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  Premi per ascoltare l'articolo! Gli economisti, i responsabili delle strategie e i gestori di portafoglio di Allianz GIobal Investors si sono riuniti a Hong Kong in occasione dell’Investment Forum per analizzare lo stato attuale dell’economia globale e la sua direzione per i prossimi tre-cinque anni. Il graduale inasprimento della politica monetaria potrebbe portare a un ritorno della volatilità, specialmente nei mercati sviluppati, ma l’Asia in generale, e la Cina in particolare, si distinguono in positivo. Più nel dettaglio, ecco i sei messaggi chiave che sono emersi dal Forum: Mantenere alta l’attenzione sulla Fed Negli ultimi anni le Banche Centrali hanno evitato il rallentamento delle economie occidentali facendo ricorso a quantitative easing e a tassi di interesse estremamente bassi, ma adesso queste istituzioni iniziano a parlare di espansione anziché di ripresa economica: ciò significa che dobbiamo aspettarci una politica monetaria più restrittiva, seppure a ritmi diversi nelle varie aree geografiche. Le mosse della Fed, che ha già intrapreso il percorso di normalizzazione monetaria, potrebbero riportare la volatilità sui mercati finanziari, e lo stesso potrebbe accadere se la dinamica economica perdesse slancio. In ogni caso, con ogni probabilità il nuovo presidente della Federal Reserve USA, Jerome Powell, procederà con cautela al rialzo dei tassi, favorendo inoltre un’ulteriore deregolamentazione del mercato: questo è uno dei motivi per cui continuiamo a privilegiare il settore finanziario I continui progressi in Cina e Asia favoriranno gli investitori più propensi al rischio L’Asia si conferma fino a oggi la storia economica più interessante del ventunesimo secolo, grazie in particolare alla prevista trasformazione della Cina da un’economia trainata dalle esportazioni a un modello alimentato dai consumi interni. Inoltre, il programma cinese “One Belt, One Road”, la Nuova via della seta, è ben più di una montatura: i massicci investimenti nelle infrastrutture sono visibili in molte aree, per esempio nel Corridoio Economico Cina-Pakistan. Non tutti i progetti saranno utili per ciascuna delle nazioni coinvolte ed il servizio del debito per alcune potrebbe diventare un problema, ma senza dubbio la Nuova via della seta sta rilanciando l’economia di molte aree, oltre a sostenere le società che operano nelle infrastrutture e nell’edilizia. La Cina non è priva di rischi, con una rapporto debito-PIL che ha raggiunto un impressionante 258 percento, tuttavia l’elevato livello di debito aggregato del Paese dovrebbe essere gestibile in considerazione di fattori quali il rapporto di indebitamento ancora moderato nel settore pubblico, gli elevati livelli di riserve in valuta estera e la bassa quota di finanziamenti esterni. Inoltre, a maggio 2018 l’MSCI includerà per la prima volta un limitato numero di azioni cinesi di classe A nel suo indice dei mercati emergenti. Per avere un’idea delle proporzioni, le azioni di classe A rappresentano un mercato di circa 8.000 miliardi di dollari USA, oltre il 30 percento più ampio dell’Area Euro, e possono sicuramente attirare l’interesse degli investitori. La politica sta cambiando le prospettive del commercio globale Il presidente americano Donald Trump non ha certo fatto mistero del suo disdegno per molti accordi commerciali internazionali e con un semplice ordine esecutivo potrebbe cancellare il NAFTA, il fondamentale trattato commerciale tra Canada, Messico e Stati Uniti. Tuttavia, nonostante “America first” sia il suo obiettivo dichiarato, alla fine gli Stati Uniti potrebbero cedere il ruolo di leadership mondiale alla Cina, che sarebbe ben lieta di ricevere il testimone. In un orizzonte a più breve termine, Trump ha comunque messo a segno unimportante vittoria legislativa nel 2017 con la sua riforma fiscale, che secondo le previsioni stimolerà l’economia statunitense favorendo alcune società più di altre: gli utili delle società finanziarie e industriali sono stati rivisti al rialzo, mentre le utilities e il real estate hanno subito revisioni al ribasso. Senza contare che la tempistica della riforma fiscale avrebbe potuto essere migliore, visto che arriva alla fine del ciclo economico e potrebbe quindi scatenare risposte di politica monetaria più intense di quelle già scontate dai mercati. Considerati tutti questi fattori, alla luce di tali riforme la selezione dei titoli sarà ancora più importante nel 2018 e si rafforzerà il valore della gestione attiva. L’Unione Europea è alle prese con i negoziati sulla Brexit e la fragilità economica dell’Italia, anche se nel complesso leconomia dell’Euro Zona evidenzia un andamento solido. La situazione appare relativamente positiva anche nel Regno Unito dopo il voto sulla Brexit, nonostante l’indebolimento della sterlina e il calo della spesa al consumo. Il Giappone sta andando meglio di quanto non appaia, in particolare se si considera l’invecchiamento della popolazione Il rallentamento demografico rappresenta una concreta preoccupazione per molte economie sviluppate, in particolare per il Giappone e la Germania. Nel mondo gli ultrasessantenni sono più di 900 milioni, e il dato potrebbe aumentare a 2,1 miliardi nel prossimo decennio. La buona notizia è che il Giappone offre un utile esempio di come gestire l’invecchiamento della popolazione e rinnovare un’economia stagnante: Le riforme previste dall Abenomics iniziano lentamente a dare frutto e la maggiore partecipazione delle donne e degli anziani al mercato del lavoro consente di affrontare le criticità della piena occupazione e della bassa produttività. Le riforme fiscali di stimolo pianificate dal Giappone dovrebbero incoraggiare le società nipponiche ad aumentare la produttività, stimolare la spesa per investimenti e incrementare i salari. Se queste misure riusciranno, in ultima analisi, a ravvivare la spesa del settore privato, assisteremo a un notevole miglioramento delle prospettive a medio termine del Giappone. Il passaggio a un modello di corporate governance più attento agli azionisti ha alzato il RoE medio dal 5 al 10 percento negli ultimi cinque anni. Nel complesso, il Paese sta compiendo buoni progressi sulle questioni relative ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG). Il guadagno cumulativo del 120 percento messo a segno dal mercato azionario giapponese negli ultimi cinque anni (al 30 novembre 2017) è stato sostenuto dalla crescita degli utili e, in misura nettamente inferiore, dal re-rating delle valutazioni. La disruption continua a trasformare settori ed economie Il raggio d’azione di alcune tra le società più “disruptive” nel panorama odierno – Facebook, Amazon, Netflix e Google, le cosiddette FANG negli Stati Uniti, e Baidu, Alibaba e Tencent (le BAT) in Cina – continuerà a estendersi nei settori più disparati, creando elevate barriere all’ingresso per i competitor. Cresce l’interesse dei consumatori per i servizi fortemente disruptive come i pagamenti elettronici, che in alcuni Paesi eludono il sistema bancario. Questo vale in particolare per la Cina, ormai prossima a diventare una società senza contanti”. Tuttavia, nonostante i numerosi successi, i giganti high-tech finiscono spesso sotto lo scrutinio dei regolatori a causa delle loro pratiche commerciali, ancorché in ultima analisi le BAT potrebbero essere più disposte ad allinearsi alle richieste dei propri governi rispetto alle FANG. Nel campo dell’intelligenza artificiale, un’importante fonte di disruption, non mancano i segnali di una “corsa agli armamenti” tra Stati Uniti e Cina. La Cina sta forse investendo di più per vincere questa sfida, visto che, da sola, spende in ricerca e sviluppo più di quanto non faccia l‘intera Unione Europea, dove la mancanza di società del calibro delle FANG o delle BAT inizia ad apparire come una vera debolezza. L’Europa potrebbe infatti ritrovarsi in eccessivo ritardo nel ridefinire il futuro delle proprie imprese. Anche i Paesi dei mercati emergenti devono affrontare la disruption causata dall’intelligenza artificiale, trasferendo nel settore dei servizi i lavoratori rimpiazzati dall’IA. La disruption diventerà un tema di investimento dominante nei prossimi anni, pertanto sarà essenziale affidarsi a gestori attivi in grado di individuare i vincitori ed evitare i perdenti. Il focus sui fattori ESG, che influenzano direttamente il valore per gli azionisti, offre l’opportunità di individuare le società con i migliori modelli di business. Gestire il rischio nella ricerca di rendimento L’economia globale sembra attraversare una fase “Goldilocks”: grazie all’operato delle Banche Centrali, la crescita non è troppo bassa né troppo elevata, e i timori di inflazione rimangono sottotono. Ma quanto potrà durare ancora questo scenario? Per i prossimi uno-due anni riteniamo alquanto improbabili una recessione o una flessione del ciclo del credito, mentre l’inflazione – pur rimanendo per il momento probabilmente ferma– dovrebbe aumentare nell’arco dei prossimi cinque anni. Per molti investitori la ricerca di rendimento si conferma un obiettivo prioritario, dato che le obbligazioni tradizionali di riferimento offrono yield insufficienti. Gli investimenti in obbligazioni dei mercati emergenti possono rappresentare un’opzione attraente, in quanto offrono uno spread aggiuntivo e le rispettive economie godono di condizioni macroeconomiche più favorevoli. Anche i titoli a dividendo rappresentano una fonte di rendimento interessante per gli investitori in cerca di reddito. Nel complesso, i nostri professionisti degli investimenti si aspettano che i rendimenti di mercato si ridurranno nei prossimi 3-5 anni. Sebbene i mercati finanziari mostrino una certa compiacenza riguardo a questa possibilità, per gli investitori non mancano le opportunità di assumere rischi che possano essere gestiti con fiducia.

Gli economisti, i responsabili delle strategie e i gestori di portafoglio di Allianz GIobal Investors si sono riuniti a Hong Kong in occasione dell’Investment Forum per analizzare lo stato attuale dell’economia globale e la sua direzione per i prossimi tre-cinque anni.

Il graduale inasprimento della politica monetaria potrebbe portare a un ritorno della volatilità, specialmente nei mercati sviluppati, ma l’Asia in generale, e la Cina in particolare, si distinguono in positivo. Più nel dettaglio, ecco i sei messaggi chiave che sono emersi dal Forum:

Mantenere alta l’attenzione sulla Fed

Negli ultimi anni le Banche Centrali hanno evitato il rallentamento delle economie occidentali facendo ricorso a quantitative easing e a tassi di interesse estremamente bassi, ma adesso queste istituzioni iniziano a parlare di espansione anziché di ripresa economica: ciò significa che dobbiamo aspettarci una politica monetaria più restrittiva, seppure a ritmi diversi nelle varie aree geografiche. Le mosse della Fed, che ha già intrapreso il percorso di normalizzazione monetaria, potrebbero riportare la volatilità sui mercati finanziari, e lo stesso potrebbe accadere se la dinamica economica perdesse slancio. In ogni caso, con ogni probabilità il nuovo presidente della Federal Reserve USA, Jerome Powell, procederà con cautela al rialzo dei tassi, favorendo inoltre un’ulteriore deregolamentazione del mercato: questo è uno dei motivi per cui continuiamo a privilegiare il settore finanziario

I continui progressi in Cina e Asia favoriranno gli investitori più propensi al rischio

L’Asia si conferma fino a oggi la storia economica più interessante del ventunesimo secolo, grazie in particolare alla prevista trasformazione della Cina da un’economia trainata dalle esportazioni a un modello alimentato dai consumi interni. Inoltre, il programma cinese “One Belt, One Road”, la Nuova via della seta, è ben più di una montatura: i massicci investimenti nelle infrastrutture sono visibili in molte aree, per esempio nel Corridoio Economico Cina-Pakistan. Non tutti i progetti saranno utili per ciascuna delle nazioni coinvolte ed il servizio del debito per alcune potrebbe diventare un problema, ma senza dubbio la Nuova via della seta sta rilanciando l’economia di molte aree, oltre a sostenere le società che operano nelle infrastrutture e nell’edilizia.

La Cina non è priva di rischi, con una rapporto debito-PIL che ha raggiunto un impressionante 258 percento, tuttavia l’elevato livello di debito aggregato del Paese dovrebbe essere gestibile in considerazione di fattori quali il rapporto di indebitamento ancora moderato nel settore pubblico, gli elevati livelli di riserve in valuta estera e la bassa quota di finanziamenti esterni. Inoltre, a maggio 2018 l’MSCI includerà per la prima volta un limitato numero di azioni cinesi di classe A nel suo indice dei mercati emergenti. Per avere un’idea delle proporzioni, le azioni di classe A rappresentano un mercato di circa 8.000 miliardi di dollari USA, oltre il 30 percento più ampio dell’Area Euro, e possono sicuramente attirare l’interesse degli investitori.

La politica sta cambiando le prospettive del commercio globale

Il presidente americano Donald Trump non ha certo fatto mistero del suo disdegno per molti accordi commerciali internazionali e con un semplice ordine esecutivo potrebbe cancellare il NAFTA, il fondamentale trattato commerciale tra Canada, Messico e Stati Uniti. Tuttavia, nonostante “America first” sia il suo obiettivo dichiarato, alla fine gli Stati Uniti potrebbero cedere il ruolo di leadership mondiale alla Cina, che sarebbe ben lieta di ricevere il testimone.

In un orizzonte a più breve termine, Trump ha comunque messo a segno un'importante vittoria legislativa nel 2017 con la sua riforma fiscale, che secondo le previsioni stimolerà l’economia statunitense favorendo alcune società più di altre: gli utili delle società finanziarie e industriali sono stati rivisti al rialzo, mentre le utilities e il real estate hanno subito revisioni al ribasso. Senza contare che la tempistica della riforma fiscale avrebbe potuto essere migliore, visto che arriva alla fine del ciclo economico e potrebbe quindi scatenare risposte di politica monetaria più intense di quelle già scontate dai mercati. Considerati tutti questi fattori, alla luce di tali riforme la selezione dei titoli sarà ancora più importante nel 2018 e si rafforzerà il valore della gestione attiva.

L’Unione Europea è alle prese con i negoziati sulla Brexit e la fragilità economica dell’Italia, anche se nel complesso l'economia dell’Euro Zona evidenzia un andamento solido. La situazione appare relativamente positiva anche nel Regno Unito dopo il voto sulla Brexit, nonostante l’indebolimento della sterlina e il calo della spesa al consumo.

Il Giappone sta andando meglio di quanto non appaia, in particolare se si considera l’invecchiamento della popolazione

Il rallentamento demografico rappresenta una concreta preoccupazione per molte economie sviluppate, in particolare per il Giappone e la Germania. Nel mondo gli ultrasessantenni sono più di 900 milioni, e il dato potrebbe aumentare a 2,1 miliardi nel prossimo decennio. La buona notizia è che il Giappone offre un utile esempio di come gestire l’invecchiamento della popolazione e rinnovare un’economia stagnante:

  • Le riforme previste dall' "Abenomics" iniziano lentamente a dare frutto e la maggiore partecipazione delle donne e degli anziani al mercato del lavoro consente di affrontare le criticità della piena occupazione e della bassa produttività.
  • Le riforme fiscali di stimolo pianificate dal Giappone dovrebbero incoraggiare le società nipponiche ad aumentare la produttività, stimolare la spesa per investimenti e incrementare i salari. Se queste misure riusciranno, in ultima analisi, a ravvivare la spesa del settore privato, assisteremo a un notevole miglioramento delle prospettive a medio termine del Giappone.
  • Il passaggio a un modello di corporate governance più attento agli azionisti ha alzato il RoE medio dal 5 al 10 percento negli ultimi cinque anni. Nel complesso, il Paese sta compiendo buoni progressi sulle questioni relative ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).
  • Il guadagno cumulativo del 120 percento messo a segno dal mercato azionario giapponese negli ultimi cinque anni (al 30 novembre 2017) è stato sostenuto dalla crescita degli utili e, in misura nettamente inferiore, dal re-rating delle valutazioni.

La disruption continua a trasformare settori ed economie

Il raggio d’azione di alcune tra le società più “disruptive” nel panorama odierno – Facebook, Amazon, Netflix e Google, le cosiddette FANG negli Stati Uniti, e Baidu, Alibaba e Tencent (le BAT) in Cina – continuerà a estendersi nei settori più disparati, creando elevate barriere all’ingresso per i competitor. Cresce l’interesse dei consumatori per i servizi fortemente disruptive come i pagamenti elettronici, che in alcuni Paesi eludono il sistema bancario. Questo vale in particolare per la Cina, ormai prossima a diventare una "società senza contanti”. Tuttavia, nonostante i numerosi successi, i giganti high-tech finiscono spesso sotto lo scrutinio dei regolatori a causa delle loro pratiche commerciali, ancorché in ultima analisi le BAT potrebbero essere più disposte ad allinearsi alle richieste dei propri governi rispetto alle FANG.

Nel campo dell’intelligenza artificiale, un’importante fonte di disruption, non mancano i segnali di una “corsa agli armamenti” tra Stati Uniti e Cina. La Cina sta forse investendo di più per vincere questa sfida, visto che, da sola, spende in ricerca e sviluppo più di quanto non faccia l‘intera Unione Europea, dove la mancanza di società del calibro delle FANG o delle BAT inizia ad apparire come una vera debolezza. L’Europa potrebbe infatti ritrovarsi in eccessivo ritardo nel ridefinire il futuro delle proprie imprese. Anche i Paesi dei mercati emergenti devono affrontare la disruption causata dall’intelligenza artificiale, trasferendo nel settore dei servizi i lavoratori rimpiazzati dall’IA.

La disruption diventerà un tema di investimento dominante nei prossimi anni, pertanto sarà essenziale affidarsi a gestori attivi in grado di individuare i vincitori ed evitare i perdenti. Il focus sui fattori ESG, che influenzano direttamente il valore per gli azionisti, offre l’opportunità di individuare le società con i migliori modelli di business.

Gestire il rischio nella ricerca di rendimento

L’economia globale sembra attraversare una fase “Goldilocks”: grazie all’operato delle Banche Centrali, la crescita non è troppo bassa né troppo elevata, e i timori di inflazione rimangono sottotono. Ma quanto potrà durare ancora questo scenario? Per i prossimi uno-due anni riteniamo alquanto improbabili una recessione o una flessione del ciclo del credito, mentre l’inflazione – pur rimanendo per il momento probabilmente ferma– dovrebbe aumentare nell’arco dei prossimi cinque anni.

Per molti investitori la ricerca di rendimento si conferma un obiettivo prioritario, dato che le obbligazioni tradizionali di riferimento offrono yield insufficienti. Gli investimenti in obbligazioni dei mercati emergenti possono rappresentare un’opzione attraente, in quanto offrono uno spread aggiuntivo e le rispettive economie godono di condizioni macroeconomiche più favorevoli. Anche i titoli a dividendo rappresentano una fonte di rendimento interessante per gli investitori in cerca di reddito.

Nel complesso, i nostri professionisti degli investimenti si aspettano che i rendimenti di mercato si ridurranno nei prossimi 3-5 anni. Sebbene i mercati finanziari mostrino una certa compiacenza riguardo a questa possibilità, per gli investitori non mancano le opportunità di assumere rischi che possano essere gestiti con fiducia.

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