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  Premi per ascoltare l'articolo! I mercati azionari hanno dimostrato una grande capacità di tenuta di fronte ai recenti rischi politici. Le Banche centrali e il mercato energetico hanno contribuito a mantenere la stabilità.L’ascesa del populismo e l’andamento incerto della crescita globale potrebbero tuttavia porre nuove sfide per il 2018. Proliferazione delle armi di distruzione di massa. Terrorismo. Populismo. La ritrovata reattività della Russia. Il mondo è scosso da eventi destabilizzanti, eppure i mercati finanziari sono relativamente calmi. Alcuni fattori, però, potrebbero metterli in crisi. I mercati azionari statunitensi hanno preservato una buona parte dei guadagni conseguiti all’indomani dell’election day, nonostante le speculazioni su possibili interferenze della Russia nell’elezione del presidente degli Stati Uniti, i lanci di missili della Corea del Nord e una moltitudine di altri eventi potenzialmente allarmanti. Questa spensieratezza del mercato non è affatto una novità. Dalla Seconda guerra mondiale, l’indice statunitense S&P 500 ha ceduto mediamente 3,5 punti percentuali in risposta a shock di vario genere, dalla crisi missilistica cubana al conflitto in Crimea nel 2014. E di norma ha sempre recuperato i livelli pre-shock nell’arco, in media, di cinque giorni. I mercati finanziari sono certamente più calmi di quanto non sarebbero senza la liquidità delle Banche centrali. In generale, la consapevolezza che istituzioni importanti come le autorità monetarie intervengano in tempi di crisi (ad esempio con un taglio dei tassi come avvenne dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre) è di un certo conforto per gli investitori. Anche il mercato energetico ha giocato un suo ruolo. Il prezzo del petrolio, che in passato è stato un importante conduttore di shock tra mercati ed economie, è oggi molto meno sensibile agli eventi in Medio Oriente o in altri paesi o regioni produttrici di greggio. La rivoluzione shale ha trasformato i mercati petroliferi globali nel corso dell’ultimo decennio, invertendo la tendenza al lungo declino della produzione negli Stati Uniti, mettendo in discussione il ruolo dell’OPEC e contribuendo a innescare il brusco calo dei prezzi cominciato nel 2014. Tuttavia, esistono rischi politici sui quali vale la pena soffermarsi in vista del 2018. L’attuale ripresa della crescita globale potrebbe non continuare o non garantire agli investitori una forma di protezione contro gli shock politici e geopolitici. Il recente rimbalzo registrato a livello globale non è ancora all’altezza di quella ripresa solida e inclusiva che potrebbe disinnescare alcune delle tensioni sottostanti all’ascesa dei populismi in molte regioni. Crescono i populismi Le forze che danno impulso al populismo sono andate accumulandosi nel corso degli anni e potrebbero richiedere molto tempo per essere neutralizzate. Nei decenni passati, governi perlopiù centristi hanno dato risposte simili agli eventi economici e politici. Ma l’ascesa del populismo sembra avere incrinato questo atteggiamento condiviso. Tendenzialmente, i governi populisti difendono interessi più particolaristici e nazionalisti che non vengono protetti al meglio attraverso la cooperazione internazionale. In questo contesto, istituzioni come il G20, che hanno il compito di trovare soluzioni condivise a problemi comuni, si trovano in difficoltà. Ciò rappresenta una fonte di preoccupazione in condizioni di calma globale e ancora di più se gli eventi prendono una piega più allarmante. Tempi duri per le Banche centrali Anche altri soggetti istituzionali potrebbero essere messi alla prova nel 2018. Le Banche centrali hanno contribuito alla stabilità dei mercati, ma oggi si trovano ad affrontare una crisi di fiducia. Le pressioni inflazionistiche restano su livelli decisamente più bassi del previsto e i mercati si domandano se le Banche centrali siano ancora in grado di comprendere il funzionamento delle rispettive economie o di reagire in caso di shock. Il ritiro delle misure straordinarie di politica monetaria destabilizza i mercati finanziari, e le autorità monetarie centrali potrebbero finire per perdere anche l’appoggio dei politici. Leader populisti come il presidente Trump sarebbero tentati di usare le Banche centrali come un facile capro espiatorio in caso di eventi shock. Sussiste dunque il pericolo che la credibilità delle istituzioni venga compromessa proprio quando sarebbe più necessaria. Non bisogna abituarsi ai rischi Anche i rischi apparentemente più noti o che si ripetono devono essere monitorati con attenzione. Eventi che hanno il potenziale di reiterarsi, come i test missilistici in Corea del Nord o le tensioni tra israeliani e palestinesi, tendono ad avere un impatto sempre più blando sui mercati finanziari con il passare del tempo. Uno shock appare meno incisivo quando è ormai conosciuto. Gli investitori tendono ad alzare metaforicamente le spalle. Tuttavia, eventi che si ripetono possono essere segnali di uno shock più grande in preparazione. Il modo più razionale per gestire questi rischi è mantenere la calma. Dopo tutto, gli investitori possono sembrare ottimisti perché stanno semplicemente guardando oltre le turbolenze di breve periodo, concentrandosi piuttosto sulla solidità dei fondamentali di società ed economie. È un’ipotesi perfettamente sensata. Modificare i portafogli per tenere conto di un particolare rischio può essere costoso e potrebbe compromettere le strategie d’investimento di più lungo termine. In un contesto in cui la ripresa globale prosegue e i capitali continuano a fluire in modo relativamente libero, i fondamentali economici dovrebbero avere un peso maggiore e più duraturo dei rischi politici. Malgrado sia vero che la politica non è tutto, dobbiamo comunque mettere in conto che potrebbe giocare un ruolo essenziale nel 2018.  Lucy O’Carroll - Chief Economist - Aberdeen Asset Management

I mercati azionari hanno dimostrato una grande capacità di tenuta di fronte ai recenti rischi politici. Le Banche centrali e il mercato energetico hanno contribuito a mantenere la stabilità.
L’ascesa del populismo e l’andamento incerto della crescita globale potrebbero tuttavia porre nuove sfide per il 2018.

Proliferazione delle armi di distruzione di massa. Terrorismo. Populismo. La ritrovata reattività della Russia. Il mondo è scosso da eventi destabilizzanti, eppure i mercati finanziari sono relativamente calmi. Alcuni fattori, però, potrebbero metterli in crisi.

I mercati azionari statunitensi hanno preservato una buona parte dei guadagni conseguiti all’indomani dell’election day, nonostante le speculazioni su possibili interferenze della Russia nell’elezione del presidente degli Stati Uniti, i lanci di missili della Corea del Nord e una moltitudine di altri eventi potenzialmente allarmanti.

Questa spensieratezza del mercato non è affatto una novità. Dalla Seconda guerra mondiale, l’indice statunitense S&P 500 ha ceduto mediamente 3,5 punti percentuali in risposta a shock di vario genere, dalla crisi missilistica cubana al conflitto in Crimea nel 2014. E di norma ha sempre recuperato i livelli pre-shock nell’arco, in media, di cinque giorni.

I mercati finanziari sono certamente più calmi di quanto non sarebbero senza la liquidità delle Banche centrali. In generale, la consapevolezza che istituzioni importanti come le autorità monetarie intervengano in tempi di crisi (ad esempio con un taglio dei tassi come avvenne dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre) è di un certo conforto per gli investitori.

Anche il mercato energetico ha giocato un suo ruolo. Il prezzo del petrolio, che in passato è stato un importante conduttore di shock tra mercati ed economie, è oggi molto meno sensibile agli eventi in Medio Oriente o in altri paesi o regioni produttrici di greggio. La rivoluzione shale ha trasformato i mercati petroliferi globali nel corso dell’ultimo decennio, invertendo la tendenza al lungo declino della produzione negli Stati Uniti, mettendo in discussione il ruolo dell’OPEC e contribuendo a innescare il brusco calo dei prezzi cominciato nel 2014.

Tuttavia, esistono rischi politici sui quali vale la pena soffermarsi in vista del 2018. L’attuale ripresa della crescita globale potrebbe non continuare o non garantire agli investitori una forma di protezione contro gli shock politici e geopolitici. Il recente rimbalzo registrato a livello globale non è ancora all’altezza di quella ripresa solida e inclusiva che potrebbe disinnescare alcune delle tensioni sottostanti all’ascesa dei populismi in molte regioni.

Crescono i populismi

Le forze che danno impulso al populismo sono andate accumulandosi nel corso degli anni e potrebbero richiedere molto tempo per essere neutralizzate. Nei decenni passati, governi perlopiù centristi hanno dato risposte simili agli eventi economici e politici. Ma l’ascesa del populismo sembra avere incrinato questo atteggiamento condiviso.

Tendenzialmente, i governi populisti difendono interessi più particolaristici e nazionalisti che non vengono protetti al meglio attraverso la cooperazione internazionale. In questo contesto, istituzioni come il G20, che hanno il compito di trovare soluzioni condivise a problemi comuni, si trovano in difficoltà. Ciò rappresenta una fonte di preoccupazione in condizioni di calma globale e ancora di più se gli eventi prendono una piega più allarmante.

Tempi duri per le Banche centrali

Anche altri soggetti istituzionali potrebbero essere messi alla prova nel 2018. Le Banche centrali hanno contribuito alla stabilità dei mercati, ma oggi si trovano ad affrontare una crisi di fiducia. Le pressioni inflazionistiche restano su livelli decisamente più bassi del previsto e i mercati si domandano se le Banche centrali siano ancora in grado di comprendere il funzionamento delle rispettive economie o di reagire in caso di shock.

Il ritiro delle misure straordinarie di politica monetaria destabilizza i mercati finanziari, e le autorità monetarie centrali potrebbero finire per perdere anche l’appoggio dei politici. Leader populisti come il presidente Trump sarebbero tentati di usare le Banche centrali come un facile capro espiatorio in caso di eventi shock. Sussiste dunque il pericolo che la credibilità delle istituzioni venga compromessa proprio quando sarebbe più necessaria.

Non bisogna abituarsi ai rischi

Anche i rischi apparentemente più noti o che si ripetono devono essere monitorati con attenzione. Eventi che hanno il potenziale di reiterarsi, come i test missilistici in Corea del Nord o le tensioni tra israeliani e palestinesi, tendono ad avere un impatto sempre più blando sui mercati finanziari con il passare del tempo. Uno shock appare meno incisivo quando è ormai conosciuto. Gli investitori tendono ad alzare metaforicamente le spalle. Tuttavia, eventi che si ripetono possono essere segnali di uno shock più grande in preparazione.

Il modo più razionale per gestire questi rischi è mantenere la calma. Dopo tutto, gli investitori possono sembrare ottimisti perché stanno semplicemente guardando oltre le turbolenze di breve periodo, concentrandosi piuttosto sulla solidità dei fondamentali di società ed economie. È un’ipotesi perfettamente sensata. Modificare i portafogli per tenere conto di un particolare rischio può essere costoso e potrebbe compromettere le strategie d’investimento di più lungo termine.

In un contesto in cui la ripresa globale prosegue e i capitali continuano a fluire in modo relativamente libero, i fondamentali economici dovrebbero avere un peso maggiore e più duraturo dei rischi politici. Malgrado sia vero che la politica non è tutto, dobbiamo comunque mettere in conto che potrebbe giocare un ruolo essenziale nel 2018.


 Lucy O’Carroll - Chief Economist - Aberdeen Asset Management

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