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  Premi per ascoltare l'articolo! Nellambito delle iniziative promosse per il Mese delleducazione finanziaria 2018 la Consob ha organizzato un seminario per la presentazione del quarto Rapporto annuale sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. La necessaria premessa che viene posta è che il sistema di tutele dei risparmiatori e degli investitori si basa su strumenti, regolamentazione, vigilanza ed enforcement, concepiti assumendo che gli attori del sistema finanziario, famiglie, imprese, operatori, si comportino come se fossero in grado di elaborare correttamente e utilmente tutte le informazioni a loro disposizione. Il Rapporto, viene sottolineato è dunque un manifesto di “direzione” per la regolazione in divenire ed è, nel contempo, un prodotto di ricerca empirica. L’approfondimento verte sulle “scelte” delle famiglie e in tale modo registra le conoscenze finanziarie dei risparmiatori e degli investitori italiani, sia quelle effettive sia quelle percepite; indaga le attitudini dei risparmiatori, correlate a conoscenze e comportamenti; esamina concrete scelte di investimento e stili decisionali ad esse associati. Quali sono le principali evidenze ? La ricchezza netta delle famiglie italiane rimane stabile sui livelli del 2012, mentre il tasso di risparmio lordo continua ad attestarsi al di sotto della media dell’area euro Persiste il divario fra Italia ed Eurozona con riferimento sia alle scelte di portafoglio, soprattutto per la componente assicurativa e previdenziale, sia al livello di indebitamento . La diffusione di alcuni prodotti e servizi bancari vede l’Italia in linea con la media dell’area euro, dopo l’incremento registrato nel periodo 2011-2017, mentre sono meno incoraggianti i dati relativi alla familiarità con gli strumenti di pagamento digitali . La cultura finanziaria delle famiglie italiane rimane contenuta: in media, un intervistato su due non è in grado di definire correttamente nozioni finanziarie di base; il dato scende a meno di uno su cinque nel caso di concetti avanzati. Tra i concetti attinenti alle abilità di calcolo complementari alla cultura finanziaria, quello di percentuale risulta ampiamente compreso dagli intervistati; viceversa, quasi l’80% del campione non ha familiarità con la nozione di probabilità. Il quadro delle conoscenze finanziarie si completa con la cosiddetta risk literacy, definita con riferimento alla familiarità con specifici prodotti finanziari e alla capacità di valutarne il rischio relativo. Tra gli strumenti più conosciuti si annoverano i titoli di Stato (indicati dal 54% degli intervistati), mentre solo il 10% del campione è in grado di ordinare correttamente alcune opzioni di investimento per livello di rischio Le conoscenze finanziarie (reali e percepite) e le capacità di calcolo sono positivamente correlate al livello di istruzione e ad alcune inclinazioni personali (apprezzamento delle informazioni numeriche e delle attività cognitive impegnative), mentre risultano negativamente associate con l’ansia finanziaria. L’attitudine a gestire le risorse familiari nell’ambito di un processo strutturato di pianificazione e controllo (cosiddetto financial control) è ancora poco diffusa. Il 47% degli intervistati dichiara di predisporre un bilancio familiare, mentre solo il 30% tiene traccia scritta delle spese. La maggior parte del campione, tuttavia, valuta gli acquisti attentamente, salda le utenze a scadenza e onora i debiti contratti . Solo un terzo delle famiglie, infine, dichiara di avere un piano finanziario e di controllarne gli esiti. d’investimento . A fine 2017 il tasso di partecipazione delle famiglie italiane al mercato finanziario si attesta al 29%; dopo i depositi bancari e i prodotti postali, le attività che pesano di più nel portafoglio degli investitori sono i fondi comuni e i titoli di Stato . Per acquisire informazioni utili per le scelte di investimento le famiglie italiane si avvalgono prevalentemente di persone che operano nel settore finanziario (ad esempio, il funzionario di banca con cui sono in contatto), persone di fiducia (amici e colleghi) e fonti informative specialistiche; documenti ufficiali come i prospetti finanziari vengono citati soltanto dal 25% degli intervistati Tra gli elementi informativi più apprezzati ricorrono quelli relativi al rischio di perdite in conto capitale e ai costi dell’investimento.Tra coloro che dichiarano di seguire un solo stile decisionale (75% del campione), la metà ricorre ai consigli di amici e parenti (cosiddetta consulenza informale), poco più del 20% si affida alla consulenza professionale ovvero delega un esperto, mentre il 28% sceglie in autonomia. Con riferimento al consulente (sia questi professionale o meno), le caratteristiche ritenute più importanti sono l’agire nel miglior interesse dell’investitore, essere competente e usare un linguaggio chiaro; più del 40% degli investitori indica l’essere sollevati dall’ansia finanziaria . La propensione ad investire in autonomia, invece, è più frequente al crescere delle conoscenze finanziarie e delle competenze percepite; viceversa, è meno diffusa tra gli investitori inclini all’ansia finanziaria .Circa il 40% dichiara di non monitorare l’andamento degli investimenti effettuati; il restante 60% del campione indica più frequentemente le performance del portafoglio rispetto ai costi tra le informazioni più importanti ai fini del controllo. L’attitudine al monitoraggio è più frequente tra gli intervistati assistiti da un consulente professionale, oltre a crescere con l’età, il livello di istruzione e le competenze finanziarie; viceversa l’ansia finanziaria, l’avversione al rischio, l’avversione alle perdite e la preferenza per la consulenza informale mostrano una correlazione negativa.

Nell'ambito delle iniziative promosse per il Mese dell'educazione finanziaria 2018 la Consob ha organizzato un seminario per la presentazione del quarto Rapporto annuale sulle scelte di investimento delle famiglie italiane.

La necessaria premessa che viene posta è che il sistema di tutele dei risparmiatori e degli investitori si basa su strumenti, regolamentazione, vigilanza ed enforcement, concepiti assumendo che gli attori del sistema finanziario, famiglie, imprese, operatori, si comportino come se fossero in grado di elaborare correttamente e utilmente tutte le informazioni a loro disposizione. Il Rapporto, viene sottolineato è dunque un manifesto di “direzione” per la regolazione in divenire ed è, nel contempo, un prodotto di ricerca empirica.

L’approfondimento verte sulle “scelte” delle famiglie e in tale modo registra le conoscenze finanziarie dei risparmiatori e degli investitori italiani, sia quelle effettive sia quelle percepite; indaga le attitudini dei risparmiatori, correlate a conoscenze e comportamenti; esamina concrete scelte di investimento e stili decisionali ad esse associati.

Quali sono le principali evidenze ? La ricchezza netta delle famiglie italiane rimane stabile sui livelli del 2012, mentre il tasso di risparmio lordo continua ad attestarsi al di sotto della media dell’area euro Persiste il divario fra Italia ed Eurozona con riferimento sia alle scelte di portafoglio, soprattutto per la componente assicurativa e previdenziale, sia al livello di indebitamento .

La diffusione di alcuni prodotti e servizi bancari vede l’Italia in linea con la media dell’area euro, dopo l’incremento registrato nel periodo 2011-2017, mentre sono meno incoraggianti i dati relativi alla familiarità con gli strumenti di pagamento digitali .

La cultura finanziaria delle famiglie italiane rimane contenuta: in media, un intervistato su due non è in grado di definire correttamente nozioni finanziarie di base; il dato scende a meno di uno su cinque nel caso di concetti avanzati.

Tra i concetti attinenti alle abilità di calcolo complementari alla cultura finanziaria, quello di percentuale risulta ampiamente compreso dagli intervistati; viceversa, quasi l’80% del campione non ha familiarità con la nozione di probabilità. Il quadro delle conoscenze finanziarie si completa con la cosiddetta risk literacy, definita con riferimento alla familiarità con specifici prodotti finanziari e alla capacità di valutarne il rischio relativo.

Tra gli strumenti più conosciuti si annoverano i titoli di Stato (indicati dal 54% degli intervistati), mentre solo il 10% del campione è in grado di ordinare correttamente alcune opzioni di investimento per livello di rischio Le conoscenze finanziarie (reali e percepite) e le capacità di calcolo sono positivamente correlate al livello di istruzione e ad alcune inclinazioni personali (apprezzamento delle informazioni numeriche e delle attività cognitive impegnative), mentre risultano negativamente associate con l’ansia finanziaria.

L’attitudine a gestire le risorse familiari nell’ambito di un processo strutturato di pianificazione e controllo (cosiddetto financial control) è ancora poco diffusa. Il 47% degli intervistati dichiara di predisporre un bilancio familiare, mentre solo il 30% tiene traccia scritta delle spese. La maggior parte del campione, tuttavia, valuta gli acquisti attentamente, salda le utenze a scadenza e onora i debiti contratti . Solo un terzo delle famiglie, infine, dichiara di avere un piano finanziario e di controllarne gli esiti. d’investimento .

A fine 2017 il tasso di partecipazione delle famiglie italiane al mercato finanziario si attesta al 29%; dopo i depositi bancari e i prodotti postali, le attività che pesano di più nel portafoglio degli investitori sono i fondi comuni e i titoli di Stato . Per acquisire informazioni utili per le scelte di investimento le famiglie italiane si avvalgono prevalentemente di persone che operano nel settore finanziario (ad esempio, il funzionario di banca con cui sono in contatto), persone di fiducia (amici e colleghi) e fonti informative specialistiche; documenti ufficiali come i prospetti finanziari vengono citati soltanto dal 25% degli intervistati

Tra gli elementi informativi più apprezzati ricorrono quelli relativi al rischio di perdite in conto capitale e ai costi dell’investimento.Tra coloro che dichiarano di seguire un solo stile decisionale (75% del campione), la metà ricorre ai consigli di amici e parenti (cosiddetta consulenza informale), poco più del 20% si affida alla consulenza professionale ovvero delega un esperto, mentre il 28% sceglie in autonomia. Con riferimento al consulente (sia questi professionale o meno), le caratteristiche ritenute più importanti sono l’agire nel miglior interesse dell’investitore, essere competente e usare un linguaggio chiaro; più del 40% degli investitori indica l’essere sollevati dall’ansia finanziaria .

La propensione ad investire in autonomia, invece, è più frequente al crescere delle conoscenze finanziarie e delle competenze percepite; viceversa, è meno diffusa tra gli investitori inclini all’ansia finanziaria .Circa il 40% dichiara di non monitorare l’andamento degli investimenti effettuati; il restante 60% del campione indica più frequentemente le performance del portafoglio rispetto ai costi tra le informazioni più importanti ai fini del controllo.

L’attitudine al monitoraggio è più frequente tra gli intervistati assistiti da un consulente professionale, oltre a crescere con l’età, il livello di istruzione e le competenze finanziarie; viceversa l’ansia finanziaria, l’avversione al rischio, l’avversione alle perdite e la preferenza per la consulenza informale mostrano una correlazione negativa.

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