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  Premi per ascoltare l'articolo! Ha fatto sicuramente notizia l’annuncio recentissimo da parte della Banca d’Italia , per contribuire a uno sviluppo economico sostenibile, della decisione di privilegiare, nelle proprie scelte di investimento, le imprese che impiegano metodi produttivi rispettosi dell’ambiente, che garantiscono condizioni di lavoro inclusive e attente ai diritti umani e che adottano i migliori standard di governo di impresa. A questo scopo la nostra Banca centrale ha modificato le modalità di gestione dei propri investimenti azionari attribuendo un maggior peso ai fattori cha aumentano la sostenibilità (fattori ESG, acronimo di Environmental, Social and Governance). La decisione di via Nazionale si colloca in una tendenza sempre più profilata nel sistema finanziario internazionale e italiano che trova un riscontro empirico in una crescente sensibilità manifestata dal risparmiatore del Bel Paese. Particolarmente eloquenti sono a tal proposito i risultati della recente Indagine annuale realizzata da Acri/Ipsos in occasione della 93° Giornata Mondiale del Risparmio secondo cui l’80 per cento degli italiani ritiene che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese. Una quota non trascurabile di individui (il 38 per cento) sarebbe disposta poi a usare almeno una parte dei propri risparmi per investire in iniziative sociali, umanitarie, culturali, ambientali, scientifiche o per sviluppare piccole attività economiche. Come si atteggiano i fondi pensione, che rivestono l’importante ruolo di investitori istituzionali, con riferimento a tale aspetto ? Il punto di partenza è che già la normativa attuale prevede come le forme pensionistiche complementari sono tenute ad esporre nel rendiconto annuale e, sinteticamente, nelle comunicazioni periodiche agli iscritti se ed in quale misura nella gestione delle risorse e nelle linee seguite nell’esercizio dei diritti derivanti dalla titolarità dei valori in portafoglio si siano presi in considerazione aspetti sociali, etici ed ambientali. In prospettiva va ricordato come in applicazione poi della direttiva Iorp 2 recentemente recepita nel nostro ordinamento gli Schemi di Direttive Covip poste in consultazione fino allo scorso 13 maggio prevedono come i fondi pensione negoziali e preesistenti con soggettività giuridica devono disporre di un sistema di governo idoneo ad assicurare la sana e prudente gestione dei rischi che gravano sul fondo pensione, inclusi i rischi ESG. Il sistema di gestione dei rischi e la valutazione interna dei rischi devono, quindi, prendere in considerazione anche i rischi connessi ai fattori ESG ai quali il fondo è o potrebbe essere esposto, nonché le relative interdipendenze con altri rischi. Quanto agli investimenti, nel documento sulla politica di investimento andranno illustrate le modalità con cui la politica di investimento tiene conto dei fattori ESG. Last but not least gli stress test dell’Eiopa recentemente lanciati includono una valutazione delle esposizioni ambientali, sociali e di governance (ESG)

Ha fatto sicuramente notizia l’annuncio recentissimo da parte della Banca d’Italia , per contribuire a uno sviluppo economico sostenibile, della decisione di privilegiare, nelle proprie scelte di investimento, le imprese che impiegano metodi produttivi rispettosi dell’ambiente, che garantiscono condizioni di lavoro inclusive e attente ai diritti umani e che adottano i migliori standard di governo di impresa.

A questo scopo la nostra Banca centrale ha modificato le modalità di gestione dei propri investimenti azionari attribuendo un maggior peso ai fattori cha aumentano la sostenibilità (fattori ESG, acronimo di Environmental, Social and Governance).

La decisione di via Nazionale si colloca in una tendenza sempre più profilata nel sistema finanziario internazionale e italiano che trova un riscontro empirico in una crescente sensibilità manifestata dal risparmiatore del Bel Paese.

Particolarmente eloquenti sono a tal proposito i risultati della recente Indagine annuale realizzata da Acri/Ipsos in occasione della 93° Giornata Mondiale del Risparmio secondo cui l’80 per cento degli italiani ritiene che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese. Una quota non trascurabile di individui (il 38 per cento) sarebbe disposta poi a usare almeno una parte dei propri risparmi per investire in iniziative sociali, umanitarie, culturali, ambientali, scientifiche o per sviluppare piccole attività economiche.

Come si atteggiano i fondi pensione, che rivestono l’importante ruolo di investitori istituzionali, con riferimento a tale aspetto ? Il punto di partenza è che già la normativa attuale prevede come le forme pensionistiche complementari sono tenute ad esporre nel rendiconto annuale e, sinteticamente, nelle comunicazioni periodiche agli iscritti se ed in quale misura nella gestione delle risorse e nelle linee seguite nell’esercizio dei diritti derivanti dalla titolarità dei valori in portafoglio si siano presi in considerazione aspetti sociali, etici ed ambientali.

In prospettiva va ricordato come in applicazione poi della direttiva Iorp 2 recentemente recepita nel nostro ordinamento gli Schemi di Direttive Covip poste in consultazione fino allo scorso 13 maggio prevedono come i fondi pensione negoziali e preesistenti con soggettività giuridica devono disporre di un sistema di governo idoneo ad assicurare la sana e prudente gestione dei rischi che gravano sul fondo pensione, inclusi i rischi ESG.

Il sistema di gestione dei rischi e la valutazione interna dei rischi devono, quindi, prendere in considerazione anche i rischi connessi ai fattori ESG ai quali il fondo è o potrebbe essere esposto, nonché le relative interdipendenze con altri rischi. Quanto agli investimenti, nel documento sulla politica di investimento andranno illustrate le modalità con cui la politica di investimento tiene conto dei fattori ESG. Last but not least gli stress test dell’Eiopa recentemente lanciati includono una valutazione delle esposizioni ambientali, sociali e di governance (ESG)

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