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Focus

Guerra dei dazi, Messico e nuvole (nere)

Il Presidente Trump ha aggiunto un altro capitolo al conflitto commerciale, con una tariffa del 5% su tutte le importazioni dal Messico a partire dal 10 giugno, con un aumento mensile di 5 punti percentuali (fino a un massimo del 25%) se le autorità messicane non impediranno ai migranti di attraversare il Messico e di entrare negli Stati Uniti.

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Illusioni perdute? La geopolitica e i dati macro pesano sui mercati

Abbiamo regolarmente segnalato, dall'inizio dell'anno, la dicotomia in atto sui mercati che vede, da un lato, il netto rimbalzo dei grandi indici a seguito della svolta accomodante delle banche centrali e della correzione di alcune sottovalutazioni eccessive e, dall’altro, una serie di dati macroeconomici globali poco entusiasmanti, addirittura depressi.

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L’America e la Cina giocano al gatto e al topo, e ci va di mezzo l’Europa

Donald Trump ama i buoni affari, e anche Xi Jinping apprezza una decisa stretta di mano. Oggi, però, i due presidenti stanno giocando al gatto e al topo. È possibile che i due rivali, come Tom e Jerry nei cartoni animati, continuino a tendersi trappole da cui non uscirà nessun vincitore? Ci auguriamo di no, ma gli investitori devono prendere in considerazione questa possibilità.

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Mercati e guerra fredda digitale

Ci muoviamo verso una vera guerra commerciale o ci sono ancora possibilità di un accordo? Da inizio anno abbiamo assistito a un rally significativo spinto da diversi sviluppi positivi, tra questi il cambio di passo della FED verso un atteggiamento più accomodante e i progressi sui negoziati commerciali che facevano pensare ad un accordo.

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Lemanik: la vera minaccia è il debito. La guerra dei dazi Usa-Cina è solo narrazione

I veri motivi del rallentamento economico globale, che si è accentuato tra settembre 2018 e marzo 2019, non sono da ricercare nella guerra commerciale Usa-Cina – anzi, nel 2018 l’interscambio è cresciuto del 10% – bensì nella decisa contrazione del credito al consumo negli Stati Uniti da un lato, e nelle difficoltà della Cina sul fronte della domanda interna, dall’altro, questo dicono i dati macroeconomici, anche se la narrazione politica si concentra sulla guerra commerciale, a cui si può attribuire soltanto la contrazione dell’export di febbraio-marzo 2019.

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Le Banche Centrali devono rispondere al populismo

La politica monetaria è pronta per un cambio di paradigma. Le Banche Centrali dei mercati sviluppati stanno sottovalutando l'impatto che potrebbe avere il populismo qualora la politica monetaria non tenga conto – anche velocemente - delle disuguaglianze di reddito.

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