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  Premi per ascoltare l'articolo! State Street Corporation ha annunciato oggi gli ultimi risultati dell’indice Brexometer, lindagine trimestrale sul sentiment degli investitori istituzionali rispetto allimpatto economico della Brexit. A differenza del terzo trimestre del 2018, in cui la propensione per gli asset del Regno Unito ha raggiunto i massimi storici, il sondaggio per l’ultimo trimestre dell’anno ha evidenziato una risposta più tiepida da parte degli investitori, con la percentuale di soggetti interessati a incrementare le proprie attività nel Regno Unito in calo al 15% rispetto al 21% del periodo precedente. Resta invece invariata nel quarto trimestre la percentuale di investitori (20%) che intende ridurre le proprie posizioni in termini di asset nel Regno Unito. “Il sondaggio Brexometer di questo trimestre è stato condotto durante la prima settimana di novembre, un momento in cui, teoricamente, c’erano crescenti aspettative di raggiungere un accordo sulla Brexit”, ha affermato Michael Metcalfe, Responsabile Global Macro Strategy di State Street Global Markets. In questo contesto, il sondaggio ha rilevato che l’atteggiamento degli investitori nei confronti delle proprie posizioni nel Regno Unito è rimasto pressoché invariato. Questa cautela si è dimostrata giustificata in base agli sviluppi registrati nel corso del mese di novembre e, mentre alcuni ostacoli significativi sono venuti meno, ora il voto del parlamento britannico resta probabilmente la più grande sfida al raggiungimento di un accordo sulla Brexit. Inoltre, a differenza del terzo trimestre, quando l’outlook per leconomia globale a medio termine era più ottimistico, con un sentiment positivo degli investitori in aumento al 43%, ora il numero di chi nutre aspettative negative è raddoppiato, passando dal 15% al 30%. Questo è il dato negativo più alto mai registrato dallinizio del sondaggio, in crescita del 7% rispetto al precedente record negativo del 23% riportato nel secondo trimestre del 2018. Infine il sondaggio del quarto trimestre ha rilevato che, se da un lato l80% degli investitori prevede che la Brexit avrà un impatto sul proprio modello operativo, dall’altro la percentuale di coloro che si aspettano un impatto significativo è scesa dal 26% del terzo trimestre al 18% attuale. Altri risultati chiave dell’indice per il quarto trimestre del 2018 includono: Il 28% degli investitori istituzionali ritiene che gli asset owner incrementeranno i livelli di rischio dei propri investimenti nei prossimi tre-cinque anni. Tuttavia la percentuale di coloro che pensano di ridurre il livello di rischio è salita al 43%, il più alto valore dallinizio delle rilevazioni nel terzo trimestre del 2016. La percentuale di investitori che affermano di non aver bisogno di alcun supporto per i servizi di investimento è aumentata notevolmente nel quarto trimestre, passando dal 28% al 39%. Tuttavia gli aspetti legati al reporting regolamentare, come quelli richiesti da Solvency II e AIFMD, restano la tipologia di servizi più richiesta (28%). Più di un terzo degli investitori istituzionali (38%) ritiene che la propria società utilizzerà più sedi di domiciliazione cross-border per le attività legate ai fondi: in particolare i gestori indicano Irlanda (45%), Lussemburgo (38%) e Germania (24%) come i paesi più interessanti. Nonostante lo scenario politico e il potenziale rischio di coda di un esito inatteso del processo relativo alla Brexit, crediamo che le possibilità che il Regno Unito nel 2019 entri in un periodo di transizione pluriennale resti elevata, ha dichiarato Bill Street, responsabile degli investimenti per l’area EMEA di State Street Global Advisors. Analogamente alle dinamiche elettorali convenzionali, è probabile che lattuale proposta di accordo venga approvata semplicemente perché non esiste unalternativa plausibile. Un eventuale accordo sull’uscita del paese dall’UE dovrebbe quindi dare impulso al sentiment verso gli asset del Regno Unito e liberare gli investimenti nelleconomia reale, attualmente bloccati dallincertezza”. “Le performance della sterlina continueranno ad essere fortemente influenzate dalle notizie sulla Brexit. La valuta resta considerevolmente svalutata per via delle incertezze future, registra dei rally in concomitanza con le notizie positive sui negoziati, per poi scendere nuovamente quando diventa più elevato il rischio di non arrivare a un accordo”, ha aggiunto Bill Street.

State Street Corporation ha annunciato oggi gli ultimi risultati dell’indice Brexometer, l'indagine trimestrale sul sentiment degli investitori istituzionali rispetto all'impatto economico della Brexit.

A differenza del terzo trimestre del 2018, in cui la propensione per gli asset del Regno Unito ha raggiunto i massimi storici, il sondaggio per l’ultimo trimestre dell’anno ha evidenziato una risposta più tiepida da parte degli investitori, con la percentuale di soggetti interessati a incrementare le proprie attività nel Regno Unito in calo al 15% rispetto al 21% del periodo precedente. Resta invece invariata nel quarto trimestre la percentuale di investitori (20%) che intende ridurre le proprie posizioni in termini di asset nel Regno Unito.

“Il sondaggio Brexometer di questo trimestre è stato condotto durante la prima settimana di novembre, un momento in cui, teoricamente, c’erano crescenti aspettative di raggiungere un accordo sulla Brexit”, ha affermato Michael Metcalfe, Responsabile Global Macro Strategy di State Street Global Markets. "In questo contesto, il sondaggio ha rilevato che l’atteggiamento degli investitori nei confronti delle proprie posizioni nel Regno Unito è rimasto pressoché invariato. Questa cautela si è dimostrata giustificata in base agli sviluppi registrati nel corso del mese di novembre e, mentre alcuni ostacoli significativi sono venuti meno, ora il voto del parlamento britannico resta probabilmente la più grande sfida al raggiungimento di un accordo sulla Brexit.

Inoltre, a differenza del terzo trimestre, quando l’outlook per l'economia globale a medio termine era più ottimistico, con un sentiment positivo degli investitori in aumento al 43%, ora il numero di chi nutre aspettative negative è raddoppiato, passando dal 15% al 30%. Questo è il dato negativo più alto mai registrato dall'inizio del sondaggio, in crescita del 7% rispetto al precedente record negativo del 23% riportato nel secondo trimestre del 2018.

Infine il sondaggio del quarto trimestre ha rilevato che, se da un lato l'80% degli investitori prevede che la Brexit avrà un impatto sul proprio modello operativo, dall’altro la percentuale di coloro che si aspettano un impatto significativo è scesa dal 26% del terzo trimestre al 18% attuale.

Altri risultati chiave dell’indice per il quarto trimestre del 2018 includono:

  • Il 28% degli investitori istituzionali ritiene che gli asset owner incrementeranno i livelli di rischio dei propri investimenti nei prossimi tre-cinque anni. Tuttavia la percentuale di coloro che pensano di ridurre il livello di rischio è salita al 43%, il più alto valore dall'inizio delle rilevazioni nel terzo trimestre del 2016.
  • La percentuale di investitori che affermano di non aver bisogno di alcun supporto per i servizi di investimento è aumentata notevolmente nel quarto trimestre, passando dal 28% al 39%. Tuttavia gli aspetti legati al reporting regolamentare, come quelli richiesti da Solvency II e AIFMD, restano la tipologia di servizi più richiesta (28%).
  • Più di un terzo degli investitori istituzionali (38%) ritiene che la propria società utilizzerà più sedi di domiciliazione cross-border per le attività legate ai fondi: in particolare i gestori indicano Irlanda (45%), Lussemburgo (38%) e Germania (24%) come i paesi più interessanti.
  • "Nonostante lo scenario politico e il potenziale rischio di coda di un esito inatteso del processo relativo alla Brexit, crediamo che le possibilità che il Regno Unito nel 2019 entri in un periodo di transizione pluriennale resti elevata", ha dichiarato Bill Street, responsabile degli investimenti per l’area EMEA di State Street Global Advisors. "Analogamente alle dinamiche elettorali convenzionali, è probabile che l'attuale proposta di accordo venga approvata semplicemente perché non esiste un'alternativa plausibile. Un eventuale accordo sull’uscita del paese dall’UE dovrebbe quindi dare impulso al sentiment verso gli asset del Regno Unito e liberare gli investimenti nell'economia reale, attualmente bloccati dall'incertezza”.

“Le performance della sterlina continueranno ad essere fortemente influenzate dalle notizie sulla Brexit. La valuta resta considerevolmente svalutata per via delle incertezze future, registra dei rally in concomitanza con le notizie positive sui negoziati, per poi scendere nuovamente quando diventa più elevato il rischio di non arrivare a un accordo”, ha aggiunto Bill Street.

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