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Focus

La silente fine del QE

La fine del QE è qualcosa di cui si parla da tempo. A giudicare dall’andamento dei rendimenti obbligazionari, soprattutto governativi, sembra però che il mercato sconti che non debba finire mai continuando a sostenere il mercato per un tempo indefinito.

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Il picco di crescita globale si avvicina

La recente turbolenza che ha colpito i mercati è in gran parte dovuta ai dati fondamentali. Siamo entrati in un’era diversa ad inizio 2018: il disordine è cominciato all’inizio di febbraio, in un contesto segnato da preoccupazioni sull’inflazione.

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Un mercato globale pulito

I fondamenti ideologici e le istituzioni della globalizzazione possono essere messi in discussione per evitare in futuro alcuni dei problemi che abbiamo dovuto affrontare nel recente passato.
Riteniamo che l’esito finale di questa analisi possa essere una maggiore, e soprattutto migliore, apertura, piuttosto che un atteggiamento di chiusura.

Il professor Giulio Tremonti è da anni un critico costruttivo della globalizzazione, non tanto come fenomeno economico - tendenzialmente inevitabile e che, con una gestione accorta, può portare significativi benefici - ma dal punto di vista della visione del mondo e del supporto ideologico e filosofico che l’hanno sostenuta.
Tremonti, nel suo libro Mundus Furiosus e in un recente incontro a porte chiuse organizzato da Invesco, ha toccato cinque temi: migrazioni di massa, degenerazione della finanza, rivoluzione digitale, “guerre coloniali” e crisi dell’Europa.
Sono tutti molto importanti, ma trovo che due siano, in prima battuta, di particolare rilievo per gli investitori. Chi mi segue conosce la mia opinione che, fino a quando gli eventi geopolitici non incidono in modo significativo sul sottostante economico, è improbabile che possano avere un effetto duraturo sui mercati.
Esempi eloquenti sono le due guerre del Golfo nel 1991 e 2003. L’apertura delle ostilità è stata vicina a punti di minimo per l’S&P 500, che ha successivamente iniziato lunghi rialzi a conflitti in corso.

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Il dialogo fra i due camerieri di un caffè nel breve racconto di Ernest Hemingway Un posto pulito, illuminato bene, illustra i due elementi da controllare con attenzione. È notte fonda, uno dei due ha fretta di chiudere il caffè, l’altro no.

“Non si tratta solo di giovinezza e di fiducia, per quanto queste siano due cose molto belle. Ogni notte io sono riluttante a chiudere perché può esserci qualcuno che ha bisogno del caffè.”
“Ci sono delle bodegas aperte tutta la notte, hombre.”
“Non capisci. Questo è un caffè piacevole, pulito. È illuminato bene. La luce è una bella luce e adesso c’è anche l’ombra delle foglie.” Il primo è la “giovinezza.” Non solo il profilo demografico di molti paesi diventa più anziano.
Le migrazioni sono un elemento di probabile cambiamento delle dinamiche economiche, fiscali e politiche, oltre che sociali. Immigrati regolari che contribuiscono al fisco, in ossequio al principio no taxation without representation che ispirò a suo tempo la rivoluzione americana, prima o poi potrebbero avere un peso importante nelle decisioni politiche, attraverso il voto. Ciò potrebbe portarci a un contesto e un’azione politica diversi da quelli a cui siamo abituati. Cambiamenti più profondi e potenzialmente meno lineari di quelli lenti che i mercati oggi sembrano scontare.

Il secondo elemento riguarda la “fiducia”, in particolare il principio di responsabilità che sostiene il buon funzionamento di un libero mercato. Tremonti critica la finanziarizzazione quasi incontrollata dell’economia e la spersonalizzazione delle istituzioni, ad esempio in Europa. Una volta il denaro riportava l’effigie del sovrano o di un animale. La testa, caput, da cui deriva il termine capitalismo.
L’assenza di un’autorità visibile a cui rivolgersi e istituzioni più anonime, da un lato, e una frammentazione del mercato in segmenti fortemente parcellizzati, dall’altro, hanno reso la finanza globale vulnerabile al rischio di rompere il collegamento necessario fra responsabilità delle decisioni e ricompensa o punizione in base al risultato. Ciò può creare malfunzionamenti.
E, in casi particolarmente gravi, può minare la fiducia stessa nella capacità del mercato libero e globalizzato di produrre effetti positivi per l’economia e la società nel lungo periodo. Questo tipo di ferita si rimargina molto lentamente e può provocare instabilità.

invesco un mercato globale pulito 2
I mercati, negli ultimi anni, una risposta a questi dubbi l’hanno data, senza scomporsi troppo di fronte a eventi che in altri tempi avrebbero potuto portare più instabilità. Sappiamo che, quando la distanza fra mercati ed economia e società aumenta troppo, possono verificarsi riavvicinamenti bruschi. Se in futuro dovessimo passare qualche notte insonne, la storia insegna che anche queste fasi, per quanto a lungo possano durare, sono gestibili. L’umanità progredisce e supera le difficoltà per tentativi ed errori, di tanto in tanto con conflitti. Con tutti i difetti che il caffè-mercato globale può avere, meglio tenerlo aperto, pulito e illuminato bene, le uniche ombre quelle decorative delle foglie, che chiuderlo. Una buona circolazione di merci e capitali, idee e persone è e sarà la colonna portante. Qualcuno può sempre avere bisogno del caffè. Dopo tutto, probabilmente il problema è soltanto insonnia. Chissà quanti ce l’hanno. Prima o poi passa.


Luca Tobagi - Investment Strategist - Invesco

Stati Uniti e Cina, più parole che fatti?

A marzo, i mercati finanziari hanno registrato oscillazioni moderate, ma tipiche, di avversione al rischio. Le azioni hanno ceduto terreno, perdendo il 3-4% circa negli Stati Uniti, in Europa e nei paesi emergenti.

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Moat investing: sovraperformare il mercato più ampio con i fondi indicizzati

Sovraperformare il mercato con i fondi indicizzati: una contraddizione in termini? Per nulla.

Il fatto che la maggior parte dei fondi a gestione attiva sottoperformi i propri indici di riferimento nel lungo periodo non significa assolutamente che gli investitori debbano semplicemente seguire il mercato per conseguire i più elevati rendimenti possibili. Gli investitori possono ottenere una discreta sovraperformance tramite strumenti d'investimento passivi come gli exchange-traded fund (ETF) basati su modelli di indici innovativi. Un esempio in tal senso è costituito dal Morningstar® Wide Moat Focus IndexTM, che, ottenendo una performance complessiva del 24% nel 2017, ha battuto l'S&P 500 di due punti percentuali, realizzando la sesta sovraperformance annua da quando è stato istituito nel 2007. Così facendo, questo indice è riuscito dove oltre l'80% dei gestori attivi di fondi fallisce su un orizzonte di cinque anni, secondo uno studio di S&P Dow Jones: ha conseguito risultati superiori a quelli del mercato.

Azioni di società altamente competitive che mettono a segno significative sovraperformance

La ricetta del successo del Morningstar Wide Moat Focus Index va ricercata nel concetto di vantaggi competitivi sostenibili, noti anche come economic moat (fossati economici). Questo termine indica quei vantaggi competitivi che servono a proteggere le società dalla concorrenza su un orizzonte di almeno 20 anni. Nel corso di uno studio in più fasi, gli analisti di Morningstar, società specializzata nella ricerca sugli investimenti, hanno esaminato un ampio universo di azioni per individuare quelle che godono di vantaggi competitivi. A differenza del criterio alla base dell'S&P 500, lo scopo non era solamente quello di replicare l'economia statunitense nel modo più ampio possibile, quanto piuttosto quello di selezionare i circa 40 titoli americani più competitivi. Il vantaggio: il Morningstar Wide Moat Focus Index non punta semplicemente a includere le società di maggiori dimensioni per capitalizzazione di mercato, ma solo quelle che ricevono il Morningstar® Economic MoatTM Rating "Wide". Oltre a quelli già citati, fra i criteri impiegati rientrano anche le previsioni di ricavi futuri, al fine di determinare il valore equo delle azioni, e l'analisi della differenza rispetto alla valutazione corrente. Solo i 40 titoli che presentano la minore differenza, ovvero quelli con le quotazioni più favorevoli in termini relativi, sono inclusi nell'indice. Un esame della sovraperformance storica mostra che, se la diversificazione è indubbiamente importante per qualsiasi portafoglio, può effettivamente convenire scegliere azioni con vantaggi competitivi a lungo termine piuttosto che seguire semplicemente il mercato nel suo complesso. È tuttavia cruciale adottare il giusto approccio d'investimento: un approccio che sia in primo luogo strutturato.

Perché talvolta meno è meglio

Questa formula fondamentalmente differente impiegata per selezionare le componenti dell'indice fa sì che le ponderazioni settoriali siano considerevolmente diverse da quelle dell'S&P 500. Nel Morningstar Wide Moat Focus Index il settore della salute rappresenta approssimativamente un terzo (circa il 33%) del volume complessivo, mentre nell'S&P 500 la ponderazione di tale comparto è pari solo al 15% circa. E mentre i beni di consumo ciclici costituiscono ad esempio circa un quinto (22%) del volume dell'indice Morningstar, la loro quota nell'S&P 500 si limita all'11%. Questi settori in particolare sono stati tra i principali catalizzatori dei rendimenti del cosiddetto "moat universe" nel 2017. I beni di consumo ciclici hanno contribuito per circa un terzo alla performance complessiva dell'indice, e il comparto della salute ha fornito un apporto del 16% circa. Il segmento finanziario, con un contributo approssimativamente pari a un quinto, ha svolto un ruolo significativo nel successo del Morningstar Wide Moat Index, nel quale tuttavia è compreso in misura inferiore rispetto all'S&P 500.

Tra gli altri settori sottorappresentati in relazione al mercato nel suo complesso figurano tecnologia (-13%), energia (-6%) e beni di consumo difensivi (-7%). Il fatto sorprendente è che, sebbene il Morningstar Wide Moat Focus Index includa un numero decisamente inferiore di titoli tecnologici, la loro performance cumulata annua (+51%) ha superato di circa 14 punti percentuali quella dei titoli tecnologici compresi nell'S&P 500. Ciò dimostra che per gli investitori può rivelarsi vantaggioso seguire un indice innovativo piuttosto che replicare semplicemente il mercato. Un quadro simile si è osservato nel 2017 in ambito immobiliare, attualmente rappresentato nel Morningstar Wide Moat Index da due sole società immobiliari, CBRE Group Inc. e Jones Lang LaSalle Inc. Mentre nell'indice Moat il settore ha reso +40%, i titoli immobiliari nell'S&P, circa 30 in tutto, hanno reso solo il 7%.

L'analisi comparata del Morningstar® Wide Moat Focus IndexTM e dell'S&P 500 dimostra che i modelli di indice che replicano quanto più ampiamente possibile il mercato possono incidere positivamente sulla diversificazione del portafoglio, ma possono al contempo erodere la performance. Gli investitori che scelgono l'indice azionario più ampio possibile, il cui unico criterio di inclusione è la capitalizzazione di mercato, investono necessariamente in società che, sebbene di grandi dimensioni e ben posizionate nell'attuale contesto, godono tuttavia di un ridotto potenziale di crescita futura o sono semplicemente sopravvalutate. Per sovraperformare il mercato complessivo può pertanto essere più efficace puntare su un portafoglio selezionato di titoli di società di elevata qualità che presentano quotazioni relativamente convenienti. Inoltre, scegliendo un prodotto d'investimento a gestione passiva basato sul Morningstar® Wide Moat Focus IndexTM, gli investitori si avvalgono del know-how cumulato di oltre 100 analisti di ricerca Morningstar su scala globale.


Dominik Poiger - ETF Trader, Portfolio Management - VanEck

USA e Cina salgono ancora sul ring

Gli Stati Uniti e la Cina, le due principali economie a livello globale, sembrano entrare in una nuova era per quanto riguarda le relazioni economiche e commerciali.

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