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  Premi per ascoltare l'articolo! In arrivo un commissario che traghetterà l’Istituto verso una governance duale. All’Inps sta per arrivare un commissario governativo, ma non sarà Boeri . A dichiararlo è il Presidente del Cnel Tiziano Treu autore dell’emendamento alla Legge di Bilancio di riforma della governance dell’Inps presentato a firma dell’On. Damiano martedi in commissione Bilancio della Camera. La vicenda La goccia che ha fatto traboccare il vaso e interrompere i rapporti tra il Governo Gentiloni e il Prof. Boeri è stato il pasticcio dell’Inps sulla gestione dell’Ape sociale: i nuovi numeri, comunicati da Inps, rivelano che le domande accolte sono passate da 22 mila a 24.524 ( su 66 mila), con il 63% di respinte. Sebbene quelle riammesse sarebbero 3.780, più della differenza tra il dato di ottobre, ufficializzato in Parlamento, e quello attuale, i primi assegni per chi ce lha fatta arriveranno solo a gennaio. Inoltre il riesame da parte dell’Istituto di previdenza di quelle scartate della prima tranche è in corso, unaltra cattiva notizia per il Governo che conta di avere quanto prima cifre ufficiali, per indirizzare i soldi avanzati questanno allApe sociale del 2018. La riforma dell’Istituto Secondo l’On. Damiano i numeri per far passare la riforma non sono un problema. Neanche al Senato, dove la manovra tornerà blindata e con già il placement dell’On. Sacconi, presidente della commissione Lavoro.Si discute in queste ore se inserire o meno il limite dei sei mesi, che consegnerebbe al prossimo esecutivo il compito di fare le nomine. Accelerare non sembra sia possibile. Anche perché dopo il varo da parte del Consiglio dei ministri dei nuovi nomi, occorrerebbe il voto a maggioranza assoluta delle due commissioni Lavoro. Difficile da ottenere a Camere sciolte. Così prende corpo lidea di un commissario, con gradimento bipartisan, in grado di traghettare lInps verso una nuova era politica, magari sotto il segno delle larghe intese. I membri del nuovo cda sulla carta dovrebbero essere scelti tra tecnici esperti di previdenza. Si ripristina così il consiglio di amministrazione, quattro membri più il presidente. Si riducono da 22 a 14 i rappresentanti delle parti sociali, sindacati e imprese, nel nuovo Civ, che secondo la proposta del Prof. Treu assumerebbe la diversa denominazione di “ Consiglio di strategia e vigilanza”. Nasce un comitato scientifico per dotare l Inps di un suo centro di ricerca.  Costo di tutta l’operazione : nel 2018 700 mila euro e un milione di euro dal 2019 in poi. Al termine l’era Boeri in Inps Giunge al termine quindi l’era del bocconiano Tito Boeri alla guida dellInps dal 16 febbraio 2015, a un anno abbondante dalla scadenza naturale del suo incarico, votato dal governo Renzi nel Consiglio dei ministri del 24 dicembre 2014. Si chiude così una vicenda non sempre fluida, con il Professore spesso a fare il grillino contro i sindacati per la sua riforma interna e la proposta di tagliare alcuni loro vecchi privilegi previdenziali. Contro le pensioni doro, i vitalizi dei parlamentari, le regole di privilegio godute da un ristretto numero di professionisti. In perenne conflitto con i parlamentari più interessati alle questioni previdenziali, su tutti i due presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, gli ex ministri Cesare Damiano ( Pd) e Maurizio Sacconi ( Ap), che non vedono l’ora di votare la riforma della governance dell’Inps.

In arrivo un commissario che traghetterà l’Istituto verso una governance duale. All’Inps sta per arrivare un commissario governativo, ma non sarà Boeri .

A dichiararlo è il Presidente del Cnel Tiziano Treu autore dell’emendamento alla Legge di Bilancio di riforma della governance dell’Inps presentato a firma dell’On. Damiano martedi in commissione Bilancio della Camera.

La vicenda

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e interrompere i rapporti tra il Governo Gentiloni e il Prof. Boeri è stato il pasticcio dell’Inps sulla gestione dell’Ape sociale: i nuovi numeri, comunicati da Inps, rivelano che le domande accolte sono passate da 22 mila a 24.524 ( su 66 mila), con il 63% di respinte.

Sebbene quelle riammesse sarebbero 3.780, più della differenza tra il dato di ottobre, ufficializzato in Parlamento, e quello attuale, i primi assegni per chi ce l'ha fatta arriveranno solo a gennaio.

Inoltre il riesame da parte dell’Istituto di previdenza di quelle scartate della prima tranche è in corso, un'altra cattiva notizia per il
Governo che conta di avere quanto prima cifre ufficiali, per indirizzare i soldi avanzati quest'anno all'Ape sociale del 2018.

La riforma dell’Istituto

Secondo l’On. Damiano i numeri per far passare la riforma non sono un problema. Neanche al Senato, dove la manovra tornerà blindata e con già il placement dell’On. Sacconi, presidente della commissione Lavoro.
Si discute in queste ore se inserire o meno il limite dei sei mesi, che consegnerebbe al prossimo esecutivo il compito di fare le nomine. Accelerare non sembra sia possibile. Anche perché dopo il varo da parte del Consiglio dei ministri dei nuovi nomi, occorrerebbe il voto a maggioranza assoluta delle due commissioni Lavoro. Difficile da ottenere a Camere sciolte.

Così prende corpo l'idea di un commissario, con gradimento bipartisan, in grado di traghettare l'Inps verso una nuova era politica, magari sotto il segno delle larghe intese. I membri del nuovo cda sulla carta dovrebbero essere scelti tra tecnici esperti di previdenza. Si ripristina così il consiglio di amministrazione, quattro membri più il presidente.

Si riducono da 22 a 14 i rappresentanti delle parti sociali, sindacati e imprese, nel nuovo Civ, che secondo la proposta del Prof. Treu assumerebbe la diversa denominazione di “ Consiglio di strategia e vigilanza”.

Nasce un comitato scientifico per dotare l' Inps di un suo centro di ricerca.  Costo di tutta l’operazione : nel 2018 700 mila euro e un milione di euro dal 2019 in poi.

Al termine l’era Boeri in Inps

Giunge al termine quindi l’era del bocconiano Tito Boeri alla guida dell'Inps dal 16 febbraio 2015, a un anno abbondante dalla scadenza naturale del suo incarico, votato dal governo Renzi nel Consiglio dei ministri del 24 dicembre 2014.

Si chiude così una vicenda non sempre fluida, con il Professore spesso a fare il grillino contro i sindacati per la sua riforma interna e la proposta di tagliare alcuni loro vecchi privilegi previdenziali.

Contro le pensioni d'oro, i vitalizi dei parlamentari, le regole di privilegio godute da un ristretto numero di professionisti.

In perenne conflitto con i parlamentari più interessati alle questioni previdenziali, su tutti i due presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, gli ex ministri Cesare Damiano ( Pd) e Maurizio Sacconi ( Ap), che non vedono l’ora di votare la riforma della governance dell’Inps.

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