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  Premi per ascoltare l'articolo! Fondamentali solidi, Cina e Fed non fanno più paura. Rendimenti elevati e bassa correlazione con i Treasury USA positivi per il debito dei mercati di frontiera. La volatilità causata da fattori politici offrirà opportunità interessanti per i gestori attivi più esperti. 2018: Fondamentali solidi per l’EMD Grazie al miglioramento dei fondamentali, ci sono ottimi motivi per investire nel debito dei mercati emergenti (EMD) nel 2018. L’anno scorso i flussi di portafoglio verso l’EMD hanno segnato il record degli ultimi 10 anni a quota 112,8 miliardi di dollari, un trend in aumento e destinato a continuare anche quest’anno, sostenuto in particolare dal divario di crescita del PIL tra economie sviluppate ed emergenti. Ci aspettiamo, infatti, che nel corso del 2018 il PIL dei paesi emergenti aumenti ancora fino al 4,8%, dal 4,5% dello scorso anno. Il debito dei mercati emergenti attira una domanda elevata e costante, trainata in particolare dal divario di crescita del PIL tra economie sviluppate ed emergenti, che ha superato il punto di minimo nel 2016 al 2% circa. Da allora, il gap ha continuato a crescere e ci aspettiamo che subisca un ulteriore ampliamento nei prossimi anni. Storicamente, si osserva una forte correlazione tra i flussi di portafoglio e questo differenziale di crescita” ha affermato Marcelo Assalin Head of Emerging Market Debt di NN Investment Partners, precisando che “nel 2018, l’EMD dovrebbe generare rendimenti totali interessanti, compresi tra il 4 e l’8%. La nostra view positiva sull’EMD è sostanziata dal miglioramento dei fondamentali e dal livello di attrattività di questa asset class rispetto ad altri mercati obbligazionari”. Crediamo che il 2018 sarà un altro anno positivo per il debito emergente. L’economia globale offre solide prospettive di crescita, con una ripresa sincronizzata e duratura sia nei paesi sviluppati sia in quelli emergenti che sosterrà l’espansione del commercio a livello mondiale. Nei prossimi anni le autorità cinesi favoriranno probabilmente la qualità della crescita anziché il ritmo di espansione, data la maggiore attenzione per le riforme strutturali. La Cina, con la sua crescita attesa al 6-6,5%, si conferma un driver essenziale per la crescita del PIL dei paesi emergenti. In molti mercati emergenti, inoltre, i saldi con l’estero sono notevolmente migliorati negli ultimi anni, grazie alla netta riduzione dei disavanzi delle partite correnti. L’inflazione rimane storicamente bassa, nonostante la lieve accelerazione degli ultimi mesi dovuta all’espansione della crescita. Le valute emergenti hanno riguadagnato in parte terreno, soprattutto rispetto al dollaro USA, ma sulla base dei tassi di cambio effettivi reali sono ancora sottovalutate del 15% circa. Infine, i livelli di indebitamento sono diminuiti dopo il picco del 2015, confermando il miglioramento dei fondamentali. Cina e Fed fanno meno paura I timori di un hard landing della Cina si sono notevolmente attenuati. La qualità della crescita cinese sta migliorando. La crescita del credito, ancora attorno al 13%, si conferma superiore alla crescita nominale del PIL, ma il divario si sta restringendo. Inoltre, i servizi offrono ormai il principale contributo alla crescita, mentre la quota dei consumi sul PIL è salita al 50% circa. Per quanto riguarda la Fed, per il 2018 ci aspettiamo tre rialzi dei tassi seguiti da probabili pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury USA, anche se prevediamo che l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni decennali statunitensi rimarrà limitato attorno al 2,8-3% a fine 2018. Riteniamo inoltre che lo spread del benchmark Hard Currency possa scendere a circa 240 punti base, portando a un rendimento totale in dollari del 6% circa per il 2018. Una prospettiva chiaramente interessante per gli investimenti nel debito in valuta forte. Brasile, Messico e Turchia: possibili opportunità di acquisto per aumento della volatilità Se consideriamo i mercati obbligazionari locali, per il primo semestre riteniamo probabile una maggiore volatilità in diversi paesi chiave, soprattutto sul fronte valutario. In particolare, Brasile, Messico e Turchia - che insieme rappresentano circa un terzo del benchmark obbligazionario locale (l’indice GBI EM) - dovranno affrontare elezioni presidenziali (Brasile e Messico) o probabili elezioni anticipate (Turchia). Gli investitori dovrebbero considerare questi rischi idiosincratici come un’opportunità di acquisto, in quanto le valutazioni sono interessanti e, soprattutto, i fondamentali sono diventati molto più solidi. Sui mercati locali vediamo maggiori opportunità nelle valute locali che non nelle obbligazioni locali. Le valute locali hanno una duration inferiore, di conseguenza sono meno sensibili all’aumento dei rendimenti dei Treasury USA. Inoltre, in un contesto di solida crescita del commercio mondiale, le valute EM hanno un ampio margine di apprezzamento. Nell’universo EMD brillano i mercati di frontiera Nella categoria del debito in valuta forte, abbiamo una forte preferenza per il debito dei mercati di frontiera. Questi si trovano infatti nella primissima fase del loro processo di sviluppo e presentano un potenziale di crescita economica elevato, associato a dati demografici favorevoli. Si tratta del segmento dell’universo del debito sovrano in valuta forte che offre i rendimenti più elevati, assieme a una duration relativamente bassa e a una limitata correlazione con i Treasury USA, ovvero una minore sensibilità all’aumento dei loro rendimenti. Inoltre, questi mercati godono di un forte sostegno da parte delle organizzazioni multilaterali. L’80% dell’universo è inserito in un programma dell’FMI o associato alliniziativa cinese “One Belt, One Road”, la Nuova via della seta. Questo significa, in definitiva, che a questi paesi non mancheranno i finanziamenti e in ogni caso presentano storicamente un basso tasso di default. Vi è inoltre da considerare che molti mercati di frontiera hanno un’economia orientata alle esportazioni, spesso legata alle materie prime, che beneficia quindi dell’aumento del commercio mondiale e di prezzi delle materie prime stabili o in crescita. I possibili venti contrari nel 2018 La nostra view positiva sull’EMD è sostanziata dal miglioramento dei fondamentali e dall’attrattività di questa asset class rispetto ad altri mercati obbligazionari. Vi sono comunque alcuni rischi potenziali, che però non dovrebbero compromettere il nostro outlook favorevole. Normalizzazione della Fed: causerà pressioni al rialzo sui rendimenti obbligazionari. Di per sé, questo non penalizzerà il quadro positivo dell’EMD, ma in combinazione con una sorpresa al rialzo sul fronte dell’inflazione - che contribuirebbe a un orientamento più restrittivo del previsto da parte della Fed - potrebbe alimentare la volatilità. Protezionismo americano: La settimana scorsa il governo degli Stati Uniti ha annunciato lintenzione di imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio rispettivamente del 25% e del 10%. In quanto tale, la decisione riguarda solo questi prodotti specifici e, pur creando certamente impatti marginali per alcuni dei suoi partner commerciali, lazione di per sé crea rischi materiali per il commercio globale e i flussi di capitali. La preoccupazione principale ora è che una potenziale escalation negli Stati Uniti verso ulteriori misure protezionistiche potrebbe innescare forti ritorsioni e condurre a una vera e propria guerra commerciale. Ciò potrebbe avere un impatto sostanziale sul commercio mondiale e sui flussi d’investimenti esteri diretti, il che sarebbe molto dannoso per i paesi emergenti. Questo non è il nostro scenario di base. Riteniamo che la recente retorica protezionistica rimarrà limitata al linguaggio provocatorio e qualsiasi risposta da parte dei partner commerciali degli Stati Uniti sarà coordinata e discussa nellambito WTO. Detto ciò, monitoriamo con attenzione la situazione. La decisione di non esentare il Canada e il Messico dallaumento tariffario per lacciaio e lalluminio potrebbe essere considerata unindicazione negativa per le discussioni sul NAFTA. Anche le discussioni sulladozione di misure in materia di proprietà intellettuale contro la Cina dovrebbero essere fonte di grande preoccupazione. Nel complesso, la situazione sembra per ora contenuta, ma i rischi sono ancora molto rilevanti. Rischi geopolitici: sono sempre presenti e non si può escludere un’escalation nella penisola coreana o in Medio Oriente. Prezzo del petrolio: laumento delle tensioni geopolitiche potrebbe spingere al rialzo le quotazioni petrolifere, sostenute dall’accordo tra l’OPEC e altri produttori di petrolio per limitare l’offerta e dal rafforzamento della domanda legato alla maggiore crescita economica. D’altro canto, l’aumento incentiverebbe i produttori statunitensi ad aumentare la produzione, arginando il rialzo dei prezzi petroliferi. Nel complesso, quindi, i prezzi dovrebbero rimanere relativamente stabili. “Nei 25 anni trascorsi da quando NN Investment Partners iniziò a investire nell’EMD il panorama di opportunità disponibili si è profondamente evoluto” ha commentato Simona Merzagora, Managing Director di NN Investment Partners, aggiungendo che “nel complesso, i paesi emergenti hanno vissuto un’incredibile crescita economica e oggi rappresentano una fonte estremamente interessante di rendimenti differenziati per qualsiasi tipologia di investitore. Ma come per qualsiasi mercato in crescita, lungo il percorso non mancheranno le sfide. Gli investitori con maggiori probabilità di successo saranno quindi quelli che hanno maturato una tale conoscenza dei fattori macroeconomici locali e regionali da riuscire a prevedere le possibili svolte nei cicli di mercato”.

Fondamentali solidi, Cina e Fed non fanno più paura. Rendimenti elevati e bassa correlazione con i Treasury USA positivi per il debito dei mercati di frontiera. La volatilità causata da fattori politici offrirà opportunità interessanti per i gestori attivi più esperti.

2018: Fondamentali solidi per l’EMD

Grazie al miglioramento dei fondamentali, ci sono ottimi motivi per investire nel debito dei mercati emergenti (EMD) nel 2018. L’anno scorso i flussi di portafoglio verso l’EMD hanno segnato il record degli ultimi 10 anni a quota 112,8 miliardi di dollari, un trend in aumento e destinato a continuare anche quest’anno, sostenuto in particolare dal divario di crescita del PIL tra economie sviluppate ed emergenti. Ci aspettiamo, infatti, che nel corso del 2018 il PIL dei paesi emergenti aumenti ancora fino al 4,8%, dal 4,5% dello scorso anno.

Il debito dei mercati emergenti attira una domanda elevata e costante, trainata in particolare dal divario di crescita del PIL tra economie sviluppate ed emergenti, che ha superato il punto di minimo nel 2016 al 2% circa. Da allora, il gap ha continuato a crescere e ci aspettiamo che subisca un ulteriore ampliamento nei prossimi anni. Storicamente, si osserva una forte correlazione tra i flussi di portafoglio e questo differenziale di crescita” ha affermato Marcelo Assalin Head of Emerging Market Debt di NN Investment Partners, precisando che “nel 2018, l’EMD dovrebbe generare rendimenti totali interessanti, compresi tra il 4 e l’8%. La nostra view positiva sull’EMD è sostanziata dal miglioramento dei fondamentali e dal livello di attrattività di questa asset class rispetto ad altri mercati obbligazionari”.

Crediamo che il 2018 sarà un altro anno positivo per il debito emergente. L’economia globale offre solide prospettive di crescita, con una ripresa sincronizzata e duratura sia nei paesi sviluppati sia in quelli emergenti che sosterrà l’espansione del commercio a livello mondiale. Nei prossimi anni le autorità cinesi favoriranno probabilmente la qualità della crescita anziché il ritmo di espansione, data la maggiore attenzione per le riforme strutturali. La Cina, con la sua crescita attesa al 6-6,5%, si conferma un driver essenziale per la crescita del PIL dei paesi emergenti.

In molti mercati emergenti, inoltre, i saldi con l’estero sono notevolmente migliorati negli ultimi anni, grazie alla netta riduzione dei disavanzi delle partite correnti. L’inflazione rimane storicamente bassa, nonostante la lieve accelerazione degli ultimi mesi dovuta all’espansione della crescita. Le valute emergenti hanno riguadagnato in parte terreno, soprattutto rispetto al dollaro USA, ma sulla base dei tassi di cambio effettivi reali sono ancora sottovalutate del 15% circa. Infine, i livelli di indebitamento sono diminuiti dopo il picco del 2015, confermando il miglioramento dei fondamentali.

Cina e Fed fanno meno paura

I timori di un hard landing della Cina si sono notevolmente attenuati. La qualità della crescita cinese sta migliorando. La crescita del credito, ancora attorno al 13%, si conferma superiore alla crescita nominale del PIL, ma il divario si sta restringendo. Inoltre, i servizi offrono ormai il principale contributo alla crescita, mentre la quota dei consumi sul PIL è salita al 50% circa. Per quanto riguarda la Fed, per il 2018 ci aspettiamo tre rialzi dei tassi seguiti da probabili pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury USA, anche se prevediamo che l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni decennali statunitensi rimarrà limitato attorno al 2,8-3% a fine 2018. Riteniamo inoltre che lo spread del benchmark Hard Currency possa scendere a circa 240 punti base, portando a un rendimento totale in dollari del 6% circa per il 2018. Una prospettiva chiaramente interessante per gli investimenti nel debito in valuta forte.

Brasile, Messico e Turchia: possibili opportunità di acquisto per aumento della volatilità

Se consideriamo i mercati obbligazionari locali, per il primo semestre riteniamo probabile una maggiore volatilità in diversi paesi chiave, soprattutto sul fronte valutario. In particolare, Brasile, Messico e Turchia - che insieme rappresentano circa un terzo del benchmark obbligazionario locale (l’indice GBI EM) - dovranno affrontare elezioni presidenziali (Brasile e Messico) o probabili elezioni anticipate (Turchia). Gli investitori dovrebbero considerare questi rischi idiosincratici come un’opportunità di acquisto, in quanto le valutazioni sono interessanti e, soprattutto, i fondamentali sono diventati molto più solidi. Sui mercati locali vediamo maggiori opportunità nelle valute locali che non nelle obbligazioni locali. Le valute locali hanno una duration inferiore, di conseguenza sono meno sensibili all’aumento dei rendimenti dei Treasury USA. Inoltre, in un contesto di solida crescita del commercio mondiale, le valute EM hanno un ampio margine di apprezzamento.

Nell’universo EMD brillano i mercati di frontiera

Nella categoria del debito in valuta forte, abbiamo una forte preferenza per il debito dei mercati di frontiera. Questi si trovano infatti nella primissima fase del loro processo di sviluppo e presentano un potenziale di crescita economica elevato, associato a dati demografici favorevoli. Si tratta del segmento dell’universo del debito sovrano in valuta forte che offre i rendimenti più elevati, assieme a una duration relativamente bassa e a una limitata correlazione con i Treasury USA, ovvero una minore sensibilità all’aumento dei loro rendimenti. Inoltre, questi mercati godono di un forte sostegno da parte delle organizzazioni multilaterali. L’80% dell’universo è inserito in un programma dell’FMI o associato all'iniziativa cinese “One Belt, One Road”, la Nuova via della seta. Questo significa, in definitiva, che a questi paesi non mancheranno i finanziamenti e in ogni caso presentano storicamente un basso tasso di default. Vi è inoltre da considerare che molti mercati di frontiera hanno un’economia orientata alle esportazioni, spesso legata alle materie prime, che beneficia quindi dell’aumento del commercio mondiale e di prezzi delle materie prime stabili o in crescita.

I possibili venti contrari nel 2018

La nostra view positiva sull’EMD è sostanziata dal miglioramento dei fondamentali e dall’attrattività di questa asset class rispetto ad altri mercati obbligazionari. Vi sono comunque alcuni rischi potenziali, che però non dovrebbero compromettere il nostro outlook favorevole.

  • Normalizzazione della Fed: causerà pressioni al rialzo sui rendimenti obbligazionari. Di per sé, questo non penalizzerà il quadro positivo dell’EMD, ma in combinazione con una sorpresa al rialzo sul fronte dell’inflazione - che contribuirebbe a un orientamento più restrittivo del previsto da parte della Fed - potrebbe alimentare la volatilità.
  • Protezionismo americano: La settimana scorsa il governo degli Stati Uniti ha annunciato l'intenzione di imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio rispettivamente del 25% e del 10%. In quanto tale, la decisione riguarda solo questi prodotti specifici e, pur creando certamente impatti marginali per alcuni dei suoi partner commerciali, l'azione di per sé crea rischi materiali per il commercio globale e i flussi di capitali. La preoccupazione principale ora è che una potenziale escalation negli Stati Uniti verso ulteriori misure protezionistiche potrebbe innescare forti ritorsioni e condurre a una vera e propria guerra commerciale. Ciò potrebbe avere un impatto sostanziale sul commercio mondiale e sui flussi d’investimenti esteri diretti, il che sarebbe molto dannoso per i paesi emergenti. Questo non è il nostro scenario di base. Riteniamo che la recente retorica protezionistica rimarrà limitata al linguaggio provocatorio e qualsiasi risposta da parte dei partner commerciali degli Stati Uniti sarà coordinata e discussa nell'ambito WTO. Detto ciò, monitoriamo con attenzione la situazione. La decisione di non esentare il Canada e il Messico dall'aumento tariffario per l'acciaio e l'alluminio potrebbe essere considerata un'indicazione negativa per le discussioni sul NAFTA. Anche le discussioni sull'adozione di misure in materia di proprietà intellettuale contro la Cina dovrebbero essere fonte di grande preoccupazione. Nel complesso, la situazione sembra per ora contenuta, ma i rischi sono ancora molto rilevanti.
  • Rischi geopolitici: sono sempre presenti e non si può escludere un’escalation nella penisola coreana o in Medio Oriente.
  • Prezzo del petrolio: l'aumento delle tensioni geopolitiche potrebbe spingere al rialzo le quotazioni petrolifere, sostenute dall’accordo tra l’OPEC e altri produttori di petrolio per limitare l’offerta e dal rafforzamento della domanda legato alla maggiore crescita economica. D’altro canto, l’aumento incentiverebbe i produttori statunitensi ad aumentare la produzione, arginando il rialzo dei prezzi petroliferi. Nel complesso, quindi, i prezzi dovrebbero rimanere relativamente stabili.

“Nei 25 anni trascorsi da quando NN Investment Partners iniziò a investire nell’EMD il panorama di opportunità disponibili si è profondamente evoluto” ha commentato Simona Merzagora, Managing Director di NN Investment Partners, aggiungendo che “nel complesso, i paesi emergenti hanno vissuto un’incredibile crescita economica e oggi rappresentano una fonte estremamente interessante di rendimenti differenziati per qualsiasi tipologia di investitore. Ma come per qualsiasi mercato in crescita, lungo il percorso non mancheranno le sfide. Gli investitori con maggiori probabilità di successo saranno quindi quelli che hanno maturato una tale conoscenza dei fattori macroeconomici locali e regionali da riuscire a prevedere le possibili svolte nei cicli di mercato”.

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