Premi per ascoltare l'articolo!

Premi per aprire il sito LMF International

  Premi per ascoltare l'articolo! L’economia globale continua a zoppicare, ma nell’ultima settimana sono emersi dei segnali incoraggianti. Il rallentamento sembra attenuarsi. Il PMI cinese, ad esempio, è salito e potrebbe indicare una ripresa in Asia. In Germania, però, la situazione è diversa. Le esportazioni tedesche hanno subito un calo molto più significativo del previsto mese su mese. Una dinamica che non sorprende: dopo tutto, l’export riflette l’andamento del commercio globale. La Brexit probabilmente sarà rinviata, ma siamo ben lontani da una soluzione. Intanto, la guerra dei dazi scatenata dal Presidente americano entra in una nuova fase. Ora che sembra vicino un accordo con la Cina, Trump volge l’attenzione all’Unione Europea. Secondo le indiscrezioni, gli Stati Uniti potrebbero introdurre dazi sulle importazioni per USD 11 miliardi. A titolo di riferimento, lo scontro con la Cina riguardava USD 360 miliardi di merci. Anche se l’UE sembra cavarsela con poco, il conflitto commerciale e l’incertezza politica sono “sabbia negli ingranaggi”. La settimana prossima La settimana prossima avrà inizio la pubblicazione dei bilanci del primo trimestre. Le attese sono decisamente moderate: le stime di utile degli analisti riflettono i dati economici sottotono. Nel complesso, i profitti delle società dell’S&P 500 dovrebbero ridursi del 4% rispetto all’anno scorso, rispetto al 3% stimato dal consensus a inizio anno. Ma c’è anche una buona notizia. Il rapporto fra revisioni al ribasso e al rialzo delle stime sembra stabilizzarsi. Gli analisti dovrebbero aver già operato la maggior parte delle revisioni al ribasso. La prossima settimana saranno inoltre resi noti numerosi dati economici. Lunedì uscirà lo US Empire State Index. Martedì saranno pubblicati lo ZEW per l’area euro e le statistiche sulla produzione industriale negli USA. Mercoledì sono previsti i dati sulla produzione industriale cinese e sui prezzi nel Regno Unito. Di recente i prezzi al consumo britannici sono aumentati dell’1,9% anno su anno, soprattutto per effetto delle importazioni. Giovedì l’attenzione sarà rivolta agli Stati Uniti, in particolare al Philly Fed Index, all’indice degli indicatori anticipatori e al PMI manifatturiero e non manifatturiero. Di interesse anche i dati sulle vendite al dettaglio, che in marzo dovrebbero essere notevolmente aumentate, a conferma dell’importanza dei consumi delle famiglie come pilastro della crescita. Active is: Sui mercati finanziari si respira un’atmosfera piuttosto “rilassata”. Il nostro indicatore della fiducia, che calcola la media mobile a tre mesi della relazione fra il P/E dell’S&P 500 e il VIX, è tornato al di sopra della media di lungo periodo dopo il crollo del quarto trimestre 2018. Gli spread dei credit default swap (CDS), anche per i Paesi più rischiosi, suggeriscono che i partecipanti al mercato sono tranquilli. Gli indicatori di rischio come il St Louis Financial Stress Index (cfr. Grafico della settimana) o l’indicatore di stress sistematico dei mercati finanziari della Banca Centrale Europea (BCE) segnalano un atteggiamento di fiducia. Tuttavia, gli investitori sono – a ragione – tutt’altro che esuberanti, almeno a giudicare dal numero di investitori retail rialzisti negli USA. Inoltre, gli indicatori di forza relativa per i mercati di USA e Europa rivelano una situazione di ipercomprato, più vulnerabile a una battuta d’arresto. C’è sicuramente un po’ di “sabbia negli ingranaggi”. Un rally ci sembra improbabile; semmai, forse dovremo fermarci per una “revisione del motore”. Hans-Jörg Naumer - Global Head of Global Capital Markets & Thematic Research - Allianz Global Investors

L’economia globale continua a zoppicare, ma nell’ultima settimana sono emersi dei segnali incoraggianti. Il rallentamento sembra attenuarsi.

Il PMI cinese, ad esempio, è salito e potrebbe indicare una ripresa in Asia. In Germania, però, la situazione è diversa. Le esportazioni tedesche hanno subito un calo molto più significativo del previsto mese su mese. Una dinamica che non sorprende: dopo tutto, l’export riflette l’andamento del commercio globale. La Brexit probabilmente sarà rinviata, ma siamo ben lontani da una soluzione. Intanto, la guerra dei dazi scatenata dal Presidente americano entra in una nuova fase. Ora che sembra vicino un accordo con la Cina, Trump volge l’attenzione all’Unione Europea. Secondo le indiscrezioni, gli Stati Uniti potrebbero introdurre dazi sulle importazioni per USD 11 miliardi. A titolo di riferimento, lo scontro con la Cina riguardava USD 360 miliardi di merci. Anche se l’UE sembra cavarsela con poco, il conflitto commerciale e l’incertezza politica sono “sabbia negli ingranaggi”.

La settimana prossima

La settimana prossima avrà inizio la pubblicazione dei bilanci del primo trimestre. Le attese sono decisamente moderate: le stime di utile degli analisti riflettono i dati economici sottotono. Nel complesso, i profitti delle società dell’S&P 500 dovrebbero ridursi del 4% rispetto all’anno scorso, rispetto al 3% stimato dal consensus a inizio anno. Ma c’è anche una buona notizia. Il rapporto fra revisioni al ribasso e al rialzo delle stime sembra stabilizzarsi. Gli analisti dovrebbero aver già operato la maggior parte delle revisioni al ribasso.

La prossima settimana saranno inoltre resi noti numerosi dati economici. Lunedì uscirà lo US Empire State Index. Martedì saranno pubblicati lo ZEW per l’area euro e le statistiche sulla produzione industriale negli USA. Mercoledì sono previsti i dati sulla produzione industriale cinese e sui prezzi nel Regno Unito. Di recente i prezzi al consumo britannici sono aumentati dell’1,9% anno su anno, soprattutto per effetto delle importazioni. Giovedì l’attenzione sarà rivolta agli Stati Uniti, in particolare al Philly Fed Index, all’indice degli indicatori anticipatori e al PMI manifatturiero e non manifatturiero. Di interesse anche i dati sulle vendite al dettaglio, che in marzo dovrebbero essere notevolmente aumentate, a conferma dell’importanza dei consumi delle famiglie come pilastro della crescita.

Active is:

Sui mercati finanziari si respira un’atmosfera piuttosto “rilassata”. Il nostro indicatore della fiducia, che calcola la media mobile a tre mesi della relazione fra il P/E dell’S&P 500 e il VIX, è tornato al di sopra della media di lungo periodo dopo il crollo del quarto trimestre 2018.

Gli spread dei credit default swap (CDS), anche per i Paesi più rischiosi, suggeriscono che i partecipanti al mercato sono tranquilli. Gli indicatori di rischio come il St Louis Financial Stress Index (cfr. Grafico della settimana) o l’indicatore di stress sistematico dei mercati finanziari della Banca Centrale Europea (BCE) segnalano un atteggiamento di fiducia. Tuttavia, gli investitori sono – a ragione – tutt’altro che esuberanti, almeno a giudicare dal numero di investitori retail rialzisti negli USA. Inoltre, gli indicatori di forza relativa per i mercati di USA e Europa rivelano una situazione di ipercomprato, più vulnerabile a una battuta d’arresto.

C’è sicuramente un po’ di “sabbia negli ingranaggi”. Un rally ci sembra improbabile; semmai, forse dovremo fermarci per una “revisione del motore”.


Hans-Jörg Naumer - Global Head of Global Capital Markets & Thematic Research - Allianz Global Investors

Premi per ascoltare l'articolo!