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  Premi per ascoltare l'articolo! Dopo una reazione positiva allindomani dell’accordo di governo, il mercato ha iniziato a prendere in considerazione la mancanza di margine di bilancio dell’Italia alla luce del nuovo aumento dello spread. Sembra che gli investitori in titoli di Stato non saranno affatto indulgenti ma sarà più importante osservare la reazione delle agenzie di rating. Per quanto riguarda il rischio di contagio, la buona notizia è che sotto molti aspetti la situazione è diversa dal 2011. Prima di tutto, il contesto mondiale è molto più favorevole. In secondo luogo, i paesi periferici dell’Eurozona hanno una bilancia corrente in surplus, il che li rende meno dipendenti dalle condizioni di finanziamento mondiali. Terzo, nel complesso le banche hanno bilanci più solidi. Infine, la BCE adesso dispone degli strumenti necessari per gestire le pressioni del mercato, come il programma di operazioni definitive monetarie (ODM). Le previsioni per i titoli di Stato italiani in vista della fine del QE La BCE vuole interrompere il quantitative easing entro la fine dell’anno e l’ostacolo che potrebbe ritardare questo processo è probabilmente molto alto e certamente più correlato alle prospettive economiche. Pertanto, il termine del QE con un maggior deficit per l’Italia porterà probabilmente il paese a dover pagare rendimenti più elevati. I segnali del mercato sono importanti per la BCE, in quanto impongono disciplina sui debitori. A nostro parere, a meno che non si verifichi un diffuso contagio in altri paesi, è improbabile che l’ampliamento degli spread sui titoli di Stato italiani modifichi i piani della BCE. Scarse le probabilità di un “Italexit” Nel breve periodo, le probabilità di un “Italexit” sono molto limitate. Nessun partito ha basato la propria campagna elettorale su questo punto e Giuseppe Conte ha promesso che l’Italia sarebbe rimasta all’interno dell’Eurozona. A lungo termine, non si può essere certi del vero impegno di questo governo nei confronti dell’euro. Dopotutto, uscire dalla valuta comune è stato un tema di punta della Lega per molto tempo. Se il governo realizzerà buona parte del suo programma, le condizioni di finanziamento probabilmente peggiorerebbero e la Commissione europea potrebbe imporre sanzioni al paese, il che in definitiva potrebbe spingere il paese in questa direzione. I vincitori sul mercato Molto dipenderà dal fatto che si verifichi un contagio o meno. In caso affermativo, i Bund e i titoli di Stato statunitensi avranno buoni rendimenti, altrimenti il buon livello di crescita globale dovrebbe sostenere i titoli azionari. Di certo le società con un’esposizione sull’Italia potrebbero sottoperformare. Non bisogna dimenticare il ciclo della politica monetaria. Se la Fed continua ad aumentare i tassi e la BCE inizia ad incrementare i tassi di interesse, i rendimenti obbligazionari saliranno, soprattutto considerando la crescita del deficit di bilancio degli Stati Uniti. Pertanto, anche se i Bund e i titoli di Stato statunitensi potrebbero offrire una certa protezione nei momenti di stress acuto sul mercato, nel lungo periodo il rendimento non sarà positivo.  Julien-Pierre Nouen - Chief Economist - Lazard Frères Gestion

Dopo una reazione positiva all'indomani dell’accordo di governo, il mercato ha iniziato a prendere in considerazione la mancanza di margine di bilancio dell’Italia alla luce del nuovo aumento dello spread. Sembra che gli investitori in titoli di Stato non saranno affatto indulgenti ma sarà più importante osservare la reazione delle agenzie di rating.

Per quanto riguarda il rischio di contagio, la buona notizia è che sotto molti aspetti la situazione è diversa dal 2011. Prima di tutto, il contesto mondiale è molto più favorevole. In secondo luogo, i paesi periferici dell’Eurozona hanno una bilancia corrente in surplus, il che li rende meno dipendenti dalle condizioni di finanziamento mondiali. Terzo, nel complesso le banche hanno bilanci più solidi. Infine, la BCE adesso dispone degli strumenti necessari per gestire le pressioni del mercato, come il programma di operazioni definitive monetarie (ODM).

Le previsioni per i titoli di Stato italiani in vista della fine del QE

La BCE vuole interrompere il quantitative easing entro la fine dell’anno e l’ostacolo che potrebbe ritardare questo processo è probabilmente molto alto e certamente più correlato alle prospettive economiche. Pertanto, il termine del QE con un maggior deficit per l’Italia porterà probabilmente il paese a dover pagare rendimenti più elevati. I segnali del mercato sono importanti per la BCE, in quanto impongono disciplina sui debitori. A nostro parere, a meno che non si verifichi un diffuso contagio in altri paesi, è improbabile che l’ampliamento degli spread sui titoli di Stato italiani modifichi i piani della BCE.

Scarse le probabilità di un “Italexit”

Nel breve periodo, le probabilità di un “Italexit” sono molto limitate. Nessun partito ha basato la propria campagna elettorale su questo punto e Giuseppe Conte ha promesso che l’Italia sarebbe rimasta all’interno dell’Eurozona. A lungo termine, non si può essere certi del vero impegno di questo governo nei confronti dell’euro. Dopotutto, uscire dalla valuta comune è stato un tema di punta della Lega per molto tempo. Se il governo realizzerà buona parte del suo programma, le condizioni di finanziamento probabilmente peggiorerebbero e la Commissione europea potrebbe imporre sanzioni al paese, il che in definitiva potrebbe spingere il paese in questa direzione.

I vincitori sul mercato

Molto dipenderà dal fatto che si verifichi un contagio o meno. In caso affermativo, i Bund e i titoli di Stato statunitensi avranno buoni rendimenti, altrimenti il buon livello di crescita globale dovrebbe sostenere i titoli azionari. Di certo le società con un’esposizione sull’Italia potrebbero sottoperformare. Non bisogna dimenticare il ciclo della politica monetaria. Se la Fed continua ad aumentare i tassi e la BCE inizia ad incrementare i tassi di interesse, i rendimenti obbligazionari saliranno, soprattutto considerando la crescita del deficit di bilancio degli Stati Uniti. Pertanto, anche se i Bund e i titoli di Stato statunitensi potrebbero offrire una certa protezione nei momenti di stress acuto sul mercato, nel lungo periodo il rendimento non sarà positivo.


 Julien-Pierre Nouen - Chief Economist - Lazard Frères Gestion

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