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  Premi per ascoltare l'articolo! Mentre la Banca centrale europea si appresta a ridurre il programma di Quantitative easing portandolo da 60 a 30 miliardi di euro l’anno, il volume di acquisti in obbligazioni corporate parte del Corporate Sector Purchase Programme (CSPP) è atteso rimanere sostanzialmente invariato. Le sfide associate ai criteri di acquisto nel settore governativo, infatti, dovrebbero costringere l’Eurotower a continuare a fare affidamento sulle emissioni societarie per raggiungere la propria quota mensile di spesa. Ci aspettiamo quindi che, nonostante la dichiarata intenzione di dimezzare la mole del QE, in realtà il volume degli acquisti di obbligazioni corporate rimanga intorno ai 5 miliardi di euro mensili, rispetto ai 6-7 miliardi del 2017. In prospettiva, a fine settembre, ovvero al termine del QE, la Bce potrebbe avere in portafoglio circa 175 miliardi di euro di bond societari. I proventi dei titoli a scadenza saranno poi, con ogni probabilità, reinvestiti da Francoforte, per un ammontare che potrebbe oscillare tra i 10 e i 25 miliardi di euro l’anno. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono state emesse, in media, obbligazioni corporate investment grade non finanziarie e denominate in euro per un importo netto di 110 miliardi di euro (le emissioni lorde sono ammontate a 245 miliardi). Tali valori dovrebbero persistere, anche se l’entrata in vigore della riforma fiscale Usa potrebbe causare una flessione nelle nuove emissioni in euro da parte delle società americane che, al momento, forniscono circa il 20% dei bond investment-grade denominati in euro disponibili. Basandoci puramente sulla quota reinvestita, è dunque possibile notare come la Bce continuerà ad assorbire una porzione importante dell’offerta fruibile. Gli investitori dovrebbero quindi cercare opportunità al di fuori dell’universo di investimento dell’istituto centrale, volgendo lo sguardo, ad esempio, verso una selezione di titoli finanziari e ad alto rendimento. Jorgen Kjaersgaard - Head Global Credit - AllianceBernstein 

Mentre la Banca centrale europea si appresta a ridurre il programma di Quantitative easing portandolo da 60 a 30 miliardi di euro l’anno, il volume di acquisti in obbligazioni corporate parte del Corporate Sector Purchase Programme (CSPP) è atteso rimanere sostanzialmente invariato.

Le sfide associate ai criteri di acquisto nel settore governativo, infatti, dovrebbero costringere l’Eurotower a continuare a fare affidamento sulle emissioni societarie per raggiungere la propria quota mensile di spesa. Ci aspettiamo quindi che, nonostante la dichiarata intenzione di dimezzare la mole del QE, in realtà il volume degli acquisti di obbligazioni corporate rimanga intorno ai 5 miliardi di euro mensili, rispetto ai 6-7 miliardi del 2017.

In prospettiva, a fine settembre, ovvero al termine del QE, la Bce potrebbe avere in portafoglio circa 175 miliardi di euro di bond societari. I proventi dei titoli a scadenza saranno poi, con ogni probabilità, reinvestiti da Francoforte, per un ammontare che potrebbe oscillare tra i 10 e i 25 miliardi di euro l’anno.

Negli ultimi cinque anni, infatti, sono state emesse, in media, obbligazioni corporate investment grade non finanziarie e denominate in euro per un importo netto di 110 miliardi di euro (le emissioni lorde sono ammontate a 245 miliardi). Tali valori dovrebbero persistere, anche se l’entrata in vigore della riforma fiscale Usa potrebbe causare una flessione nelle nuove emissioni in euro da parte delle società americane che, al momento, forniscono circa il 20% dei bond investment-grade denominati in euro disponibili.

Basandoci puramente sulla quota reinvestita, è dunque possibile notare come la Bce continuerà ad assorbire una porzione importante dell’offerta fruibile. Gli investitori dovrebbero quindi cercare opportunità al di fuori dell’universo di investimento dell’istituto centrale, volgendo lo sguardo, ad esempio, verso una selezione di titoli finanziari e ad alto rendimento.


Jorgen Kjaersgaard - Head Global Credit - AllianceBernstein 

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