al trattamento pensionistico, consentendo alle lavoratrici di anticipare di parecchi anni l'uscita dal lavoro, sia pur con una riduzione dell'importo della pensione.

La riforma Fornero ha confermato la possibilità di accedere ad un pensionamento anticipato avvalendosi dell'opzione donna, a condizione che le lavoratrici che maturassero i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2015.

Con l'articolo 1, commi 222 e 223, della L. 232/2016 la possibilità di accedere alla cd. opzione donna è stata estesa alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti richiesti a causa degli incrementi determinati dall'adeguamento dei medesimi all'aumento della speranza di vita.

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