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  Premi per ascoltare l'articolo! Mi costi , ma quanto mi costi ? E’ la (legittima) domanda che dovrebbe porsi il risparmiatore previdenziale considerando come , tra i diversi profili che impattano sulla prestazione dei fondi pensione assume particolare rilevanza il livello di onerosità. Così come evidenzia la Covip nella propria Relazione annuale ipotizzando che dopo un periodo di partecipazione di 35 anni il capitale accumulato sia di 100.000 euro, un Indicatore Sintetico di Costo del 2 per cento invece che dell’1 per cento comporta una riduzione del capitale di circa il 18 per cento (ovvero 82.000 euro). Qual è la mappa del mercato ? In premessa va evidenziato come l’onerosità delle diverse forme pensionistiche è misurata dall’Indicatore sintetico dei costi (ISC) Introdotto dalla Commissione di Vigilanza come elemento dell’informativa da fornire ai potenziali iscritti fin dal 2007, e già in precedenza utilizzato a fini di analisi. L’ISC esprime in modo semplice e immediato l’incidenza percentuale dei costi sostenuti annualmente da un iscritto sulla propria posizione individuale maturata nella fase di accumulo. E’ una percentuale che misura quanto incidono annualmente sulla posizione individuale i costi che si sostengono aderendo ad una forma pensionistica complementare (ad esempio costi una tantum al momento dell’adesione, costi di gestione amministrativa). La metodologia di calcolo dell’indicatore è definita dalla Covip in modo analogo per tutte le forme di nuova istituzione. Le stime sono effettuate ipotizzando il versamento di un contributo annuo di 2.500 euro e un rendimento annuo del 4 per cento; riducendosi al crescere del periodo di partecipazione per effetto della ripartizione delle spese fisse iniziale su un montante accumulato, l’ISC è calcolato con riferimento a diversi orizzonti temporali, considerando diversi periodi di partecipazione (2, 5, 10 e 35 anni). Attingendo allora alla Relazione annuale della Autorità di Vigilanza le soluzioni più convenienti restano i fondi pensione negoziali; da un ISC medio dell’1 per cento su 2 anni di partecipazione si scende allo 0,3 su 35 anni. Per fondi aperti e PIP, l’ISC calcolato sui medesimi orizzonti temporali passa, rispettivamente, dal 2,3 all’1,2 per cento e dal 3,9 all’1,8 per cento. Va in ogni modo ricordato come i fondi negoziali sono organizzazioni senza scopo di lucro in cui soltanto i costi amministrativi e finanziari effettivamente sostenuti dal fondo si riflettono sul valore della posizione individuale degli iscritti. Nei fondi pensione aperti e PIP, invece, prosegue la Autorità di vigilanza, le spese che gravano sugli iscritti vengono determinate in via preventiva dalla società istitutrice e servono a remunerare l’impresa oltre che a coprire gli oneri effettivamente sostenuti; tra questi ultimi, una quota cospicua è rappresentata da quelli relativi al collocamento dei prodotti, con livelli diversi secondo il tipo di canale distributivo utilizzato, fattori che, insieme alla struttura di mercato, contribuiscono a determinare valori relativamente più elevati dell’ISC nelle forme di mercato, nei fondi aperti e soprattutto nei PIP.

Mi costi , ma quanto mi costi ? E’ la (legittima) domanda che dovrebbe porsi il risparmiatore previdenziale considerando come , tra i diversi profili che impattano sulla prestazione dei fondi pensione assume particolare rilevanza il livello di onerosità.

Così come evidenzia la Covip nella propria Relazione annuale ipotizzando che dopo un periodo di partecipazione di 35 anni il capitale accumulato sia di 100.000 euro, un Indicatore Sintetico di Costo del 2 per cento invece che dell’1 per cento comporta una riduzione del capitale di circa il 18 per cento (ovvero 82.000 euro).

Qual è la mappa del mercato ? In premessa va evidenziato come l’onerosità delle diverse forme pensionistiche è misurata dall’Indicatore sintetico dei costi (ISC) Introdotto dalla Commissione di Vigilanza come elemento dell’informativa da fornire ai potenziali iscritti fin dal 2007, e già in precedenza utilizzato a fini di analisi. L’ISC esprime in modo semplice e immediato l’incidenza percentuale dei costi sostenuti annualmente da un iscritto sulla propria posizione individuale maturata nella fase di accumulo.

E’ una percentuale che misura quanto incidono annualmente sulla posizione individuale i costi che si sostengono aderendo ad una forma pensionistica complementare (ad esempio costi una tantum al momento dell’adesione, costi di gestione amministrativa). La metodologia di calcolo dell’indicatore è definita dalla Covip in modo analogo per tutte le forme di nuova istituzione. Le stime sono effettuate ipotizzando il versamento di un contributo annuo di 2.500 euro e un rendimento annuo del 4 per cento; riducendosi al crescere del periodo di partecipazione per effetto della ripartizione delle spese fisse iniziale su un montante accumulato, l’ISC è calcolato con riferimento a diversi orizzonti temporali, considerando diversi periodi di partecipazione (2, 5, 10 e 35 anni). Attingendo allora alla Relazione annuale della Autorità di Vigilanza le soluzioni più convenienti restano i fondi pensione negoziali; da un ISC medio dell’1 per cento su 2 anni di partecipazione si scende allo 0,3 su 35 anni. Per fondi aperti e PIP, l’ISC calcolato sui medesimi orizzonti temporali passa, rispettivamente, dal 2,3 all’1,2 per cento e dal 3,9 all’1,8 per cento.

Va in ogni modo ricordato come i fondi negoziali sono organizzazioni senza scopo di lucro in cui soltanto i costi amministrativi e finanziari effettivamente sostenuti dal fondo si riflettono sul valore della posizione individuale degli iscritti. Nei fondi pensione aperti e PIP, invece, prosegue la Autorità di vigilanza, le spese che gravano sugli iscritti vengono determinate in via preventiva dalla società istitutrice e servono a remunerare l’impresa oltre che a coprire gli oneri effettivamente sostenuti; tra questi ultimi, una quota cospicua è rappresentata da quelli relativi al collocamento dei prodotti, con livelli diversi secondo il tipo di canale distributivo utilizzato, fattori che, insieme alla struttura di mercato, contribuiscono a determinare valori relativamente più elevati dell’ISC nelle forme di mercato, nei fondi aperti e soprattutto nei PIP.

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