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Focus

Investire nel periodo di storico sviluppo dell'Asia

Nel corso dei 35 anni che ho trascorso lavorando come investitore in Asia, molte città della regione sono state trasformate dall'incredibile ritmo di sviluppo delle infrastrutture. Il mio primo viaggio in Asia risale al 1983. In quell'occasione visitai i cantieri navali di Singapore, che sono stati sostituiti da palazzoni e bar alla moda, e le piantagioni di gomma in Malesia, che sono diventate parchi industriali.

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La paralisi della Brexit

La scadenza per Brexit si sta avvicinando rapidamente e la situazione cambia di minuto in minuto più che di giorno in giorno. Il Primo Ministro May ha deciso ieri pomeriggio di posticipare l’importante voto previsto per oggi data l’elevatà probabilità di una sconfitta, nonostante il poco lusinghiero tentativo di riunire i ministri e i membri del parlamento di schieramento Tory nell’ultima settimana.

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La grande incertezza e il coraggio di comprare

Il 2018 potrà essere ricordato come l'annus horribilis per i wealth managers in quanto è sceso praticamente tutto. La cosa strana è che le premesse per vedere salire i mercati nel breve (ed aggiustare quanto meno le performance finali) ci sarebbero state tutte (e forse ci sono ancora), con Powell che ha modificato il suo linguaggio nel giro di un mese rendendo d'improvviso la FED più accomodante, con gli ISM che rimangono sui massimi ma in connubio ad un dato debole (sui payrolls ed una situazione di ipervenduto.

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Dopo la vetta, il trauma della discesa

Nel corso delle ultime settimane, gli investitori hanno deciso di ridurre il rischio in portafoglio vendendo azioni, in particolare nei segmenti più affollati dei mercati mondiali. A trascinare l’azionario al ribasso sono stati, in particolare, i titoli di qualità e dell’information technology, oltre ai principali indici USA. Alcuni segmenti tradizionalmente a più alto beta, compresi gli Emergenti, hanno invece riportato performance positive. Le implicazioni sono chiare: gli investitori stanno riducendo il rischio, alleggerendo le posizioni che avevano acquistato all’inizio dell’anno, in particolare quelle al rialzo per il consensus.

È interessante notare che la volatilità del mercato ha coinvolto prevalentemente le azioni globali. Considerata la portata delle perdite sui mercati azionari, le oscillazioni di titoli di Stato e valute sono state relativamente contenute. In altri termini, gli investitori hanno ridotto il rischio senza incrementare in misura corrispondente le posizioni nei cosiddetti “porti sicuri” o in altri strumenti, con la liquidità a farla da padrone. Gli investitori sanno di cosa vogliono liberarsi, mentre c’è più incertezza su dove reinvestire.

Questo comportamento è in linea col nuovo paradigma dei mercati nella fase di discesa successiva a un picco. La crescita negli Stati Uniti ha toccato il livello massimo nel 2° trimestre dell’anno e probabilmente continuerà a rallentare. A frenarla gradualmente saranno i vincoli in termini di capacità, oppure i continui rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Dopo tutto, la Banca centrale americana sta registrando un incremento graduale dell’inflazione, con l’inflazione core già sul livello target, e non può tollerare a lungo una crescita oltre i valori medi.

Nessun'altra regione al mondo sembra però pronta a sostituire gli Stati Uniti come motore globale. Semmai, si teme un rallentamento dell’attività in Cina, aggravato dai tentativi di incrementare la spesa attraverso un allentamento delle condizioni di credito. Il 3° trimestre per l’Europa è stato un altro periodo di crescita sottotono. Sebbene sia dovuto a fattori straordinari (per es. al calo stagionale della produzione di automobili), pochi credono che un eventuale rimbalzo del Pil a fine anno persisterà anche nel 2019. Neppure il Giappone e gli altri Emergenti sono fonte di grande ispirazione.

Un ulteriore fattore da non trascurare sono gli utili. Nonostante un altro trimestre molto positivo, con utili in crescita rispetto all’anno precedente, la recente stagione delle trimestrali negli Stati Uniti non è stata particolarmente brillante. Gli investitori sono più preoccupati per il futuro che per il trimestre che si è appena concluso. Un numero crescente di imprese addebita questo andamento alle pressioni sui costi. La compressione dei margini è già iniziata: negli Stati Uniti gli utili in percentuale del Pil sono diminuiti costantemente negli ultimi due anni.

Questa fase post-picco ha un’ultima implicazione negativa. All’inizio dell’anno, quando la crescita negli Stati Uniti era robusta e in accelerazione, gli investitori potevano scalare il proverbiale “muro della paura”. Oggi le stesse problematiche (il rischio di un’escalation della guerra commerciale, l’incertezza politica, la stretta monetaria della Federal Reserve e le valutazioni degli strumenti finanziari) si sono ingigantite. Avendo la crescita già oltrepassato il livello massimo, il “muro della paura” diventa un ostacolo più difficile da superare.

La fase traumatica della discesa difficilmente aprirà la strada al tradizionale rally del 4° trimestre. Per buona parte degli ultimi dieci anni, gli investitori non hanno acquistato titoli solamente perché non erano costosi. Pertanto non basteranno le valutazioni più interessanti ad attirare sufficiente attenzione da risollevare i mercati. Gli investitori, al contrario, hanno bisogno di un catalizzatore che li coinvolga nuovamente. Purtroppo questo catalizzatore non si vede. Per questo motivo, difficilmente l’impasse a Washington (tutt’altro che scontata dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti) basterà a trainare gli investitori, come è spesso accaduto in passato.

Pertanto, nel nostro scenario di base, la performance dei mercati resterà irregolare e maggiormente volatile. A nostro giudizio, va ridotta l’esposizione azionaria complessiva. Sono da preferire le società in crescita di più alta qualità, con una volatilità minima e margini più sostenibili. Dato che l’inflazione e la politica monetaria sono indietro rispetto al ciclo di crescita, preferiamo mantenere una duration breve, privilegiando il credito specializzato, come i titoli MBS garantiti da ipoteca di organismi non governativi oppure il debito insurance-linked. Privilegiamo inoltre gli strumenti alternativi liquidi, target return e i premi per il rischio alternativi per incrementare la diversificazione nei portafogli multi-asset. Crediamo che la fase post-picco comporti un calo dei rendimenti e degli indici di Sharpe. Prepariamo quindi il portafoglio a questo scenario.


Larry Hatheway - capo economista - GAM Investments

Crescita contro commercio: la battaglia continua

L'amministrazione Trump ha impresso un'accelerazione alla guerra commerciale con la Cina all'inizio di quest'anno annunciando dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Anche se il mercato sembra aver concluso che gli Stati Uniti sono in una posizione più forte rispetto al resto del mondo sul fronte dei dazi, questi saranno una fonte di persistente volatilità sui mercati

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Che cosa devono temere i mercati?

Sui mercati finanziari aleggia da inizio anno un sentore di “strana guerra”. In questo periodo compreso tra il settembre del 1939 e il maggio del 1940, la guerra era già dichiarata, ma il conflitto si traduceva solo in scaramucce in attesa della prima vera offensiva.

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