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  Premi per ascoltare l'articolo! Sembra che il periodo di bassa volatilità degli ultimi anni stia volgendo al termine e la correzione vista a febbraio ne è un esempio lampante. Non si parla solo dell’azionario. Anche la volatilità sul mercato obbligazionario è in aumento. La ragione di ciò è da cercarsi nel quadro macroeconomico sottostante ed è legata, in particolare, ai cambiamenti di politica monetaria. Le principali banche centrali del mondo ridurranno, infatti, con ogni probabilità l’acquisto di titoli governativi entro la fine dell’anno. Questo renderà sicuramente il 2018 un anno ricco di sfide.Dati i recenti movimenti dei tassi di interesse, in netta deviazione rispetto al trend degli ultimi anni, cercare riparo in strumenti tradizionalmente sicuri, come obbligazioni governative di alta qualità, potrebbe non essere abbastanza. Come già sottolineato, la volatilità sta aumentando sia nel comparto azionario che in quello obbligazionario. Le obbligazioni a più lunga scadenza potrebbero essere le più vulnerabili, visti i recenti segnali di risveglio dell’inflazione, per lo meno dal punto di vista ciclico. Dunque un potenziale ”duration shock” si colloca al primo posto tra le preoccupazioni che affliggono gli investitori.Quali sono, dunque, le possibilità in queste condizioni? La soluzione più interessante consiste nell’adozione di strategie a bassa duration che guardino ai segmenti più sicuri del reddito fisso come le obbligazioni garantite. Esse tipicamente offrono una protezione sia contro il rischio di duration sia contro l’aumento della volatilità. Non solo, le obbligazioni garantite offrono un rendimento più alto rispetto alle obbligazioni governative equivalenti, senza compromettere la qualità del credito. Non a caso questo tipo di strategie sono state tra le migliori nell’affrontare la turbolenza che ha colpito i mercati in febbraio. Witold Bahrke - senior macro strategist - Nordea Asset Management

Sembra che il periodo di bassa volatilità degli ultimi anni stia volgendo al termine e la correzione vista a febbraio ne è un esempio lampante. Non si parla solo dell’azionario. Anche la volatilità sul mercato obbligazionario è in aumento.

La ragione di ciò è da cercarsi nel quadro macroeconomico sottostante ed è legata, in particolare, ai cambiamenti di politica monetaria. Le principali banche centrali del mondo ridurranno, infatti, con ogni probabilità l’acquisto di titoli governativi entro la fine dell’anno. Questo renderà sicuramente il 2018 un anno ricco di sfide.
Dati i recenti movimenti dei tassi di interesse, in netta deviazione rispetto al trend degli ultimi anni, cercare riparo in strumenti tradizionalmente sicuri, come obbligazioni governative di alta qualità, potrebbe non essere abbastanza. Come già sottolineato, la volatilità sta aumentando sia nel comparto azionario che in quello obbligazionario.

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Le obbligazioni a più lunga scadenza potrebbero essere le più vulnerabili, visti i recenti segnali di risveglio dell’inflazione, per lo meno dal punto di vista ciclico. Dunque un potenziale ”duration shock” si colloca al primo posto tra le preoccupazioni che affliggono gli investitori.
Quali sono, dunque, le possibilità in queste condizioni? La soluzione più interessante consiste nell’adozione di strategie a bassa duration che guardino ai segmenti più sicuri del reddito fisso come le obbligazioni garantite. Esse tipicamente offrono una protezione sia contro il rischio di duration sia contro l’aumento della volatilità. Non solo, le obbligazioni garantite offrono un rendimento più alto rispetto alle obbligazioni governative equivalenti, senza compromettere la qualità del credito. Non a caso questo tipo di strategie sono state tra le migliori nell’affrontare la turbolenza che ha colpito i mercati in febbraio.


Witold Bahrke - senior macro strategist - Nordea Asset Management

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