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  Premi per ascoltare l'articolo! Ma restano enormi differenze tra Paese e Paese a seconda della velocità con cui ci si sta avvicinando al tema, come conferma un’indagine dellOcse Il risparmio pensionistico privato ha superato i 38mila miliardi di dollari nel mondo nel 2015. E’ quanto emerge dallo studio “Pension Markets in Focus” realizzata dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in inglese Organisation for Economic Co-operation and Development - Oecd). La quasi totalità, pari a circa 37mila miliardi, è accantonato dai 35 Paesi Ocse mentre solo 1,3 mila miliardi deriva dagli altri Paesi (tra cui i cosiddetti Brics, Brasile, Federazione Russa, India, Cina e Sud Africa). La maggior parte di questo risparmio, pari a 26mila miliardi di dollari (circa il 68% del totale) destinata a sostenere i piani pensionistici privati, è gestita dai fondi pensione, seguiti dalle banche e dalle società di investimento (7.700 miliardi, 20,2% del totale) e dalle compagnie assicurative (4.300 miliardi, 11,3%). La quota gestita direttamente dai singoli privati è di 200 miliardi di dollari pari allo 0,5% del totale. Come ribadito nelle premesse iniziali dagli stessi autori del report, l’indagine al di là dei numeri rivela ancora un quadro molto eterogeneo a causa dalla diversa velocità con ciascun Paese si sta avvicinando al tema delle forme di previdenza private. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, ad esempio, non esiste ancora, se non in uno stadio iniziale, un sistema di raccolta del risparmio a fini previdenziali gestito da soggetti di natura privata. Di conseguenza il numero dei fondi pensione privati e il numero dei loro gestori è molto limitato. La dimensione dell’investimento complessivo varia quindi da paese a paese. Gli importi più consistenti investiti in forme private di risparmio previdenziale si riferiscono agli Stati Uniti e al Canada, al Regno Unito, Paesi Bassi, Svizzera, Australia e Giappone. La quota investita come percentuale sul Pil varia da Paese a Paese: si va dal 205,9% della Danimarca allo 0,6% della Grecia. L’Italia resta in coda con un risparmio previdenziale privato di 122,5 miliardi di dollari (112,5 milioni di euro) e un rapporto sul Pil dell’8,7%, come la Francia e più della Germania (6,6%), ma meno della Spagna (14,3%), del Regno Unito (97,4%) o degli Stati Uniti (132,9%). Per i rendimenti il 2015 è stato un anno di valori mediamente positivi per il risparmio previdenziale anche se più bassi rispetto all’anno precedente. In Italia il rendimento reale netto dei fondi pensione è stato dell’1,7%, sotto la media Ocse del 2,1% (nel 2014, i dati erano stati rispettivamente del 5,7% e del 6,8%). I valori riflettono anche una strategia di investimento diversa con una quota più bassa detenuta in azioni (19,5% in Italia rispetto al 44,2% degli Usa o al 20,2% del Regno Unito) e una più forte componente obbligazionaria (49,7% contro il 34,4% del Regno Unito e il 37% degli Usa).Nonostante la crescita delle masse e l’andamento positivo dei rendimenti, il numero dei fondi pensione è diminuito drasticamente in alcuni paesi europei, come l’Olanda, la Svizzera e il Regno per effetto di un ambiente sempre più competitivo.

Ma restano enormi differenze tra Paese e Paese a seconda della velocità con cui ci si sta avvicinando al tema, come conferma un’indagine dell'Ocse

Il risparmio pensionistico privato ha superato i 38mila miliardi di dollari nel mondo nel 2015. E’ quanto emerge dallo studio “Pension Markets in Focus” realizzata dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in inglese Organisation for Economic Co-operation and Development - Oecd).

La quasi totalità, pari a circa 37mila miliardi, è accantonato dai 35 Paesi Ocse mentre solo 1,3 mila miliardi deriva dagli altri Paesi (tra cui i cosiddetti Brics, Brasile, Federazione Russa, India, Cina e Sud Africa).

La maggior parte di questo risparmio, pari a 26mila miliardi di dollari (circa il 68% del totale) destinata a sostenere i piani pensionistici privati, è gestita dai fondi pensione, seguiti dalle banche e dalle società di investimento (7.700 miliardi, 20,2% del totale) e dalle compagnie assicurative (4.300 miliardi, 11,3%). La quota gestita direttamente dai singoli privati è di 200 miliardi di dollari pari allo 0,5% del totale.

Come ribadito nelle premesse iniziali dagli stessi autori del report, l’indagine al di là dei numeri rivela ancora un quadro molto eterogeneo a causa dalla diversa velocità con ciascun Paese si sta avvicinando al tema delle forme di previdenza private. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, ad esempio, non esiste ancora, se non in uno stadio iniziale, un sistema di raccolta del risparmio a fini previdenziali gestito da soggetti di natura privata. Di conseguenza il numero dei fondi pensione privati e il numero dei loro gestori è molto limitato.

La dimensione dell’investimento complessivo varia quindi da paese a paese. Gli importi più consistenti investiti in forme private di risparmio previdenziale si riferiscono agli Stati Uniti e al Canada, al Regno Unito, Paesi Bassi, Svizzera, Australia e Giappone.

La quota investita come percentuale sul Pil varia da Paese a Paese: si va dal 205,9% della Danimarca allo 0,6% della Grecia.

L’Italia resta in coda con un risparmio previdenziale privato di 122,5 miliardi di dollari (112,5 milioni di euro) e un rapporto sul Pil dell’8,7%, come la Francia e più della Germania (6,6%), ma meno della Spagna (14,3%), del Regno Unito (97,4%) o degli Stati Uniti (132,9%).

Per i rendimenti il 2015 è stato un anno di valori mediamente positivi per il risparmio previdenziale anche se più bassi rispetto all’anno precedente. In Italia il rendimento reale netto dei fondi pensione è stato dell’1,7%, sotto la media Ocse del 2,1% (nel 2014, i dati erano stati rispettivamente del 5,7% e del 6,8%). I valori riflettono anche una strategia di investimento diversa con una quota più bassa detenuta in azioni (19,5% in Italia rispetto al 44,2% degli Usa o al 20,2% del Regno Unito) e una più forte componente obbligazionaria (49,7% contro il 34,4% del Regno Unito e il 37% degli Usa).
Nonostante la crescita delle masse e l’andamento positivo dei rendimenti, il numero dei fondi pensione è diminuito drasticamente in alcuni paesi europei, come l’Olanda, la Svizzera e il Regno per effetto di un ambiente sempre più competitivo.

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