Premi per ascoltare l'articolo!

Premi per aprire il sito LMF International

News

Unigestion: 10 anni dalla crisi: cosa è cambiato?

La crisi del 2008 è stata in ultima analisi determinata dall'avidità che ha portato a posizioni caratterizzate da un’eccessiva leva finanziaria su debiti di scarsa qualità.

Dieci anni dopo, scopriamo che le vecchie abitudini sono dure a morire. Il debito globale totale è più alto oggi rispetto a un decennio fa. Gli investitori alla ricerca di rendimenti si sono lanciati su strategie difficilmente in grado di fornire la liquidità necessaria per la prossima crisi (ad esempio il credito alternativo). Peggio ancora, gli investitori non stanno prezzando un evento del genere, forse contando su un'altra “iniezione" della banca centrale che li protegga.

Sono diversi i fattori che potrebbero innescare la prossima crisi finanziaria. L'aumento delle pressioni inflazionistiche potrebbe portare a una politica monetaria più restrittiva, incidendo drammaticamente sul segmento obbligazionario, ma anche su asset meno liquidi come, ad esempio, il settore immobiliare. Un simile inasprimento potrebbe anche rendere insostenibili i debiti con l'esterno per alcuni paesi o settori, determinando un effetto a cascata nel momento in cui i creditori assorbiranno le perdite all’interno dei loro bilanci. Per gestire tali rischi, la diversificazione e la flessibilità sono fondamentali. In particolare, i bond statali da soli potrebbero non costituire una protezione sufficiente come nel 2008, dal momento che le munizioni delle banche centrali sono oggi inferiori rispetto a quell’anno.


Jerome Teiletche - Head of Cross Asset Solutions - Unigestion

Dollaro forte, rischio politico e guerra commerciale, vincitori e vinti tra gli emergenti

Il sentiment del rischio verso i mercati emergenti è diventato fortemente negativo negli ultimi mesi. La prima vittima è stata l’Argentina (tecnicamente un mercato di frontiera), che a maggio ha visto un forte deprezzamento della propria valuta. Le ha fatto seguito la Turchia, che ha subito un destino simile all’inizio di agosto.

Ciò è stato determinato dall’inasprimento del controllo del presidente Erdogan sulla Banca Centrale e dall’attuazione di una politica fiscale espansiva, che la Turchia non può permettersi considerati i suoi deficit gemelli. L’Argentina ha adottato una risposta economica ortodossa alla crisi: un aggressivo aumento dei tassi interni, l’introduzione di alcune riforme fiscali e la ricerca di supporto dal FMI. Nonostante questo, la valuta ha continuato a crollare assieme ai prezzi degli asset. La Turchia dal canto suo ha adottato un approccio diverso evitando misure correttive e attribuendo la responsabilità a fattori esogeni.

Sebbene riteniamo che questi due mercati siano in qualche modo unici soprattutto in termini di rispettive sfide specifiche, l’attenzione degli investitori si è chiaramente spostata al di là di essi verso squilibri più ampi all’interno di altri mercati emergenti. Ciò è stato evidenziato dal significativo indebolimento di diverse valute dei Paesi emergenti nell’ultimo mese, non aiutato da un continuo rafforzamento del dollaro e dalle preoccupazioni crescenti relative al rischio politico e dall’escalation della guerra commerciale. I paesi che hanno sofferto maggiormente sono Sudafrica, Brasile, Indonesia e Russia.

A nostro avviso, questi Paesi generalmente non condividono gli stessi rischi idiosincratici di Argentina e Turchia, tuttavia devono tutti far fronte ad alcune sfide, che si tratti del rallentamento dell’economia o dell’incertezza politica. Detto ciò, ci sono altri mercati emergenti, soprattutto in Asia (come Taiwan e Hong Kong) ma anche altri Paesi più piccoli (ad esempio Cile e Perù), che dovrebbero essere in qualche modo isolati da questi problemi.


 Daniel Tubbs - Head of Global Emerging Market Equities - Mirabaud AM

Giappone, valgono ancora i classici deterrenti?

Dopo essere state relativamente impopolari per diverso tempo, le azioni giapponesi stanno iniziando a riconquistare un po’ di peso in termini di asset allocation. anche se nel complesso persiste un atteggiamento di prudenza, in quanto la comunità degli investitori continua a nutrire perplessità data la difficile situazione demografica del Paese, un’economia impantanata in una crescita anemica e un rapporto debito/PIL di proporzioni pressoché stratosferiche.

Leggi tutto...

A dieci anni dal fallimento di Lehman Brothers l’industria del risparmio deve ancora fare i conti con il conflitto di interessi

Durante gli ultimi 10 anni si è molto dibattuto riguardo le cause della crisi finanziaria del 2008 e della lunga recessione che ne è seguita. Il filo conduttore sembra essere la presenza di dinamiche di conflitto di interessi a tutti i livelli della filiera dei prodotti finanziari.

Leggi tutto...

Premi per ascoltare l'articolo!