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  Premi per ascoltare l'articolo! Fondi pensione e Casse di previdenza dei liberi professionisti sono portatori di un “capitale paziente” che può essere, nel rispetto dell’obiettivo primario che è quello di erogare prestazioni previdenziali integrative e obbligatorie, una utile linfa per finanziare lo sviluppo economico in una prospettiva temporale di medio-lungo periodo. Il Governo ha instaurato un dialogo in particolare con le Casse di previdenza costituendo un tavolo di lavoro per affrontare una serie di temi tra cui anche quello del ruolo di investitori istituzionali. Nella Legge di Bilancio che ha intrapreso l’iter parlamentare si prevede a tale proposito l’innalzamento della soglia degli investimenti qualificati dal 5 all’8 per cento degli attivi. Di particolare interesse è allora il Rapporto sugli investimenti appena pubblicato dall’Adepp, l’Associazione di categoria degli Enti previdenziali privati. Quali sono le principali evidenze ? Al 2017 le attività totali a valori di mercato detenute dagli Enti Previdenziali Privati ammontano a circa 85,3 miliardi, con una crescita percentuale di circa 6,6 punti rispetto all’anno precedente (in valore assoluto l’aumento rispetto al 2016 è di 5,3 miliardi). Crescita dovuta in parte ai contributi versati dagli iscritti, superiori alle prestazioni, ed in parte al rendimento sugli investimenti. Non tutte le tipologie di investimento hanno subito un aumento, in particolare, analizzando nel dettaglio le variazioni delle diverse asset class, emerge come la voce immobili decresca in maniera molto rilevante. La spiegazione di tale fenomeno va ritrovata principalmente nel fatto che, negli ultimi anni, molti Enti Previdenziali Privati hanno attuato delle politiche di investimento volte ad abbassare le esposizioni dirette in immobili attraverso l’apporto verso fondi di investimento alternativi (FIA), con l’obiettivo di messa a reddito, qualificazione, e, laddove possibile, di smobilizzo. L’operazione di vendita degli immobili richiede tempi piuttosto lunghi per evitare perdite dall’immissione sconsiderata di immobili nel mercato e non può ignorare l’andamento del mercato immobiliare italiano, la crisi demografica e i processi di riorganizzazione e ristrutturazione del lavoro che impattano sull’immobiliare destinato agli uffici. Dalle analisi effettuate emerge come la componente investita in azioni sia in netto aumento, passando dal 9,8% del 2013 al 17,3% del 2017. Gli Enti Previdenziali Privati hanno investito, nel 2017, in Italia in azioni circa il 4,3% del patrimonio (3,7 miliardi di euro in valore assoluto). Tali investimenti, ovviamente, rivestono un importante ruolo per l’economia nazionale. Si tratta di dati, si sottolinea, che confermano certamente il ruolo attuale e di ulteriore sviluppo che le Casse di previdenza possono avere per il sostegno alla crescita del Paese. Le misure del Governo e del Parlamento di incentivo fiscale agli investimenti nell’economia si inseriscono in un contesto di politiche di investimento già attente allo sviluppo e al rafforzamento dell’Italia. Le misure fiscali introdotte già con la legge di stabilità per il 2016, come il credito di imposta, e quelle per il 2017 hanno ridotto parzialmente lo svantaggio fiscale al quale sono sottoposte le Casse di previdenza dei liberi professionisti, le quali pur essendo enti di previdenza obbligatori sono sottoposti ad un regime fiscale di doppia tassazione, con aliquote di tassazione sui rendimenti pari al 26%. Sotto questo profilo, prosegue il Rapporto, è auspicabile ridurre fortemente lo svantaggio fiscale al quale sono sottoposti gli investimenti delle Casse e al contempo pervenire ad un quadro normativo e fiscale stabile, semplice e chiaro che favorisca e non ostacoli la funzione di investitore del settore. Si rimarca ancora come la mancanza di un quadro regolamentare di riferimento, annunciato dal decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, non ha impedito alle Casse di adeguare man mano la governance sugli investimenti e ad introdurre procedure e presidi organizzativi di gestione dei rischi e del conflitto di interessi di massima tutela e garanzia per gli iscritti. Al fine di rafforzare questo percorso di autonomia e responsabilità del sistema delle Casse di previdenza, e nelle more di una regolamentazione pubblica, l’Adepp ha inoltre adottato, nel 2016, un codice di autoregolamentazione in materia di investimenti.

Fondi pensione e Casse di previdenza dei liberi professionisti sono portatori di un “capitale paziente” che può essere, nel rispetto dell’obiettivo primario che è quello di erogare prestazioni previdenziali integrative e obbligatorie, una utile linfa per finanziare lo sviluppo economico in una prospettiva temporale di medio-lungo periodo.

Il Governo ha instaurato un dialogo in particolare con le Casse di previdenza costituendo un tavolo di lavoro per affrontare una serie di temi tra cui anche quello del ruolo di investitori istituzionali.

Nella Legge di Bilancio che ha intrapreso l’iter parlamentare si prevede a tale proposito l’innalzamento della soglia degli investimenti qualificati dal 5 all’8 per cento degli attivi. Di particolare interesse è allora il Rapporto sugli investimenti appena pubblicato dall’Adepp, l’Associazione di categoria degli Enti previdenziali privati.

Quali sono le principali evidenze ? Al 2017 le attività totali a valori di mercato detenute dagli Enti Previdenziali Privati ammontano a circa 85,3 miliardi, con una crescita percentuale di circa 6,6 punti rispetto all’anno precedente (in valore assoluto l’aumento rispetto al 2016 è di 5,3 miliardi).

Crescita dovuta in parte ai contributi versati dagli iscritti, superiori alle prestazioni, ed in parte al rendimento sugli investimenti. Non tutte le tipologie di investimento hanno subito un aumento, in particolare, analizzando nel dettaglio le variazioni delle diverse asset class, emerge come la voce immobili decresca in maniera molto rilevante.

La spiegazione di tale fenomeno va ritrovata principalmente nel fatto che, negli ultimi anni, molti Enti Previdenziali Privati hanno attuato delle politiche di investimento volte ad abbassare le esposizioni dirette in immobili attraverso l’apporto verso fondi di investimento alternativi (FIA), con l’obiettivo di messa a reddito, qualificazione, e, laddove possibile, di smobilizzo.

L’operazione di vendita degli immobili richiede tempi piuttosto lunghi per evitare perdite dall’immissione sconsiderata di immobili nel mercato e non può ignorare l’andamento del mercato immobiliare italiano, la crisi demografica e i processi di riorganizzazione e ristrutturazione del lavoro che impattano sull’immobiliare destinato agli uffici.

Dalle analisi effettuate emerge come la componente investita in azioni sia in netto aumento, passando dal 9,8% del 2013 al 17,3% del 2017. Gli Enti Previdenziali Privati hanno investito, nel 2017, in Italia in azioni circa il 4,3% del patrimonio (3,7 miliardi di euro in valore assoluto). Tali investimenti, ovviamente, rivestono un importante ruolo per l’economia nazionale.

Si tratta di dati, si sottolinea, che confermano certamente il ruolo attuale e di ulteriore sviluppo che le Casse di previdenza possono avere per il sostegno alla crescita del Paese. Le misure del Governo e del Parlamento di incentivo fiscale agli investimenti nell’economia si inseriscono in un contesto di politiche di investimento già attente allo sviluppo e al rafforzamento dell’Italia.

Le misure fiscali introdotte già con la legge di stabilità per il 2016, come il credito di imposta, e quelle per il 2017 hanno ridotto parzialmente lo svantaggio fiscale al quale sono sottoposte le Casse di previdenza dei liberi professionisti, le quali pur essendo enti di previdenza obbligatori sono sottoposti ad un regime fiscale di doppia tassazione, con aliquote di tassazione sui rendimenti pari al 26%. Sotto questo profilo, prosegue il Rapporto, è auspicabile ridurre fortemente lo svantaggio fiscale al quale sono sottoposti gli investimenti delle Casse e al contempo pervenire ad un quadro normativo e fiscale stabile, semplice e chiaro che favorisca e non ostacoli la funzione di investitore del settore.

Si rimarca ancora come la mancanza di un quadro regolamentare di riferimento, annunciato dal decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, non ha impedito alle Casse di adeguare man mano la governance sugli investimenti e ad introdurre procedure e presidi organizzativi di gestione dei rischi e del conflitto di interessi di massima tutela e garanzia per gli iscritti.

Al fine di rafforzare questo percorso di autonomia e responsabilità del sistema delle Casse di previdenza, e nelle more di una regolamentazione pubblica, l’Adepp ha inoltre adottato, nel 2016, un codice di autoregolamentazione in materia di investimenti.

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