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  Premi per ascoltare l'articolo! Il pericolo di un nuovo ingresso in recessione non ha un impatto solo sui vincoli di finanza pubblica (debito pubblico/Pil e disavanzo pubblico/Pil) ma anche sull’importo delle future pensioni “contributive”. Va infatti ricordato come nel metodo di calcolo contributivo la logica è di tipo assicurativa determinandosi un rapporto diretto tra contributi versati e trattamento pensionistico. Nel pratico si opera una vera e propria somma (virtuale) dei contributi versati lungo l’arco della intera vita lavorativa; annualmente tale somma viene rivalutata in base alla media quinquennale del Pil nominale; raggiunta l’età pensionabile si converte il montante in rendita moltiplicandolo per gli specifici coefficienti di trasformazione che riflettono ad ogni età pensionabile una diversa “speranza di vita”. Con il contributivo quindi tutti i contributi versati nel corso della vita attiva vengono capitalizzati a un tasso pari all’incremento annuale del Pil e il montante così ottenuto serve a calcolare la rendita mensile. Come sottolineava l’Ania in un interessante Booklet sulla busta arancione, aver preso in considerazione tutti gli anni di vita attiva (anche quelli iniziali, con livelli minori di retribuzione e contributi) già ha comportato un abbassamento della copertura pensionistica. In aggiunta, il modesto sviluppo economico del Paese sta aggravando la situazione. Nell’ultimo decennio, in particolare, la crescita del Pil non ha mai superato, in media, l’1 per cento e in alcuni anni, quelli più duri della crisi, è stata addirittura negativa. I contributi previdenziali versati hanno così una bassa redditività. A parità di contributi versati, ogni punto in meno di Pil equivale, dopo 35 anni, a una rendita pensionistica più bassa del 16 per cento. Assume allora particolare interesse sviluppare una pianificazione che diversifichi il rischio previdenziale attraverso la adesione ai fondi pensione. Quali sono i profili di vantaggio ? In primo luogo si abbina ad una futura pensione legata nella rivalutazione allo sviluppo economico un montante contributivo che beneficia dei rendimenti generati dai mercati finanziari. Va poi ricordato come le forme pensionistiche complementari funzionino a capitalizzazione , una sorta di “salvadanaio per la pensione”. Consente allora di potere attingere al “tesoretto” accantonato in caso di particolari esigenze con le anticipazioni (fino al 75 per cento da subito per esigenze sanitarie di particolare gravità , fino al 75 per cento dopo 8 anni di iscrizione alla previdenza complementare per acquisto e ristrutturazione prima casa per sé o per i figli, fino al 30 per cento dopo 8 anni per qualsiasi esigenza) o di modellarne il funzionamento sul “ciclo di vita” lavorativo in caso di dinamiche avverse con i riscatti (p.es in caso di Cassa integrazione e Naspi) e con la nuova Rita, forma di riscatto frazionato che può fornire un “reddito finanziario ponte” fino al pensionamento per chi dovesse fuoriuscire dal mercato del lavoro. Da non sottovalutare poi quello che si definisce come “rischio politico”, vale a dire la evoluzione normativa. Abbinare alla previdenza obbligatoria diversifica anche qualche eventualità con la possibilità di compensare in maniera efficace le due aleatorietà

Il pericolo di un nuovo ingresso in recessione non ha un impatto solo sui vincoli di finanza pubblica (debito pubblico/Pil e disavanzo pubblico/Pil) ma anche sull’importo delle future pensioni “contributive”.

Va infatti ricordato come nel metodo di calcolo contributivo la logica è di tipo assicurativa determinandosi un rapporto diretto tra contributi versati e trattamento pensionistico.

Nel pratico si opera una vera e propria somma (virtuale) dei contributi versati lungo l’arco della intera vita lavorativa; annualmente tale somma viene rivalutata in base alla media quinquennale del Pil nominale; raggiunta l’età pensionabile si converte il montante in rendita moltiplicandolo per gli specifici coefficienti di trasformazione che riflettono ad ogni età pensionabile una diversa “speranza di vita”.

Con il contributivo quindi tutti i contributi versati nel corso della vita attiva vengono capitalizzati a un tasso pari all’incremento annuale del Pil e il montante così ottenuto serve a calcolare la rendita mensile. Come sottolineava l’Ania in un interessante Booklet sulla busta arancione, aver preso in considerazione tutti gli anni di vita attiva (anche quelli iniziali, con livelli minori di retribuzione e contributi) già ha comportato un abbassamento della copertura pensionistica. In aggiunta, il modesto sviluppo economico del Paese sta aggravando la situazione.

Nell’ultimo decennio, in particolare, la crescita del Pil non ha mai superato, in media, l’1 per cento e in alcuni anni, quelli più duri della crisi, è stata addirittura negativa. I contributi previdenziali versati hanno così una bassa redditività. A parità di contributi versati, ogni punto in meno di Pil equivale, dopo 35 anni, a una rendita pensionistica più bassa del 16 per cento. Assume allora particolare interesse sviluppare una pianificazione che diversifichi il rischio previdenziale attraverso la adesione ai fondi pensione.

Quali sono i profili di vantaggio ? In primo luogo si abbina ad una futura pensione legata nella rivalutazione allo sviluppo economico un montante contributivo che beneficia dei rendimenti generati dai mercati finanziari. Va poi ricordato come le forme pensionistiche complementari funzionino a capitalizzazione , una sorta di “salvadanaio per la pensione”.

Consente allora di potere attingere al “tesoretto” accantonato in caso di particolari esigenze con le anticipazioni (fino al 75 per cento da subito per esigenze sanitarie di particolare gravità , fino al 75 per cento dopo 8 anni di iscrizione alla previdenza complementare per acquisto e ristrutturazione prima casa per sé o per i figli, fino al 30 per cento dopo 8 anni per qualsiasi esigenza) o di modellarne il funzionamento sul “ciclo di vita” lavorativo in caso di dinamiche avverse con i riscatti (p.es in caso di Cassa integrazione e Naspi) e con la nuova Rita, forma di riscatto frazionato che può fornire un “reddito finanziario ponte” fino al pensionamento per chi dovesse fuoriuscire dal mercato del lavoro.

Da non sottovalutare poi quello che si definisce come “rischio politico”, vale a dire la evoluzione normativa. Abbinare alla previdenza obbligatoria diversifica anche qualche eventualità con la possibilità di compensare in maniera efficace le due aleatorietà

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