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  Premi per ascoltare l'articolo! Nel corso delle prossime settimane la volatilità a dieci anni dei titoli azionari statunitensi dovrebbe ridursi bruscamente. Questa non è comunque una buona ragione per un aumento delle quotazioni azionarie. Gli analisti dei mercati finanziari, al pari dei colleghi che esercitano altre professioni, spesso tentano di trarre conclusioni utili, per il presente e il futuro, dai comportamenti assunti in passato. All’inizio di un’analisi si pone sempre la questione del periodo di osservazione più opportuno da utilizzare. Oltre ai periodi di uno, tre e cinque anni, gli studi a lungo termine spesso prendono come riferimento le esperienze su un orizzonte di dieci anni. Anche se non ci sono molte valide ragioni per considerare questi periodi, molti studi utilizzano questo lasso di tempo come riferimento per stimare la volatilità o i rischi di perdita degli asset finanziari.Nelle prossime settimane, i calcoli della volatilità ex-post a dieci anni potrebbero riservare qualche interessante sorpresa: il 15 settembre ricorre il decimo anniversario del fallimento di Lehman Brothers. Le settimane successive al collasso di quella che, ai tempi, era la quarta banca di investimento degli Stati Uniti per dimensioni sono state segnate da marcate oscillazioni dei mercati. Ora quei giorni saranno quindi progressivamente esclusi dai calcoli effettuati su un periodo di dieci anni. Il nostro “Grafico della settimana” simula levoluzione della volatilità delle azioni statunitensi su un periodo di dieci anni, sulla base dell’indice S&P 500. Se ci viene risparmiata una replica delle caotiche oscillazioni registrate dai mercati nell’autunno 2008, la volatilità calcolata ex-post dovrebbe scendere. Questa tendenza sarà rafforzata dagli ultimi periodi, come il 2017, in cui la volatilità è stata estremamente ridotta. Una situazione analoga si è verificata nell’autunno del 1997, nel momento in cui il crollo del 1987 è stato escluso dai calcoli a dieci anni. A fronte di una diminuzione della volatilità, gli investitori potrebbero decidere di assumere posizioni più consistenti a un dato limite di rischio, eventualmente anche allocando maggiori fondi nei titoli azionari. Lasciando invariati tutti gli altri fattori, un aumento delle allocazioni e un incremento della domanda dovrebbero far salire le valutazioni. Questo effetto può essere verificato anche nella realtà: negli ultimi decenni, la volatilità ridotta e quindi i bassi rischi (almeno sulla carta) sono apparsi in correlazione con un’elevata valutazione P/B (prezzo/patrimonio netto) per lo S&P 500 e viceversa. Quindi ci sono ottime prospettive in vista per il decimo anno del mercato rialzista? Forse, ma – come dimostra un’analisi più attenta delle valutazioni – il mercato si è adattato a questa congiuntura di bassa volatilità. Pertanto, confermiamo il nostro giudizio positivo ma comunque vigile.

Nel corso delle prossime settimane la volatilità a dieci anni dei titoli azionari statunitensi dovrebbe ridursi bruscamente. Questa non è comunque una buona ragione per un aumento delle quotazioni azionarie.

Gli analisti dei mercati finanziari, al pari dei colleghi che esercitano altre professioni, spesso tentano di trarre conclusioni utili, per il presente e il futuro, dai comportamenti assunti in passato. All’inizio di un’analisi si pone sempre la questione del periodo di osservazione più opportuno da utilizzare. Oltre ai periodi di uno, tre e cinque anni, gli studi a lungo termine spesso prendono come riferimento le esperienze su un orizzonte di dieci anni. Anche se non ci sono molte valide ragioni per considerare questi periodi, molti studi utilizzano questo lasso di tempo come riferimento per stimare la volatilità o i rischi di perdita degli asset finanziari.

Nelle prossime settimane, i calcoli della volatilità ex-post a dieci anni potrebbero riservare qualche interessante sorpresa: il 15 settembre ricorre il decimo anniversario del fallimento di Lehman Brothers. Le settimane successive al collasso di quella che, ai tempi, era la quarta banca di investimento degli Stati Uniti per dimensioni sono state segnate da marcate oscillazioni dei mercati. Ora quei giorni saranno quindi progressivamente esclusi dai calcoli effettuati su un periodo di dieci anni. Il nostro “Grafico della settimana” simula l'evoluzione della volatilità delle azioni statunitensi su un periodo di dieci anni, sulla base dell’indice S&P 500. Se ci viene risparmiata una replica delle caotiche oscillazioni registrate dai mercati nell’autunno 2008, la volatilità calcolata ex-post dovrebbe scendere. Questa tendenza sarà rafforzata dagli ultimi periodi, come il 2017, in cui la volatilità è stata estremamente ridotta. Una situazione analoga si è verificata nell’autunno del 1997, nel momento in cui il crollo del 1987 è stato escluso dai calcoli a dieci anni.

A fronte di una diminuzione della volatilità, gli investitori potrebbero decidere di assumere posizioni più consistenti a un dato limite di rischio, eventualmente anche allocando maggiori fondi nei titoli azionari. Lasciando invariati tutti gli altri fattori, un aumento delle allocazioni e un incremento della domanda dovrebbero far salire le valutazioni. Questo effetto può essere verificato anche nella realtà: negli ultimi decenni, la volatilità ridotta e quindi i bassi rischi (almeno sulla carta) sono apparsi in correlazione con un’elevata valutazione P/B (prezzo/patrimonio netto) per lo S&P 500 e viceversa. Quindi ci sono ottime prospettive in vista per il decimo anno del mercato rialzista? Forse, ma – come dimostra un’analisi più attenta delle valutazioni – il mercato si è adattato a questa congiuntura di bassa volatilità. Pertanto, confermiamo il nostro giudizio positivo ma comunque vigile.

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