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  Premi per ascoltare l'articolo! Quando si guarda al mercato americano, da tempo molte persone credono che si sia ormai in una fase avanzata del ciclo, visto che l’attuale fase positiva sta durando ormai da tempo. Possiamo dividere il contesto USA in tre campi: ciò che sta succedendo in ambito politico, economico e nei mercati finanziari. Per quanto riguarda la politica, siamo in una fase iniziale del ciclo. I tagli fiscali sono appena entrati in vigore dai primi giorni dell’anno. Lallentamento della regolamentazione in molti settori - in particolare nei servizi finanziari - è accaduto nellultimo anno, anno e mezzo. Non si ha ancora una visione sul costo totale per le infrastrutture. Leconomia non necessita ulteriori stimoli in questo momento, ma potenzialmente potrebbero verificarsi. Di conseguenza, possiamo concludere che siamo allinizio del ciclo. In ambito economico, siamo più verso la metà del ciclo, ma – per una serie di ragioni – non in una fase avanzata dello stesso. La crescita ha registrato un’accelerazione durante l’anno e sembrerebbe avere un buon momentum. Gli indicatori economici – la disoccupazione al 3,9%, le domande per gli assegni di disoccupazione settimanali intorno alle 200.000 unità – mostrano numeri che non si vedevano dalla fine degli anni 60. Considerando che nel pieno della crisi finanziaria del 2009 le domande per gli assegni di disoccupazione settimanali erano circa 650.000, i passi avanti compiuti dagli USA sono evidenti. Difficilmente si arriva alla conclusione del ciclo con questi dati, solitamente si assiste prima a un’inversione del trend. I dati sull’occupazione sono positivi, quelli sugli utili societari sono estremamente positivi e il settore automobilistico è in forte crescita. Ci sono molti fattori economici solidi in questo momento, e si ha una bassa probabilità di entrare in una fase di recessione nei prossimi 12 mesi. Molti pensano che una possibile fase critica possa presentarsi nella seconda parte del 2019 ma, considerato il momentum attuale molto forte, crediamo che la recessione sia ancora lontana. Il mercato cresce da 10 anni, quindi è difficile sostenere che ci si trovi in una fase iniziale del ciclo. Tuttavia, non si registrano nemmeno gli eccessi che caratterizzano tipicamente la fase finale di un ciclo di mercato. Se si guarda ai multipli, gli utili delle società dello S&P cresceranno tra il 20% e il 25%. Certo, il contributo dei tagli alle tasse è stato fondamentale ma, in termini di utili, quest’anno si parla di 150-160 dollari sullS&P, per arrivare a 170 dollari o 180 dollari lanno prossimo. Ci sono anche stime di mercato che prevedono tra i 190 e i 200 dollari per il 2020. Non sarebbe improbabile trovarsi tra due anni con un mercato che viene scambiato a 15 volte gli utili. Non si registra un divario significativo tra i prezzi degli asset e l’effettivo valore sottostante a cui si è assistito in passato, ad esempio durante la bolla tecnologica del 2000 o la bolla immobiliare del nel 2007-08-09. Non stiamo vedendo questo tipo di eccessi. Potremmo avere una correzione del 5%, 10% e 15%? Sicuramente, movimenti di questo tipo possono accadere in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Ci aspettiamo una crisi profonda, su scala globale, che porti a un -50% e alla recessione? Non cè niente in questo momento che ci porti a trarre una tale conclusione. In conclusione, rimaniamo prudenti sul mercato dato che l’attuale fase di crescita dura ormai da più di dieci anni. Tuttavia, ci sono alcune ragioni che ci portano a pensare che l’andamento attuale possa continuare ancora per un certo periodo. Il mercato potrebbe smettere di crescere. Potrebbe forse muoversi orizzontalmente per un po, è difficile da dire. Però non vediamo segnali di quegli enormi eccessi che ci porterebbero a preoccuparci per le prospettive future dei mercati. Alan Berro - Gestore di portafogli azionari - Capital Group

Quando si guarda al mercato americano, da tempo molte persone credono che si sia ormai in una fase avanzata del ciclo, visto che l’attuale fase positiva sta durando ormai da tempo. Possiamo dividere il contesto USA in tre campi: ciò che sta succedendo in ambito politico, economico e nei mercati finanziari.

Per quanto riguarda la politica, siamo in una fase iniziale del ciclo. I tagli fiscali sono appena entrati in vigore dai primi giorni dell’anno. L'allentamento della regolamentazione in molti settori - in particolare nei servizi finanziari - è accaduto nell'ultimo anno, anno e mezzo. Non si ha ancora una visione sul costo totale per le infrastrutture. L'economia non necessita ulteriori stimoli in questo momento, ma potenzialmente potrebbero verificarsi. Di conseguenza, possiamo concludere che siamo all'inizio del ciclo.

In ambito economico, siamo più verso la metà del ciclo, ma – per una serie di ragioni – non in una fase avanzata dello stesso. La crescita ha registrato un’accelerazione durante l’anno e sembrerebbe avere un buon momentum. Gli indicatori economici – la disoccupazione al 3,9%, le domande per gli assegni di disoccupazione settimanali intorno alle 200.000 unità – mostrano numeri che non si vedevano dalla fine degli anni '60. Considerando che nel pieno della crisi finanziaria del 2009 le domande per gli assegni di disoccupazione settimanali erano circa 650.000, i passi avanti compiuti dagli USA sono evidenti. Difficilmente si arriva alla conclusione del ciclo con questi dati, solitamente si assiste prima a un’inversione del trend. I dati sull’occupazione sono positivi, quelli sugli utili societari sono estremamente positivi e il settore automobilistico è in forte crescita.

Ci sono molti fattori economici solidi in questo momento, e si ha una bassa probabilità di entrare in una fase di recessione nei prossimi 12 mesi. Molti pensano che una possibile fase critica possa presentarsi nella seconda parte del 2019 ma, considerato il momentum attuale molto forte, crediamo che la recessione sia ancora lontana. Il mercato cresce da 10 anni, quindi è difficile sostenere che ci si trovi in una fase iniziale del ciclo. Tuttavia, non si registrano nemmeno gli eccessi che caratterizzano tipicamente la fase finale di un ciclo di mercato.

Se si guarda ai multipli, gli utili delle società dello S&P cresceranno tra il 20% e il 25%. Certo, il contributo dei tagli alle tasse è stato fondamentale ma, in termini di utili, quest’anno si parla di 150-160 dollari sull'S&P, per arrivare a 170 dollari o 180 dollari l'anno prossimo. Ci sono anche stime di mercato che prevedono tra i 190 e i 200 dollari per il 2020.

Non sarebbe improbabile trovarsi tra due anni con un mercato che viene scambiato a 15 volte gli utili. Non si registra un divario significativo tra i prezzi degli asset e l’effettivo valore sottostante a cui si è assistito in passato, ad esempio durante la bolla tecnologica del 2000 o la bolla immobiliare del nel 2007-08-09. Non stiamo vedendo questo tipo di eccessi. Potremmo avere una correzione del 5%, 10% e 15%? Sicuramente, movimenti di questo tipo possono accadere in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Ci aspettiamo una crisi profonda, su scala globale, che porti a un -50% e alla recessione? Non c'è niente in questo momento che ci porti a trarre una tale conclusione.

In conclusione, rimaniamo prudenti sul mercato dato che l’attuale fase di crescita dura ormai da più di dieci anni. Tuttavia, ci sono alcune ragioni che ci portano a pensare che l’andamento attuale possa continuare ancora per un certo periodo. Il mercato potrebbe smettere di crescere. Potrebbe forse muoversi orizzontalmente per un po', è difficile da dire. Però non vediamo segnali di quegli enormi eccessi che ci porterebbero a preoccuparci per le prospettive future dei mercati.


Alan Berro - Gestore di portafogli azionari - Capital Group

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