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  Premi per ascoltare l'articolo! Il ritorno della volatilità, le elezioni italiane, il ruolo delle criptovalute (soprattutto dopo il recente calo) e il cambiamento della politica monetaria della BCE: queste sono solo alcune delle preoccupazioni che pervadono i mercati in questi primi mesi del 2018. Ecco le nostre previsioni e i nostri suggerimenti su queste quattro incognite: 1. I mercati stanno finalmente riprezzando la compressione della volatilità, ormai diventata insostenibile, a causa della noncuranza degli investitori a possibili cambiamenti di scenario perché focalizzati - fin dal 2017 - sulla strategia “compra sui minimi” e aspetta il recupero. Non solo. I mercati sono stati influenzati anche dal crescente peso delle strategie che hanno venduto volatilità (via derivati) per incassare i relativi premi. Le recenti dinamiche dei prezzi non hanno determinato un crash sui venditori di volatilità: bisognerà monitorare il sentiment degli investitori per poter affermare un ritorno alla normalità dei mercati. I possibili riscatti dai cosiddetti fondi risk parity e in generale dai fondi comuni long only potrebbero essere alla base della prossima impennata della volatilità. Secondo il nostro punto di vista è ora di prendere in considerazione strategie di copertura vere e proprie. Crediamo infatti che il 2018 sarà simile al biennio 2006/2007. 2. Le elezioni italiane non dovrebbero rappresentare un rischio per i mercati europei. L’esito del voto è ancora incerto, ma il nuovo Governo coopererà con i partner in Europa per portare avanti l’agenda politica continentale. L’Italia è troppo importante per la Francia e la Germania e qualsiasi decisione che non sia in linea con gli alleati europei potrebbe mettere a rischio la crescita a cui abbiamo assistito in questi anni. I mercati finanziari europei potrebbero rappresentare la sorpresa positiva del 2018 tra i Mercati Sviluppati, ma non crediamo ci sia un grande spazio di rialzo sul medio termine per l’azionario e l’obbligazionario a livello globale. 3. Le criptovalute riportano alla mente le dinamiche del prezzo a cui abbiamo assistito durante la bolla delle dot-com. Esse rappresentano un indicatore molto interessante della propensione al rischio degli investitori retail. Le monitoriamo costantemente perché riteniamo che il calo delle azioni potrebbe essere anticipato dai cali delle criptovalute nel corso dei prossimi trimestri. Al di là di questa funzione predittiva, riteniamo che le criptovalute siano interessanti per la tecnologia utilizzata (e per i possibili impieghi), ma siamo ancora molto lontani da un’adozione di massa di queste novità. 4. La BCE sta preparando i mercati per la fine del QE di settembre e per il primo rialzo dei tassi a marzo 2019. Alla prossima riunione dell’8 marzo, il messaggio della BCE sarà tendenzialmente in linea con quello di gennaio, a conferma della fiducia nelle proiezioni sull’inflazione e della posizione più “da falco”. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi a 10 anni si trovano attorno ai 75 punti base, ma crediamo che nei primi sei mesi del 2018 potrebbero raggiungere i livelli che abbiamo visto nel 2015 (vicini all’1%). Marco Aboav - membro del team di gestione del fondo HI Numen Credit - Hedge Invest SGR

Il ritorno della volatilità, le elezioni italiane, il ruolo delle criptovalute (soprattutto dopo il recente calo) e il cambiamento della politica monetaria della BCE: queste sono solo alcune delle preoccupazioni che pervadono i mercati in questi primi mesi del 2018. Ecco le nostre previsioni e i nostri suggerimenti su queste quattro incognite:

1. I mercati stanno finalmente riprezzando la compressione della volatilità, ormai diventata insostenibile, a causa della noncuranza degli investitori a possibili cambiamenti di scenario perché focalizzati - fin dal 2017 - sulla strategia “compra sui minimi” e aspetta il recupero. Non solo. I mercati sono stati influenzati anche dal crescente peso delle strategie che hanno venduto volatilità (via derivati) per incassare i relativi premi. Le recenti dinamiche dei prezzi non hanno determinato un crash sui venditori di volatilità: bisognerà monitorare il sentiment degli investitori per poter affermare un ritorno alla normalità dei mercati. I possibili riscatti dai cosiddetti fondi risk parity e in generale dai fondi comuni long only potrebbero essere alla base della prossima impennata della volatilità. Secondo il nostro punto di vista è ora di prendere in considerazione strategie di copertura vere e proprie. Crediamo infatti che il 2018 sarà simile al biennio 2006/2007.

2. Le elezioni italiane non dovrebbero rappresentare un rischio per i mercati europei. L’esito del voto è ancora incerto, ma il nuovo Governo coopererà con i partner in Europa per portare avanti l’agenda politica continentale. L’Italia è troppo importante per la Francia e la Germania e qualsiasi decisione che non sia in linea con gli alleati europei potrebbe mettere a rischio la crescita a cui abbiamo assistito in questi anni. I mercati finanziari europei potrebbero rappresentare la sorpresa positiva del 2018 tra i Mercati Sviluppati, ma non crediamo ci sia un grande spazio di rialzo sul medio termine per l’azionario e l’obbligazionario a livello globale.

3. Le criptovalute riportano alla mente le dinamiche del prezzo a cui abbiamo assistito durante la bolla delle dot-com. Esse rappresentano un indicatore molto interessante della propensione al rischio degli investitori retail. Le monitoriamo costantemente perché riteniamo che il calo delle azioni potrebbe essere anticipato dai cali delle criptovalute nel corso dei prossimi trimestri. Al di là di questa funzione predittiva, riteniamo che le criptovalute siano interessanti per la tecnologia utilizzata (e per i possibili impieghi), ma siamo ancora molto lontani da un’adozione di massa di queste novità.

4. La BCE sta preparando i mercati per la fine del QE di settembre e per il primo rialzo dei tassi a marzo 2019. Alla prossima riunione dell’8 marzo, il messaggio della BCE sarà tendenzialmente in linea con quello di gennaio, a conferma della fiducia nelle proiezioni sull’inflazione e della posizione più “da falco”. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi a 10 anni si trovano attorno ai 75 punti base, ma crediamo che nei primi sei mesi del 2018 potrebbero raggiungere i livelli che abbiamo visto nel 2015 (vicini all’1%).


Marco Aboav - membro del team di gestione del fondo HI Numen Credit - Hedge Invest SGR

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